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Il diritto di comunicazione al pubblico (art. 16)

A cura dell’Avv. Giovanni d’Ammassa

Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2014

La prima regolamentazione
La radio e la televisione sono i mezzi di comunicazione di massa di indiscutibile importanza come strumento di diffusione della cultura; non è tuttavia da sottovalutare la rilevanza del diritto in questione per gli autori, per l’effetto trainante che radio e televisione hanno sulle altre forme di sfruttamento.

L’originario art. 16 della l. 633/1941 prevedeva che”il diritto esclusivo di diffondere ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radiodiffusione, la televisione ed altri mezzi analoghi“.

Dal nucleo centrale della disposizione si comprende come il legislatore avesse voluto circoscrivere il diritto in oggetto alle forme di comunicazione a distanza, e quindi dirette verso un pubblico non presente, e pur inserendo a titolo esemplificativo (gli allora) tradizionali mezzi di diffusione meccanica, non tralasciava comunque l’eventualità che in futuro potessero sorgere nuove modalità di trasmissione dell’opera. Per tale motivo è stata adottata una forma aperta a questa eventualità (“ed altri mezzi analoghi“).

Gli adeguamenti legislativi all’evoluzione tecnologica

Il trascorrere del tempo ha portato con sé notevoli cambiamenti dovuti alle evoluzioni tecnologiche che hanno modificato gli strumenti e le stesse modalità di diffusione; inevitabilmente il legislatore ha dovuto più volte intervenire ad aggiornare e integrare la disciplina giuridica del diritto di diffusione (prima) e di comunicazione al pubblico (ora) riconosciuto non solo all’autore, ma anche ai titolari di diritti connessi.

Uno dei frutti dello sviluppo tecnologico è stata l’introduzione di un nuovo sistema di organizzazione e assimilazione dell’informazione, definito digitale, in contrapposizione a quello analogico: in ambito digitale le informazioni sono composte da valori numerici (un insieme di zero e uno, definito codice binario) interpretati e successivamente scambiati e diffusi grazie all’impiego di apposite attrezzature. Tale sistema, se da una parte ha il vantaggio di mantenere intatta la qualità delle informazioni nelle varie fasi procedimentali, d’altra parte le creazioni artistiche (che grazie a tali strumenti possono essere espresse in codice numerico), possono essere scambiate e manipolate come mai prima d’ora, ponendoli in difficoltà nel controllare la circolazione delle proprie opere.
La rapida espansione e l’impiego del sistema digitale influisce notevolmente sulla diffusione delle opere a distanza, aumentando così il potenziale di diffusione stessa e quindi l’offerta di programmi e servizi.

L’utilizzo della tecnologia digitale, per la sua incidenza sulla diffusione delle opere e sulla relativa protezione del diritto di autore necessita di una accurata e precisa regolamentazione; per tale motivo il legislatore ha provveduto più volte negli ultimi anni ad adeguare la disciplina alla realtà tecnologica.

La prima modifica alla regolamentazione del diritto di diffusione è conseguente alla Direttiva sui satelliti 93/83/CE, emanata allo scopo di ricercare l’equilibrio tra gli interessi degli organismi di radiodiffusione che trasmettono via satellite o ritrasmettono programmi via cavo e i diritti degli autori e dei titolari dei diritti connessi. La Direttiva prescrive agli Stati membri di riconoscere agli autori il diritto esclusivo di autorizzare la comunicazione al pubblico via satellite, seguita da tutta una serie di norme contenenti le condizioni da rispettare per l’esercizio del diritto in questione; per i titolari dei diritti connessi la Direttiva rinvia all’applicazione della Direttiva 92/100/CE sul noleggio e prestito, precisamente all’art. 8 (diritto di radiodiffusione e comunicazione al pubblico) e 10 (eccezioni).
Il D. Lgs. 581/1996 attua la Direttiva introducendo una serie di modificazioni e integrazioni alla l.d.a.. All’art. 16 è stabilito che “il diritto esclusivo di diffondere […] comprende la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo“.

Con lo stesso D. Lgs si introduce nella l.d.a. l’art. 16-bis, che definisce i nuovi mezzi di diffusione; in particolare, sono precisati i concetti di satellite, di comunicazione al pubblico via satellite e di ritrasmissione via cavo.
Per satellite si intende “qualsiasi satellite operante su bande di frequenza che, a norma della legislazione sulle telecomunicazioni, sono riservate alla trasmissione di segnali destinati alla ricezione diretta del pubblico o riservati alla comunicazione individuale privata purchè la ricezione di questa avvenga in condizioni comparabili a quelle applicabili alla ricezione da parte del pubblico” (art. 16-bis l.d.a.).

