Ecco come il governo vuole risolvere la questione del prestito a pagamento

Pubblichiamo il resoconto stenografico della seduta del Senato del 24 febbraio scorso, in cui il governo illustra come risolverà la questione del prestito a pagamento, o meglio della mancata applicazione della Direttiva 92/100/CEE, oggetto di una procedura di infrazione da parte della Comunità Europea.

Legislatura 14º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 749 del 24/02/2005

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-01470 e 3-01599 sulla procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea in materia di proprietà intellettuale.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

PESCANTE, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, si risponde alla richiesta degli interroganti circa la procedura di infrazione intrapresa dalla Commissione europea nei confronti dello Stato italiano e di altri Stati europei, per inadempienza rispetto alle prescrizioni della direttiva europea 92/100/CE del Consiglio del 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto d’autore in materia di proprietà intellettuale, per la parte relativa al diritto di prestito pubblico.

La direttiva in questione è stata recepita nell’ordinamento italiano con decreto legislativo 16 novembre 1994, n. 685, che ha modificato l’articolo 69 della legge 22 aprile 1941, n. 633.

L’ultima formulazione dell’articolo 69, stabilita dal decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 68, prevede che il prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche di Stato e degli enti pubblici, ai fini esclusivi di promozione culturale e di studio personale, non è soggetto ad autorizzazione da parte del titolare del relativo diritto, al quale non è dovuta alcuna remunerazione.

Come è noto, la Commissione europea ha aperto un’analoga procedura di infrazione anche nei confronti della Francia, della Spagna, del Portogallo, del Lussemburgo e dell’Irlanda; il Regno del Belgio, con sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 16 ottobre 2003, è stato dichiarato inadempiente per gli obblighi imposti dagli articoli 1-5 della direttiva in questione.

E’ ferma convinzione che la circolazione del libro e la diffusione della lettura siano obiettivi di primaria importanza. Per tali ragioni, la politica culturale di questo Ministero è orientata, nell’affrontare le problematiche relative all’integrale recepimento della direttiva in argomento, al riconoscimento del ruolo strategico svolto dalle biblioteche pubbliche nella promozione del libro.

Considerata, dunque, la rilevanza della questione, il Ministero per i beni e le attività culturali, a seguito di un’accurata analisi e valutazione dei diversi interessi costituzionalmente tutelati (diritto allo studio ed alla formazione e diritti economici degli autori e degli editori) e sentite anche le associazioni di categoria interessate, ha messo a fuoco una soluzione per adeguare la normativa interna a quella comunitaria.

Al riguardo, è in fase di elaborazione un’iniziativa normativa di modifica del succitato articolo 69 della legge n. 633 del 1941. Questo provvedimento tiene conto della necessità di non gravare sull’utente finale e sulle biblioteche, individuando una soluzione volta ad non incidere sul diritto di prestito, che deve essere promosso ed agevolato in quanto servizio base, attesi i bassi indici italiani di lettura.

A tal fine, nella disposizione citata si prevede l’istituzione, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, di un fondo per la remunerazione del prestito pubblico su cui far gravare gli oneri relativi alla remunerazione degli autori.

Al finanziamento di tale fondo è previsto anche il concorso delle Regioni, in ragione dell’elevato numero delle biblioteche e delle altre istituzioni non statali aperte al pubblico che fa sì che il volume dei prestiti sia concentrato principalmente a livello locale. Questa situazione di fatto comporta il necessario coinvolgimento di risorse proprie delle Regioni nel finanziamento del diritto di prestito pubblico.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, nel rimarcare l’impegno del Ministero per i beni e le attività culturali nell’individuare la migliore soluzione operativa al fine di adeguare la normativa interna a quella comunitaria, si auspica, compatibilmente con il reperimento delle necessarie risorse finanziarie, di poter evitare l’ulteriore esito della procedura di inflazione.

MACONI (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà .

MACONI (DS-U). Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il Governo ed il sottosegretario Pescante per la risposta tempestiva e puntuale che ha fornito.

Sinceramente devo dividere l’espressione del mio parere in due parti. Da una parte, vi è l’apprezzamento perché quanto affermato dal Sottosegretario è in perfetta sintonia con ciò che gli interroganti hanno esposto nelle due interrogazioni presentate.

Nella risposta, infatti, è stato sottolineato il riconoscimento del valore e del ruolo delle biblioteche pubbliche nella diffusione della conoscenza e nella tutela del patrimonio bibliografico italiano e, soprattutto, il fatto che la cultura e la diffusione del libro in tutti questi decenni hanno rappresentato un fattore di potenziamento della conoscenza soprattutto a favore delle classi meno abbienti. Nel contempo, la biblioteca ha avuto una funzione indispensabile nella conservazione del patrimonio librario.

