Dove va la musica

Come abbiamo segnalato si è svolta ieri presso l’auditorium di Assolombarda il meeting ‘Always On La produzione musicale nell’era della connettività globale: protagonisti, scenari, mercati’.
Il convegno ha cercato di tracciare quelle che potrebbero essere le nuove linee di sviluppo del mercato musicale in considerazione della rivoluzione digitale attualmente in atto.
Dalle parole dei relatori è emersa l’inarrestabilità del processo di mutazione delle modalità di fruizione della musica in relazione all’effetto della ‘smaterializzazione’ del supporto e allo sviluppo delle reti P2P.
Secondo Conforti (di Hukapan, la società che si occupa di gestire gli aspetti commerciali del gruppo Elio e le Storie Tese) il progresso tecnologico con le possibilità offerte all’utente medio di divenire anche elemento attivo, produttore o manipolatore di musica senza che debba attuare pesanti investimenti, ha ulteriormente mutato lo scenario di riferimento.
La musica sembra inoltre trasformarsi in un prodotto complementare alla fruizione di altri beni, funzionale alla commercializzazione degli stessi. La tendenza ipotizzata è che la musica stia (purtroppo) ritornando alla sua funzione di servizio.
In relazione all’antico adagio che accusa le case discografiche di non avere saputo leggere le linee di tendenza del mercato divenendo causa della crisi attualmente in atto sono state invece avanzate altre tesi.
Infatti secondo Antonelli, la crisi in cui attualmente versano le case discografiche deve essere in gran parte attribuita alla velocità del cambiamento tecnologico che non ha consentito un graduale processo di adattamento delle politiche aziendali degli operatori del settore, anche se a questi va comunque ascritta una certa dose di immobilismo dovuta al ‘terrore’ generato da una situazione nuova e difficilmente controllabile.
Anche secondo Guido Guerzoni docente presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi la funzione della musica è mutata e sempre più viene impiegata quale mezzo per agevolare la commercializzazione di altri beni. Guerzoni ha sottolineato anche il fatto che in campo musicale si stia ritornando a forme di committenza come in passato e si sta assistendo al riaffermarsi di figure quali il mediatore culturale, l’opinon leader che indirizza o aiuta a indirizzare le scelte degli ascoltatori che rischiano di perdersi in relazione all’enorme offerta attualmente disponibile nel mondo digitale nel quale gli stessi accedono a un catalogo virtuale contenente milioni d brani.
A tal proposito Scott Cohen (The Orchard, una delle più grandi aziende che distribuiscono musica in Rete per il canale B2B), sul Web si sta in parte riproducendo la catena distributiva presente nel mondo reale, ma sta cambiando la percezione del prodotto musicale: in sempre maggior misura non si commercializza solo il brano ma si cerca di creare una comunità attorno all’artista. Questo è proprio in caso di Elio e le Storie Tese che con Hukapan stanno cercando di proporre un nuovo modello di attività basato sulla creazione proprio di una comunità che faccia capo al gruppo.
Interessante l’intervento di Gerd Leonhard uno dei maggiori esperti in merito agli sviluppi futuri del music Business.
Leonhard ha preconizzato dopo l’attuale periodo di contrazione delle vendite un enorme sviluppo del mercato musicale. Muta però l’oggetto della commercializzazione che non è più il brano musicale, ma l’accesso alla musica stessa che sempre in maggior misura sarà fruita in modo ubiquo attraverso apparecchi funzionanti secondo una logica simile a quella radiofonica eccenzion fatta per la possibilità da parte dell’utente di attuare direttamente la propria programmazione.
Secondo Leonhard il mercato della musica trasformerà la propria struttura divenendo la sommatoria di una serie di mercati di nicchia.
Enzo Biagini (Apple), Piero La Falce (Universal), Andrea Rosi (Sony BMG), Pietro Varvello (Elemedia) hanno infine realizzato un dibattito conclusivo in cui è emersa a fronte dell’innegabile stato di crisi anche la possibilità di accedere a nuove e redditive forme di mercato quali quelle preconizzate da Leonhard che devono spingere le aziende che operano nel settore discografico a resistere alla seppur marcata erosione della redditività investendo in innovazione tecnologica e in ricerca e sviluppo non solo tecnica, ma anche e, forse, soprattutto, artistica.
C’è solo da augurarsi che la musica possa continuare a mantenere la propria identità di prodotto senza essere relegata a mero supporto di vendita di altri beni e possa riaffermare con forza il proprio ruolo fondamentale nel campo dell’arte.

La redazione (Raimondo Bellantoni)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.