Il software

A cura di Laura Chimienti

Ultima revisione (del redattore): 3 gennaio 2014

Le nuove creazioni intellettuali che accompagnano e promuovono lo sviluppo della società dell’informazione rendono necessario un continuo ammodernamento della normativa che regola il diritto d’autore. Soprattutto la nascita dell’informatica con le sue successive e conseguenti applicazioni anche ai sistemi di comunicazione polarizza l’attenzione dei massimi giuristi internazionali (vedi nota 1): la dottrina ha dovuto capire l’evoluzione scientifica e in contemporanea ha sviluppato ampi trattati sulla materia con l’obiettivo di superare le difficoltà di inquadramento e regolamentazione, in presenza di aspetti tecnici lontani dalla tradizionale formazione culturale del giurista.

Tutto questo sta avvenendo dopo anni di applicazione di consolidati principi che erano riusciti a dare confacente disciplina a quelle tecnologie inventate dalla old economy che avevano promosso lo sviluppo industriale di settore a partire dall’invenzione delle trasmissioni radiofoniche sino alla grande rivoluzione informatica.

Ancora prima di questo periodo le due grandi novità, intervenute dopo l’invenzione della stampa, peraltro correlate tecnologicamente, erano state l’invenzione della fotografia e della cinematografia.
Un cammino quindi in salita quello che ha sempre dovuto percorrere il diritto d’autore, che è una delle discipline giuridiche fra quelle che sembrano necessitare, molto più di tutte le altre, di modifiche per tenere il passo con l’evoluzione dei tempi. La sua principale peculiarità credo che sia da individuare nella necessità di essere il ponte fra l’esternazione della creatività intellettuale e della inventiva tecnologica, ambedue frutto del genio umano che accresce le conoscenze teoriche e individua sempre nuovi e più sofisticati modi di uso di beni ed energie presenti in natura.

L’attuale momento è pertanto da avvicinare e confrontare con un passato abbastanza recente, che ha visto la necessità di fare sforzi notevoli per regolamentare gli interessi sovente contrapposti degli utilizzatori e dei titolari di diritti sulle opere.

Il primo problema che si pone al giurista è relativo alla individuazione del bene frutto di creazione intellettuale e della sua collocazione all’interno di un determinato sistema di tutela (vedi nota 2).

Il software in quanto privo, dal punto di vista fisico, di corporalità è da inquadrare nella categoria dei beni immateriali ed è perciò tutelabile come oggetto di diritto di autore o di brevetto.
Per poter operare una scelta all’interno delle due diverse discipline si deve tenere presente che le regole da imporre per una efficace tutela devono essere armonizzate a livello internazionale e comunitario ricorrendo a un sostanziale ammodernamento del diritto e per ciò stesso viene naturale indirizzare la scelta verso il diritto d’autore, da preferire al sistema brevettuale. Infatti l’interesse a una tutela nell’ambito di questa disciplina deriva soprattutto dal fatto che conferisce protezione al bene senza necessità di formalità legali costitutive di diritti, il che rende agevole la protezione nella nazione di origine della creazione e consente una altrettanto facile estensione di protezione a livello mondiale, mediante le regole internazionali date dalle convenzioni e dai trattati sulla materia, che globalizzano efficacemente la protezione.Un diverso assetto, quale poteva essere quello di indirizzare la tutela verso il brevetto, avrebbe posto barriere alla libera circolazione internazionale del software, con la necessità della formalità della brevettazione da reiterare nei tempi e modi previsti da ciascuna diversa nazione. Inoltre sarebbe emersa la non trascurabile difficoltà, anche all’interno dell’ordinamento nazionale, di individuare i parametri di novità e industrialità necessari per l’attribuzione delle esclusive

Gli Stati Uniti D’America e il Computer Software Amendment Act. La disciplina europea e la sua applicazione in Italia

La breccia per la tutela nell’ambito del diritto d’autore è stata aperta dagli Stati Uniti nel 1980 con il Computer Software Amendment Act e ha necessariamente condizionato le altre normative nazionali. Infatti il continuo interscambio di software ha posto in luce la necessità di una omogeneizzazione fra le varie legislazioni.

La Comunità Economica Europea ha anch’essa scelto la strada del diritto d’autore in materia di programmi con la Direttiva 91/250/CEE, il cui articolato è stato recepito quasi integralmente nel nostro ordinamento giuridico con il D.Lgs. 518 emanato il 29 dicembre 1992 che ha novellato la legge sul diritto d’autore n. 633/41 (l.d.a.).

