I settori dell’ICT e dei media digitali invocano la riforma del compenso per copia privata dando vita alla Copyright Levies Reform Alliance

Un’associazione di aziende rappresentanti i settori dell’ICT, dell’elettronica di consumo e dei media digitali è stata creata ieri con l’obiettivo di sollecitare la riforma urgente del compenso per copia privata. La Copyright Levies Reform Alliance (CLRA) si propone di accrescere l’equità e la trasparenza nel compenso imposto sui prodotti consumer e professionali da parte dell’Unione Europea, assicurando imparzialità di trattamento per i consumatori e compensi equi per i creatori di contenuti.
In occasione dell’annuncio ufficiale della sua costituzione, la CLRA ha diffuso uno studio sull’impatto economico che illustra in dettaglio la portata dei nuovi compensi in nove Paesi europei: Italia, Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Lo studio ha rivelato una crescita prevista del compenso dagli 1,57 miliardi di euro del 2006 ai 2,12 miliardi del 2009. Contemporaneamente Forrester Research prevede che entro il 2011 il download di contenuti online rappresenteranno il 36% dell’intero mercato musicale. La Direttiva Europea in materia di copyright prevede che, con il rafforzamento delle protezione contro la copia digitale, il compenso venga ridotto; tuttavia, il report diffuso dal CLRA evidenzia il contrario, ma non tiene conto che la Direttiva deve essere ancora recepita nella maggiornanza dei paesi europei.
“La tassa [in realtà non è una tassa ma un compenso a fronte della possibilità di effettuare una copia privata per uso personale senza fini di lucro, come spiega la Faq di Dirittodautore.it – ndr] sui copyright è una forma di imposta superata che penalizza nella stessa misura consumatori, artisti e il settore nella sua interezza”, ha affermato Mark MacGann, portavoce della CLRA e Direttore Generale dello European Digital Technology Industry Group della EICTA (European Information and Communications Technology and Consumer Electronics Association). “I legislatori europei hanno l’obbligo di assicurare reali vantaggi al mercato imponendo la massima efficienza e trasparenza nella riscossione dei tributi abolendo contemporaneamente il vecchio sistema di imposte”.
Lo studio ha rivelato che in Europa il compenso registrerà nel 2006 1,57 miliardi di euro. I dati forniti mostrano anche che il compenso più alto è appannaggio della Germania, con 353 milioni di euro nel 2006 destinati a crescere a 454 milioni entro il 2009.
Il sistema del compenso è stato introdotto nella maggioranza dei Paesi europei prima dell’avvento delle tecnologie di protezione dalla copia, quale strumento per compensare i proprietari dei contenuti per la creazione di copie private legittime. Attualmente Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Cipro e Malta non impongono sulle apparecchiature digitali alcun compenso: ma in quei paesi è proibito realizzare copie private per uso personale, anzi in molti casi tale attività è punita penalmente.
Secondo MacGann “le imposte sui copyright si configurano chiaramente come tributi iniqui, indiscriminati e non trasparenti sui consumatori, oltre che come imposizioni contrarie allo spirito del desiderio della UE di rendere più facilmente accessibile la Società dell’Informazione. Rendendo più conveniente l’acquisto dei dispositivi digitali, invece, sarebbe possibile incoraggiare l’ulteriore ascesa della tecnologia in tutta Europa liberando al tempo stesso risorse preziose da rinvestire nell’innovazione e nella competitività “.
Probabilmente MacGann non ricorda che: 1) i compensi sono stabiliti da leggi (il valore del compenso italiano si trova del D.Lgs. 68/2003) e quindi trasparenti; 2) che generalmente sono rversati dall’industria del settore sui consumatori 3) che sarebbe più logico formare un’associazione per colpire chi questi compensi non li versa, e quindi agisce slealmente contro invece chi rispetta la legge.
E soprattutto, gli autori dove li mettiamo’ In soffitta’ Nessuno ricorda mai che senza autori non esistono contenuti…

La redazione

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.