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I contratti imposti dalle piattaforme e la mancanza di regolamentazione delle piattaforme di streaming musicale

Due notizie molto interessanti ma passate in secondo piano, forse perché oggi l’argomento di tendenza è l’intelligenza artificiale.

Il 6 novembre scorso è stato pubblicato lo studio “Buyout contracts imposed by platforms in the cultural and creative sector“, commissionato dal Dipartimento tematico per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali del Parlamento Europeo, su richiesta della Commissione JURI.
Lo studio fornisce un’analisi dei contratti di buyout imposti dalle piattaforme del settore culturale e creativo nel diritto dell’UE, delle pratiche di buyout con la valutazione dell loro impatto economico e culturale sul settore creativo.
Le raccomandazioni politiche sono formulate in relazione alla protezione dei creatori dell’UE, alla luce delle implementazioni dell’UE e degli Stati membri.
Si scarica qui:
https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/IPOL_STU(2023)754184

La seconda notizia: martedì 28 novembre 2023 la commissione Cultura ha chiesto norme dell’UE per garantire un ambiente equo e sostenibile per lo streaming musicale e per promuovere la diversità culturale.
Tale richiesta deriva dal fatto che le piattaforme di streaming dominano il mercato musicale, ma nessuna normativa UE le regolamenta, e i ricavi generati dal mercato europeo dello streaming musicale non sono distribuiti equamente. Dall’altra parte, il diritto dell’UE dovrebbe garantire che le opere europee siano visibili e che gli algoritmi siano trasparenti.
Con queste premesse, in una risoluzione adottata con 23 voti favorevoli, 3 contrari e 1 astensione, i deputati della commissione Cultura e Istruzione hanno richiesto che si affrontino gli squilibri nel settore, poiché attualmente la maggioranza degli autori riceve compensi molto basse. I “tassi di royalty pre-digitali” attualmente applicati devono essere rivisti, dicono, condannando i sistemi di pagamento che costringono gli autori ad accettare ricavi inferiori o nulli in cambio di maggiore visibilità.
Anche se le piattaforme di streaming dominano il mercato musicale e sono cresciute costantemente negli ultimi otto anni, non esistono norme UE che regolano il settore, sottolineano i deputati. La situazione è aggravata dal calo del valore complessivo dei prodotti musicali, con i ricavi concentrati nelle mani delle grandi etichette e degli artisti più famosi, dall’aumento dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale e, secondo gli studi, dalle frodi streaming (ovvero i bot che manipolano i numeri dello streaming), manipolazione e utilizzo illegittimo di contenuti musicali da parte delle piattaforme.
I deputati chiedono un disegno di legge dell’UE che obblighi le piattaforme a rendere trasparenti i loro algoritmi, e strumenti di raccomandazione per garantire che le opere europee siano visibili e accessibili. Dovrebbe includere anche un indicatore di diversità per valutare la gamma di generi e lingue disponibili e la presenza di autori indipendenti.
Le norme dovrebbero obbligare le piattaforme di streaming a identificare i titolari dei diritti attraverso la corretta assegnazione dei metadati, per facilitare la scoperta delle loro opere e per impedire per esempio le frodi dello streaming utilizzate per ridurre i costi e diminuire il valore. Un’etichetta dovrebbe informare il pubblico sulle opere generate esclusivamente dall’intelligenza artificiale.
Infine, i deputati chiedono all’UE di investire maggiormente nella musica europea, includendo artisti locali e di nicchia o provenienti da comunità vulnerabili per offrire un repertorio più diversificato, nonché di sostenere gli autori nella trasformazione digitale dei loro modelli di business.
“La storia di successo dei servizi di streaming musicale ha i suoi paradossi. La maggior parte degli autori e degli interpreti, anche quelli con centinaia di migliaia di riproduzioni ogni anno, non ricevono una remunerazione che consenta loro di permettersi una vita dignitosa. È di fondamentale importanza riconoscere il ruolo svolto dagli autori nel settore musicale, rivedere il modello di distribuzione delle entrate utilizzato dai servizi di streaming ed esplorare soluzioni proporzionate ed efficienti, per promuovere la diversità culturale“, ha affermato il relatore Ibán García Del Blanco (S&D, ES) .
Il voto in plenaria sulla risoluzione non legislativa è previsto per la sessione di Strasburgo di gennaio 2024.
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-9-2023-0388_IT.html

Categories: Mondo
Giovanni d'Ammassa: Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.
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