A seguire si sono solo marginalmente interessate della tutela del software, per prima la direttiva sul noleggio e il prestito 92/100/CEE, che all’art. 3 precisa che per il noleggio di programmi per elaboratore o loro copie rimangono vigenti le preesistenti disposizioni (art. 4 lett. c) della Direttiva 91/250/CEE, e quindi le Direttive 93/98/CEE, sulla armonizzazione dei termini di durata del diritto economico d’autore che, con l’art. 11, ha abrogato l’art. 8, concernente gli specifici termini di durata dei diritti economici del software, e 96/9/CE, sulle banche di dati, che, all’art. 2, lett. a), ha previsto che la disciplina comunitaria sui database si applichi, fatta salva la normativa comunitaria concernente la tutela giuridica dei programmi per elaboratore.

In Italia, successivamente al recepimento della prima direttiva comunitaria, la 91/250/ CEE, il 3 gennaio 1994 è stato emanato il DPCM n. 244 che ha stabilito le modalità di tenuta del Registro pubblico speciale dei programmi per elaboratore.
Sono poi seguiti il D.Lgs. del 15 marzo 1996, n. 205, che ha modificato alcune delle norme introdotte nella LDA dal D.Lgs. 518/92 e la recentissima legge del 18 agosto 2000, n 248.

Tutti questi atti normativi, nessuno escluso, sono le fonti di diritto relative alla tutela giuridica del software. Ciò non di meno le fonti di maggior rilievo, quelle quindi che non possono essere disattese dalla normativa nazionale sono le direttive europee.

Vediamo in breve gli aspetti salienti della tutela del software.

Autore
Sono protetti e quindi oggetto di diritto d’autore tutti i software che abbiano un carattere creativo inteso come carattere di originalità rispetto ad altri software preesistenti, in qualsiasi modo e forma espressi.

In Italia autore del programma è la persona fisica che lo ha creato. Quando alla concreta realizzazione creativa collaborano in modi indistinguibili più soggetti, cosa che accade con notevole frequenza nel caso dei programmi per elaboratore, si considerano tutti coautori dell’opera in comunione. Si può parlare di opere collettive solo quando vi è la riunione di più software o parti di software, che hanno carattere di creazione autonoma, finalizzata a un determinato scopo: è comunque abbastanza rara l’esistenza di opere collettive in questo ambito.
In caso di contestazione della paternità è necessario dare prova che si è autore del software, per soddisfare a questa esigenza e anche altri fini, è stato previsto dalla legge uno strumento con finalità probatorie, il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore.

Diritti
Secondo i principi generali, fissati dalla l.d.a., all’autore dovrebbero competere, oltre ai diritti morali (paternità, ecc.), anche i diritti di utilizzazione economica; per taluni generi di opere questa previsione non opera automaticamente, in particolare per il software e per le banche di dati esiste una norma specifica (art. 12 bis LDA) in base alla quale i diritti di utilizzazione economica spettano di norma al datore di lavoro quando la creazione del lavoratore è il risultato dell’adempimento delle sue mansioni.

I diritti di utilizzazione economica conferiscono, a chi ne è titolare, la possibilità di trarre profitto economico dal risultato del proprio lavoro intellettuale e consentono, al di là dei risvolti economici, di disporre pienamente della propria opera fino al potere di vietarne ai terzi l’utilizzazione.

Se si decide di utilizzare l’opera lo si può fare in tutte le forme e modi (purché non in violazione di leggi): da qui deriva che i diritti di utilizzazione non possono venire definiti ma solo esemplificati.
È realtà, però, che, a seconda del genere, le opere abbiano, per così dire, forme di utilizzazione abbastanza standardizzate: l’opera drammatica è rappresentata, il romanzo è pubblicato per le stampe, il film viene proiettato nelle sale cinematografiche. A queste forme principali di utilizzazione se ne affiancano di secondarie spesso ugualmente produttive di proventi per l’autore o per i suoi aventi causa, le riproduzioni su supporti audiovisivi, le radiodiffusioni, le comunicazioni al pubblico con i nuovi media.

Anche il software soggiace a queste logiche: le riproduzioni in forma stabile su supporto o temporanea sulla memoria del computer e le concessioni in uso agli utilizzatori sono le principali forme di utilizzazione, si possono inoltre aggiungere ulteriori modi di sfruttamento come gli adattamenti, le trasformazioni, le modificazioni di software originali per dar vita a un software nuovo o la locazione/noleggio, sia del software che di sue copie.

