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Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C-462/09 del 16 giugno 2011

1) La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, in particolare il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, deve essere interpretata nel senso che l’utente finale che effettua, a titolo privato, la riproduzione di un’opera protetta deve, in linea di principio, essere considerato il debitore dell’equo compenso previsto al suddetto n. 2, lett. b). Tuttavia, è consentito agli Stati membri istituire un prelievo per copia privata a carico dei soggetti che mettono a disposizione di detto utente finale apparecchiature, dispositivi o supporti di riproduzione, dato che tali soggetti possono ripercuotere il costo del citato prelievo sul prezzo della messa a disposizione pagato dall’utente finale. 2) La direttiva 2001/29, in particolare il suo art. 5, nn. 2, lett. b), e 5, deve essere interpretata nel senso che spetta allo Stato membro che ha istituito un sistema di prelievo per copia privata a carico del fabbricante o dell’importatore di supporti di riproduzione di opere protette, e nel territorio del quale si produce il pregiudizio causato agli autori dall’utilizzo a fini privati di loro opere da parte di acquirenti che vi risiedono, garantire che tali autori ricevano effettivamente l’equo compenso destinato ad indennizzarli di tale pregiudizio. A tale riguardo, la sola circostanza che il venditore professionale di apparecchiature, dispositivi o supporti di riproduzione sia stabilito in uno Stato membro diverso da quello in cui risiedono gli acquirenti è priva di incidenza su tale obbligo di risultato. Spetta al giudice nazionale, in caso di impossibilità di garantire la riscossione dell’equo compenso presso gli acquirenti, interpretare il proprio diritto nazionale in modo da consentire la riscossione di detto compenso presso un debitore che agisce in qualità di venditore professionale.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 29528 del 8 giugno 2011

1. Persona offesa dei reati concernenti l'abusiva duplicazione o riproduzione di opere tutelate dal diritto d'autore è esclusivamente lo stesso autore dell'opera abusivamente duplicata o riprodotta. Ne consegue che la SIAE deve essere estromessa quale parte civile. 2. Costituisce reato qualsiasi attività che comporti l'abusiva diffusione, riproduzione o duplicazione delle opere dell'ingegno. I fatti di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 171 ter, comma 2, integrano ipotesi autonome di reato e non circostanze aggravanti. Tale reato ha natura di reato a consumazione anticipata.

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Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 2 maggio 2011

Sussiste il plagio-usurpazione della paternità di un'opera letteraria, nel caso di specie un metodo di canto, quando la forma espressiva delle sintesi didattiche dell'opera plagiata, in sé non banali e scontate, frutto di un autonomo e originale lavoro di selezione, che rivela la personalità dell'autore e le sue doti di docente, è integralmente e illecitamente ripresa nel testo dell'opera plagiaria.

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Corte di Giustizia Europea, sez. II, Sentenza n. C-168/09 del 27 gennaio 2011

1) L’art. 17 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 1998, 98/71/CE, sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli, dev’essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che escluda dalla protezione del diritto d’autore di tale Stato membro i disegni e modelli che siano stati registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro e che siano divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore di detta normativa, pur possedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione. 2) L’art. 17 della direttiva 98/71 dev’essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che escluda dalla protezione del diritto d’autore, vuoi per un periodo sostanziale di dieci anni, vuoi totalmente, i disegni e modelli che, pur possedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione, siano divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore di tale normativa, nei confronti di qualsiasi terzo che abbia fabbricato o commercializzato nel territorio nazionale prodotti realizzati secondo detti disegni e modelli, e ciò a prescindere dalla data di compimento di tali atti.

