La Corea del Sud lotta contro la pirateria. Anzi no.

SEOUL ‘ I coreani che vogliono evitare che la Microsoft e la polizia scoprano che stanno usando software piratato ricorrono ad un vecchio trucco: scappano!
Solo pochi giorni fa ad Incheon, una città vicino a Seoul, investigatori della polizia locale con il permesso di controllare il software montato sui PC degli impiegati di un’azienda locale vi sono entrati quatti quatti da una porta sul retro, ma il centralista si è prontamente premurato di telefonare ai vari interni, sicché la polizia si è trovata di fronte a molte porte chiuse. Non che non ne abbia trovate di aperte, e in queste ha riscontrato violazioni alle licenze software per $42.000.
Ma questa situazione da gatto col topo in questa parte del globo non è affatto anormale. Sembra di essere tornati all’epoca del proibizionismo negli Stati Uniti d’America: il governo cerca di far rispettare la legge, ma le simpatie dell’opinione pubblica sono per coloro che la violano.
Con una percentuale di prodotti piratati che sfiora il 50% del totale, il governo locale si è dato un gran da fare di recente per implementare una legislazione piuttosto carente in materia di proprietà intellettuale.
Così il Computer Program Protection Act ha rafforzato la legislazione esistente, e per di più lo scorso ottobre si è concesso al Ministero per l’informazione e la comunicazione di condurre investigazioni private nell’ambito della pirateria legata all’IT, investigazioni prima riservate all’ufficio del Pubblico Ministero.
Eppure le cose non sono poi cambiate di molto. Investigatori mandati a controllare gli uffici di un’azienda si sono trovati le porte degli uffici chiuse a chiave, le luci spente. In realtà i dipendenti stavano solo attendendo che gli investigatori si allontanassero per tornare al lavoro.
Così ora lo sport nazionale è farsi un amico tra gli ufficiali governativi, così da avere delle soffiate sul giorno preciso in cui aspettarsi un controllo da parte degli ispettori.
Peraltro va sottolineato che le multe inflitte alle aziende rimangono al governo sud-coreano. La Microsoft, la vera vittima di queste violazioni su larga scala, deve a quel punto portare avanti un’azione civile, sperando che nel frattempo le aziende multate non riescano a raggiungere un accordo col governo stesso per una risoluzione delle pene sia civili che penali.
Ed intanto il governo sud-coreano si sta convertendo alle gioie dell’open source…

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.