Home » La Guida al diritto d’autore » Le società di gestione collettiva

Le società di gestione collettiva

A cura dell’Avv. Giovanni d’Ammassa

Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2016

1. Introduzione

Il diritto esclusivo dell’autore di sfruttare economicamente la propria opera, o di autorizzare dei terzi a farlo, costituisce un elemento fondamentale del diritto d’autore.

I diritti patrimoniali sono difficili da esercitare individualmente: tra essi, in primo luogo, il diritto di esecuzione pubblica di opere musicali, la cui fruizione non implica necessariamente un rapporto diretto con l’autore poiché l’opera musicale è facilmente utilizzabile al di fuori del suo controllo.

Questa particolare utilizzazione di massa, effettuata da una moltitudine di persone che non sono quasi mai identificabili dal singolo titolare dei diritti , rende facilmente ignorabili le sue pretese economiche, non solo da chi non vuole riconoscergli i compensi, ma anche da chi, in buona fede, non lo conosce e non potrebbe raggiungerlo per una contrattazione.

L’innovazione tecnologica ha aggiunto nuove modalità di utilizzo delle opere, rendendo praticamente impossibile per un singolo autore controllare che della sua opera non si faccia uso attraverso la radiofonia, la televisione, il satellite, le reti informatiche.

È anche impossibile per gli utilizzatori, dato il gran numero delle utilizzazioni e le condizioni in cui hanno luogo, trovare in tempo utile i titolari dei diritti, domandare la loro autorizzazione, negoziare il compenso economico e le altre condizioni di sfruttamento.

Per questi motivi gli autori si sono riuniti creando delle società di intermediazione, alle quali viene affidata la gestione di alcuni diritti di utilizzazione economica delle opere,come per esempio quelli di rappresentazione teatrale, di pubblica esecuzione, comunicazione al pubblico e riproduzione delle opere musicali, di lettura in pubblico delle opere letterarie, ecc.

Le società di gestione di ciascun paese si sono poi collegate tra loro, tramite mandati di reciproca rappresentanza dei repertori tutelati. Ciò comporta un enorme vantaggio per l’utilizzatore, che può richiedere la licenza di utilizzazione di repertori stranieri alla società di gestione collettiva del proprio paese di residenza, per esempio.

2. La gestione collettiva nel diritto d’autore

Le società di gestione collettiva sono diventati organismi indispensabili per la determinazione, il controllo, la riscossione e la ripartizione dei proventi ricavati dall’utilizzo delle opere dell’ingegno.

Esse soddisfano l’incontro tra domanda e offerta per utilizzazioni frammentate di vasti repertori, effettuano un controllo dello sfruttamento delle opere in relazione al maggior numero possibile di utilizzazioni, e consentono negoziazioni da posizioni di forza, o quanto meno in modo equilibrato, delle condizioni di licenza e i compensi dovuto dagli utilizzatori a favore dei titolari dei diritti, e si occupano di collezionare i diritti a compenso che la legge sul diritto d’autore riconosce a diversi soggetti (autori, artisti interpreti ed esecutori, produttori di fonogrammi e di videogrammi).

Generalmente il potere negoziale del singolo non è tale da ottenere un compenso commisurato al valore commerciale dell’opera. Mantenendo il valore delle opere, le società riescono ad attrarre i titolari dei diritti attraverso la qualità dei servizi. Grazie a esse gli autori con scarso potere contrattuale o che lavorano in nicchie di mercato possono gestire in modo efficace i propri diritti e mantenerne intatto il controllo degli stessi.

La creazione di uno sportello unico (one-stop-shop) porta un vantaggio per la collettività, soprattutto all’utilizzatore che trova un solo soggetto di riferimento per poter richiedere le licenze di utilizzazione.

La gestione collettiva è certamente necessaria per utilizzazioni massive di vasti repertori tutelati, mentre non è strettamente necessaria per le utilizzazioni non frammentarie e per la gestione opera per opera.

