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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 2735 del 10 luglio 1995

In tema di protezione del diritto d'autore, è inconferente, ai fini dell'esclusione del reato di cui all'art. 171, comma 1, lett. b) l. 22 aprile 1941 n. 633, la tesi secondo la quale l'esercente di emittente radio, nell'organizzare un programma, comprendente opere o parti di opere altrui, ha un proprio diritto di autore, perché le programmazioni radiofoniche sono assimilabili alle opere collettive. Infatti, pur prescindendo dall'assimilazione tra programmazione radiofonica e opera collettiva, secondo l'art. 3 della l. diritto autore "le opere collettive..., sono protette come opere originali, indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte". (Nella specie la S.C. ha osservato che "è appunto l'abusiva diffusione di queste opere che compongono il programma, prospettato come opera collettiva, che si addebita ai ricorrenti, sicché il loro preteso diritto di autore sul programma è irrilevante). La S.I.A.E., quale sostituto processuale ex art. 81 c.p.c. degli autori tutelati, è legittimata a far valere il diritto di credito degli stessi per le utilizzazioni delle composizioni musicali dai medesimi create. A tale credito deve essere riconosciuta natura privilegiata ex art. 2751 bis n. 2 c.c.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza del 10 luglio 1995

In tema di protezione del diritto d'autore, è inconferente, ai fini dell'esclusione del reato di cui all'art. 171 comma 1 lett. b) l. 22 aprile 1941 n. 633, la tesi secondo la quale l'esercente di emittente radio, nell'organizzare un programma, comprendente opere o parti di opere altrui, ha un proprio diritto di autore, perché le programmazioni radiofoniche sono assimilabili alle opere collettive. Infatti, pur prescindendo dalla assimilazione tra programmazione radiofonica e opera collettiva, secondo l'art. 3 della legge sul diritto d'autore "Le opere collettive..sono protette come opere originali, indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte". (Nella specie la S.C. ha osservato che "è appunto l'abusiva diffusione di queste opere che compongono il programma, prospettato come opera collettiva, che si addebita ai ricorrenti, sicché il loro preteso diritto di autore sul programma è irrilevante).

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Corte di Appello di Milano, Sentenza del 30 giugno 1995

L'art. 50, l. autore, che attribuisce all'autore della parte letteraria o musicale dell'opera cinematografica il diritto di tornare a disporre liberamente del proprio contributo nel caso in cui il produttore, al quale siano state trasferite le rispettive facoltà di utilizzazione, non porti a compimento il film entro tre anni dal giorno della consegna del contributo medesimo, non trova applicazione al caso del contratto per la riduzione e lo sfruttamento cinematografico e televisivo dell'opera letteraria, dato che la disposizione in questione, interpretata nel suo significato letterale ed in quello che le deriva dal contesto in cui è inserita riguardante i diritti di utilizzazione economica per la tutela delle opere cinematografiche, tutela esclusivamente gli autori dell'opera cinematografica e, in modo particolare, gli autori del soggetto e della sceneggiatura. L'art. 50, l. autore, non può essere applicato analogicamente al diritto di riduzione cinematografica e televisiva dell'opera letteraria perché non sussiste una lacuna "legis" in senso tecnico, il sistema normativo permettendo infatti di identificare la portata ed il contenuto anche temporale del diritto di riduzione cinematografica ceduto senza far ricorso al citato art. 50. Indipendentemente dall'esistenza di un principio, che sarebbe proprio della materia del diritto d'autore e che troverebbe espressione nell'art. 50, l. autore, per il quale nei contratti di concessione dell'utilizzazione di diritti dei quali il concedente conservi la titolarità l'utilizzazione da parte del concessionario deve avvenire non solo in funzione dell'interesse contrattuale da lui perseguito ma altresì dell'interesse del concedente alla concreta utilizzazione del diritto, le disposizioni legislative che prevedono la decadenza del titolare da diritti soggettivi perfetti presenti nella sua sfera giuridica non sono suscettibili di interpretazione analogica e perciò il titolare del diritto sull'opera letteraria che abbia ceduto il diritto di riduzione cinematografica della stessa opera non torna nella libera disponibilità del diritto ceduto se l'opera cinematografica non sia stata realizzata nel termine previsto dall'art. 50, l. autore. La disposizione dell'art. 50 della legge sul diritto di autore, che prevede l'obbligo del produttore di portare a compimento l'opera cinematografica nel termine di tre anni dalla consegna della parte letteraria o musicale, non si applica nel caso di cessione dei diritti di elaborazione di opera letteraria ai fini dello sfruttamento cinematografico.

