Home » News » Attualità » E’ guerra continua tra contraffattori di contenuti e la «Copyright assembly»

E’ guerra continua tra contraffattori di contenuti e la «Copyright assembly»

Se fino a oggi la guerra contro i duplicatori abusivi di software, musica, video si faceva scovando i contraffattori con le loro attrezzature negli scantinati delle periferie delle città , adesso il luogo migliore in cui prendere i pirati con le mani nel sacco è Internet o almeno così pensano i produttori di tutto il mondo e, in particolare, quelli americani che si sono lanciati una vera e propria caccia grossa.
Oltre ad avere cambiato ambiente, i contraffattori hanno un’altra caratteristica ovvero quella di non nascondersi più ma di lavorare apertamente in rete duplicando e diffondendo materiale coperto da diritti di autore spesso perché convinti di non commettere alcunché di illegale. Non sono tuttavia dello stesso avviso le case discografiche, cinematografiche, le reti televisive e le software house che si sono addirittura organizzate in una «Copyright Assembly» con lo scopo di spingere il governo americano a riformare la normativa in materia di diritti di autore in modo da tutelare maggiormente le ragioni di chi vive e lavora solo attraverso la riscossione delle royalty sulle vendite dei dischi.
Da quando Internet è una realtà economica considerevole, la difesa del copyright è diventata un’esigenza primaria e già nel 1998 il governo Clinton aveva rivisto la vecchia normativa statunitense e varato il Copyright Millennium Act al fine di estendere la protezione offerta dal copyright anche ai lavori multimediali e digitali. Questo espresso riconoscimento non è però più sufficiente per arrestare il dilagare di fenomeni di pirateria e i produttori chiedono che vengano varate norme più severe per disincentivare il fenomeno del plagio. Le stime delle perdite economiche subite dagli operatori in questo delicato settore sono, a dire di questi ultimi, gravissime tanto che per difendere i loro interessi sono disposti a tutto, dall’effettuare pressioni per modificare le leggi esistenti, all’agire in giudizio senza alcuna remora sia contro gestori di domini Internet sia contro privati cittadini a volte rei di avere scaricato sul proprio pc materiale coperto da copyright solo per servirsene a uso strettamente personale. Di quanto la battaglia sia cruenta è facile rendersene conto se si considera che per arrestare il diffondersi del programma che decripta i Dvd non ci si è limitati a agire contro i siti che lo diffondevano ma addirittura anche contro i quelli che semplicemente inserivano sulla propria pagina un link di rimando a luoghi virtuali in cui si poteva trovare il tanto temuto software. La logica dei repressori è quella per cui se copiare materiale protetto è illegale, altrettanto illegale è il mezzo che consente di farlo e pertanto deve essere vietato, ma non sempre il download può definirsi del tutto illecito e bandirlo, sempre se fosse effettivamente possibile, potrebbe rivelarsi dannoso.
La storia insegna che non si può arrestare il progresso per quanto possa essere per alcuni fastidioso. Negli anni settanta si proposero problemi analoghi quando iniziarono a diffondersi i nastri magnetici sui quali si potevano registrare i brani contenuti nei dischi di vinile per poi poterli riascoltare comodamente in uno stereo portatile o in auto. Anche allora non furono dichiarate illegali le cassette o i walkman, ma fu affermato il principio del “fair use” e la liceità del “time shifting” inteso come la possibilità , per chi compra un disco originale pagandone i relativi diritti, di farne delle copie da ascoltare ovunque egli preferisca.
E’ proprio quest’ultimo l’argomento di cui si avvale anche Mp3.com, un sito molto famoso tra gli amanti della musica che è stato il primo a essere aggredito dalle case discografiche e contro il quale pendono richieste di danni per svariati miliardi. Questo spazio sul Web, oltre a presentare brani musicali di autori emergenti o sconosciuti, offre alcuni servizi molto interessanti come l’«instant listening» e il «beam-it» che fanno parte del My.Mp3.com. Il primo consente a chi acquista regolarmente un Cd on line da un negozio convenzionato con Mp3 di potere avere immediatamente a disposizione l’album scaricandolo in un apposito “locker”, un archivio virtuale da quale può ascoltarlo immediatamente. Il secondo invece consente, sempre a chi ha acquistato regolarmente un Cd e lo ha poi copiato sul suo pc in formato Mp3, di poterlo archiviare su un “locker” dedicato in modo da poterlo poi ascoltare ogni qualvolta si colleghi al sito senza dovere avere materialmente a disposizione il disco. Si tratta di due soluzioni molto interessanti dal punto di vista commerciale e che i gestori del sito ritengono del tutto legali sulla base del principio del “time shifting”. Tuttavia se il principio potrebbe essere corretto per l’utente non lo è altrettanto per mp3.com che quando scarica sul proprio server un numero consistente di files musicali non lo fa certo a scopo personale bensì per offrire un servizio a i propri clienti. Non sono gli utenti che copiano materialmente i loro Cd dentro i “lockers” ma è Mp3 a farlo senza averne i diritti in quanto non si può sostituire ai diritti acquisiti dai suoi utenti. Al momento pertanto il suo modo di operare è ritenuto atto di violazione del copyright e il giudice Jed Rakoff l’ha condannata per avere copiato la traccia di circa 45mila Cd sul proprio server e per averli resi disponibili ai propri utenti senza il consenso dei rispettivi autori.
La Recording Industry Association of America (www.riaa.org), la potente società degli autori statunitense che corrisponde per funzioni alla nostra Siae, sta combattendo direttamente entrambe le battaglie, sia quella contro Napster sia quella contro mp3.com. La Riaa tende a precisare di essere assolutamente favorevole allo sviluppo e alla diffusione di files musicali in formato Mp3, ma ciò che è imprescindibile è che tutto avvenga nella legalità in quanto altrimenti si danneggerebbe la musica stessa.
Fermo restando il diritto degli autori a essere pagati per il loro lavoro, il rimedio contro la pirateria deve essere ricercato altrove, magari nel nuovo formato “mpe”, un particolare tipo di Mp3 che si blocca dopo circa trenta secondi di ascolto se chi lo ha scaricato non ne ha pagato i diritti, o in analoghi sistemi messi a punto da Liquid Audio e Microsoft. Qualsiasi sia la soluzione tecnica, o giuridica, certo è che non si potrà mettere al bando siti come Napster o Mp3 che sono piuttosto dei pionieri di quello che probabilmente diventerà il modo normale di ascoltare la musica.
La diffusione dei brani in Internet non può fare che bene e secondo alcuni è addirittura di stimolo alle vendite. Vero o falso che sia, in ogni caso nessuno, e tanto meno gli artisti, ha molto da guadagnare da una lotta senza quartiere come dimostra il grido “non compriamo mai più un disco dei Metallica!” diffusosi in rete dopo il caso Napster. Chi ama la musica è disposto a pagarla ma l’esasperazione può solo portare al rifiuto.

di Laura Turini, avvocato, su Il Sole 24 ore venerdì 9 Giugno 2000, internet e network

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.