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Marchio Ciao Pizza, quattro ordinanze del Tribunale di Napoli negano la tutela del marchio

Lo scorso marzo la società GE.RI.CA. S.p.A., titolare del marchio CIAOPIZZA, aveva depositato presso il Tribunale di Napoli un ricorso per ottenere una declaratoria di non contraffazione del marchio e di insussistenza di qualsiasi illecito concorrenziale nei confronti della società Autogrill S.p.a.
Proprio Autogrill, nel costituirsi in giudizio, chiedeva il rigetto del ricorso e, in via riconvenzionale, previa declaratoria di nullità del marchio CIAOPIZZA, l’inibitoria dell’uso e della rappresentazione della parola CIAO, da sola o insieme ad altri elementi come marchio, ditta, ragione sociale.
Il giudice con ordinanze del 5 luglio, 22 luglio e 30 agosto 2002 ha rigettato sia il ricorso di GE.RI.CA. che la domanda riconvenzionale di Autogrill.
Interessanti le conclusioni cui è pervenuto il magistrato. Per prima cosa ha dichairato l’ammissibilità di un ricorso volto a conseguire l’accertamento negativo, in via cautelare, sia del carattere non contraffattorio, che della assenza di illecito sotto il profilo della concorrenza del marchio Ciaopizza. Secondariamente, ha escluso la sussistenza del periculum in mora, in aperta contraddizione con il diffuso orientamento in materia di tutela cautelare dei segni distintivi, secondo cui il rischio di pregiudizio è in re ipsa.
Infine, dopo un’analisi, anche giurisprudenziale, dei requisiti di novità e capacità distintiva previsti dagli art. 17 a) e 18 b) l.m., il magistrato ha dichairato la non tutelabilità in via cautelare e la verosimile nullità di entrambi i marchi in contestazione in quanto costituiti da parole d’uso comune nel linguaggio corrente (CIAO, PIZZA, RISTORANTE), affermando che “è opportuno restino patrimonio comune di tutti e di tutto il mercato, cui cioè tutti possano liberamente attingere”.
Il magistrato ha inoltre concluso che “Ciao, in ultima analisi, esprime metaforicamente lo stesso generico giudizio di qualita’ di parole, sicuramente precluse, quali Extra, Super, Deluxe. In altri termini, il termine in oggetto, sia isolatamente considerato, che nell’ambito dei sintagmi sopra richiamati (ed anzi a maggior ragione considerando che il secondo termine è meramente descrittivo) non cessa di appartenere al linguaggio comune: l’uso del marchio, in mancanza di elementi innovativi o di fantasia, si risolve allora pur sempre nell’usurpazione di un quid che non si presta, come più volte richiamato, a monopoli di alcun genere”.
Le ordinanze sono disponibili nel nostro Centro Documentazione.

La redazione