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Corte di Appello di Roma, Sentenza del 20 giugno 1995

La disciplina generale di trasmissione dei diritti di utilizzazione dell'opera dell'ingegno contenuta nelle norme di cui agli art. 107 - 114 l. dir. autore 1941 n. 633 deve ritenersi suscettibile di integrazione ad opera di altre norme le quali, benché inserite tra le disposizioni particolari hanno una portata di carattere generale. Ma tra tali disposizioni particolari di portata generale non può includersi la disposizione di cui all'art. 122 sulla durata del contratto di edizione per le stampe, stante il suo carattere di specialità desumibile dalla sua collocazione, dalla tipicità del contratto di edizione e dal suo contenuto.

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Tribunale di Milano, Sentenza del 19 giugno 1995

La legittimazione della S.I.A.E. ad agire in giudizio a difesa del diritto sulla copia privata si riconnette al potere-dovere di riscossione, attribuito all'ente dalla legge n. 93 del 1992 art. 3. La funzione di stampo pubblicistico assegnata alla S.I.A.E. nella riscossione del compenso non fa che affermare la legittimità di iniziative dell'ente volte a razionalizzare la raccolta del prelievo attraverso la fissazione di prassi comportamentali uniformi a tutela, in definitiva, degli stessi obbligati, o, per lo meno, dell'esigenza di pari trattamento dei medesimi. Sono manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge n. 93 del 1992, in relazione ai principi della costituzione e, in particolare, al suo art. 3. La norma della legge n. 93 del 1992 neppure è incompatibile con il trattato comunitario, tenuto conto del disposto dell'art. 36 di esso.

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Tribunale di Roma, Sentenza del 5 giugno 1995

Il giudice ordinario, adito in sede cautelare per l'inibitoria della messa in onda di un programma televisivo ritenuto dal ricorrente frutto di plagio di altro programma, deve esaminare, non già le idee sottostanti ai due programmi, bensì i programmi stessi nella loro effettiva realizzazione e completezza (nella specie, il giudicante ha escluso che il programma "I Cervelloni" costituisse plagio del programma "Portobello", in quanto la medesima idea legata alla presentazione di inventori si estrinsecava nei due programmi in maniera del tutto differente, dando vita a due diverse trasmissioni, l'una di intrattenimento, l'altra di servizio).

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Corte di Appello di Milano, Sentenza del 9 giugno 1995

Il titolo "La pesca sportiva in mare" essendo costituito con una semplice terminologia di uso corrente in perfetta aderenza concettuale con il contenuto dell'opera libraria è privo di quel minimo di originalità sul piano fonetico ed anche grafico atta a farle assumere autonoma capacità distintiva. Il requisito della capacità identificativa di un'opera può essere riconosciuto ad un titolo oltre che a causa del suo carattere specifico anche a causa della natura dell'opera medesima e delle condizioni nelle quali il titolo viene adoperato, non dovendosi limitare l'indagine ai fini dell'applicazione dell'art. 100, legge autore, al solo confronto estrinseco fra le due denominazioni identiche o simili. L'atto di concorrenza sleale di cui all'art. 102, legge autore, è sanzionato non a difesa autonoma ed intrinseca del titolo ma a tutela dell'impresa editoriale contro atti confusori di agganciamento diretti a sviare la clientela a favore della propria iniziativa costituente pedissequa imitazione dell'assetto editoriale altrui. Conseguentemente quando l'impressione generale ricavabile dall'aspetto globale del frontespizio evidenzia una serie di differenze immediatamente percepibili che evitano pericoli confusori di sorta è superfluo fare raffronti ulteriori su spaziature, caratteri di stampa, coloritura del "littering", rilegatura ecc. dato che tali elementi scompaiono ad una visione d'insieme che attira l'attenzione del lettore sul titolo, sul soggetto raffigurato in copertina e sulle specificazioni aggiuntive.

