Lotta alla contraffazione e alla pirateria: indagine della ICC di Londra

Il coro congiunto delle maggiori società internazionali reclama il sostegno di governi più determinati nella lotta contro la contraffazione e la pirateria della proprietà intellettuale (IP). Questi i risultati emersi dall’indagine commissionata dalla Camera di Commercio Internazionale di Londra (ICC) alla Cass Business School, City University, per misurare la portata degli sforzi necessari a combattere i due fenomeni che affliggono i mercati internazionali. L’indagine svolta su 48 aziende, in 72 paesi, ha preso in esame 27 categorie di prodotti. I risultati mostrano a quale stadio sono giunti i governi e le società impegnate contro il fenomeno che è divenuto una vera piaga a livello mondiale e ha condotto a considerevoli perdite in posti di lavoro ed entrate fiscali.
La Cass Business School passa al lentino 48 società internazionali
Il Professor Joseph Lampel, il docente della Cass che ha svolto l’indagine in collaborazione con il BASCAP (Business Action to Stop Counterfeiting and Piracy), un’entità creata dalla ICC di Londra, dichiara “sentiamo parlare troppo spesso dei danni provocati dalla pirateria e dalla contraffazione, ma non abbiamo uno spaccato preciso del problema. Questa è la prima indagine di settore che, interrogando direttamente le società , fornisce una valutazione precisa di quali paesi detengono i sistemi migliori (e quali i peggiori) di protezione della proprietà intellettuale”.
Fra le 48 società interpellate, si annoverano business leaders da tutto il mondo, come Peter Brabeck-Letmathe, Chairman & CEO di Nestlè; Bob Wright, Vice-Chairman ed Executive Officer di GE e Chairman & CEO di NBC Universal; Jean-Rene Fourtou, Chairman di Vivendi Universal, France; Jan Muehlfeit, Vice President Corporate Strategy di Microsoft EMEA; Raaja Kanwar, Vice Chairman di UFO Moviez, India; David Lakobachvili Chairman di Wimm-Bill-Dann Foods, Russia.
Risultati
Top ten: la pagella dei migliori e dei peggiori. Dei 72 paesi osservati nell’indagine, l’Italia risulta al 13° posto fra quelli che posseggono un sistema forte per combattere la pirateria e il furto della proprietà intellettuale (IP). Ai primi posti Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia. La Cina è la più debole, preceduta da Russia, India, Brasile, Indonesia, Vietnam, Taiwan, Pakistan, Turchia e Ukraina.
Il ruolo dei Media. Uno dei dati più interessanti emersi dall’indagine riguarda il ruolo determinante dei media, la cui negligenza e disattenzione verso il fenomeno può influenzare negativamente la sensibilità pubblica ed istituzionale rispetto alla necessità di combatterlo. Per contro, in quei paesi dove il sistema di tutela dell’IP è migliore, si nota l’influsso positivo dei media che, denunciando il fenomeno, lo rendono macroscopico e contribuiscono in tal modo a far crescere la consapevolezza pubblica.
Il ruolo dei governi. Un’assenza di volontà nel perseguire gli obblighi internazionali di tutela dell’IP è un comune denominatore fra i paesi “peggiori” della classifica. Laddove sussiste invece una mutua e solida collaborazione fra le autorità ed i cittadini, la salvaguardia dell’IP è decisamente più efficace.
Aumentare gli investimenti teconologici. Le società che hanno partecipato all’inchiesta indicano negli investimenti tecnologici il fattore chiave delle strategie di lotta alle produzioni illecite: il 50% dei budget allocati per Ricerca&Sviluppo vengono investiti in tecnologie anti-pirateria e per differenziare la produzione.
Cina: il “covo dei pirati”
“Quei paesi la cui economia dipende massicciamente dagli investimenti stranieri, come la Cina, devono prestare maggiore attenzione e dimostrare più sensibilità verso le iniziative internazionali anti-pirateria” conclude il Professor Lampel. “Gli investimenti stranieri sono oggi uno dei motori di sviluppo economico principale. L’indagine condotta dimostra come l’attitudine favorevole verso la protezione intellettuale si ripercuota sulla volontà delle società di investire in attività produttive di beni e servizi ad alto valore aggiunto. I paesi che accusano più debolezza nella protezione della proprietà intellettuale dovrebbero prendere consapevolezza della priorità di legiferare in questa direzione, se vogliono attirare commesse di capitali stranieri e promuovere lo sviluppo di attività ad alto valore aggiunto”.
La versione integrale dell’indagine è disponibile su richiesta
http://www.iccwbo.org/bascap/id1127/index.html

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.
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