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Corte di Cassazione civile, sezioni unite, Ordinanza n. 1780 del 26 gennaio 2011

La doverosità della prestazione e il collegamento di questa alla pubblica spesa con riferimento a un presupposto economicamente rilevante attribuiscono al contrassegno SIAE natura tributaria. Ciò comporta, restando comunque irrilevante il nomen iuris attribuito dal legislatore alla prestazione patrimoniale imposta, alla luce della nuova formulazione dell'art. 2, D.Lgs. n. 546 del 1992, l'attribuzione delle controversie relative al contrassegno SIAE alla giurisdizione del giudice tributario, alla quale, intatti, appartengono tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 42429 del 30 novembre 2010

La detenzione ed utilizzazione, nell'ambito di un'attività libero professionale, di programmi per elaboratore privi di contrassegno SIAE non integra il reato di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 171 bis, comma 1, non rientrando tale attività in quella "commerciale o imprenditoriale" contemplata dalla fattispecie incriminatrice e non potendo essere estesa analogicamente la nozione di attività imprenditoriale fino a comprendere ogni ipotesi di lavoro autonomo, risolvendosi in una applicazione della norma in malam partem vietata in materia penale (cfr. Sez. 3, 22.10.2009 n. 49385, Bazzoli, RV 245716). A seguito della sentenza 8 novembre 2007, Schwibbert, della Corte di Giustizia CE, che ha qualificato l'apposizione del contrassegno Siae sui supporti non cartacei come "regola tecnica", da notificare alla Commissione europea in base alle direttive 83/189/CE e 98/34/CE, sussiste l'obbligo per i giudici nazionali di disapplicare le norme che prevedono quale elemento costitutivo del reato la mancata apposizione del predetto contrassegno ovviamente per i fatti commessi anteriormente alla comunicazione della predetta regola tecnica, che è successivamente intervenuta (D.P.C.M. 23 febbraio 2009, n. 31) (cfr. sez. 3, 6.3.2008 n. 21579, Boujlaib, RV 239958; conf. Sez. 3, 13823/08 ed altre).

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Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza C-393/09 del 22 dicembre 2010

1) L’interfaccia utente grafica non costituisce una forma di espressione di un programma per elaboratore ai sensi dell’art. 1, n. 2, della direttiva del Consiglio 14 maggio 1991, 91/250/CEE, relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore, e non può fruire della tutela mediante diritto d’autore sui programmi per elaboratore in virtù di detta direttiva. Nondimeno, essa può godere della tutela mediante diritto d’autore in quanto opera, ai sensi della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, qualora detta interfaccia costituisca una creazione intellettuale del suo autore. 2) La radiodiffusione televisiva di un’interfaccia utente grafica non costituisce una comunicazione al pubblico di un’opera tutelata dal diritto d’autore, ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29.

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Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C 467/08 del 21 ottobre 2010

1) La nozione di «equo compenso», di cui all’art. 5, n. 2, lett. b), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione, che dev’essere interpretata in modo uniforme in tutti gli Stati membri che abbiano introdotto l’eccezione per copia privata, a prescindere dalla facoltà riconosciuta dagli Stati medesimi di determinare, entro i limiti imposti dal diritto dell’Unione, segnatamente dalla stessa direttiva, la forma, le modalità di finanziamento e di prelievo nonché l’entità di tale equo compenso. 2) L’art. 5, n. 2, lett. b), della direttiva 2001/29 dev’essere interpretato nel senso che il «giusto equilibrio» da realizzare tra i soggetti interessati implica che l’equo compenso venga necessariamente determinato sulla base del criterio del pregiudizio causato agli autori delle opere protette in conseguenza dell’introduzione dell’eccezione per copia privata. È conforme alle esigenze di tale «giusto equilibrio» prevedere che i soggetti che dispongano di apparecchiature, dispositivi nonché di supporti di riproduzione digitale e che, a tal titolo, di diritto o di fatto, mettano tali apparecchiature a disposizione degli utenti privati ovvero rendano loro un servizio di riproduzione costituiscano i debitori del finanziamento dell’equo compenso, tenuto conto che tali soggetti dispongono della possibilità di ripercuotere l’onere reale del finanziamento sugli utenti privati. 3) L’art. 5, n. 2, lett. b), della direttiva 2001/29 dev’essere interpretato nel senso che è necessario un collegamento tra l’applicazione del prelievo destinato a finanziare l’equo compenso con riguardo alle apparecchiature, ai dispositivi nonché ai supporti di riproduzione digitale ed il presunto uso di questi ultimi a fini di riproduzione privata. Conseguentemente, l’applicazione indiscriminata del prelievo per copie private, segnatamente nei confronti di apparecchiature, dispositivi nonché di supporti di riproduzione digitale non messi a disposizione di utenti privati e manifestamente riservati ad usi diversi dalla realizzazione di copie ad uso privato, non risulta conforme con la direttiva 2001/29.

