AIE e gli editori del settore STM italiani sottoscrivono la dichiarazione, presentata oggi alla Commissione Europea, contro l’obbligatorietà dell’open access degli articoli scientifici da pubblicare

Anche l’Associazione Italiana Editori e gli editori del settore STM italiani (editoria scientifica, tecnica e medica) sostengono la posizione della Federazione degli editori europei (FEP) contro l’obbligatorietà dell’open access in materia di pubblicazioni (articoli) scientifiche. Per questo hanno sottoscritto un documento (in allegato) preparato dalla Federazione europea, che verrà presentato domani, 15 febbraio, alla Commissione Europa nel corso di un convegno a Bruxelles sul tema.
Un modo per rispondere pubblicamente alla petizione presentata da molte università , istituti di ricerca e da singoli ricercatori con la quale si chiede che gli articoli scientifici e in genere i prodotti editoriali scientifici ed accademici siano resi per legge liberamente accessibili ai professori e ai ricercatori, quando le ricerche da cui gli articoli derivano sono finanziate con fondi pubblici. E con la quale si vorrebbe impedire di fatto alle università e agli istituti di ricerca di scegliere liberamente le modalità di pubblicazione dei lavori di ricerca realizzati nel loro ambito.
Per questo gli editori – in primis l’Associazione internazionale degli editori scientifici (STM) e la FEP – hanno preso posizione, ribadendo la necessità che ogni ricercatore, professore, università decida liberamente se mettere i risultati in open access o meno, scegliendo di pubblicarli in riviste scientifiche. Un modo per garantire la libertà di azione di tutti e per ribadire la funzione dell’editore come garante indipendente della crescita dello sviluppo della conoscenza, in quanto responsabile di organizzare, dirigere e finanziare i sistemi di peer review, il processo di verifica all’attendibilità e dell’interesse scientifico dell’articolo stesso. Ciò, in altre parole, che determina l’autorevolezza della pubblicazione.
Gli editori non chiedono la fine delle iniziative open access: chiedono semplicemente che questa modalità di pubblicazione ” in cui a sostenere i costi sono gli autori (o meglio, in ambito scientifico, gli istituti di ricerca cui questi afferiscono) invece che gli acquirenti “non sia resa obbligatoria per legge. Non si capisce infatti la ragione per cui, se la formula dell’accesso libero è effettivamente più efficace, sia necessario imporre ai singoli ricercatori vincoli alla libertà di pubblicazione, imponendo una formula a detrimento di altre.
Non occorre quindi una soluzione valida per tutto” concludono “ma modulabile in base alle diverse circostanze, modelli, aree disciplinari e da pubblicazione a pubblicazione”.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.