La vendita e la licenza di master

A cura dell’Avv. Giovanni d’Ammassa

Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2014

Una forma tipica di contratto che i produttori di fonogrammi stipulano con le case discografiche è il contratto di vendita di master.

La parola “master” indica, nel gergo del settore, il fonogramma, ovvero la fissazione dell’interpretazione dell’artista interprete ed esecutore o di suoni, o meglio la registrazione contenente i brani musicali (o i suoni) registrati in qualità tale da permettere direttamente il transfer per la duplicazione.

Il master può essere realizzato direttamente dall’artista, che così diventa anche produttore di fonogrammi, o produttore di se stesso.

Con tale contratto il produttore, titolare dei diritti sul master, fornisce alla casa discografica un prodotto finito realizzato a proprie spese cedendo contestualmente i diritti di proprietà.

Il corrispettivo economico derivante dalla vendita del master può assumere diverse forme: il produttore può vendere per un prezzo fissato e perde ogni diritto sullo sfruttamento successivo del master; oppure il compenso può essere determinato dal numero dei dischi venduti e dal costo dei dischi stessi: forma di pagamento rischiosa, perché totalmente legata al successo commerciale del disco.
Una terza forma consiste nel versamento di una somma a copertura delle spese di produzione, oltre il riconoscimento di royalties sulle vendite dei fonogrammi.

Un’altra via per la circolazione del master è la concessione dei diritti di riproduzione e di distribuzione dello stesso tramite licenza per un periodo di tempo determinato.

In questo caso, a differenza del contratto di vendita di master , il produttore mantiene la proprietà del master, restando così, alla scadenza della licenza, in possesso di tutti i diritti relativi.

Riferimenti bibliografici:

Patrizio Visco, Stefano Galli, Il diritto della musica – Diritto d’autore – Diritti connessi e tutela della proprietà intellettuale, 2009

Vittorio M. De Sanctis., Mario Fabiani, I contratti di diritto di autore, 2000

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