In Italia vi sono diversi tipi di gestione collettiva del diritto d’autore:

  1. l’intermediazione di diritti esclusivi di utilizzazione economica: musica, teatro, televisione, ecc. svolta dalla S.I.A.E. in esclusiva ex art. 180 l.d.a., e l’intermediazione dei diritti di reprografia oltre il 15% svolta da CLEAREDI.
  2. l’ incasso e ripartizione di diritti a compenso (svolta da S.I.A.E.): copia privata ex 71-sexies e ss. l.d.a., diritto di seguito ex 144 e ss l.d.a., compensi per il noleggio ex art. 18-bis e compensi ex 46-bis l.d.a., compensi per reprografia ex art. 68 l.d.a., compensi per il prestito ex art. 69 l.d.a.;
  3. la ritrasmissione via cavo ex art. 180-bis l.d.a., un caso di extended collective licensing (ECL);
  4. riguardo le opere orfane, si vedrà con il recepimento della relativa direttiva europea.

I generi di opere e i diritti esclusivi che godono della gestione collettiva sono, in generale, i seguenti:

  1. musica: diritti esclusivi (esecuzioni, comunicazioni al pubblico, riproduzioni meccaniche) e a compenso (copia privata);
  2. letteratura: utilizzazione secondarie (p.e. letture in pubblico; audiolibri), diritti a compenso (reprografia, prestito…);
  3. arti plastiche e visive: utilizzazioni secondarie (immagini su internet), diritti a compenso (diritto di seguito);
  4. cinema: diritti a compenso a favore degli autori dell’opera cinematografica e audiovisiva (noleggio, copia privata, diritti a compenso ex art. 46-bis l.d.a., ecc.)
  5. teatro, televisione: diritti esclusivi per gli autori.

La gestione collettiva potrebbe essere utile anche in diversi casi di utilizzazione massive di repertori, come, per esempio, nell’ambito delle utilizzazioni frammentarie dell’opera cinematografica e delle rassegne stampa.

3 La gestione collettiva nei diritti connessi

Nell’ambito dei diritti connessi al diritto d’autore, la gestione collettiva opera solo nella musica e nell’audiovisivo e si occupa di collezionare e distribuire i compensi ex artt. 73 e 73-bis l.d.a., e i compensi per copia privata ex 71-sexies l.d.a.

In alcuni casi sono intermediati diritti esclusivi (per conto dei produttore di fonogrammi, non in esclusiva).

Riguardo l’intermediazione per gli artisti interpreti ed esecutori, il mercato è stato reso libero nel 2013.

4. Le società di gestione collettiva italiane

Di seguito elenchiamo le società di gestione collettiva di diritto d’autore e dei diritti connessi che operano in italia:

Diritto d’autore: Società Italiana Autori ed Editori S.IA.E.

Diritti di reprografia per conto degli editori a stampa: CLEAREDI

Diritti connessi:  riguardo i diritti dei produttori di fonogrammi, SCF Consorzio Fonografici, AFI Associazione Fonografici Iitaliana , AudiocoopItsright
Riguardo i diritti degli artisti interpreti ed esecutori, Nuovo I.M.A.I.E., Itsright

Elenco delle imprese che svolgono attività di intermediazione dei diritti connessi al diritto d’autore iscritte presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (aggiornato al 21 dicembre 2015): clicca qui.

5. Il funzionamento

Per espletare i loro compiti, le società di gestione collettiva ricevono un mandato da parte degli aventi diritto (in alcuni casi il mandato può essere ex lege), concedono le licenze di utilizzazione dei repertori tutelati, incassano i proventi derivanti da dette utilizzazioni, individuano il repertorio utilizzato, individuano gli aventi diritto e provvedono alla ripartizione delle somme ricevute, dedotti dalle provvigioni a loro spettanti per l’attività di intermediazione.

Le somme non ripartite e non ripartibili sono accantonate, e in alcuni casi ripartite “a pioggia” a favore di tutti gli aventi diritto.

I sistemi di ripartizione dei proventi possono essere analitici (ciascun avente diritto riceve il compenso maturato dall’utilizzazione della sua opera), o a campionamento, ove non è possibile oppure è troppo onerosa una ripartizione analitica.

6. L’esclusività di intermediazione e il monopolio di fatto

In molti criticano la posizione di esclusività o di monopolio in cui operano la maggior parte delle società di gestione collettiva. Questo è veramente un problema… o rappresenta un vantaggio? Di fatto un’unica società lavora nell’interesse pubblico degli aventi diritto, dei consumatori e dei creatori, e questo, in generale, è un vantaggio.

