Pirateria informatica: l’Italia in controtendenza rispetto al drastico aumento a livello mondiale

Comunicato BSA
Secondo il rapporto annuale di IPR per BSA le copie illegali di prodotti software utilizzate nel mondo ammontano al 40% del totale. In Europa la pirateria informatica raggiunge il 37% . L’Italia fa registrare una leggera diminuzione della duplicazione illegale e migliora la propria posizione relativa nella lista dei Paesi Europei dove il fenomeno è più diffuso. Le perdite complessive dovute alla pirateria sono stimate in circa 11 miliardi di dollari.

La pirateria del software aumenta su scala mondiale per il secondo anno consecutivo passando dal 37% del 2000 al 40% del 2001: è quanto emerge dalla settima edizione dello studio IPR condotto annualmente da Business Software Alliance (BSA). Anche in Europa Occidentale la percentuale di software illegale è aumentata del 3% rispetto al 2000, raggiungendo il 37%, cifra cui corrispondono perdite economiche per il settore quantificabili in 2,7 miliardi di dollari (circa 2,9 miliardi di euro). In un panorama non certo rassicurante l’Italia registra un lieve miglioramento riducendo la propria percentuale di software illegale dal 46% al 45%. In termini relativi il nostro Paese migliora di una “posizione” rispetto all’anno precedente nella graduatoria europea degli Stati a maggior tasso di pirateria informatica (quarta tra i “peggiori” anziché terza) non tanto grazie alla riduzione dell’1% realizzata, quanto piuttosto al pessimo andamento del fenomeno in Francia, dove il tasso di pirateria è passato dal 40% al 46% in un solo anno. Quella d’Oltralpe è la peggiore performance europea insieme a quella della Germania, dove la pirateria è passata dal 28% al 34%.

A livello mondiale l’Europa Occidentale presenta tuttavia il secondo minor tasso di pirateria dopo il Nord America, anche se ciò si traduce nel 25% dell’intera perdita finanziaria globale: per questo motivo il problema rimane sentito, come afferma Beth Scott, Vice President di Business Software Alliance Europa: “La pirateria del software continua a rappresentare un problema allarmante per le economie dell’Europa Occidentale privando ogni Paese di posti di lavoro, gettito fiscale e introiti IVA”.

“Il dato italiano non deve illuderci sulla possibilità che la pirateria sia in calo né farci abbassare la guardia rispetto al fenomeno della duplicazione illecita di opere protette dal diritto d’autore” commenta Claudia Pavoletti, Responsabile BSA Italia. “In questi anni la pirateria informatica non solo è aumentata in termini quantitativi, ma ha compiuto un vero salto di qualità in termini di perfezione raggiunta nella contraffazione dei supporti e del diffuso ricorso alla rete Internet per quanto riguarda la distribuzione organizzata delle copie illegali”, ha continuato Pavoletti. “In Italia le Forze dell’Ordine continuano a mettere a segno magistrali operazioni di sequestro e chiusura di numerosi siti pirata ma resta molto da fare sul fronte della tutela legislativa e giudiziaria, attraverso leggi chiare e sentenze che attestino il disvalore di comportamenti che minano creatività , sviluppo e innovazione” ha concluso la responsabile di BSA Italia.

Lo studio indipendente condotto da IPR e annunciato oggi sottolinea l’impatto negativo che il software privo di licenza ha sulle economie di 85 Paesi. Le perdite monetarie causate dalla pirateria a livello mondiale sono diminuite, passando dagli 11,75 miliardi di dollari del 2000 ai 10,97 miliardi del 2001. Tale risultato non deve tuttavia trarre in inganno e far passare l’idea che il fenomeno si stia attenuando o che stia diminuendo la sua gravità . La riduzione delle perdite, infatti, può essere attribuita a una maggiore forza del dollaro sui mercati valutari, ad una tendenza al ribasso dei prezzi del software – fatto che ha reso il prodotto legale più competitivo rispetto ai rischi connessi all’utilizzo di prodotti piratati – e naturalmente agli effetti del rallentamento economico verificatosi su scala mondiale.

In Italia, la vendita dei PC nell’anno 2001 è cresciuta del 9% a fronte di un aumento del 13% delle applicazioni software. Ciò ha determinato la diminuzione dell’1% del tasso di pirateria. Tuttavia le perdite economiche causate dal fenomeno sono cresciute da 422 milioni di dollari (circa 513 milioni di Euro) a 468 milioni di dollari (520 milioni di Euro) prevalentemente perché il mercato IT italiano, secondo quanto confermato in ultimo dai dati NetConsulting, non si è contratto, ma è cresciuto di un significativo 8%, crescita che è pari a circa 4,5 volte quello mondiale ed 1,5 volte quello europeo.

“Alla luce dei risultati allarmanti registrati da IPR, invitiamo l’Unione Europea ad intraprendere nella prossima Direttiva Enforcement – attualmente in preparazione – severe misure al fine di combattere con una legislazione più restrittiva il crescente problema della pirateria” ha incalzato Beth Scott. La BSA – ha concluso Scott – è impegnata in azioni di promozione e sensibilizzazione rivolta ai consumatori e alle istituzioni di tutto il mondo per affermare il concetto che la pirateria è un puro e semplice furto e come tale deve essere affrontato e combattuto”.

