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IBM vuole chiudere i conti con SCO

La IBM ha chiesto in questi giorni all’autorità giudiziaria che si pronunci in modo ad essa favorevole nei confronti dell’accusa mossagli da SCO secondo la quale le aggiunte che la IBM ha apportato alla piattaforma del software libero Linux violerebbero il copyright di SCO stessa.
SCO, da parte sua, non si è limitata a citare in giudizio per violazione di copyright la stessa IBM, ma anche altre ditte dell’IT che usano la piattaforma Linux fra le quali AutoZone. Tutte per ingenti cifre (si parla di miliardi di dollari in danni); tutte per lo stesso ipotizzato reato: la SCO sostiene infatti che queste ditte si sarebbero appropriate di parte del software Linux, il codice Unix, ne avrebbero apportato delle addizioni, configurando così il reato di appropriazione indebita di proprietà intellettuale.
Durante l’udienza la difesa ha richiesto che si procedesse con l’appurare se il software Linux contenga di fatto parte del codice del sistema operativo Unix che IBM ha ricevuto da SCO in virtù di un contratto stretto dalle due aziende. Secondo l’accusa la IBM avrebbe approfittato proprio di quel contratto ed inserito parti del codice Unix in Linux.
Ma durante la stessa udienza la SCO ha chiesto al giudice distrettuale di lasciar cadere la questione sollevata da IBM.
Secondo David Marriott, avvocato di IBM, a tutt’oggi SCO non avrebbe dimostrato con prove certe che Linux utilizzi il codice Unix.
Al contrario Brent Hatch, avvocato di SCO, sostiene che sarebbe IBM, e non SCO, ad essersi sempre rifiutata di fornire informazioni fondamentali per poter effettuare una comparazione tra i codici delle due piattaforme rivali.
Le cause intentate dalla SCO rappresentano il più grosso ostacolo che si trovano ad affrontare giganti dell’IT quali IBM, Red Hat e Hewlett-Packard nel tentativo di mantenere Linux una piattaforma operativa non proprietaria.

La redazione (Alessandro di Francia)