Ci si chiede se nell’ambito della gestione collettiva, possano operare le regole della concorrenza. Possiamo domandarci in quali casi la concorrenza possa operare:

  1. sulle tariffe? In ipotesi si, ma solo se la tariffa più bassa è frutto di una efficienza di gestione e non di una “guerra dei prezzi“, e non diminuisca il compenso spettante all’avente diritto;
  2. sui servizi verso gli aventi diritto? Si, sempre che sia un vantaggio per quest’ultimo;
  3. sui repertori intermediati? No, perché sfavorirebbe i repertori minori a vantaggio di quelli maggiori (come il repertorio musicale anglo-americano);
  4. sui generi di opere intermediate? Bisogna tenere conto che un’unica società ha costi minori di gestione, rispetto a più società che operino ciascuna nel proprio ambito (per esempio una per la musica, una per le opere letterarie, una per il teatro, e così via, come avviene in molti paesi europei ed extraeuropei).

In tema di concorrenza e monopolio pende alla Corte di Giustizia Europea una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Krajský soudv Plzni(Repubblica ceca) il 24 luglio 2012 – Causa Ochranný svaz autorský pro práva k dílům hudebním,o.s.(OSA)/ Léčebnélázně Mariánské Lázně,a.s. (C-351/12).

Il tenore della domanda è il seguente: “se l’articolo 56 e seguenti e l’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (e di conseguenza l’articolo 16 della direttiva 2006/123/CE) debbano essere interpretati nel senso che ostano all’applicazione di una normativa nazionale che riserva l’esercizio della gestione collettiva dei diritti d’autore nel territorio dello Stato ad un unico gestore collettivo (monopolista) dei diritti d’autore e così facendo non consente al destinatario del servizio la libera scelta di un ente collettivo di gestione di un altro Stato dell’Unione europea“.

7. I veri problemi della gestione collettiva (secondo l’opinione di chi scrive)

I problemi della gestione collettiva, secondo l’opinione di chi scrive, non sono il monopolio o la concorrenza ma altri, che sono elencati qui di seguito:

  1. i database dei repertori e l’identificazione degli aventi diritto; in molti casi i database delle varie società sono incompleti, non sincronizzati con quelli delle società corrispondenti degli altri paesi, ecc.
  2. la ricezione dei dati da parte degli utilizzatori ai fini dell’individuazione degli aventi diritto e per la ripartizione dei proventi: in molti casi gli utilizzatori non trasmettono tali dati;
  3. la infedeltà delle dichiarazioni delle opere utilizzate;
  4. i modelli di ripartizione, non sempre chiari e trasparenti;
  5. le truffe degli associati nei confronti della società di gestione collettiva (come per esempio i programmi musicali infedeli, il deposito di titoli di opere simili o identici a opere famose, ecc.)
  6. i rapporti con le altre società di gestione collettiva: non sempre le società si pagano i compensi l’una con l’altra;
  7. l’efficienza e la trasparenza: concetti talvolta sconosciuti alle società di gestione collettiva.

8. Una breve finestra sulla S.I.A.E.

La S.I.A.E. esercita, ai sensi dell’art. 180 l.d.a., l’attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche di cessione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate.

Tale attività è esercitata per effettuare:

  1. la concessione, per conto e nell’interesse degli aventi diritto, di licenze e autorizzazioni per l’utilizzazione economica di opere tutelate;
  2. la percezione dei proventi derivanti da dette licenze ed autorizzazioni;
  3. la ripartizione dei proventi medesimi tra gli aventi diritto.

Per l’effetto di tale attività, S.I.A.E. incassa nel 2012 circa 535 milioni, e circa 80 milioni di compensi per copia privata; ripartisce mediamente 400 milioni l’anno; però il costo di gestione supera il ricavo proveniente dalle provvigioni maturate per le attività svolte.

La società ha un sito internet che offre moltissime informazioni sulla propria attività (pubblicando anche i bilanci di gestione), sulle modalità di associazione, sulle modalità di richiesta di licenza, al quale si rimanda per qualsiasi approfondimento.

