IFPI: il rapporto Digital Music di JRC è viziato, fuorviante e scollegato dalla realtà commerciale

IFPI confuta lo studio, ritenuto “fuorviante”, sugli effetti della pirateria musicale di JRC, del quale abbiamo dato notizia nei giorni scorsi.
Frances Moore, amministratore delegato di IFPI, ha dichiarato: “lo studio contiene difetti significativi ed è pertanto ingannevole nelle sue conclusioni circa l’impatto della pirateria, in particolare, si avvale di una metodologia che non misura con precisione gli acquisti di musica digitale e, molto importante, omette dalla sua valutazione l’impatto della pirateria in abbonamenti e servizi di streaming. La maggior parte delle ricerche confermano un quadro molto diverso, che la pirateria ha complessivamente un impatto negativo sul business legale della musica”.
Anche Spotify, il servizio in abbonamento con oltre 5 milioni di utenti paganti a livello internazionale, ha evidenziato le debolezze dello studio.
Will Page di Spotify, ha dichiarato: “lo studio di JRC è pieno di difetti. La definizione ristretta del mercato scelta dagli autori è tanto sconcertante quanto profondamente fuorviante, in particolare, per l’omissione dei servizi legalidi streaming”.
Lo studio è confutato punto per punto da IFPI con una analisi pubblicata al seguente indirizzo:
http://www.ifpi.org/content/library/IFPI-response-JRC-study_March2013.pdf

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.