La comunicazione al pubblico via satellite è “l’atto di inserire sotto il controllo e la responsabilità dell’organismo di radiodiffusione operante sul territorio nazionale i segnali portatori di programmi destinati ad essere ricevuti dal pubblico in una sequenza ininterrotta di comunicazione diretta al satellite e poi a terra. Qualora i segnali portatori di programmi siano diffusi in forma codificata, vi è comunicazione al pubblico via satellite a condizione che i mezzi per la decodificazione della trasmissione siano messi a disposizione del pubblico a cura dell’organismo di radiodiffusione stesso o di terzi con il suo consenso. Qualora la comunicazione al pubblico via satellite abbia luogo nel territorio di uno stato non comunitario nel quale non esista il livello di protezione che per il detto sistema di comunicazione al pubblico stabilisce la presente legge:
1 – i segnali ascendenti portatori di programmi sono trasmessi al satellite da una stazione situata nel territorio nazionale, la comunicazione al pubblico via satellite si considera avvenuta in Italia. I diritti riconosciuti dalla presente legge, relativi alla radiodiffusione via satellite, sono esercitati nei confronti del soggetto che gestisce la stazione;
2 – se i segnali ascendenti sono trasmessi da una stazione non situata in uno stato membro dell’unione europea, ma la comunicazione al pubblico via satellite avviene su incarico di un organismo di radiodiffusione situato in Italia, la comunicazione al pubblico si considera avvenuta nel territorio nazionale purché l’organismo di radiodiffusione vi abbia la sua sede principale. I diritti stabiliti dalla presente legge, relativi alla radiodiffusione via satellite, sono esercitati nei confronti del soggetto che gestisce l’organismo di radiodiffusione”.
Infine, per ritrasmissione via cavo si intende”la ritrasmissione simultanea, invariata ed integrale, per il tramite di un sistema di ridistribuzione via cavo o su frequenze molto elevate, destinata al pubblico, di un’emissione primaria radiofonica o televisiva comunque diffusa, proveniente da un altro stato membro dell’unione europea e destinata alla ricezione del pubblico
” (art. 16-bis comma 1 lett. b) l.d.a.).

Il D. Lgs 581/1996 affida alla S.I.A.E. l’incarico di gestire l’intermediazione della ritrasmissione via cavo: per gli autori si attribuisce all’Ente il diritto esclusivo di autorizzare la ritrasmissione via cavo, mentre per i titolari dei diritti connessi si prevede, invece, la stipulazione di apposite Convenzioni con l’IMAIE (per gli artisti interpreti esecutori) ed eventualmente con altre società di gestione collettiva per i titolari di altri diritti connessi (art. 180-bis l.d.a.).

Successivamente, con la legge 248/2000 il legislatore procede ad una integrazione dell’art. 16 che ha per oggetto la trasmissione di programmi il cui accesso è subordinato all’autorizzazione da parte del fornitore del servizio (servizi radiotelevisivi criptati e pay-tv), e quindi nella nuova formulazione “il diritto esclusivo di diffondere comprende la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo, nonché quella codificata con condizioni di accesso particolari“.

La principale caratteristica delle trasmissioni ad accesso condizionato è la possibilità, per gli aventi diritto, di esercitare il controllo sull’accesso al servizio o ai suoi contenuti e controllare le relative condizioni.

La disciplina attuale: la Direttiva 2001/29/CE e la sua attuazione in italia

Con l’emanazione della Direttiva 2001/29/CE la Comunità Europea dimostra di voler adeguare le legislazioni dei Paesi membri, proponendosi di superare tutte le differenze esistenti tra le varie discipline nazionali, che, in virtù degli sviluppi tecnologici e della transnazionalità delle utilizzazioni generavano incertezza sulla effettiva regolamentazione applicabile.

In recepimento della Direttiva 2001/29/CE, il d.lgs 68/2003 amplia la portata dell’art. 16. Nella nuova formulazione si stabilisce che “il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione ed altri mezzi analoghi e comprende la comunicazione al pubblico via satellite, la ritrasmissione via cavo, nonché le comunicazioni al pubblico codificate con condizioni particolari di accesso; comprende altresì la messa a disposizione del pubblico dell’opera in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente“.

La novità inserita tra le righe del nuovo art. 16 è costituita dalla scelta del legislatore di considerare le nuove forme di utilizzazione telematica rese possibili dagli sviluppi tecnologici.

La decisione di adottare l’espressione ‘messa a disposizione del pubblico‘ è il frutto di un compromesso nell’ambito dell’adozione dei Trattati WIPO del 1996, poi recepito a livello comunitario e nazionale. Per disciplinare le nuove forme di utilizzazioni telematiche, i partecipanti si schierarono su due posizioni: ridefinire i diritti esistenti ampliandoli per far accogliere questa specifica modalità di sfruttamento oppure formulare un nuovo diritto. Tra le due alternative prevalse una terza soluzione, che ottenne l’unanimità dei consensi, ossia stabilire un obbligo per gli Stati membri di concedere un diritto di autorizzare ogni sfruttamento interattivo delle opere protette oppure di riconoscere un diritto di autorizzare gli atti che consentono la trasmissione digitale su reti telematiche.

