In fase di inserimento

T.A.R. Lazio sez. III-ter, Sentenza n. 8586 del 9 ottobre 2003

Repubblica Italiana
In nome del popolo italiano
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, sez. 3°-ter
, composto dai Signori
Francesco CORSARO, Presidente,
Silvestro Maria RUSSO, Consigliere, relatore,
Stefania SANTOLERI, Consigliere,
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso n. 7352/2003, proposto dal sig. Fulvio LUCISANO, rappresentato e difeso dagli avvocati Xavier SANTIAPICHI e Gianni MASSARO ed elettivamente domiciliato in Roma, alla via A. Bertoloni nn. 44/46,
CONTRO
– la PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA, in persona del sig. Presidente della Repubblica pro tempore, la PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del sig. Presi-dente pro tempore ed il MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, in persona del sig. Ministro pro tempore, tutti rappresentati e difesi ope legis dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria e
– la SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI ED EDITORI – SIAE, in persona del legale rap-presentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni Maria PINNA, Stefano ASTORRI e Roberto DE TILLA ed elettivamente domiciliata in Roma, al viale del-la Letteratura n. 30
E NEI CONFRONTI
– dei sigg. Francesco MIGLIACCI ed Antonio MARRAPODI, controinteressati e ricorrenti incidentali, rappresentati e difesi dall’avv. Renato RECCA ed elettivamente domiciliati in Roma, alla via Aniene n. 14 e
– della EDIZIONI MUSICALI PANDORA s.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore e consorti (come da elenco allegato alla presente), interventori ad adiuvandum, tutti rappresentati e difesi dall’avv. Tommaso DI NITTO e dal prof. Piero SANDULLI ed elettivamente domiciliati in Roma, alla via F. Paulucci de’Calboli n. 9,
PER L’ANAMENTO
del verbale dell’Assemblea della SIAE in data 26 giugno 2003, nella parte in cui s’è dato atto dell’elezione del Presidente e del Consiglio d’amministrazione dell’ente;
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio delle parti intimate e l’intervento ad adiuvandum della Ediz. Mus. PANDORA s.a.s. e consorti;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore all’udienza pubblica del 9 ottobre 2003 il Consigliere dott. Sil¬vestro Maria RUSSO e uditi altresì, per le parti, gli avvocati TRADARDI (per delega dell’avv. SANTIA-PICHI), ASTORRI, DE TILLA, RECCA e DI NITTO e l’Avvocato dello Stato GIANNUZZI;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
FATTO
Il sig. Francesco LUCISANO, che assume d’essere un associato alla SIAE, fa presen-te che, in esito alle votazioni tenutesi l’8 giugno 2003, sono stati eletti i membri dell’Assemblea dell’ente per il quadriennio 2003/2007.
Il sig. LUCISANO dichiara altresì che la prima riunione ordinaria dell’Assemblea è sta-ta fissata dal Commissario straordinario dell’ente per il 26 giugno 2003, al fine d’eleggere il nuovo Presidente ed i componenti del Consiglio d’amministrazione dell’ ente stesso. In quella sede, dopo la prima votazione, risultata inefficace per il mancato raggiungimento del quorum prescritto per l’elezione dei predetti organi, ventitré membri dell’Assemblea si sono allontanati dal luogo della riunione, compreso il sig. LUCISANO, che vi partecipava in proprio e nella qualità di Presidente della IIF s.p. a. Nondimeno, essendo risultata ineffi-cace pure la seconda, solo in esito alla terza votazione ed all’abbassamento del quorum, l’Assemblea ha potuto eleggere il Presidente ed i cinque consiglieri del CDA.
Avverso tale statuizione insorge allora, con il ricorso in epigrafe, il sig. LUCISANO in-nanzi a questo Giudice, deducendo in punto di diritto vari profili d’illegittimità. Con motivi aggiunti notificati il 31 luglio 2003 e depositati il successivo 7 agosto, il ricorrente impugna ancora il DPR 18 luglio 2003 (comunicato in G.U. n. 171 del 25 luglio 2003), di definizione della nomina del nuovo Presidente SIAE, nonché l’atto di proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, deducendo l’illegittimità della procedura per invalidità derivata dell’elezione.
