Al setaccio trentamila centri di formazione informatica in Europa

La Business Software Alliance inaugura in tutta Europa un’azione di monitoraggio sui centri privati di formazione informatica che potrebbero utilizzare software pirata. L’obiettivo è di arginare il dilagare dell’illegalità attraverso azioni a tutela dei diritti riconosciuti dalla legge sul software , ma anche azioni di informazione e sensibilizzazione.
Partirà a giorni una capillare azione anti-pirateria della BSA nei confronti dei centri privati di formazione informatica. La ragione’ Secondo l’associazione che riunisce i maggiori produttori mondiali di software, la concentrazione di programmi contraffatti o duplicati illegalmente sarebbe molto elevata fra le oltre 30.000 società private di formazione presenti su tutto il territorio europeo. L’iniziativa intende arginare il problema offrendo a tali scuole tutte le informazioni relative al corretto uso dei programmi software e delle relative licenze utili a mettersi in regola e allo stesso tempo perseguendo legalmente quelle che non lo sono.
La nuova campagna BSA interviene in seguito alle numerose azioni legali già intentate in Europa contro centri privati di formazione: in un solo anno, la BSA ha ricevuto dozzine di denunce di pirateria riguardanti la presunta utilizzazione illecita di programmi software nell’ambito di corsi di formazione informatica in Europa, ed ha intrapreso e vinto più di 15 azioni legali.
I centri privati che svolgono formazione, copiando illegalmente i programmi, compiono una duplice illegalità : da una parte vengono meno alla propria missione trasmettendo un messaggio altamente diseducativo. Dall’altra essendo spesso destinatari di aiuti pubblici, sotto forma ad esempio di elargizioni del Fondo Sociale Europeo (FSE), truffano lo Stato e la collettività .
“Nel settore della formazione, la pirateria del software spesso deriva dall’insufficienza delle licenze disponibili rispetto al numero di utenti o computer desktop previsti”, ha spiegato Paolo Ardemagni, Presidente della BSA. “Proprio poiché queste aziende operano nel settore software, dovrebbero conoscere bene il problema della pirateria. E’ comunque possibile che la causa di tale situazione dipenda dall’inadeguatezza delle procedure per l’acquisizione delle licenze”.

Le aziende che non dispongono di un numero di licenze sufficiente o che copiano illegalmente il software si espongono a un’azione legale. Si tratta di un grosso rischio e di un ingente danno potenziale per le società di formazione che, per difendersi o comporre una causa, possono arrivare a spendere anche più di 300 milioni di lire. Per i responsabili delle società si prospettano multe pesantissime ed eventuali pene detentive qualora venga dimostrata la loro consapevolezza circa la presenza di software illegale in azienda.
“Le società non dovrebbero preoccuparsi esclusivamente delle implicazioni legali, ma considerare che il software contraffatto è maggiormente soggetto a malfunzionamenti rispetto ai sistemi adeguatamente supportati, oltre ad essere uno dei principali veicoli di virus informatici”, ha rilevato Paolo Ardemagni esperto di sicurezza informatica. “Illudendosi di risparmiare sugli investimenti IT, le aziende si espongono al rischio di malfunzionamenti o alla distruzione di dati importanti, eventi potenzialmente molto più onerosi”.

La redazione – Fonte: BSA

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.