Cinema italiano: mercato in difficoltà . I dati del 2011

Il cinema italiano sta benino. Come e perché lo hanno illustrato giovedì 20 aprile scorso all’Anica in una animata conferenza stampa (cui è seguito un interessante Forum del cinema italiano), il Direttore Generale Cinema del MiBAC Nicola Borrelli, il Presidente dell’Anica Riccardo Tozzi e il Presidente Sezione produttori dell’Anica Angelo Barbagallo.
“Dopo un buon periodo nel quale il cinema italiano ha goduto di un certo successo, adesso dobbiamo credere che stiamo entrando in una nuova fase – ha dichiarato Riccardo Tozzi – i dati dei primi tre mesi del 2012 (e fino al 15 aprile) vanno analizzati con attenzione. Se da un parte il calo delle presenze totali al cinema del 16% va accettato come un dato strutturale, il calo di presenze di spettatori per i film italiani dal 54,92% al 38,47% va registrato ricordandoci che l’anno scorso c’è stato il film di Zalone che ha in qualche modo alterato i ‘numeri'”.
“Penso invece che il prodotto abbia proprio perso appeal” – ha incalzato Barbagallo e Tozzi “Mi preoccupa poi un altro dato che arriva dagli esercenti delle sale: i giovani stanno diminuendo e i giovanissimi quasi scomparendo, mentre c’è un lieve aumento del pubblico anziano”.
Un’analisi accurata dei film prodotti e dei finanziamenti ottenuti è stata fatta da Borrelli, che ha sottolineato le novità metodologiche delle rilevazioni: “Quest’anno abbiamo messo insieme e confrontato i dati dell’ufficio studi del MiBAC e di quello dell’Anica, riuscendo ad elaborare una grande quantità di dati e informazioni sul nostro cinema. Nel 2011 sono stati 132 i film prodotti interamente con capitale italiano (258 milioni di euro) segnando una crescita del 17% sul 2010. Di questi 132, un terzo sono a bassissimo costo (meno di 200.000 euro); solo 31 invece hanno superato i 3 milioni e 500mila euro. In totale i film prodotti nel 2011 sono stati 155, 13 in più rispetto all’anno precedente e anche l’investimento da capitali italiani è stato abbastanza stabile rispetto al 2010, toccando quota 333 milioni di euro”.
Importante il contributo pubblico e soprattutto quello relativo alla norma del tax credit che ha portato alla produzione una cifra intorno ai 68 milioni di euro (21%) che, sommati al contributo pubblico tradizionale (28 milioni di euro), porta a un investimento complessivo dello Stato per il Cinema di 96 milioni di euro, ovvero il 29% degli investimenti italiani complessivi.
La sala si è scaldata sul numero delle opere prime e seconde che hanno usufruito del contributo statale: 40 nel 2011 (incluse delibere 2012 per progetti presentati entro le scadenze del 2011), “troppe” per il produttore Andrea Occhipinti e per Barbagallo, “poche” per la produttrice (uno per tutti Cesare deve morire dei Fratelli Taviani) Grazia Volpi.
Per la prima volta i dati hanno analizzato la ripartizione geografica del consumo in sala di cinema italiano, riscontrando una differenza significativa tra nord e sud: il pubblico del nord Italia, infatti, consuma cinema italiano molto meno, in percentuale, rispetto al Mezzogiorno. Sopra la media nazionale, che è del 37,3%, troviamo regioni come la Basilicata (56,9%) e il Molise (56%), ma anche la Puglia (50,5%) e la Sicilia (47,5%), mentre in coda al consumo di pellicole nazionali ci sono Trentino Alto Adige (24,5%) Friuli Venezia Giulia (28,9%), Lombardia (31,5%) ed Emilia Romagna (32,5%).
Molto problematica anche la programmazione di cinema italiano nelle televisioni, sia generaliste che satellitari e digitali: nel 2011 il canale che ha trasmesso un maggior numero di film italiani è Sky, mentre Rai Uno ha passato solo tre titoli nel prime time.
Se le televisioni devono avere più coraggio nel programmare il cinema italiano (“specialmente come il servizio pubblico che lo produce con Raicinema e poi non lo manda in onda” rileva Tozzi), il dilagare della pirateria sta seriamente compromettendo ogni genere di offerta di cinema (e non ne mancano di offerte legali in rete): “I nostri figli – è sempre Tozzi a parlare – pensano che Internet sia il luogo naturale su cui vedere i film gratuitamente. Ma così si distrugge il cinema, oltretutto abbiamo una parte della sinistra che adotta posizioni demagogiche insopportabili. Il Governo dovrebbe intervenire energicamente contro la pirateria”.
Interessante l’intervento di Nicola Lusuardi dei 100Autori al Forum, che ha ripreso un tema trattato più volte nel corso della giornata, il confronto con il fiorente cinema francese: “La Francia – ha detto Lusuardi – è l’unico Paese che sta cercando addirittura di battere l’Europa per escogitare un piattaforma digitale, noi abbiamo bisogno di una progettualità editoriale con la quale affrontare anche il problema della pirateria che non può essere risolto solo con le sanzioni, bisogna innovare e dare alle tv un contributo creativo”.
Da annotare poi i contributi al forum del presidente dell’Agis Paolo Protti, di quello dell’Anem Carlo Bernaschi, del Direttore della Casa del Cinema di Roma Caterina D’Amico, di Luciana Migliavacca dell’Univideo (“l’homevideo non è morto, è ammalato questo sì e il pubblico non compra film italiani, ma si sono spesi comunque 600 milioni di euro nel 2010”) e di Emanuele Nespeca, presidente dell’Associazione dei Giovani produttori Agpc.
Daniela d’Isa
Fonte: www.siae.it

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.