Porte aperte all’editoria italiana in Cina: missione di trenta editori dal 24 febbraio al 4 marzo

Gli editori italiani sbarcano in Cina: la missione, organizzata dall’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (AIE), coinvolgerà dal 24 febbraio al 4 marzo una trentina di editori in rappresentanza di 15 case editrici pronte a conoscere nei dettagli la realtà cinese, dopo l’indagine sul mercato commissionata da Ice Pechino alla società Bejiing Topview Consulting & Trading Ltd. E’ anche con questo appuntamento istituzionale che si chiuderà ufficialmente l’Anno dell’Italia in Cina.
Grandi e piccoli editori insieme – dal settore narrativa a quello scolastico, da quello scientifico a quello dell’arte e in particolare a quello per ragazzi – visiteranno a Pechino le principali librerie e incontreranno i loro omologhi cinesi e i rappresentanti di tutta la filiera per avviare relazioni più strette dopo l’interesse cinese dimostrato alle recenti Fiere internazionali del settore. E’ una strada irrinunciabile, anche per l’editoria italiana, se si pensa che dopo l’adesione della Cina al WTO nel 2001 (e quindi dopo la sottoscrizione degli Accordi TRIPs) e la sua conseguente apertura a livello mondiale, il mercato di lingua cinese è diventato il secondo per numero di cessione di diritti, dopo quello di lingua inglese, per Paesi come Francia e Germania. Un mercato enorme, a cui vendere diritti e in cui i libri di testo (scolastici e universitari) costituiscono quasi il 50% della produzione editoriale e in cui il segmento dei libri per l’infanzia (sono 200milioni i piccoli lettori cinesi) copre il 20% del totale del business del copyright dei libri, costituendo la parte più vivace e interessata allo scambio di diritti.
L’Italia vuole colmare il gap che ad oggi non le permette di comparire tra i principali fornitori della Cina nella classifica dell’import-export di copyright. Una graduatoria in cui Stati Uniti e Regno Unito si dividono il 60% del mercato, seguiti da Taiwan, Giappone, Corea e Germania. Anche se l’Italia non è ancora tra i principali fornitori della Cina c’è grande interesse verso il nostro Paese, l’arte, la nostra cultura e lo stile di vita. Grandi potenzialità ed opportunità si aprono anche per l’editoria italiana.
L’interesse cinese per i testi italiani si rivolge verso il settore dell’editoria per ragazzi, della psicologia applicata, del management e dell’insegnamento delle lingue straniere, dei libri di viaggio e svago, del lifestyle (bellezza, cosmetica, moda, cucina) e di quelli d’arte, architettura e design.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.