Resiste nel presente giudizio l’intimata SIAE, che eccepisce preliminarmente l’ inam-missibilità del ricorso in epigrafe e, nel merito, l’infondatezza della pretesa attorea. Anche le intimate Amministrazioni statali, nel costituirsi in giudizio, concludono per il rigetto della pretesa attorea. Si sono costituiti in giudizio pure gli intimati controinteressati sigg. Fran-cesco MIGLIACCI (Presidente SIAE) ed Antonio MARRAPODI (uno dei componenti del CDA), i quali anzitutto eccepiscono l’infondatezza del ricorso in epigrafe e producono, del pari, un gravame incidentale avverso la deliberazione commissariale n. 54 del 7 giugno 2003 (recante, nel più vasto ambito del quorum strutturale dell’Assemblea, lo specifico sottoquorum della necessaria compresenza di metà dei membri autori e dei membri edito-ri), deducendone l’illegittimità sotto vari profili. Intervengono ad adiuvandum la EDIZIONI MUSICALI PANDORA s.a.s. e consorti, che ribadiscono le ragioni dell’impugnazione prin-cipale e chiedono l’integrale accoglimento della pretesa attorea.
All’udienza pubblica del 9 ottobre 2003, su conforme richiesta di tutte le parti, il ricorso in epigrafe è assunto in decisione dal Collegio.
DIRITTO
1. – Come accennato in epigrafe e nelle premesse in fatto, il sig. Francesco LUCISA-NO, associato alla SIAE, adisce questo Giudice per l’anamento dell’elezione dei con-trointeressati sigg. Francesco MIGLIACCI ed Antonio MARRAPODI  Presidente SIAE e, rispettivamente, uno dei componenti del CDA dell’ente, per la denunciata irregolarità del-le relative votazioni.
2. – Tutte le eccezioni d’inammissibilità del ricorso in epigrafe non hanno pregio alcu-no e vanno respinte.
Sussiste in primo luogo la giurisdizione di questo Giudice sulla res controversa, giac-ché la SIAE è sì, a’sensi dell’art. 7, commi 1 e 2 del Dlg 29 ottobre 1999 n. 419, un ente pubblico a base associativa, ma solo nel senso che vi s’appartiene solo per libera asso-ciazione e che è retta da organi direttamente rappresentativi degli interessi degli associati. In ogni caso, l’attività della SIAE è disciplinata dalle norme di diritto privato soltanto per quegli aspetti inerenti all’esercizio delle funzioni pubbliche attribuite dalla legge, tra cui rientrano le vicende sull’indefettibile funzionamento degli organi di governo dell’ente stes-so.
Quanto all’ammissibilità dell’immediata impugnazione dell’elezione dei controinteres-sati, non spetta al Collegio discettare sulla natura “endoprocedimentale”, o no, dell’atto di proclamazione degli eletti a corpi rappresentativi di enti pubblici. Tale atto, però, è già di per sé immediatamente costitutivo della realtà giuridica di questi ultimi, perché rappresen-ta l’effettiva manifestazione di volontà in cui si sostanzia la nomina dei candidati alla carica cui l’elezione si riferisce. Viceversa, il successivo DPR, previsto dall’art. 3, c. 1 della l. 23 agosto 1988 n. 400 per le nomine alla presidenza di enti, istituti o aziende di carattere na-zionale, di competenza della P.A. statale, costituisce soltanto la forma solenne necessaria per integrare l’efficacia di tale atto, i cui effetti non possono che retroagire al verificarsi del momento volitivo (arg. ex C. conti, sez. contr., 1° febbraio 1995 n. 14).
Con ogni evidenza, frutto di un equivoco è l’eccezione d’inammissibilità per omessa impugnazione dello Statuto dell’ente, in quanto il ricorrente contesta non già il procedi-mento elettorale in sé, come descritto dall’art. 5, c. 1, lett. a) dello Statuto stesso, bensì il calcolo del quorum e degli astenuti, come in concreto effettuato dal seggio elettorale nella seduta del 26 giugno 2003.
3. – Parimenti da rigettare è l’eccezione d’inammissibilità del ricorso incidentale, solle-vata dal ricorrente principale perché i controinteressati hanno a loro volta impugnato la de-liberazione del Commissariale straordinario n. 54 del 7 giugno 2003.
Tale provvedimento stabilisce, nel più vasto ambito del quorum strutturale dell’ As-semblea, uno specifico sottoquorum della necessaria compresenza di metà dei membri autori e dei membri editori e, quindi, si tratta d’un atto non strettamente coincidente con quelli da lui gravati. Ebbene, è ammissibile il ricorso proposto in via incidentale contro provvedimenti sì diversi da quello impugnato in via principale, ma aventi efficacia costituti-va della situazione da cui trae origine il ricorso principale, allorché sia proposto, come nel-la specie, dal controinteressato e sia diretto a neutralizzare o, comunque, a contestare in radice la pretesa avversaria, sì da elidere l’utilità che il ricorrente principale potrebbe ritrar-re dall’aver invocato tali atti diversi per far anare quello da lui gravato (arg. ex Cons. St., IV, 18 aprile 1994 n. 344; id., 13 dicembre 1999 n. 1853). È ben noto, infatti, che nel processo amministrativo, il ricorso incidentale è l’unico strumento mediante cui i soggetti, contro i quali si rivolge l’impugnazione principale, possono legittimamente ampliare l’ og-getto del giudizio (cfr. Cons. St., V, 31 gennaio 2001 n. 353).
