L’implementazione dell’AI Act delude i settori creativi: a rischio la tutela del diritto d’autore nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Una vasta coalizione di detentori di diritti del settore culturale e creativo dell’Unione Europea ha espresso una forte insoddisfazione riguardo alle recenti misure di attuazione dell’AI Act adottate dalla Commissione Europea. In una dichiarazione congiunta, le organizzazioni che rappresentano milioni di creatori e aziende, tra cui autori, interpreti, editori e produttori, lamentano che le nuove disposizioni, come il Codice di condotta GPAI, le Linee guida GPAI e il modello per la divulgazione dei dati di addestramento, non riescano a tutelare adeguatamente la proprietà intellettuale di fronte all’avanzata dell’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI).
La coalizione sostiene che il feedback dei principali beneficiari di queste norme sia stato in gran parte ignorato, favorendo unicamente i fornitori di modelli GenAI, spesso accusati di violare il diritto d’autore. I firmatari sottolineano come il settore culturale e creativo, che contribuisce in modo significativo al PIL e all’occupazione dell’UE, sia minacciato da un’implementazione che non garantisce un giusto equilibrio.
In particolare, il Codice di condotta viene giudicato insufficiente, mentre il modello per la divulgazione dei dati di addestramento non offre la trasparenza necessaria riguardo alle informazioni utilizzate per addestrare i modelli di GenAI.
Per queste ragioni, le organizzazioni chiedono alla Commissione Europea di rivedere le misure di attuazione e di applicare in modo rigoroso l’articolo 53 dell’AI Act per salvaguardare i diritti di proprietà intellettuale europei. L’appello si estende anche al Parlamento Europeo e agli Stati membri, affinché intervengano per contestare un processo che, a loro avviso, indebolisce ulteriormente la posizione dei settori creativi e culturali.
La dichiarazione congiunta è stata sottoscritta da un’ampia lista di associazioni, a testimonianza della preoccupazione diffusa all’interno di tutto il comparto. La vicenda solleva interrogativi cruciali sulla capacità delle attuali normative di tenere il passo con l’innovazione tecnologica, proteggendo al contempo il lavoro dei creatori.