9. Cosa è successo negli ultimi anni?

Ci si chiede se l’avvento di Internet ha fatto saltare la necessità dell’intermediazione collettiva ( anche dell’industria culturale). Sembrerebbe proprio di no. Anzi, la circolazione delle opere dell’ingegno sulle reti telematiche ha portato all’attenzione della Commissione Europa la questione delle società di gestione collettiva.

La Commissione ha diffuso nel 2005 una Raccomandazione (18 ottobre 2005) obbligando di fatto le società a permettere ai propri associati di svincolare dai mandati le utilizzazioni online delle opere musicali affidate in tutela affinché i titolari potessero gestire autonomamente le licenze per le utilizzazioni online. Diversi titolari di diritti sulle opere musicali hanno svincolato i loro mandati, e gestiscono in autonomia i diritti per l’online.

Inoltre le società sono state assoggettate alle norme di cui alla Direttiva 2006/123/CE (c.d. Direttiva Servizi).

10. La proposta di Direttiva UE sulla gestione collettiva

L’Unione Europea è prossima a emanare (si pensa che ciò avvenga nel 2014) una direttiva intitolata “Direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno“.

Il progetto di Direttiva si propone due ambiti di intervento:

  1. il miglioramento degli standard di governance e trasparenza di gestione affinché la gestione diventi più efficace, accurata, trasparente e responsabile;
  2. facilitare la concessione delle licenze multiterritoriali per l’offerta di musica online

In merito al punto 1, il progetto di Direttiva impone alle società di gestione collettiva:

  1. una migliore gestione del repertorio
  2. di versare i compensi ai membri più rapidamente
  3. di garantire chiarezza riguardo alle entrate derivanti dalla gestione dei diritti
  4. di elaborare annualmente una relazione di trasparenza
  5. di comunicare informazioni supplementari direttamente ai titolari dei diritti e ai partner commerciali

In merito al punto 2, il progetto di Direttiva impone:

  1. la capacità di trattare in modo efficace e trasparente i dati necessari per lo sfruttamento di tali licenze (ad es. identificando il proprio repertorio musicale, monitorandone l’uso) impiegando una banca dati aggiornabile ed affidabile che contenga i necessari dati (articolo 22)
  2. la trasparenza per quanto riguarda il repertorio musicale online che rappresenta (articolo 23)
  3. possibilità per i titolari dei diritti e per altre società di rettificare i dati rilevanti e di garantirne la correttezza (articolo 24)
  4. il controllo dell’utilizzo effettivo delle opere coperte dalle licenze, capacità di processare comunicazioni relative all’utilizzo e fatture; procedure che consentano all’utilizzatore di contestarele fatture (ad es. per evitare la doppia fatturazione), applicazione degli eventuali standard adottati nel settore (articolo 25);
  5. pagamento tempestivo dei titolari dei diritti e di altre società di gestione collettiva e trasmissione agli stessi di informazioni sulle opere usate e sui dati finanziari relativi ai loro diritti (ad es. importi riscossi, detrazioni effettuate) (articolo 26).

La Direttiva prevede che una società di gestione collettiva possa rifiutarsi di concedere licenze multiterritoriali per i diritti online su opere musicali, possa chiedere a un’altra società che concede licenze multiterritoriali e multirepertorio di rappresentare il suo repertorio su base non discriminatoria e non esclusiva per la concessione di licenze multiterritoriali (articolo 28). La società interpellata non può rifiutare la richiesta se rappresenta già (o se propone di rappresentare) il repertorio di una o più società di gestione collettiva per gli stessi fini (articolo 29)

Una volta trascorso un periodo di transizione, i titolari dei diritti possono concedere licenze (direttamente o tramite un altro intermediario) per i propri diritti online se la loro società di gestione collettiva non concede licenze multiterritoriali e non stipula uno degli accordi di cui sopra (articolo 30).

L’approvazione della Direttiva e la sua applicazione in ambito comunitario nei prossimi anni porterà, con molta probabilità, a un mutamento dello scenario delle società di gestione collettiva in Europa.

Riferimenti bibliografici:

Giovanni d’Ammassa, La raccomandazione UE del 18 ottobre 2005 e i suoi riflessi nella gestione collettiva del diritto d’autore, DANTe, 2006, I, 5