Infine, deve il Collegio considerare sì ammissibile l’intervento ad adiuvandum proposto dalla Ediz. Music. PANDORA s.a.s. e consorti, ma con le precisazioni di cui appresso.
Com’è noto, nel processo amministrativo, non è proponibile un intervento da parte di chi, come tali associati SIAE, sarebbe già ex se legittimato a proporre direttamente il ri-corso giurisdizionale in via principale avverso l’elezione degli organi dell’ente, perché o membro dell’Assemblea o associato a quest’ultimo. Infatti, in tale ipotesi l’interventore fa valere non già un mero interesse di fatto, bensì un interesse personale e diretto all’impu-gnazione di un atto immediatamente lesivo, che va fatto constare solo mediante la propo-sizione di ricorso in via principale nei prescritti termini di decadenza (cfr. Cons. Stato, IV, 17 luglio 2000 n. 3928; id., 15 maggio 2002 n. 2592). Nondimeno, non sfugge al Collegio che un intervento ad adiuvandum, pur se diretto a tutelare un interesse che il titolare sa-rebbe stato legittimato a far valere in via principale con autonomo ricorso, è ammissibile se sia esperito entro il termine di decadenza (nei ricorsi di tipo impugnatorio) o di prescri-zione (nei casi d’accertamento d’un diritto soggettivo) (così Cons. St., IV, 27 maggio 2002 n. 2928; id., VI, 11 settembre 2002 n. 4606). Ebbene, nella specie, l’intervento spiegato è stato notificato il 1° ottobre 2003 e depositato il giorno successivo e, quindi, in termini ri-spetto alla proclamazione degli eletti, avvenuta nella seduta assembleare del precedente 26 giugno, onde la relativa impugnazione va riunita con quella principale e contestualmen-te decisa con la presente sentenza.
4. – Nel merito, tuttavia, il ricorso in epigrafe non ha pregio alcuno e va disatteso, per le considerazioni qui di seguito indicate.
5. – Il ricorrente censura anzitutto l’invalidità dell’elezione del Presidente e del CDA della SIAE per intervenuta cessazione, tra la prima e la seconda votazione nella seduta assembleare del 26 giugno 2003, del quorum strutturale dell’Assemblea, a causa dell’allontanamento di ventitré membri, illegittima essendo l’equiparazione di costoro agli astenuti.
Reputa il Collegio opportuno rammentare, incontestato essendo tale dato tra le parti, che, al momento dell’apertura della seduta assembleare e fino al completamento della prima votazione per l’elezione del Presidente della SIAE, s’è mantenuto il predetto quo-rum strutturale, ancorché, in esito alla votazione stessa, nessuno dei candidati a quella carica abbia riportato un numero sufficiente di voti validi per ottenere la nomina. Parimenti incontestata è la circostanza che, dopo detta votazione, 23 membri dell’Assemblea, sui 58 presenti, si sono allontanati dal luogo della seduta, per loro ragioni, poi fatte constare a verbale con un apposita lettere, che ne forma un allegato.
Va altresì rammentato che i c.d. quorum strutturale e funzionale nell’ attività degli or-gani collegiali, hanno uno scopo differente, in quanto il primo opera sulla validità della se-duta e fonda le proprie ragioni sul fenomeno della collaborazione, mentre il secondo con-cerne la validità dell’espressione della volontà deliberativa e si fonda sul fenomeno del consenso nelle votazioni (giurisprudenza consolidata: cfr., per tutti, Cons. St., IV, 4 marzo 1993 n. 238). Del pari, è assodato che l’Assemblea della SIAE è un collegio imperfetto, ché il collegio perfetto è un modello necessario solo per gli organi collegiali giurisdizionali, mentre per i corpi amministrativi ben può esser previsto,come nella specie, un quorum strutturale inferiore al plenum (cfr. Cons. St., V, 11 aprile 1991 n. 539).
