Musica quale complemento per la commercializzazione di altri prodotti’

In sempre maggior misura la musica distribuita via Web in modo legale sta divenendo un prodotto di complemento e di promozione per la commercializzazione di altri prodotti.
Pepsi Cola, per citare l’ultimo esempio in ordine temporale, nel corso dell’ultimo Super Bowl ha lanciato uno spot nel quale è stata annunciata la presenza, sotto i tappi delle bibite, di 100 milioni di codici per scaricare musica dalla Rete in modo gratuito e legale.
L’estate scorsa una simile iniziativa era stata realizzata da Heineken che offriva la possibilità di scaricare due brani acquistando un confezione da 12 pezzi, mentre la Chicago’s BankOne Corp. ha appena concluso una operazione promozionale presso gli studenti dei college offrendo 10 download gratuiti a fronte dell’apertura di un conto.
Si sta quindi sempre più diffondendo l’idea di associare la musica a un prodotto per favorire la commercializzazione e per caratterizzare il brand di una azienda.
Alcuni analisti rilevano che la tendenza del mercato è il rafforzamento di questo ruolo complementare dei prodotti musicali, una funzione promozionale subordinata alla vendita di altri prodotti.
Uno dei possibili scenari tracciati vede la possibilità di una commercializzazione sottocosto dei prodotti musicali allo scopo di favorire la diffusione di prodotti con margini ben superiori (lettori CD, DVD, MP3 ecc.).
Si profila quindi una possibile soluzione alla crisi del mercato musicale con l’utilizzo della musica quale prodotto di complemento promozionale le cui conseguenze sul piano economico e della qualità dell’offerta non sono allo stato prevedibili.

La redazione (Raimondo Bellantoni)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.