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T.A.R. Lazio, sez. II-quater, Ordinanza del 21 ottobre 2010

Non sussistono i presupposti per la concessione della misura cautelare della sospensione del provvedimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 13.7.2010, prot. MBAC-UDCM Gabinetto 0013520- 13.07.2010 Cl.14.00.00/394 che ha comunicato il mancato accoglimento dell'istanza di approvazione dello Statuto della Associazione Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori Imaie, sia perché difetta il requisito della gravità ed irreparabilità del pregiudizio, sia perché il ricorso non pare assistito – da un primo sommario esame – da sufficienti elementi di fumus boni juris, considerato che lo statuto non appare conforme alla previsione recata dall’art. 7 del D.L. 64/10 conv. in L. 102/10

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Corte di Giustizia Europea, Grande Sezione, Sentenza n. C-403/08 e C-429/08 del 4 ottobre 2010

1) La nozione di «dispositivo illecito», ai sensi dell’art. 2, lett. e), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 novembre 1998, 98/84/CE, sulla tutela dei servizi ad accesso condizionato e dei servizi di accesso condizionato, deve’essere interpretata nel senso che essa non ricomprende né i dispositivi di decodificazione stranieri – che consentono l’accesso ai servizi di radiodiffusione via satellite di un ente di radiodiffusione, che sono fabbricati e commercializzati con l’autorizzazione dell’ente medesimo ma vengono utilizzati, in contrasto con la volontà del medesimo, al di fuori della zona geografica per cui sono stati rilasciati –, né quelli ottenuti o attivati mediante l’indicazione di un falso nome e di un falso recapito, né quelli che siano stati utilizzati in violazione di una restrizione contrattuale che ne consenta l’utilizzazione unicamente a fini privati. 2) L’art. 3, n. 2, della direttiva 98/84 non osta ad una normativa nazionale che impedisca l’utilizzazione di dispositivi di decodificazione stranieri, ivi compresi quelli ottenuti o attivati mediante l’indicazione di un falso nome e di un falso recapito, ovvero quelli utilizzati in violazione di una restrizione contrattuale che ne consenta l’utilizzazione unicamente a fini privati, atteso che una normativa di tal genere non ricade nel settore coordinato da tale direttiva. 3) L’art. 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che – esso osta ad una normativa di uno Stato membro per effetto della quale siano illecite l’importazione, la vendita e l’utilizzazione, nello Stato membro medesimo, di dispositivi di decodificazione stranieri che consentano l’accesso ad un servizio codificato di radiodiffusione via satellite proveniente da un altro Stato membro contenente oggetti protetti dalla normativa di tale primo Stato, – tale conclusione non è inficiata né dalla circostanza che il dispositivo di decodificazione straniero sia stato ottenuto o attivato mediante l’indicazione di una falsa identità e di un falso recapito, con l’intento di eludere la restrizione territoriale in questione, né dalla circostanza che tale dispositivo venga utilizzato a fini commerciali pur essendo riservato ad un uso a fini privati. 4) Le clausole insite in un contratto di licenza esclusiva concluso tra un titolare di diritti di proprietà intellettuale ed un ente di radiodiffusione costituiscono una restrizione alla concorrenza vietata dall’art. 101 TFUE laddove impongano a detto ente l’obbligo di non fornire dispositivi di decodificazione che consentano l’accesso agli oggetti protetti del titolare medesimo ai fini della loro utilizzazione al di fuori del territorio oggetto del contratto di licenza stesso. 5) L’art. 2, lett. a), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, dev’essere interpretato nel senso che il diritto di riproduzione si estende ai frammenti transitori delle opere nella memoria di un decodificatore satellitare e su uno schermo televisivo, a condizione che tali frammenti contengano elementi che siano espressione della creazione intellettuale propria degli autori interessati, ove, al fine di verificare la sussistenza di tali elementi, occorre esaminare l’insieme composto dei frammenti simultaneamente riprodotti. 6) Gli atti di riproduzione del genere di quelli oggetto del procedimento C‑403/08, effettuati nella memoria di un decodificatore satellitare e su uno schermo televisivo, rispondono ai requisiti indicati all’art. 5, n. 1, della direttiva 2001/29 e possono essere quindi compiuti senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti d’autore di cui trattasi. 7) La nozione di «comunicazione al pubblico», di cui all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, dev’essere interpretata nel senso che comprende la trasmissione di opere radiodiffuse, per mezzo di uno schermo televisivo ed altoparlanti, ai clienti presenti in un bar-ristorante. 8) La direttiva del Consiglio 27 settembre 1993, 93/83/CEE, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e di diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo, dev’essere interpretata nel senso che essa non incide sulla liceità di atti di riproduzione effettuati nella memoria di un decoder satellitare e su uno schermo televisivo.

