Editori italiani favorevoli in linea di massima a Google ricerca libri: “ma non tutto è così semplice e chiaro. Prima sperimentiamo”

Gli editori italiani dicono “un sì, con riserva” al progetto Google Ricerca Libri, il servizio di Google che permette di leggere e di effettuare ricerche su libri posti online dagli editori aderenti all’iniziativa. E’ quanto emerso dal confronto con il responsabile europeo del progetto, Jens Redmer, nell’ambito del convegno organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) alla Fiera del Libro di Torino, da cui è emersa però anche la proposta di una sperimentazione congiunta tra Google e lo standard per l’identificazione dei contenuti in rete – il DOI (Digital Object Identifier, gestito dagli editori italiani).
“Si tratta di un’occasione di conoscenza reciproca delle rispettive posizioni in materia di tutela e protezione dei contenuti – che rappresentano il vero valore patrimoniale delle case editrici – e i nuovi modi che le tecnologie digitali offrono oggi di distribuirli – ha sottolineato il presidente di AIE, Federico Motta – sulla base delle opportunità che ci possono offrire i nuovi modelli di business ma anche delle minacce alla proprietà intellettuale”.
“Gli effetti del progetto Google Ricerca Libri possono essere positivi e quindi in linea di principio siamo interessati – ha spiegato Piero Attanasio, responsabile dei progetti internazionali di AIE – Rimangono però alcuni problemi nelle modalità con le quali Google gestisce i diritti d’autore all’interno del progetto, che non sempre sono del tutto chiare”.
Si deve in primo luogo distinguere tra i due sottoprogetti che compongono Google Ricerca Libri. Il “Publishing program”, rivolto agli editori, prevede la digitalizzazione dei libri per i quali gli editori danno un’autorizzazione; sono allora individualmente le case editrici a decidere se aderire o meno all’iniziativa. “L’unico elemento su cui ci preme porre l’attenzione – ha proseguito – è il fatto che Google propone tale servizio come ‘gratuito’ per gli editori, ma poi chiede a questi di concedere l’autorizzazione anche per conto di autori, illustratori, traduttori, ecc.; il che non è affatto una cosa semplice. Per ogni editore, quindi, si tratta di valutare l’offerta di Google in termini di investimento: è un’operazione che può essere utile ma è anche costosa. Come per ogni investimento, ciascuno farà le sue valutazioni. Diversa è invece la posizione sul Library Program. In principio il programma prevedeva la digitalizzazione dell’intero patrimonio (per incominciare) di cinque importanti biblioteche americane e britanniche, con un obiettivo di 15 milioni di volumi da scansire nel primo anno. Autori ed editori in tutto il mondo hanno manifestato molti dubbi su questo punto, dubbi che l’AIE condivide.
Una posizione netta, bilanciata però da una proposta di sperimentazione congiunta tra editori italiani e Google: “C’è infatti una differenza tra Google Ricerca Libri e il tradizionale motore di ricerca – ha concluso Attanasio – In questa nuova iniziativa sono indicizzati contenuti non disponibili on line, e quindi i link che si fanno non sono direttamente ai contenuti, ma a pagine che parlano di quei contenuti Qual è allora il criterio di selezione di queste pagine’ Su questi temi l’uso di standard tecnologici come il DOI -, il codice alfanumerico che gestiamo e che consente l’identificazione persistente di qualunque forma di proprietà intellettuale in una rete digitale (www.doi.org) – può essere d’aiuto, anche per evitare i rischi connessi alla creazione di posizioni dominanti in un mercato fondamentale della futura industria dell’informazione e della conoscenza. Perché non collaborare insieme'”.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.