Compenso per copia privata, tecnologia o “compulsory licenses”‘

“In Europa si tende di più ad invocare lo Stato per risolvere un problema, mentre negli Stati Uniti la gente cerca di risolvere il problema da sola”, ha dichiarato Bernhard Rohleder, direttore di Bitkom, un’organizzazione che rappresenta 1300 aziende IT in Germania.
Questa dicotomia fra Stati Uniti ed Europa risulta ben evidente sulla questione del compenso dovuto ad artisti e produttori per le perdite economiche causate dallo scambio online: gli U.S.A. stanno, infatti, puntando sulla tecnologia, cioè sull’impiego di software che permettono la copia legittima di opere dell’ingegno e che impediscono la violazione del diritto d’autore, mentre l’Europa si sta orientando su maggiorazioni forfettarie dei prezzi di cassette e CD vergini, per poi passare ai PC, ai masterizzatori di DVD ed ai lettori di MP3. In Germania, ad esempio, è allo studio una proposta d’introdurre una maggiorazione di ‘ 12 sul prezzo di ogni nuovo PC, al fine di compensare gli artisti per la copia privata di materiale protetto dal diritto d’autore.
Negli Stati Uniti, invece, non esistono compensi di tal sorta, anche perché le aziende americane diffidano di ogni soluzione che provenga dal governo centrale.
Tornando alla Germania, è in atto in questo paese un vivace dibattito fra le influenti “collecting societies” che gestiscono i compensi per conto degli artisti e l’industria IT. A febbraio, un collegio arbitrale istituito presso l’Ufficio Brevetti tedesco ha chiesto alla Fujitsu Siemens (una joint venture formata dall’azienda giapponese Fujitsu Ltd. e dalla tedesca Siemens AG) di pagare ai detentori di diritti d’autore ‘ 12 per ogni PC venduto, ma Fujitsu Siemens si è opposta a questa decisione, peraltro non vincolante, con la motivazione che “i compensi per i diritti d’autore non rientrano nello stato dell’arte nell’era dell’informazione”.
In generale, le software houses temono che l’Europa rimanga bloccata su regole risalenti all’era analogica, mentre negli Stati Uniti si vanno sempre più diffondendo software conosciuti come “digital rights managements”, che molti siti Web impiegano per permettere downloads legali ‘ e quindi a pagamento – di file MP3, oppure di film. Le aziende IT americane sostengono che le maggiorazioni dei prezzi in favore degli autori dovrebbero essere sostituite dalla nuova tecnologia crittografica, perché i detentori di diritti d’autore possono controllare agevolmente le modalità di utilizzo delle loro opere su Internet, grazie alla sicurezza garantita dai software anti-pirateria. In tal modo, gli autori ricevono un compenso diretto per le loro canzoni o film, senza dover dipendere da intermediari quali sono le “collecting societies”.
Tuttavia, alcuni esperti di diritto d’autore sostengono che né i compensi per copia privata europei né la tecnologia crittografica possono risolvere appieno il problema dello scambio online: è impossibile ‘ dicono ‘ competere con siti come Morpheus e Kazaa, che attraggono circa 30 milioni di utenti al mese.
Una possibile soluzione sarebbe un sistema di “compulsory licenses”, in virtù delle quali le aziende IT pagherebbero alle case discografiche e cinematografiche una serie di compensi determinati dal governo, così che i siti delle aziende in questione potrebbero proporre o un singolo pagamento per ogni canzone o film scaricati, oppure varie sottoscrizioni a seconda delle scelte degli utenti. Un tale sistema rappresenterebbe sì un’interferenza governativa, ma avrebbe un minore effetto distorcente sul mercato e potrebbe sostituirsi agli attuali siti che offrono downloads illegali, se riuscisse a garantire convenienza e rapidità .

Daniele Meneghin

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.