Diritto di autore e biblioteca musicale: le contraddizioni emerse nel convegno di Reggio Emilia

La tavola rotonda che si è tenuta ieri presso l’Istituto musicale pareggiato “A. Peri” di Reggio Emilia è stata un’importante occasione per discutere delle problematiche connesse al diritto d’autore nelle biblioteche musicali. All’incontro hanno partecipato esponenti di tutte le categorie coinvolte nel campo della creazione e diffusione della cosiddetta musica colta: musicologi, compositori, editori musicali, bibliotecari, rappresentanti della SIAE e di altre associazioni di categoria.
I temi principali sui quali si è dibattuto ruotavano intorno al prestito di spartiti e partiture musicali, alla fotocopia di questo materiale presente nelle biblioteche e alla definizione del concetto di opera rara fuori dai cataloghi editoriali.
Relativamente al primo argomento, ossia il prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato, l’art. 69 stabilisce che esso è libero se effettuato per motivi di studio personale e promozione culturale, eccetto che per gli spartiti e le partiture musicali. Così facendo il legislatore ha posto un limite alla diffusione e allo studio della musica, discriminando questo tipo di opere dell’ingegno rispetto alle altre, per le quali, al contrario, è ammesso il prestito. A questa restrizione si affianca la nuova disciplina in materia di fotocopie introdotta dalla legge 248/2000, che ha modificato l’art. 68 l.a. a norma del quale la fotocopia, effettuata nelle copisterie e nelle biblioteche pubbliche, è ‘libera’ nei limiti del 15% di ciascun volume o fascicolo di periodico. Il problema consiste nel fatto che fotocopiare il 15% di uno spartito musicale spesso non ha senso, a meno che non si ricorra all’escamotage del 15% giornaliero o a persona, fino a realizzare la riproduzione totale dell’opera. Unica possibilità , visto il divieto di prestito e i limiti alla riproduzione fotostatica degli spartiti, è che si tratti di opera rara fuori dai cataloghi editoriali, per la quale è libera la riproduzione integrale. Il problema, a questo punto, diventa individuare le opere non più in commercio interamente riproducibili, in modo semplice e senza ‘giri’ infiniti di telefonate e consultazioni.
Fatte queste premesse è evidente il malcontento dei compositori e dei bibliotecari che operano in ambito musicale: i primi, in questo modo, vedono diminuire le possibilità di studio, ma anche di esecuzione e di diffusione della propria musica; i secondi, invece, sentono sfumare il significato e la necessità della propria esistenza in quanto addetti all’offerta di un servizio pubblico. Gli unici a trarre beneficio da questa situazione sono, apparentemente, gli editori, per i quali – in teoria -aumentano le vendite dei prodotti musicali, poiché i musicisti, non potendo ottenere il prestito di spartiti e non potendo fotocopiarli, sono costretti ad acquistarli. Così non è, tuttavia!
A rendere più complessa e inspiegabile l’intera vicenda è il dato non ufficiale secondo il quale gli introiti della vendita di spariti sono pressoché irrilevanti in termini economici.
Emerge, quindi, la necessità di un dialogo effettivo con le autorità competenti, affinché si individuino le regole e le esigenze peculiari di questo ramo della musica ‘ nello specifico la musica colta – profondamente diverso dalla musica leggera. Da ciò la necessità di studiare il problema e formalizzare richieste e proposte concrete: questo l’obiettivo dell’incontro di ieri.

La redazione

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.