Proseguono le audizioni alle Commissioni del Senato sul decreto Romani

Proseguono le audizioni alle Commissioni del Senato sul decreto legislativo del vice ministro allo Sviluppo Paolo Romani che prevede forme di responsabilità dei fornitori di servizi su Internet in relazione ai contenuti trasmessi dagli utenti.
Fimi,la Federazione dell’industria musicale italiana, ascoltata nei giorni scorsi dalle commissioni Trasporti e Cultura della Camera, “ha ribadito la necessità che qualsiasi utilizzo di contenuti protetti da copyright su qualsiasi piattaforma sia soggetto al rispetto dei diritti”.
“La musica online oggi è in prima linea nella diffusione,anche in formato video, sulle reti digitali – ha sottolineato il presidente di Fimi, Enzo Mazza – ed è necessario che ogni abuso venga contrastato sia con l’attività giudiziaria, sia con la cooperazione diretta degli intermediari”.
Fimi ha anche illustrato “la recente decisione della Cassazione italiana sul sito Pirate Bay che offre molti spunti per ottenere il blocco o il filtraggio di contenuti illegali”.
“Per quello che riguarda la normativa sul diritto d’autore, all’articolo 6 del decreto, è una normativa che va perfezionata, nelle espressioni tecniche, per renderla compatibile con il sistema normativo del diritto d’autore disciplinato dalla legge 633/1941 più volte modificato nel tempo da dieci direttive europee in materia”, ha dichiarato il direttore dell’ufficio legislativo della Siae Paolo Agoglia, che ha accompagnato il direttore generale della Siae Gaetano Blandini, al termine dell’audizione in commissione Lavori pubblici al Senato. “Più in generale, in ordine al decreto Romani – ha aggiunto Agoglia – possiamo condividere l’assioma di fondo: è proteso verso una nuova e ampia definizione dei servizi di media audiovisivi realmente svincolata dalle tecniche di trasmissione. Questo segna l’ingresso nel nostro ordinamento di concrete strutture giuridiche, di diritti e responsabilità nei riguardi di tutti gli operatori dei servizi di media audiovisivi, inclusi come è espressamente fatto riferimento nel testo, gli operatori internet”.
Nel frattempo l’agenzia Reuters riferisce che la Commissione europea e l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni ieri hanno espresso alcuni dubbi sulle nuove responsabilità che il decreto impone agli Internet service provider come Fastweb e Telecom Italia, ma anche a siti come Youtube.
“La direttiva europea sul commercio elettronico vieta obblighi di monitoraggio preventivo da parte dei service provider, come stabilisce invece il decreto legislativo”, ha spiegato una delle fonti comunitarie della Reuters.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.