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Tribunale di Roma, Sentenza del 29 maggio 1995

La disciplina legislativa vigente in tema di rilascio di contrassegni da parte S.I.A.E. per la tutela delle opere su supporti sonori o audiovisivi attribuisce alla S.I.A.E. poteri di preventiva, seppur sommaria, istruttoria, prima del rilascio del contrassegno. Per le opere cinematografiche, non affidate alla diretta protezione della S.I.A.E. (come, invece, le opere musicali), l'istruttoria può effettuarsi sulla base di idonea documentazione o di dichiarazione di responsabilità. Le opere cinematografiche pubblicate per la prima volta tra il 1937 e il 1942 e aventi come paese di origine gli Usa (nella specie, cartoni animati di Walt Disney) godono della tutela di diritto di autore, a sensi della legge n. 633 del 1941 e successive modificazioni e integrazioni, per un periodo complessivo di 61 anni e 10 mesi.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 6469 del 5 maggio 1995

L'opera filmica a contenuto osceno, che può avere il aosta alla proiezione in pubblico con limitazione per i minori e che comunque è proiettata nelle sale cosiddette "a luci rosse" è anch'essa protetta dal diritto di autore e soggetta al controllo della S.I.A.E. sulla sua diffusione. (Fattispecie relativa a detenzione in esercizio commerciale per la vendita e il noleggio di videocassette riproducenti opere cinematografiche dal contenuto pornografico prive di contrassegno S.I.A.E.). L'art. 1 l. 22 aprile 1941 n. 633, sul diritto di autore menziona le opere protette con disposizione esemplificativa e non tassativa, sicché la protezione può estendersi anche ad opere diverse da quelle indicate. Per quanto concerne le videocassette riproducenti opere cinematografiche destinate alla messa in commercio, tale estensione è avvenuta con legge, in quanto con l'art. 1 l. 27 marzo 1987 n. 121, in materia di distribuzione commerciale è stato voluto il controllo della S.I.A.E. per contrastare il fenomeno della pirateria cinematografica allo scopo di garantire la trasparenza del mercato e la legittimità della circolazione dei prodotti audiovisivi.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 6895 del 24 aprile 1995

In tema di tutela delle opere dell'ingegno, alla S.I.A.E. spetta, in via esclusiva, l'attività di intermediazione per l'utilizzazione economica delle stesse, mediante la percezione dei proventi derivanti dalla relativa utilizzazione. Pertanto, ai fini della costituzione di parte civile, la S.I.A.E. non è tenuta alla specifica dimostrazione della sussistenza del titolo risarcitorio, ove sia stata accertata l'abusiva riproduzione dell'opera. (Fattispecie relativa alla detenzione, a fine di vendita, di musicassette abusivamente riprodotte, prive del contrassegno S.I.A.E.).

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Corte Costituzionale, Sentenza n. 108 del 6 aprile 1995

Non è fondata la questione di costituzionalità, in riferimento agli art. 3, 9, 41 e 42 cost. degli art. 19, 61, 68 e 109 l. 22 aprile 1941 n. 633 (protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), nella parte in cui, riconoscendo il diritto esclusivo dell'autore al noleggio degli esemplari registrati di un'opera musicale protetta, inibiscono in radice all'acquirente di "compact disc" la facoltà di darli a noleggio, in quanto la tutela del diritto di autore acquista rilievo prevalente rispetto alle situazioni di altri soggetti, pur meritevoli di adeguata protezione in un corretto equilibrio di interessi: il bilanciamento operato dalla legislazione non appare irragionevole, perché realizzato in sintonia con gli altri principi costituzionali, in materia di tutela sia della libertà dell'arte e della scienza (art. 33 cost.), sia della proprietà intellettuale (art. 42 cost.), sia del lavoro in tutte le sue forme, inclusa la libera attività di creazione intellettuale (art. 35 cost.) e perché finalizzato a favorire il pieno sviluppo della persona umana (art. 3 cost.) ed a promuovere lo sviluppo della cultura (art. 9 cost.), in conciliazione con la libertà di iniziativa economica (art. 41 cost.) di altri soggetti - produttori, rivenditori, noleggiatori, fruitori - in un equilibrio che tenga conto dei rispettivi costi e dei rischi e dell'interesse generale alla diffusione della cultura, dimostrato, per altro, quanto alle opere musicali, dall'imponente sviluppo radiofonico e concertistico.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza C-241/91 P e C-242/91 P del 6 aprile 1995