Le molteplici possibili forme di utilizzazione hanno caratteristiche del tutto peculiari, infatti, come già messo ampiamente in evidenza, a differenza della maggior parte delle altre opere dell’ingegno, il software non è destinato a soddisfare interessi culturali o di spettacolo ma è strumento di lavoro, inserito, oramai, in modo essenziale nelle attività quotidiane.

La Riproduzione è la primaria forma di utilizzazione di qualunque software che sia destinato all’uso da parte di più soggetti. Si realizza questa ipotesi nel caso di software pacchettizzato e immesso in commercio o quando viene utilizzato in rete attraverso il collegamento a un server.Strettamente connesso alla riproduzione è l’uso del programma per la realizzazione delle finalità per le quali è stato concepito.

Diritto esclusivo d’uso
La legge sul diritto d’autore italiana non definisce e regolamenta come diritto esclusivo l’uso del software. Anche la normativa comunitaria non contiene disposizioni specifiche nel testo della direttiva. Ciò non toglie che dovrebbe essere possibile abbozzare con sufficiente approssimazione una definizione di diritto di uso, attraverso l’esame delle precisazioni inserite nel testo dei considerano e di quanto stabilito e dagli articoli 5 e 6 della direttiva, questi ultimi successivamente trasposti nella LDA agli artt. 64 ter e 64 quater.
Nella pratica corrente, infatti, quando si parla di uso si indica la facoltà di far eseguire a un programma le funzioni necessarie a conseguire un’utilità predeterminata o comunque realizzabile.
Quindi è necessario vedere se per i programmi, possa individuarsi un diritto di «uso», quali ne siano le estensioni e/o i limiti e se abbia le caratteristiche di esclusività.
I diritti esclusivi previsti nella Lda sono “diritti di godimento e disposizione che si estrinsecano nell’esercizio di alcune facoltà: per esempio utilizzare economicamente comprende la facoltà di stipulare contratti, eseguire e rappresentare comprendono le facoltà connesse alla messa a disposizione del pubblico dell’opera attraverso anche il necessario adattamento dell’opera per la mediazione interpretativa degli artisti in spettacoli ecc…

Questi diritti sono detti «esclusivi» perché escludono, dal godimento soggetti diversi da quelli che, in base a qualunque atto o fatto, sono titolari del diritto stesso.
Per esempio, per la «proprietà», che è il più tipico ed esteso diritto esistente, l’art. 832 c.c. dice: «Il proprietario ha il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo…
A tal fine partiamo dall’assunto che per «uso», in generale, si intende l’utilizzazione materiale di un bene per il raggiungimento di uno scopo, di un risultato voluto dal soggetto e che a lui porta un vantaggio (vedi nota 3).

Gli articoli della Lda, ante D.Lgs. 518/92, non regolamentavano nulla che potesse classificarsi come «uso» di un’opera in questo senso.
Solo con l’introduzione della normativa sui programmi per elaboratore si parla di un vero e proprio uso del programma come attività a sé stante, ma, peraltro, mai autonoma: chi ha il diritto di uso di un software può esercitarlo, talune volte ma non necessariamente, in collegamento con altri atti giuridici propedeutici come la vendita, il noleggio, atti non concepibili comunque, nel caso che siano messi in essere, se non collegati e finalizzati al diritto di uso diretto o da parte dei terzi cessionari. È possibile però anche l’acquisizione della sola e autonoma possibilità di uso svincolata dal realizzarsi delle appena citate ipotesi, è questo il caso dell’acquisto di licenze d’uso di programmi pacchettizzati che diano luogo alla mera consegna al licenziatario del supporto contenente il programma, supporto che non entra nel possesso del licenziatario.

Quanto alla dimostrazione dell’autonomia del diritto di uso dagli altri diritti è intuibile anche per l’esistenza delle specifiche disposizioni degli artt. 64-ter e quater del D.Lgs. 518/92 che sembrano proprio voler disciplinare, in modo addirittura minuzioso, ogni possibile ed autonoma forma di esercizio del diritto di uso. In particolare vanno esaminati (art. 64-quater, commi 1 e 2) in modo particolare i possibili casi pratici sotto due differenti aspetti:

a) concessioni: non sono soggette ad autorizzazione le riproduzioni, traduzioni ecc. se necessarie per l’uso del programma nonché la decompilazione se necessaria per l’interoperabilità;
b) limitazioni all’utilizzo delle informazioni acquisite ai fini del conseguimento dell’interoperabilità: utilizzo limitato al fine perseguito, esclusione dei terzi dalla conoscenza delle informazioni note e infine divieto di utilizzo a fini di plagio del programma analizzato.

