Home » Giurisprudenza » Corte di Cassazione Civile, sez. I, sentenza n. 11225 del 30 aprile 2015
In tema di valutazione del danno subito dal titolare del diritto di utilizzazione economica di un'opera dell'ingegno non è precluso al giudice il potere-dovere di commisurare quest'ultimo, nell'apprezzamento delle circostanze del caso concreto, al beneficio tratto dall'attività vietata, assumendolo come utile criterio di riferimento del lucro cessante, segnatamente quando esso sia correlato al profitto del danneggiante, nel senso che questi abbia sfruttato a proprio favore occasioni di guadagno di pertinenza del danneggiato, sottraendole al medesimo( Cass 6251/83; Cass 3390/03;Cass 8730/11 v. anche Cass 12433/08 e 11353/10). Per configurare i presupposti per l'applicazione dell'art. 158 della legge 22 aprile 1941 n. 633 ed in particolare il danno da essa previsto, non occorre l'esistenza di un rapporto concorrenziale fra l'attività del soggetto che si assume danneggiante e l'attività del soggetto che si assume danneggiato, ancorché tali soggetti rivestano la qualità di imprenditori, poiché la lesione del diritto tutelato dalla suddetta norma giustifica di per sè l'azione risarcitoria, costituendo l'illecito di cui al suddetto art. 158 una specificazione della norma generale dell'art. 2043 c.c.(Cass. 7971/99). La violazione di un diritto di esclusiva che spetta all'autore , analogamente a quella di un diritto assoluto o di un diritto personale, (Cass. n. 11103 del 1998), costituisce danno in re ipsa senza che incomba al danneggiato altra prova che non quella della sua estensione (Cass 7971/99; Cass 3672/01; Cass 8730/11).

Corte di Cassazione Civile, sez. I, sentenza n. 11225 del 30 aprile 2015

Sentenza Cassazione Civile n. 11225/2015

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.