Benché il semplice fatto di essere titolare di un diritto di proprietà intellettuale non sia atto a costituire una posizione dominante, sono in tale posizione le emittenti televisive che, disponendo necessariamente di un monopolio di fatto sui palinsesti da pubblicare in apposita rivista, hanno il potere di ostacolare la persistenza di una concorrenza effettiva sul mercato dei settimanali televisivi. Benché la determinazione dei casi e delle modalità di tutela di un diritto di proprietà intellettuale dipenda dalle norme nazionali, dall'esercizio del diritto esclusivo da parte del titolare può, in casi eccezionali, derivare un comportamento abusivo (in applicazione di questo principio la Corte ha condiviso la pronuncia del tribunale di prima istanza che ha censurato il comportamento delle emittenti televisive che si sono avvalse del diritto d'autore conferito dalla normativa nazionale per impedire ad un'impresa editrice di pubblicare su base settimanale informazioni sui programmi televisivi ottenute indipendentemente dalle emittenti). Affinché vi sia pregiudizio del commercio fra Stati membri non è necessario che il comportamento censurato abbia effettivamente pregiudicato gli scambi in misura rilevante essendo sufficiente dimostrare che tale comportamento sia atto a produrre questo effetto (in applicazione di questo principio la Corte ha condiviso la pronuncia del tribunale di prima istanza secondo il quale sussiste il pregiudizio del commercio fra Stati membri se viene precluso a qualsiasi concorrente potenziale l'accesso al mercato geografico costituito da uno Stato membro e da una parte di un'altro Stato membro). L'accertamento che l'esercizio del diritto d'autore costituisce un abuso di posizione dominante detenuta nel Regno Unito e nell'Irlanda del nord non è impedito dalla convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie ed artistiche. L'art. 3 del regolamento n. 17/62 consente alla commissione CE sia di ordinare certi comportamenti o di effettuare certe prestazioni illegalmente omesse, sia di inibire certi comportamenti e pratiche sia di vietare che siano tenute ferme certe situazioni contrarie al trattato (in applicazione di questo principio la Corte ha ritenuto legittimo obbligare le emittenti televisive a fornire le informazioni concernenti i palinsesti). Il principio di proporzionalità nell'applicazione delle misure antitrust va inteso nel senso che gli oneri imposti alle imprese per porre fine alle infrazioni non devono eccedere i limiti di quanto è appropriato e necessario per conseguire lo scopo prefisso, vale a dire il ripristino della situazione conforme al diritto. La titolarità di un diritto di proprietà intellettuale non dà luogo di per sè ad una posizione dominante sul mercato. Tuttavia, il comportamento di una impresa in posizione dominante, anche se questa può derivare dall'esercizio di un diritto di autore, può essere preso in considerazione ai fini dell'art. 86 del trattato Cee (abuso di posizione dominante) (nella specie, è stato qualificato come abuso di posizione dominante il comportamento di imprese emittenti di televisione che, disponendo di un monopolio di fatto sulle informazioni relative ai loro programmi televisivi e trovandosi quindi in posizione dominante, si rifiutavano di fornire a terzi, su licenza, le dette informazioni ai fini della loro pubblicazione in periodiche).

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Corte di Appello di Venezia, Sentenza del 3 aprile 1995

Ai sensi dell'art. 16 l. dir. autore, il termine "diffusione", la cui nozione va ricavata dall'interpretazione secondo i criteri dettati dall'art. 12 disp. prel. c.c. comprende la radiodiffusione. Per il c.d. principio di indipendenza ex art. 19 l. dir. autore, l'esercizio del diritto esclusivo di riproduzione non implica rinunzia al diritto esclusivo di diffusione.