Per concludere esaminiamo ora se il diritto di uso di programmi può considerarsi diritto esclusivo. Si ritiene di poter asserire che così sia per il fatto che solo l’autore o altro titolare può esercitarlo: concetto ribadito dai commi 1 e 3 dell’art. 64-ter e anche dal comma 1 dell’art. 64-quater, disposizioni nelle quali si parla sempre di «autorizzazione del titolare dei diritti».

Le disposizioni contenute in alcune leggi europee ed extracomunitarie confortano quanto appena detto. In particolare la legge spagnola, Décret royal n° 1/1996 del 12 aprile 1996, all’art. 99, ha specifici riferimenti proprio a proposito del diritto di uso, infatti precisa per esempio che la concessione non ha carattere esclusivo e intrasmissibile e che si presume abbia come scopo unico il soddisfare le esigenze dell’utilizzatore.

Negoziazioni
La cessione dei diritti di sfruttamento economico dei programmi per elaboratore può essere fatta in piena libertà dall’autore o dai suoi aventi causa, attraverso le forme contrattuali e non contrattuali (es. donazione) ritenute più idonee, purché non in contrasto con disposizioni vincolanti in materia di diritto d’autore o fissate da altre leggi. Quindi vige la piena libertà contrattuale così come libera è la forma dei contratti. La prova (vedi nota 4) della trasmissione dei diritti è data dal documento scritto ad probationem non ad substantiam, l’assenza del documento scritto non esclude automaticamente l’acquisto dei diritti: ne deriva l’esclusione della possibilità della prova testimoniale e presuntiva mentre è ammessibile la prova per confessione e per giuramento.

La più diffusa forma di trasferimento della possibilità di servirsi di un software, dal titolare dei diritti d’autore all’utente, è la licenza d’uso.

La licenza d’uso, come dice la sua stessa titolazione, è strettamente correlata al c.d. diritto di uso. Ulteriori approfodimenti su questi aspetti saranno oggetto di una successiva prossima pubblicazione in questo portale, che esaminerà anche i casi di software libero, cioè quel software che è messo a disposizione di tutti senza che sia da richiedere preventiva autorizzazione al suo utilizzo o che sia da pagare un compenso monetario.

Violazioni dei diritti

Contro le violazioni di diritti d’autore sul software è possibile ottenere soddisfazione in sede civile ricorrendo alle disposizioni contenute negli artt. 156 e 170 della l.d.a. (vedi Le difese e le sanzioni).

La tutela penale, per illeciti commessi a fine di profitto, è assicurata dall’art. 171-bis, introdotto nella Lda dal D.Lgs. 518/92 successivamente modificato con D.Lgs. 205/96 e ora sostituito con le nuove disposizioni previste dall’art. 13 della legge 18 agosto 2000, n. 248, in via residuale in caso di dolo generico si applica l’art. 171 che ha, da sempre, offerto una tutela penale alle violazioni in materia di diritto d’autore.

Registro pubblico dei programmi per elaboratore*

L’art. 6 del D.Lgs. 518/92 ha affidato alla S.I.A.E. la tenuta di un Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore.
Con uno specifico regolamento sono state determinate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri le modalità di tenuta del Registro (D.P.C.M. n. 244 del 3/1/94 pubblicato nella G.U. 22 aprile 1994, n. 93).

In materia di diritto d’autore le formalità non sono una novità: erano già previste all’epoca dei privilegi librari e nelle legislazioni successive con la volontà di far acquistare all’autore diritti sull’opera per effetto della sua dichiarazione di volontà; sono state poi riprese dalla legge del 1925 in forma di obbligo e con efficacia analoga a quella delle trascrizioni immobiliari (soprattutto tesa a dirimere il conflitto fra più acquirenti dalla stesso autore), e da ultimo nell’attuale legge emanata nel 1941 con valenza di testimoniare l’esistenza dell’opera e di invertire l’onere di provarne titolo, natura e paternità. Questa ultima forma di pubblicità legale, così come è oggi strutturata, è stata condizionata, nella sua concezione giuridica, dalla adesione di inizio secolo dell’Italia alla Convenzione di Berna. Il testo di Berlino (1908) della Convenzione sopprimeva infatti le formalità e anche oggi la nascita e l’esercizio dei diritti d’autore debbono essere, per gli Stati aderenti, svincolati da formalità.

