Ancora sul Digital Media Consumers’ Rights Act

La guerra “fredda” tra Hollywood e Silicon Valley sta infiammandosi sempre più.
La seconda ha infatti da poco messo a punto la Personal Technology Freedom Coalition, un’alleanza fra società dell’Information Technology che dovrebbe sbloccare l’impasse in cui al momento si trova il Parlamento degli Stati Uniti d’America in materia di copyright e digital rights management (DRM).
La sezione del Digital Millennium Copyright Act che li ha uniti è quella in cui si prevede che nessuno possa bypassare le cosiddette “misure tecnologiche di protezione”, e che al contempo vieta la commercializzazione di programmi che ne possano facilitare l’aggiramento. L’industria cinematografica e musicale, così come i produttori di software, da tempo difendono instancabilmente questa previsione legislativa, che ritengono essere essenziale per ridurre la pirateria. Contro di essa si è invece mossa l’opinione pubblica, e con essa varie forze lobbistiche. Ora entra in campo la Personal Technology Freedom Coalition, alleanza di cui fanno parte, tra gli altri, la Intel, la Sun Microsystems, la Verizon Communications, la SBC, la Qwest, la Gateway e la BellSouth. Il loro è un fronte comune in favore del Digital Media Consumers’ Rights Act voluto dal repubblicano Rick Boucher, che vuole introdurre una differenza sostanziale in materia: i software atti alla copia di un’opera dell’ingegno protetta da misure tecnologiche di protezione sono da ritenersi legali. Ciò che rileva è il fine ultimo che se ne faccia, fine che non dev’essere quello di violare il diritto d’autore.
Il documento di Boucher darebbe anche poteri alla Federal Trade Commission di obbligare le case produttrici a specificare se il supporto in questione sia munito di misure tecnologiche di protezione o meno, giacché nel primo caso gli utenti dovrebbero essere avvisati del fatto che quel supporto potrebbe non funzionare correttamente nei loro lettori. Così se fino ad ora gli Stati Uniti si sono dimostrati refrattari all’introduzione nel mercato di CD cosiddetti “copy-protected”, per timore che i consumatori non gradissero di vedersi interdetto l’ascolto del CD stesso nelle loro auto o stereo portatili, anche laddove tale tecnologia è stata usata chiari segnali indicano un povero riscontro di favori da parte degli utenti finali (in Germania la Universal sta ricominciando a pubblicare CDnon “copy-controlled” proprio per le proteste dei consumatori).
Altri membri della Personal Technology Freedom Coalition sono: la Philips Consumer Electronics North America, la Consumer Electronics Association, la American Library Association, la Electronic Frontier Foundation, la Consumers Union, la Consumer Federation of America, la Public Knowledge, la American Foundation for the Blind, la United States Telecom Association, e la Computer and Communications Industry Association.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.