Alcuni dati dalla survey sul copyright nell’era digitale

Tra i risultati che ho ottenuto dalla mia web-survey sul diritto d’autore nell’era digitale ce ne sono alcuni che invitano a riflettere coloro che del diritto d’autore fanno la loro professione, come avvocati o come semplici consulenti. Si tratta degli ultimi quesiti, ai quali hanno risposto utenti “creativi professionali”, ovvero utenti della rete che non solo immettono in rete contenuti creati da loro ma che lo fanno proprio come attività lavorativa. Da questa tipologia di utenti ci si aspetterebbe una maggior attenzione all’aspetto della tutela dei propri diritti d’autore; eppure le risposte fornite dal gruppo di rispondenti da me intercettati sembrano andare in una direzione diversa.
Il quesito 5.8, ad esempio, chiede se per la diffusione dei contenuti prodotti i rispondenti si rivolgano o meno ad un consulente in diritto della proprietà intellettuale per chiarirsi le idee. Ben il 51% ha risposto di non farlo mai e di preferire “arrangiarsi da soli”; e il 22% ha dichiarato di farlo solo raramente. Questo esito è abbastanza indicativo di come, quantomeno in Italia, l’attività di produzione di contenuti, anche se fatta a titolo professionale, si affidi per tre quarti ad una sorta di “fai-da-te” giuridico che di certo non eleva la professionalità del lavoro; e d’altro canto quest’esito ben si sposa con gli esiti dei quesiti relativi al livello di interesse in materia di diritto d’autore.

Grafico 1

Il quesito 5.10 (ultimo del questionario) ha invece un carattere più che altro esplorativo e intendeva indagare quale sia la reazione più frequente dell’utente creativo professionale che scopre una violazione dei suoi diritti d’autore. Quasi la metà dei rispondenti ha risposto che solitamente “lascia correre, perché la cosa non lo danneggia più di tanto”; e il 45% che solitamente “cerca di rintracciare il responsabile e di contattarlo per sistemare bonariamente la questione”. Solo il 5.5% dichiara di rivolgersi ad un avvocato per avviare un’azione legale, mentre le altre due opzioni (ovvero “rintraccio il responsabile e lo contatto privatamente richiedendogli subito un risarcimento economico” e “mi rivolgo direttamente alle forze dell’ordine per fare denuncia”) hanno raccolto un secco 0%. Emerge dunque un altro dato che di certo non farà piacere agli avvocati: i creativi professionali nel mondo di internet hanno un bassissimo grado di litigiosità e sono piuttosto propensi a risolvere bonariamente e privatamente eventuali problemi di violazione dei loro diritti d’autore.

Grafico 2

Ovviamente, per amor del vero, bisogna ricordare che, per le modalità con cui è stata condotta la websurvey, il gruppo di rispondenti non ha sufficienti requisiti per essere considerato rappresentativo della popolazione italiana di utenti internet. Tuttavia il numero totale dei soggetti che hanno risposto a questi due quesiti (168) invita comunque a fare qualche riflessione sul livellamento che certe expertise stanno subendo con la diffusione di Internet.
Per chi fosse interessato ad avere una panoramica più completa di quanto emerso dalla mia ricerca (compreso un confronto con le risposte fornite dagli utenti non italiani), sul sito www.aliprandi.org/copyrightsurvey potete trovare tutti i riferimenti utili.

Simone Aliprandi

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Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.