Analisi per aree geografiche:

Europa Occidentale: con il 37%, l’Europa Occidentale continua ad essere la seconda regione con il minor tasso di pirateria, anche se a ciò corrisponde la seconda posizione per perdite finanziarie provocate: quasi 2,7 miliardi di dollari (circa 2,9 miliardi di euro), cifra che contribuisce per il 24% delle perdite totali causate dalla pirateria software a livello globale. Le perdite maggiori si sono verificate in Germania (681 milioni di dollari), Italia (468 milioni di dollari) e Francia (527 milioni di dollari). I tassi di pirateria più elevati sono quelli di Grecia (64%), Spagna (49%) e Francia (46%).

L’Italia con un tasso del 45% si colloca al quarto posto nella graduatoria dei Paesi a più alto tasso di pirateria in Europa Occidentale e, rispetto al 2000, guadagna una posizione.

Europa orientale: con il 67% quest’area presenta la maggior diffusione di pirateria di tutto il mondo con un incremento delle perdite monetarie dai 404 milioni di dollari del 2000 agli oltre 434 milioni del 2001. Russia e Ucraina insieme agli altri Paesi della CIS con l’87% si sono confermati come i Paesi con il tasso di pirateria più elevato. La Polonia, il terzo Paese per dimensioni in quest’area, ha ridotto il tasso di pirateria dal 54% al 53%. Con il 43%, la Repubblica Ceca continua ad essere il Paese con la minor diffusione di pirateria.

Nord America: quest’area si conferma come quella con la minore diffusione di pirateria (26%), anche se in crescita rispetto al 25% del 2000. Negli ultimi sette anni il tasso di pirateria è sceso dal 32% al 26%, anche se il Nord America è la terza regione per perdite monetarie con 1,9 miliardi di dollari contro i 2,9 miliardi del 2000. Nel 2001 la pirateria è aumentata negli Stati Uniti di un punto percentuale arrivando al 25%; finanziariamente ciò si è tradotto in perdite per più di 1,8 miliardi di dollari, contro i 2,6 miliardi del 2000. La diminuzione registrata dal 2000 al 2001 è il risultato di diversi fattori: il dollaro è stato più forte sui mercati valutari rispetto ad altre monete, mentre i prezzi del software (espressi in dollari) hanno proseguito la tendenza al ribasso così come avvenuto nel corso dell’ultimo decennio. In Canada il tasso di pirateria è rimasto invariato al 38% e le perdite dovute al furto di software sono ammontate a 189 milioni di dollari contro i 304 milioni del 2000.

Asia e Pacifico: diversi Paesi di quest’area hanno visto aumentare la diffusione della pirateria nel 2001. Le percentuali in Malesia e India sono salite al 70%, nelle Filippine al 63%. La maggior parte degli altri Paesi ha mostrato lievi variazioni: in Indonesia una leggera diminuzione (dall’89% all’88%); in Giappone il valore è rimasto al 37% mentre in Australia è sceso dal 33% al 27%. La Nuova Zelanda, con il 26%, si è confermata come il Paese con il minor tasso di pirateria di tutta l’area Asia e Pacifico. Il Vietnam, con una diffusione di materiale illecito del 94%, continua invece ad essere il Paese al mondo con il tasso più levato. Dal punto di vista economico, le perdite sono aumentate dai 4 miliardi di dollari del 2000 ai 4,7 miliardi del 2001.

America Latina: per il terzo anno consecutivo questa regione ha visto diminuire la diffusione della pirateria, ora al 57%, anche se i suoi effetti sono costati circa 865 milioni di dollari. La maggiore diffusione della pirateria si è registrata in Nicaragua con il 78%, Bolivia (77%) ed El Salvador e Guatemala (entrambi al 73%). In Brasile e Messico, le due maggiori economie dell’area, il fenomeno è sceso rispettivamente al 56% e al 55%; in Argentina, terza economia del continente, è invece salito al 62%.

Medio Oriente e Africa: quest’area ha visto scendere la diffusione della pirateria dal 55% del 2000 al 52% del 2001. Le tre maggiori economie mediorientali (Turchia, Israele ed Arabia Saudita) hanno registrato una flessione del fenomeno; la variazione più significativa ha riguardato in particolare la Turchia, scesa dal 63% del 2000 al 58% del 2001. Israele, con il 40%, è stato il Paese con il minor tasso di pirateria. Il fenomeno ha causato perdite per circa 284 milioni di dollari. L’Africa, in particolare, ha visto un lieve incremento della pirateria, passata dal 52% del 2000 al 53% del 2001. Il Sudafrica, la maggiore economia del continente, ha totalizzato il tasso minore (38%), mentre Kenya (77%) e Nigeria (71%) sono i due Paesi dove il fenomeno è più diffuso.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.