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Salone Libro Torino: presentato il Premio letterario SIAE “DAP “Racconti dal carcere”

Barbara Alberti, Edoardo Albinati, Gianni Bisiach, Giordano Bruno Guerri, Massimo Carlotto, Vincenzo Consolo, Maurizio Costanzo, Giuseppe D’Agata, Giancarlo De Cataldo, Erri De Luca, Daniele Del Giudice, Nicola Lagioia, Franca Leosini, Massimo Lugli, Liliana Madeo, Gianni Minà , Federico Moccia, Adriana Pannitteri, Sandra Petrignani, Lidia Ravera, Franco Scaglia, Susanna Tamaro, Enrico Vaime, Marcello Veneziani e Renato Zero.
Eccoli gli autori e scrittori che ad oggi hanno offerto la loro penna per scrivere insieme ai detenuti di tutta Italia i “Racconti dal carcere”.
La rosa dei nomi è stata comunicata venerdi’ scorso, giornata inaugurale del Salone del Libro a Torino, nel corso dell’incontro organizzato al Caffè Letterario dalla Società Italiana Autori Editori e dal Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. E’ intitolato alla scrittrice Goliarda Sapienza (1924-1996) il singolare concorso, ideato da Antonella Bolelli Ferrera e bandito in collaborazione tra la SIAE e il DAP. Dacia Maraini, che nel corso della sua carriera si è spesso occupata di carceri, ne è la madrina.
Tra tutti i racconti pervenuti (il termine è fissato al 15 giugno prossimo) ne saranno selezionati 20 cui verrà affiancato un tutor d’eccezione tra gli autori che hanno aderito. Altri di loro andranno a far parte della giuria che sarà presieduta dal poeta e scrittore Elio Pecora.
“La SIAE ha anche il compito di assecondare la creatività . Credo che la solitudine e l’introspezione della vita in carcere possa facilitare la nascita di una creatività vera – ha dichiarato il Presidente della SIAE Giorgio Assumma, cui ha dato la parola il coordinatore dell’incontro Mario Baudino, scrittore e giornalista de La Stampa – viviamo un tempo di svolta epocale per la creatività intellettuale. Internet fornisce occasioni inedite agli scrittori esordienti, ma rappresenta anche un pericolo: il rischio dell’uniformità di domanda ed offerta culturale con la conseguenza ultima dell’appiattimento culturale. E tale condizione è il presupposto per le tirannie delle industrie produttrici dei contenuti culturali.
La storia ci ha consegnato molteplici esempi di come la pulsione ideativa si sia sviluppata su stati di sconforto, di sofferenza morale, di solitudine. Puccini si isolava, accentuando la propria emarginazione, per creare in solitudine. Dai diari di Petrolini viene fuori il suo stato di depressione, di infelicità , che pure sono alla base della sua straordinaria produzione artistica”.
“Ringrazio il Presidente SIAE della opportunità che il Premio rappresenta per i detenuti- ha aggiunto il Capo del DAP Franco Ionta- Per inciso: l’anno scorso il DAP ha pubblicato i racconti del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria. Condivido il pericolo del pensiero unico, omogeneizzato. Dare voce agli ultimi, creando un pensiero diverso e più vero. Da questa esperienza mi auguro vengano fuori non solo storie dure, dolorose ma anche di speranza. La detenzione è anche sforzo educativo. I detenuti hanno diritto a una seconda chance. Si spera che il passaggio da uomo di azione a uomo di riflessione conduca fino a uomo reintegrato, anche attraverso lo strumento della cultura, che è prima di tutto condivisione di valori”.
“Da quando è stato bandito il concorso sono pervenuti numerosissimi racconti dalle carceri di tutt’Italia- ha detto Antonella Ferrera- La cosa che mi stupito è che ci abbiano scritto anche diversi stranieri in un italiano pressocchè perfetto. Un italiano imparato in carcere”.
Grande suggestione nel folto pubblico che ha partecipato all’incontro hanno suscitato tre testimonianze: due interviste esclusive realizzate dalla Ferrera nel carcere romano di Regina Coeli ed una testimonianza diretta di Marco, 32 anni, detenuto in semilibertà . Nel filmato d’apertura il primo detenuto, un uomo di circa 70 anni, ha raccontato di aver approfondito proprio in carcere la sua passione per la lettura e la scrittura fino a poter scrivere lettere d’amore per conto dei compagni di detenzione così belle da conquistarsi il soprannome di “poeta”. Il secondo, un quarantenne che riconosciuto il valore catartico della scrittura, ha raccontato di aiutare i detenuti stranieri nella elaborazione delle loro richieste.
Marco, il più giovane, ha avuto il permesso di venire al Salone dal direttore del carcere dove ancora deve stare per due anni. Attualmente è in semilibertà e lavora come bibliotecario alla scuola torinese di scrittura Holden. “La scrittura consente , davanti a privazioni di ogni genere, di avere una alternativa. Chi guarda solo la televisione non pensa. La scrittura diventa un strumento di battaglia, una forma di comunicazione tra coloro che sono isolati dal mondo”.
Massimo Lugli scrittore e giornalista, cronista di nera di “Repubblica”( il suo ultimo libro , edito da Newton &Compton si chiama “Il carezzevole”), dopo aver raccontato di essere stato giovanissimo qualche giorno in carcere, ha lodato l’iniziativa, ricordando come un altro “tutor”, Massimo Carlotto, dalla propria esperienza in carcere abbia tratto la spinta per diventare un grande scrittore .
“I detenuti- ha dichiarato in altre occasioni la madrina del Premio, Dacia Maraini- hanno dato la precedenza nella loro vita all’azione. Costretti al regime carcerario, riscoprono la loro vita interiore: riflessione, lettura, scrittura possono essere ottimo veicolo per il loro reinserimento sociale”.
Infatti tra coloro che stanno inviando i racconti alla segreteria del Premio c’è chi ha preso la licenza media in carcere e ha cominciato la sua opera di scrittura dedicandosi alle lettere d’amore per gli altri detenuti; c’è l’extracomunitario che lì ha imparato l’italiano e ha voglia di raccontarsi; c’è chi, dopo essere passato da esperienze eversive, spiega come si è perso pur venendo da una famiglia borghese e apparentemente senza problemi. Per tutti la scrittura è non solo sfogo, ma anche fuga con la mente dalla situazione difficile che sta realmente vivendo e soprattutto “luogo” di riflessione interiore.

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.