Ciò posto, la diversità di compiti, al cui assolvimento sono preordinati, ciascuno per suo conto, il quorum strutturale ed il quorum funzionale, implica due dati significativi. Per un verso, i due quorum ben possono essere diversamente fissati, determinati e calcolati, tranne che non ne sia prescritta l’identità numerica o, addirittura, il plenum anche ai fini deliberativi, in relazione all’interesse pubblico perseguito; per altro verso, l’esistenza di cia-scuno di essi attiene a momenti diversi e va rilevata esclusivamente in relazione al mo-mento suo proprio. Pertanto, il quorum funzionale, quale risultante dall’esito della votazio-ne, non costituisce idonea verifica del quorum strutturale, sia perché possono esser diver-si i criteri di determinazione e calcolo, sia perché non è configurabile una verifica indiziaria a posteriori del quorum strutturale, una volta che l’organo collegiale si sia considerato le-gittimamente costituito e legittimato ad operare. Da ciò discende, nella specie, la perfetta legittimità, una volta accertato ab initio il quorum strutturale dell’Assemblea della SIAE, della procedura di votazione seguita in quella sede, anche dopo l’allontanamento di parte dei membri, ossia il passaggio ad oltranza alla seconda e, quindi, alla terza votazione per l’elezione del Presidente e del CDA, trattandosi di atti dovuti ed irrinunciabili. Né era dove-re del Presidente dell’Assemblea procedere d’ufficio, in assenza d’una specifica richiesta, alla continua verifica del c.d. “numero legale” (recte, del quorum strutturale), per la duplice considerazione che tale accertamento va condotto nella sede sua propria e non durante le votazioni (per le quali, casomai, va accertato il quorum funzionale) e che la mancanza del-la richiesta manifesta il difetto di uno specifico ed attuale interesse a tale accertamento.
Né censurabile s’appalesa l’equiparazione degli assenti agli astenuti, posto che, salvo un’espressa norma contraria nella specie non ravvisabile nel Dlg 419/1999 o nello Statu-to dell’ente, gli astenuti non concorrono a formare il quorum dei votanti, o funzionale che dir si voglia, mentre gli assenti meri non concorrono a formare quello strutturale non per il sol fatto della loro assenza, ma solo se quest’ultima sia legalmente accertata.
Non a diversa conclusione reputa il Collegio di dover pervenire, con riguardo al secon-do mezzo di gravame, avente ad oggetto la violazione della deliberazione commissariale n. 54/2003. È vero che tale provvedimento ha stabilito, nel più vasto ambito del quorum strutturale dell’Assemblea, uno specifico sottoquorum, anch’esso di tipo strutturale, in virtù del quale occorre la compresenza di metà dei membri autori e dei membri editori. Ebbene, pure questa regola non sfugge alle dianzi citate modalità d’accertamento del quorum strut-turale, di talché, essendo il sottoquorum esistente al momento dell’apertura dei lavori as-sembleari (ciò è pacifico tra le parti), ogni ulteriore modificazione doveva esser accertata in detti modi e mai d’ufficio.
Infine, non illegittimo è stato il comportamento del Commissario straordinario, nella sua funzione di presidente della seduta dell’Assemblea, non sussistendo alcun obbligo di legge o di buona fede di render edotti i membri, che si sono allontanati, delle conseguen-ze della loro volontà d’assentarsi dalla seduta stessa. Invero, nell’ allontanarsi da quest’ultima, i membri hanno manifestato il sopravvenuto esaurimento del loro interesse non solo all’ulteriore prosecuzione dei lavori assembleari, ma anche agli effetti (eventual-mente anche a loro sfavorevoli) delle deliberazioni che l’Assemblea avesse potuto assu-mere in prosieguo. Essi ben avrebbero potuto legittimamente chiedere, ed ottenere, l’effusione immediata del potere presidenziale d’accertamento del numero legale dell’Assemblea e, quindi, regolarmente paralizzarne un’attività non più corroborata dal prescritto quorum strutturale, dato che vigilantibus jura succurrunt. Al contrario, allonta-nandosi dalla seduta, hanno inteso non più interloquire sull’intera vicenda, onde non pos-sono dolersi ora di ciò che è accaduto in loro assenza ed invocare, censurandone l’omesso esercizio, una sorta di potere presidenziale di surroga dei loro interessi, potere, si badi, da esprimere quindi non secondo criteri d’imparzialità, bensì di mera tutela delle sole posizioni personali loro, che essi stessi non hanno voluto esercitare in quella sede.
6. – Il ricorso in epigrafe va così respinto, con conseguente dichiarazione d’improcedi-bilità del gravame incidentale, ma, sussistendone giusti motivi, le spese del presente giu-dizio possono esser integralmente compensate tra tutte le parti.
P.Q.M.
il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, sez. 3°-ter, respinge il ricor-so n. 7352/2003 in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina all’Autorità amministrativa d’eseguire la presente sentenza.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 9 ottobre 2003.
Francesco CORSARO, PRESIDENTE
Silvestro Maria RUSSO, ESTEN-SORE

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.