“Codice da Vinci”: l’autore in Tribunale accusato di plagio

La casa editrice di Dan Brown, autore del più grande bestseller della storia (36 milioni di copie), “Il Codice da Vinci”, è stata chiamata dinnanzi il Tribunale di Londra per rispondere dell’accusa di plagio.
Secondo Michael Baigent Richard Leigh ed Henry Lincoln, autori del libro “The Holy Blood and the Holy Grail”, uscito In Italia col titolo “Il Santo Graal”, nel libro di Brown sarebbero state copiate consistenti parti del loro saggio uscito 22 anni fa, sempre per i tipi della Random House. In particolare sostengono che Brown avrebbe preso interamente dal loro volume la teoria alla base del Codice da Vinci, sulla vera storia di Gesù, ovvero che Cristo non sia morto in croce, ma abbia sposato Maria Maddalena, sia fuggito in Francia e abbia avuto dei figli. E che per tenere all’oscuro l’umanità della vicenda siano nate le società segrete come il Priorato di Sion o i Templari.
Una storia che a suo tempo fece scalpore e che si dipanava attraverso le sorti del sangue di Gesù che andava intreso appunto in senso metaforico come linea di discendenza reale tuttora viva in Francia.
Ovviamente la casa editrice respinge l’accusa sostenendo che il Codice si è ispirato a molte fonti diverse, chiamando a propria difesa proprio l’autore de “Il Codice da Vinci”.
La decisione del Tribunale inglese dovrà stabilire entro quali limiti un autore possa utilizzare le idee di altri autori, e quindi quali siano i limiti della c.d. “ispirazione”.
Daltronde la teoria del Santo Graal si ritrova anche in testi precedenti a quello scritto da Leigh e Lincoln.

La redazione

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.