Hollywood e gli “screeners” redux

Mantenendo fede ad una promessa fatta durante la battaglia legale sugli “screeners” lo scorso anno, il più importante lobbista di Hollywood, Jack Valenti, si è incontrato lo scorso lunedì con un’ampia rappresentanza trasversale della community dei film-makers per discutere sul fenomeno della pirateria che portò il suo gruppo a chiedere il divieto degli stessi “screeners”.
Per i meno informati, gli “screeners” altro non sono che video promozionali di un film che la casa produttrice dell’opera invia alle giurie dei festival affinché queste possano visionare gli stessi con maggior tranquillità , anziché solo in sede di proiezione durante il festival stesso.
Il divieto imposto dalle majors sull’invio di tali video promozionali non venne accolto bene dalle case produttrici indipendenti, che fecero notare come tali promozioni tornassero loro utili al fine di far meglio conoscere il proprio prodotto. Prodotto per cui difficilmente avrebbero altrimenti potuto dare supporto pubblicitario o promozionale.
Un giudice federale di New York diede loro ragione e delegittimò il divieto.
All’incontro di lunedì erano presenti, tra gli altri, rappresentanti della Academy of Motion Picture Arts and Sciences, della Hollywood Foreign Press Association, dell’AFMA, delle gilde, della British Academy of Film and Television Artists, della National Association for the Advancement of Colored People, oltre a rappresentanti di varie associazioni di critici cinematografici. Altresì presenti i membri di quell’IFP (Indipendent Film Project) che aveva presentato ricorso al giudice federale di New York.
Secondo Valenti, direttore esecutivo della MPAA (Motion Picture Association of America), nel 2002 le sette case cinematografiche che ad essa fanno capo avrebbero fatto circolare 69 “screeners”, e 31 di essi sono poi stati piratati. Lo scorso anno dei 52 film fatti circolare 16 sarebbero stati successivamente piratati.
Nella susseguente discussione Valenti ha fatto notare che se si permette alla pirateria di acquisire illegittimamente i profitti dei film, inclusi quelli provenienti dalla vendita dei DVD ‘ che arriva a coprire il 40% del profitto totale del film ‘, ne deriverà che sempre meno capitale andrà investito sulla produzione dei film stessi.
Per parte loro, i rappresentanti dei membri di giuria presenti alla riunione hanno fatto sapere di voler concertare un “codice di condotta” che preveda un impegno formale dei singoli membri a non aiutare la pirateria.
“L’incontro è stato fruttuoso, non fosse altro che perché ha visto opposte fazioni allo stesso tavolo”, ha affermato il produttore Jeff Levy-Hinte. “la discussione è stata certamente interessante; il problema è che la MPAA continua nel voler risolvere il problema della pirateria rinforzando il sistema legale e sanzionatorio. E questo chiude svariate possibilità di trattative.”
“Ben più interessante sarebbe una discussione su come trarre profitti dal peer-to-peer”, ha continuato Levy-Hinte, “purtroppo la MPAA è solo preoccupata di sconfiggere la pirateria, e non riesce a vedere che si tratta piuttosto di capire come convivere con le nuove tecnologie.”

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.