Joyce Hatto e la “grande truffa della musica classica”

Alla sua morte, nel 2006, i giornali scrissero di lei e della quantità e qualità della sua produzione discografica: ma la pianista inglese Joyce Hatto – nata nel 1928 e scomparsa il 30 giugno dello scorso anno – tanto prolifica non era stata.
Anzi, aveva smesso di esibirsi in pubblico trent’anni prima e, a causa di un cancro alle ovaie, in anni recenti di fatto suonare il piano e incidere a livello professionale erano diventati per lei cosa molto difficile se non impossibile.
Così – in una vicenda degna di un Malcolm McLaren più che di protagonisti del serioso mondo della musica classica – dal 1989 in poi il consorte William Barrington-Coupe avrebbe rimediato cercando pianisti in grado di suonare in modo simile per “abbellire” le registrazioni della moglie sovrapponendo nuove tracce di suono eseguite da altri interpreti.
La cosa gli sarebbe sfuggita un attimo di mano: Barrington-Coupe avrebbe preso ad utilizzare frammenti enormi, alterarli, accelerarli, fino a rubare intere tracce altrui.
Il resto della vicenda è raccontato al seguente link:
http://www.musicblob.it/alle-frontiere-del-furto-sonoro-joyce-hatto-e-la-grande-truffa-della-musica-classica.html

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.