RIIA risponde alle accuse di Billboard

RIAA ha risposto con una lettera aperta all’articolo di Billboard relativo alla legge anti-terrorismo.
La lettera nega con fermezza la possibilità che RIAA abbia cercato di trarre vantaggio dall’introduzione del nuovo disegno di legge, ottenendo la facoltà di entrare nei computer di coloro i quali si appropriano illegalmente di contenuti protetti da copyright.
Billboard viene accusato di avere diffuso notizie in modo poco professionale, “senza rispetto per gli standard di base dell’attività giornalistica” e senza curarsi di accertare i fatti alla fonte.
Viene anche respinta in modo assoluto l’ipotesi che RIAA abbia cercato di influenzare il Congresso, allo scopo di ottenere al possibilità di impiantare virus nei computer degli utenti “non autorizzati” per eliminare i file MP3 piratati.
Si afferma che il Senato ha elaborato il progetto di legge in maniera autonoma e solo quando questo è stato reso pubblico (il 5 ottobre), è stato evidente che si erano creati, in modo del tutto involontario, effetti indesiderati sulle misure adottate per combattere la pirateria, sino ad allora perfettamente legali. Tali effetti avrebbero messo a rischio di procedimenti legali tutte le attività poste in essere per proteggere l’integrità dei prodotti legati al mercato delle nuove tecnologie.
RIAA prosegue affermando di aver subito segnalato il problema al Dipartimento di Giustizia al Senato e ad altri gruppi industriali interessati dal progetto di legge.
Inoltre l’Associazione sostiene che, presa coscienza del problema, gli estensori dello stesso, si siano rivolti proprio alla RIIA allo scopo di ovviare agli effetti indesiderati.
Cosa che è stata fatta secondo le indicazioni fornite dal Senato e da Dipartimento di Giustizia.
Gli emendamenti hanno risolto il problema, ma senza autorizzare l’utilizzo di mezzi con effetti simili a quelli dei virus per danneggiare o causare perdite di dati nei computer degli utenti.
RIAA afferma che tale comportamento, al contrario di quanto asserito da Billboard, è tuttora da considerarsi illegale.

La redazione – Fonte: RIAA

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.