In un mondo regolato dagli scambi, l’arte non può essere l’unica eccezione

Prosegue la campagna di sostegno alla S.I.A.E. da parte di eredi dei pittori e delle società estere che amministrano il diritto d’autore in relazione all’articolo di Nòva24 “Troppi vincoli per la scuola e la cultura” che ha suscitato numerose polemiche. Una ferma presa di posizione della S.I.A.E. è confermata anche ieri da una risposta del Presidente pubblicata sul supplemento Nòva24 de “Il Sole 24 Ore”.
“Il diritto d’autore non è un balzello, ma un diritto del lavoro. E’ il salario di chi compone una canzone, scrive un romanzo, crea un film e nessuno si sognerebbe di ridurre gli stipendi dei professori per aiutare, per esempio, la didattica” scrive il Presidente Assumma. Relativamente a Internet “qualcuno ritiene che il mezzo debba ormai dominare il contenuto e così trova assurdo che la rete sia governata dalle regole, dalle tutele, dai diritti. Nascono perciò desideri d’anarchia, mal temperata, rivolta a senso unico contro il solo lavoro degli autori e dell’intera industria culturale.”
“Gli autori, quindi, visto che il futuro è digitale, non dovrebbero trarre alcun sostentamento dalle loro opere, che nel frattempo sono diventate di “proprietà dell’Umanità “. Agli autori e agli editori non resta dunque che sparire o cambiare mestiere. Così quando qualcuno in futuro si chiederà perché, in un mondo che è regolato dagli scambi tutto, ma non il lavoro artistico e culturale per il quale non si deve alcuna remunerazione, si smetterà piano piano di scrivere, di dipingere, di comporre, lo domanderà all’Umanità . Ormai muta” conclude il Presidente.
Luca Carrà , nipote del grande pittore Carlo Carrà ha scritto alla S.I.A.E.: “Una legge che tuteli il diritto d’autore mi sembra di fondamentale anche per gli eredi degli autori che lavorano senza alcun compenso per tutelare e promuovere l’attività dei loro parenti. Oltre all’organizzazione di mostre con uno scopo culturale, il loro lavoro riguarda ciclopici riordini di archivi senza i quali gli studiosi non avrebbero fonti dove attingere per le loro ricerche, non va poi trascurato” ribadisce Carrà “il quotidiano controllo di opere immesse sul mercato che spesso si rivelano false. Se non scoperte e catalogate potrebbero provocare sia problemi di mercato a livello economico per tutti i collezionisti che, soprattutto, incongruenze storiche. Sono convinto che la divulgazione a scopo didattico debba avere dei costi decisamente inferiori agli utilizzi commerciali, però non vedo perché distinguere il mezzo cartaceo dalla diffusione via internet. Sarebbe come riconoscere dei diritti diversi a seconda che un lavoro venga stampato su un supporto di un tipo rispetto che su un altro. Non penso che una fotografia consegnata alla stampa debba avere un valore diverso se fornita in fotocolor o su CD o via e-mail, ma che il suo valore dipenda ovviamente dalla creatività del fotografo. Mi auguro” conclude il nipote del grande Carlo Carrà “che normative europee vengano rispettate anche in Italia, che per tanti anni è stata il fanalino di coda rispetto a tanti altri paesi del mondo dove il diritto d’autore è stato tutelato molto prima e questo ha portato ad un maggiore rispetto del lavoro di ogni singolo artista”.
Anche Romana Severini, figlia del pittore Gino Severini, ha scritto una lettera alla S.I.A.E. con la quale intende chiarire cosa rappresenta la divulgazione di opere dei grandi autori anche per gli eredi. “Non si vede perché i gestori di siti web di divulgazione artistico-culturale, magari come quello citato del benemerito professore cesenate Enrico Galavotti, non debbano pagare il tanto vituperato (anche se ridotto) dazio S.I.A.E., corrisposto, invece, dagli editori di pubblicazioni indirizzate all’insegnamento della storia dell’arte o della letteratura e destinate anch’esse alla divulgazione”. In un altro punto la figlia di Severini sottolinea: “Nell’articolo in questione si fanno i nomi di Braque, Picasso, Klee e Martinetti, nomi dell’Olimpo della Cultura e dell’Arte, autori più richiesti e più universalmente noti. (…) La disponibilità a fornire materiale per la preparazione di tesi di laurea, studi di approfondimento, ricerche storiche e il nostro obbligo morale di tutelare (anche legalmente) dai “falsi” sempre più arrembanti il nome dei nostri artisti, a parte il tempo che richiedono, comportano un oneroso dazio, che le “entrate” dei diritti d’autore appena in parte riescono a coprire. Io sono figlia di un pittore” ribadisce Romana Severini “e parlo in questa veste per ricordare che il nome di un artista, di norma, se diventa grande lo diventa dopo la sua morte e, spesso, legato a un periodo della sua produzione artistica. Produzione che, col tempo, può raggiungere valutazioni anche altissime. Ma il frutto di quelle opere, all’epoca, all’artista serviva appena per vivere e per portare avanti ricerca e lavoro. Non certo, di solito, per conservarle per i propri discendenti. Siamo, quindi, eredi soprattutto morali e quel poco di “materiale” che ci arriva tramite il controllo della S.I.A.E. serve per proseguire la nostra attività , anch’essa indirizzata alla divulgazione”.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.