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Tribunale di Catania, Sentenza del 29 marzo 1995

La libera appropriabilità di un progetto di ingegneria che non contenga soluzioni originali di problemi tecnici (e che, quindi, non possa godere di protezione in base alle disposizioni della legge sul diritto di autore n. 633 del 1941) può dar luogo, in favore dell'autore del progetto, ad azione per arricchimento senza giusta causa purchè sussistano i presupposti per l'accoglimento di tale azione residuale. Non configura violazione del diritto d'autore nè atto di concorrenza sleale nè illecito aquiliano l'appropriarsi, anche soltanto a fini pubblicitari, della paternità di un altrui progetto di opera di ingegneria che non comporti soluzioni originali di problemi tecnici. Respinta l'azione promossa per la tutela del diritto d'autore in quanto l'opera non presenta i requisiti necessari, è ammissibile, in via sussidiaria, l'azione di arricchimento senza causa purchè ne ricorrano le condizioni di fondatezza, prima tra tutte quella che all'arricchimento di uno dei soggetti corrisponda un effettivo e conseguenziale depauperamento dell'altro.

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Tribunale di Roma, Sentenza del 28 marzo 1995

L'opera pittorica tratta dall'immagine di un film è protetta dalla normativa sul diritto d'autore. La società distributrice di edizioni cinematografiche non ha l'obbligo di verificare se le pubblicazioni da essa distribuite siano lesive di diritti di terzi sotto il profilo del diritto d'autore, nè incorre in responsabilità oggettiva per la diffusione abusiva di un'opera coperta dal diritto d'autore.

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Corte di Appello di Milano, Sentenza del 17 marzo 1995

Una volta che il trasferimento dall'autore alla casa editrice dei bozzetti e delle caricature realizzate per quest'ultima abbia interessato la globalità dei diritti di utilizzazione economica delle opere, residuano all'autore stesso i soli diritti morali previsti a tutela dell'integrità e paternità delle opere medesime contro interventi lesivi di terzi ma, poiché per l'esercizio di tali diritti non occorre mantenere la proprietà del supporto fisico nel quale si estrinsecano le opere, l'autore non ha diritto alla restituzione dei disegni originali a meno che non siano state poste riserve o condizioni all'atto della "traditio" dei suddetti disegni.

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Corte di Appello di Roma, Sentenza del 13 marzo 1995

L'autore di un'opera avente come paese di origine un paese aderente alla Convenzione di unione di Berna e, quindi, protetta come opera unionistica ha diritto, ove lo richieda, alla registrazione nel pubblico registro generale delle opere protette, presso la Presidenza del Consiglio, a norma dell'art. 105 l. dir. autore n. 633 del 1941. L'autore di un'opera avente come paese di origine un paese aderente alla Convenzione di unione di Berna e, quindi, protetta come opera unionistica ha diritto, ove lo richieda, alla registrazione nel pubblico registro generale delle opere protette, presso la Presidenza del Consiglio, a norma dell'art. 105 l. dir. autore n. 633 del 1941. Poiché il rifiuto opposto dall'Uplas di registrare l'opera dell'ingegno nel R.P.G. è potenziale fonte di danno perché priva gli interessati di una documentazione destinata a far fede dell'esistenza dell'opera, della data della pubblicazione nonché, sino a prova contraria, dei suoi autori, va accolta la domanda di condanna generica al relativo risarcimento da liquidarsi in separato giudizio. L'edizione critica di un testo del passato (nella specie, opera lirica) che non si limiti ad emendare un testo già esistente ma che contenga anche un apporto creativo può formare oggetto di tutela di diritto di autore.

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Corte di Appello di Milano, Sentenza del 3 marzo 1995

La pubblicazione del manuale di applicazione delle norme Cei (centro elettronico italiano) non costituisce violazione del diritto d'autore spettante al Cei. Le norme in questione hanno carattere giuridico, anche se non sono riprodotte, ma soltanto richiamate nel testo ufficiale ed hanno inoltre natura pubblicistica. Pertanto ad esse si applica il disposto dell'art. 5 l. autore, secondo il quale le disposizioni della legge sul diritto d'autore "non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche sia italiane che straniere". L'espressione "testo degli atti ufficiali dello Stato" contenuta nell'art. 5 della legge sul diritto di autore 1941 n. 633, articolo che dichiara libera la riproducibilità dei detti testi, va interpretata nel senso che essa si estenda anche alle norme tecniche (di relazione intersoggettiva) richiamate nel testo di un atto ufficiale.

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