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T.A.R. Lazio sez. I, Sentenza n. 13897 del 28 maggio 2010

Deve dichiararsi l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché emerge una voluntas legis di riferire (recte: di trasferire) compiti e funzioni del vecchio Imaie al nuovo Imaie. Pertanto solo quest’ultimo soggetto giuridico è quello che deve ritenersi abilitato a svolgere – attraverso una procedura che appare in parte semplificata – quel ruolo di tutore degli interessi delle categorie degli interpreti ed esecutori prima assolto dal vecchio Imaie. A fronte di tale ius superveniens diviene cedevole l’interesse azionato dai ricorrenti sia con riguardo a coloro che hanno agito in qualità di soci i quali (pur prescindendo dalle riflessioni sovra estese in ordine alla mancata notifica del gravame introduttivo all’Imaie in liquidazione nonché in ordine alla mancata impugnativa del provvedimento prefettizio di riesame dell’iniziale determinazione) possono riacquisire tale qualitas nel nuovo Imaie, senza alcun pregiudizio delle competenze già maturate e/o da riscuotere, sia con riguardo a coloro che hanno agito in qualità di componenti e/o di Presidente l.r. dell’Imaie, posto che tale ente deve considerarsi legislativamente privato, dal 14.7.2009, dei compiti e delle funzioni di tutela che la novella del 1992 gli attribuiva.

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Tribunale di Roma, sez. IX, Ordinanza del 15 aprile 2010

Sussistono i presupposti per ordinare al fornitore del servizio di mera connessione ad Internet di comunicare all’autorità giudiziaria e all’amministrazione competente in materia di comunicazioni tutte le informazioni ricevute nell’ambito di una diffida intimata da un’associazione che persegue il fine statutario di tutelare produttori e distributori di opere audiovisive, riguardanti le violazioni dei diritti d’autore su opere cinematografiche commesse attraverso l’accesso ad alcuni siti web, corredate dei dati in possesso del provider, diversi dai dati identificativi dei destinatari del servizio, che si rivelino utili ad integrare le notizie contenute nella diffida.

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Corte Costituzionale, Ordinanza n. 165 del 28 aprile 2010

E' manifestamente inammissibile della questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, comma 7-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), sollevata, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, con l’ordinanza indicata in epigrafe.

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Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C-518/08 del 15 aprile 2010

L’art. 6, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27 settembre 2001, 2001/84/CE, relativa al diritto dell’autore di un’opera d’arte sulle successive vendite dell’originale, dev’essere interpretato nel senso che non osta ad una disposizione di diritto nazionale, quale quella oggetto della causa principale, che riservi il beneficio del diritto sulle successive vendite ai soli eredi ex lege dell’artista, ad esclusione dei legatari testamentari. Ciò premesso, spetta al giudice del rinvio, ai fini dell’applicazione della disposizione nazionale che recepisce il detto art. 6, n. 1, tenere in debito conto tutte le regole pertinenti intese a risolvere i conflitti di legge in materia di devoluzione ereditaria del diritto sulle successive vendite di opere d’arte.

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Corte Costituzionale, Sentenza n. 110 del 28 marzo 2010

Sono costituzionalmente illegittimi gli articoli 1, comma 3, e 3 della legge della Regione Piemonte 26 marzo 2009, n. 9 (Norme in materia di pluralismo informatico, sull’adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilità dei documenti informatici nella pubblica amministrazione), in quanto violano la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e penale.

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