Accordo tra discografici e sindacati su retribuzione cantanti

E’ stato siglato un accordo tra i sindacati SLC/CGIL, FISTEL/CISL, UILCOM/UIL ed i rappresentanti delle piccole e medie imprese discografiche (ndr non è stata comunicata la/e sigla/e di rappresentanza delle case discografiche) in merito al trattamento dei cantanti impiegati in sala di registrazione per la realizzazione di supporti musicali destinati alla vendita.
L’accordo del 19 gennaio scorso, in attesa di addivenire ad uno specifico CCNL per il settore, vuole riaffermare il diritto dei cantanti impegnati in sala di registrazione a essere retribuiti in maniera congrua, non dilazionata e non aleatoria – comunque non inferiore al minimale di retribuzione fissato dall’ENPALS – per il proprio lavoro e che sulla base di tale retribuzione vanno calcolati i contributi previdenziali. Inoltre, col proporre nel numero di 2.500 copie commercializzate la soglia sotto la quale non si applicano le fasce contributive previste dal Decreto in oggetto, intende permettere alle piccole/medie etichette italiane di continuare a svolgere la propria meritoria attività culturale.
“Il DM del 29 gennaio 2003 – afferma Tonino Salerno, segretario generale del SIAM, il sindacato artisti della musica SLC/CGIL – prendendo atto dell’assenza di contrattazione collettiva per la categoria dei cantanti impiegati in sala di registrazione e della prassi di retribuire tali prestazioni con compensi dilazionati, legati all’andamento delle vendite dei supporti riprodotti, aveva fissato delle fasce di contribuzione previdenziale correlate alle stesse vendite.”
“Gli effetti di tale decreto sono doppiamente negativi – prosegue il sindacalista. Da una parte esso disconosce il principio secondo cui le prestazioni dei cantanti vanno retribuite in misura correlata alla qualità ed alla quantità dell’impegno prestato in sede di seduta di registrazione ed a prescindere dalle quote di royalties sul venduto eventualmente spettanti, dall’altra, prendendo a riferimento le copie vendute quale base per il calcolo dei contributi previdenziali, si caricano le piccole produzioni di oneri insostenibili, rischiando di soffocarne l’attività di ricerca e di promozione di nuovi talenti che meritoriamente svolgono.”
“Non pochi artisti approdati al successo, ed oggi prodotti dalle major – conclude Salerno – hanno potuto farsi conoscere ed emergere grazie al lavoro delle piccole/medie etichette, per natura e vocazione portate alla ricerca ed alla promozione di nuovi artisti, con l’alto rischio d’impresa che ne consegue. L’accordo è propedeutico ad un prossimo incontro con il governo, nella persona del Sottosegretario del Ministero del Lavoro, durante il quale i firmatari chiederanno di apportare le necessarie modifiche al DM 29 gennaio 2003.”

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.