I diritti dell’autore di qualunque opera e quindi anche dell’autore di software nascono e sono esercitabili per il solo fatto della avvenuta creazione.L’autore dovrà comunque provare di aver creato il programma, che è un bene immateriale. Per i beni materiali i fatti che concernono la costituzione e il trasferimento dei diritti possono essere conoscibili ai terzi, attraverso una forma di pubblicità di fatto costituita dal possesso o dal trasferimento del possesso e questo costituisce un «vantaggio»: anche per tali beni esistono comunque, come noto, forme di pubblicità legale. È quindi con il fine di creare una forma di certezza anche in materia di programmi per elaboratore che è stato predisposto un meccanismo di pubblicità legale non obbligatorio che dispiega i suoi effetti a tutela dei diritti d’autore e dà a tutti la possibilità di conoscenza mediante «una segnalazione continuativa che trascende l’istantaneità del momento di pubblicazione, consentendo a ciascuno di informarsi in un tempo indefinito» (Fulvio Mastropaolo, Voce «Registrazione atti», in Enciclopedia del diritto, Giuffrè); il che consente di superare lo «svantaggio» conseguente alla immaterialità del bene.

Una delle valenze di questa pubblicità è quella di evitare, quindi, all’autore della registrazione l’onere di provare le notizie risultanti nel registro, l’altra è di rendere pubblici questi fatti giuridici.
Si tratta di una forma di pubblicità notizia che non produce un effetto suo proprio e autonomo ma si somma e si sovrappone a quello già prodotto dall’atto della creazione.

Sono registrabili, oltre ai programmi creati in Italia, i programmi provenienti dall’estero per l’utilizzo in Italia. Infine, si possono registrare anche i programmi derivati o elaborati da programmi originari.

La previsione della possibilità di registrare i programmi provenienti dall’estero, costituì all’epoca dalla emanazione del DPCM 244/94 una novità legislativa che valutava positivamente l’interesse a consentire la pubblicità legale del software, qualunque ne fosse il Paese di origine. Oggi, anche la recente riforma (L. 218/95) del sistema italiano di diritto internazionale privato ha reso possibile per tutti i generi delle opere dell’ingegno la pubblicità legale degli atti di costituzione, trasferimento e estinzione di diritti reali sui beni immateriali creati e pubblicati all’estero (art. 55 L. 218/95).

La registrazione di un programma si chiede facendo apposita domanda alla SIAE e depositando contestualmente un esemplare del programma riprodotto su disco ottico (CD-ROM). Perché il programma possa essere registrato, è necessario che sia stato pubblicato, intendendosi per pubblicazione il primo atto di esercizio dei diritti esclusivi (art. 6 del D.Lgs. 518/92), il che, ad esempio, avviene con la consegna al committente del programma commissionato o con la concessione di licenze d’uso.
Soggetti legittimati a richiedere la registrazione del programma sono l’autore o, nel caso di software creato in rapporto di lavoro dipendente (art. 12 bis della LDA), il datore di lavoro o, infine, il titolare di diritti di utilizzazione economica per il software importato o proveniente da uno dei Paesi della UE.

L’art. 4 del DPCM 244/94 con un richiamo all’art. 104 della LDA prevede la possibilità di registrare o, per meglio dire, trascrivere una predeterminata tipologia di atti, aventi ad oggetto i programmi per elaboratore: anche in questo caso la trascrizione è facoltativa.

È possibile esclusivamente la trascrizione di atti tra vivi che riguardino il trasferimento di titolarità di diritti o del complesso dei diritti di utilizzazione economica, la costituzione di diritti reali di godimento o di garanzia sui diritti d’autore del programma (ad esempio, l’usufrutto o il pegno) e, per finire, la divisione o la messa in società di diritti d’autore (un esempio di divisione può essere lo scioglimento della originaria comunione – art. 10 LDA – esistente su una creazione di più coautori da loro realizzata con contributi indistinguibili ed inscindibili).

Gli atti di cui sopra sono da considerare di per se stessi fattispecie traslative (o costitutive) di diritti del software. Infatti, il sistema giuridico italiano della negoziazione è informato, per la quasi totalità, al principio del consenso traslativo: trasferimenti (o costituzione) di diritti si realizzano per effetto del consenso delle parti manifestato legittimamente e nella forma prescritta.