La mancata caratterizzazione di uno specifico diritto lasciava liberi gli Stati di disciplinare le trasmissioni digitali (di cui non veniva data definizione) utilizzando la figura giuridica più adatta rispetto alle caratteristiche del proprio ordinamento interno: diritto di distribuzione o di comunicazione al pubblico.

La cd. umbrella solution mirava a garantire un’effettiva tutela dei diritti nell’ambiente digitale, attraverso la messa a disposizione al pubblico nel modo e nel luogo individualmente scelto: la decisione finale fu quella di inserire tale modalità all’interno del diritto di comunicazione al pubblico. La descrizione neutrale dell’atto di trasmissione consente l’applicabilità anche alle forme di trasmissione interattive al momento sconosciute.

La messa a disposizione al pubblico dell’opera è una modalità di sfruttamento alternativo al più classico sistema di diffusione da punto a massa; alla forma tradizionale di diffusione in cui il soggetto attivo è il fornitore, nel senso che offre i contenuti ad un pubblico potenziale vincolato alla fruizione dell’opera per canali e programmazione oraria, si accosta la modalità di diffusione a distanza da punto a punto. Questa forma è definita bidirezionale nel senso che il fornitore invia i contenuti verso il pubblico e riceve i dati dai fruitori (come ad esempio richieste di connessione e accesso); in concreto la trasmissione è effettuata su espressa richiesta dei singoli componenti del pubblico nel luogo e nel momento che ritengono opportuni, i quali assumono quindi la veste di soggetto attivo (vi rientrano tutte le applicazioni di radiotelevisione on demand) .

La particolarità delle trasmissioni effettuate in digitale portano ad una riconsiderazione dei confini tra comunicazione pubblica e privata; il digitale permette infatti di superare gli elementi che prima dell’avvento del digitale contraddistinguevano il concetto di pubblico (la contemporaneità del godimento e la riunione in uno stesso luogo di un determinato numero di soggetti), permettendo così la fruizione individuale in momenti differenti, ma potenzialmente da parte di un numero elevatissimo di soggetti.

Venuti meno i presupposti tradizionali che permettevano di individuare le ipotesi di comunicazione al pubblico, e quindi di distinguerla oggi dalla comunicazione tra privati, è necessario definirne altri: un aiuto in tal senso può essere offerto dalla legge sul diritto d’autore, dove all’art. 15 comma 2 non considera pubblica “la esecuzione, rappresentazione o recitazione dell’opera entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell’istituto di ricovero, purchè non effettuata a scopo di lucro“.

Se pochi dubbi sorgono nell’applicare la disciplina sulla comunicazione al pubblico alle fattispecie in cui la comunicazione stessa avviene tra soggetti non legati dai rapporti indicati nell’art. 15 comma 2, qualcuno può emergere nel caso in cui l’utilizzazione dell’opera avviene al di fuori del nucleo dei soggetti indicati nella norma.

Nel momento in cui l’opera viene immessa nel circuito telematico, sfruttando le potenzialità dei sistemi digitali può essere inviata e comunicata all’infinito, con danno degli aventi diritto che perdono così il controllo delle proprie opere. Il mezzo per la diffusione dell’opera è quindi considerato idoneo alla diffusione nel pubblico e pertanto l’utilizzo è concorrenziale con lo sfruttamento dell’autore.

Per tale motivo, nonostante la comunicazione telematica avvenga tra soggetti legati dai vincoli previsti dall’art. 15 comma 2, questa è soggetta ad autorizzazione.
Infine, l’art. 16 al secondo comma stabilisce che “il diritto di cui al comma 1 non si esaurisce con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico“.

Il diritto di comunicazione al pubblico non si esaurisce con i relativi atti di esercizio, ma per ogni diffusione è necessaria la relativa autorizzazione degli autori e deve essere corrisposto il compenso stabilito ai titolari dei diritti connessi (art. 73 e 73-bis l.d.a.).

Riferimenti bibliografici:
Giovanni d’Ammassa, Commento all’art 2 del D. Lgs. 9 aprile 2003, n. 68, in AAVV, Diritto d’autore e diritti connessi nella società dell’informazione, IPSOA, 2003

Stefania Ercolani, Il diritto d’autore e i diritti connessi, Giappichelli 2004

Rosaria Romano, L’opera e l’esemplare nel diritto della proprietà intellettuale, CEDAM, 2001

Marco Ricolfi, Comunicazione al pubblico e distribuzione, in AIDA, 2002, pag. 48