Senza la capillare diffusione delle biblioteche pubbliche e la loro opera di conservazione credo, infatti, che il patrimonio librario italiano non avrebbe il grado di conservazione attuale. Le librerie – purtroppo, o per loro fortuna – obbediscono invece a logiche commerciali e non sono tenute alla conservazione del patrimonio, così come le biblioteche pubbliche.

Quindi, apprezziamo certamente le considerazioni esposte dal Sottosegretario che vanno nella direzione di riconoscere, valorizzare, conservare e, se possibile, potenziare la funzione essenziale che hanno sempre svolto le biblioteche pubbliche e che mi auguro potranno continuare a svolgere anche in futuro.

Così come apprezzo anche l’intenzione di non far cadere sull’utente finale, e quindi sul frequentatore della biblioteca, il costo che deriverebbe dall’applicazione della direttiva europea che sottopone l’Italia, come pure altri Paesi europei, alla procedura di infrazione.

Ciò, infatti, rappresenterebbe un disincentivo rispetto all’utilizzo della biblioteca, oltre a costituire un dubbio vantaggio per le finanze pubbliche e per quelle degli enti locali, ed in particolare delle biblioteche, posto che probabilmente i costi risulterebbero talmente elevati da scoraggiarne l’utilizzo; in caso contrario, un prezzo contenuto, con molta probabilità , non sarebbe bilanciato nemmeno dal costo che comporterebbe per gli enti pubblici l’esazione del contributo richiesto all’utente finale.

Ribadisco quindi il mio apprezzamento per la volontà e la decisione espressa dal Ministero di non far ricadere sull’utente finale il costo dell’applicazione della suddetta direttiva.

Rimane però una perplessità . L’istituzione del fondo presso il Ministero per i beni e le attività culturali rappresenta sia uno strumento volto ad evitare la conseguenza negativa cui facevo prima riferimento, sia un farsi carico da parte dello Stato, con il concorso richiesto da parte delle Regioni, della necessità di rispondere alla procedura di infrazione e di tenere conto dei diversi diritti in campo; mi riferisco a quelli degli utenti delle biblioteche, degli editori e degli autori, attraverso la riscossione dei diritti d’autore.

Credo però che inevitabilmente una strada di questo genere comporti una decurtazione del non già cospicuo finanziamento a favore del patrimonio delle biblioteche pubbliche del nostro Paese. Infatti, l’istituzione di un fondo di questo tipo e il fatto che le Regioni siano chiamate a concorrervi potrebbe tradursi indirettamente nella decurtazione dei fondi a favore delle biblioteche, che si vedrebbero così ridotti i già scarsi finanziamenti di cui oggi godono, e quindi per altra strada si potrebbe in tal modo produrre un danno al funzionamento delle biblioteche pubbliche del nostro Paese.

Nelle nostre interrogazioni abbiamo poi chiesto al Governo un’iniziativa ulteriore. Sono convinto che la procedura di infrazione europea nasca da un presupposto errato, e cioè che nel nostro Paese venga leso il diritto d’autore attraverso il prestito gratuito e l’attività delle biblioteche pubbliche. Credo che le cose non stiano in questi termini essenzialmente per due motivi. Innanzitutto, perché le biblioteche acquistano generalmente i libri nell’ambito dei normali circuiti commerciali, e quindi l’autore ne ha un beneficio diretto; in secondo luogo, perché non è assolutamente vero che il prestito gratuito faccia diminuire la vendita dei libri.

Al contrario, se si osservano attentamente le analisi, anche quelle più accurate, relative all’andamento delle vendite librarie nel nostro Paese – che purtroppo rimangono limitate: siamo infatti uno degli ultimi Paesi in termini di diffusione del libro – osserveremo che gli studi statistici testimoniano che la biblioteca è uno strumento di diffusione del patrimonio librario.

Ci auguriamo pertanto che, oltre a quanto esposto dal Sottosegretario, sia intrapresa un’iniziativa puntuale nei confronti della Commissione europea al fine di chiarire quale sia la situazione nel nostro Paese, cercando di evitare la procedura di infrazione non solo attraverso il ricorso all’istituzione di un fondo presso il Ministero, ma contestando alla radice le motivazioni della procedura medesima cui si è data origine attraverso la direttiva.

Riteniamo, infatti, che proprio le motivazioni di quella direttiva mettano in discussione diritti fondamentali quali la diffusione della cultura e della conoscenza tra i cittadini italiani, rischiando di impoverire il patrimonio culturale del nostro Paese.

PRESIDENTE. Comunico che, su richiesta del senatore Iannuzzi, l’interpellanza 2-00604, il cui svolgimento era previsto nell’odierna seduta, è stata trasformata in interrogazione con richiesta di risposta scritta.

Lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all’ordine del giorno è così esaurito.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.