I sistemi di pubblicità di atti in diritto d’autore rendono unicamente possibile la conoscibilità legale delle vicende giuridiche che concernono le opere dell’ingegno in generale e il software in particolare. Hanno quindi finalità probatoria e garantiscono meglio la circolazione dei diritti sull’opera software. La trasparenza delle negoziazioni che si acquisisce con le trascrizioni nel Registro svolge una duplice funzione di garanzia sia nei confronti di chi acquista da chi ha trascritto, sia nei confronti dello stesso acquirente se trascrive l’atto di acquisto. La trascrizione è inoltre titolo probatorio in sede giudiziale.
Per contro la trascrizione non avendo alcuna efficacia costitutiva non sana eventuali vizi che rendono l’atto nullo o annullabile.

La trascrizione di un atto si chiede con la presentazione all’Ufficio del Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore di una copia autentica dell’atto o dell’originale della scrittura privata con le firme autenticate accompagnata da una «dichiarazione» (art. 4 p. 2 del DPCM 244/94) nella quale sono contenuti gli elementi essenziali dell’atto.
Non si dà quindi pubblicità integrale all’atto ma solo per estratto e la «dichiarazione» del richiedente la registrazione è il mezzo utilizzato per produrre la pubblicità.
Legittimato a richiedere la trascrizione e a presentare la «dichiarazione» è chiunque abbia interesse in tal senso; per procedere alla trascrizione è necessario comunque che l’atto abbia ad oggetto un programma precedentemente registrato.

Conclusioni
È interessante osservare, per poter giustamente valutare l’efficacia pratica delle formalità in diritto d’autore, la loro sapiente collocazione nell’ambito della L. 633/41.

Il titolo I e II della l.d.a. sono destinati a individuare soggetti e oggetto della tutela sia nel diritto d’autore sia nel diritto connesso; vengono definiti e regolamentati i diritti nascenti in capo ai titolari originari su opere e prodotti. La legge, in buona sostanza, determina qual’è la situazione giuridica finchè i diritti permangono in capo al titolare originario.
Poi prima di trattare (tit. III cap. II) della trasmissione dei diritti di utilizzazione (inter vivos o mortis causa) si è ritenuto essenziale introdurre regole in materia di pubblicità legale delle opere dell’ingegno (tit. III cap. I).

Le formalità sono quindi inserite fra la fase statica e la fase dinamica del diritto d’autore. Di conseguenza, con riferimento alla fase statica (titolarità originaria del diritto) servono a consolidare la preesistente situazione giuridica dell’opera, invertendo l’onere di provare il fatto della creazione, della pubblicazione e rendono noto il nome dell’autore.
Nella fase dinamica (titolarità derivata del diritto) il registro software e i registri in generale assumono la configurazione di strumento di certezza negoziale consentendo di meglio garantirsi nella trasmissione dei diritti e nei successivi passaggi.

Questa regolamentazione giuridica ha quindi una efficacia poliedrica; come si è visto per l’autore del software ha funzione probatoria, per gli acquirenti i diritti sull’opera ha funzioni garantiste delle negoziazioni. Ma ha anche una sua valenza sul piano sociale: reputa legittimo l’interesse dei terzi a conoscere l’esistenza di un software, la titolarità originaria e derivata dei diritti e quant’altro risulta dai Registri.

* Estratto da L. Chimienti, in Il diritto d’autore oggi, Il Software e La Sua Pubblicità Legale, edizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria

NOTE:
[1] In Italia: Giuseppe Sena, Software: Problemi di definizione di protezione giuridica, in Riv. Dir. Ind., 1983, II, p. 479; Mario Fabiani, Software: prodotto dell’ingegno in cerca di protezione, in Dir. Inf. 1989, pag 561; Guido Alpa, La tutela del software, Giuffrè 1984.
[2] Paola A. E. Frassi, in Creazioni utili e diritto d’autore, Programmi per elaboratore e raccolte di dati, Giuffrè 1997, pag. 304, evidenzia come la scelta dell’adottare per il software la disciplina del diritto d’autore sia da riferire all’applicazione del criterio “della presenza di una creazione intellettuale” e per arrivare a questa conclusione l’autrice osserva come ad esempio in Germania “pur non essendovi una espressa previsione nell’Urhebergesetz, esiste un consolidato filone di pensiero secondo il quale la destinazione dell’opera è priva di rilievo ai fini della sua protezione“.
[3] Cfr. Laura Chimienti, La tutela del software nel diritto d’autore, Giuffrè 2000
[4] Cfr. Mario Fabiani, Forma degli atti di trasferimento e adempimenti amministrativi, in I contratti di utilizzazione delle opere dell’ingegno, Giuffrè, Milano.

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