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FAPAV presenta la prima ricerca dell’industria audiovisiva sulla pirateria cinematografica in Italia

La pirateria on-line è un problema economico, sociale e culturale: segna profondamente lo scenario produttivo ed è arrivato a modificare la nostra percezione di questo reato.
La FAPAV, in collaborazione con IPSOS ASI, ha presentato il 16 aprile scorso a Roma i dati della prima indagine sulla pirateria cinematografica in Italia. Una ricerca che parte dal problema, lo analizza, lo classifica, ne individua i mali e i possibili rimedi.
La maggioranza di chi ruba un’opera cinematografica in rete sa di commettere un reato e sa anche che, in presenza di reali sanzioni, si comporterebbe diversamente.
Le risultanze della ricerca infatti indicano che l’intero campione intervistato tollrei la pirateria perchè “si tratta di una pratica non sottoposta a particolari controlli”. Non si ha notizia di sanzioni e questo reato si consuma protetti da un senso di immunità .
Il 32% del campione di 2000 individui intervistati si è dichiarato in qualche modo pirata, sia per i file scaricati dalla rete (21% del totale), che per i DVD comprati sulle bancarelle (17%) o per la cosiddetta pirateria indiretta (24%), vale a dire i film pirata visti o prestati da amici.In più ognuno ha dichiarato di aver esercitato almeno una volta tutte e tre le forme di pirateria.
Domina sempre di più Internet: la pirateria fisica è in calo e quella digitale in aumento: il 20% vede film illegalmente scaricandoli mentre il 3,8% solo li guarda in streaming. I film più visti sono soprattutto di prima visione, almeno nel 60% dei casi (e il 20% di questi non è ancora al cinema), mentre un 30% è costituito da titoli più vecchi.
Infine la quantificazione dei danni subiti dall’industria cinematografica, che ammonterebbero a circa 535 milioni di euro.