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Il ruolo della S.I.A.E. nella gestione dei diritti connessi al diritto d’autore e la posizione dei loro titolari all’interno dell’organizzazione associativa dell’ente. Riflessioni a margine della sentenza del T.A.R. del Lazio, SEZ. III-Ter, 7.2.2005 (Deborah De Angelis e Alessandro Lodato)

Sommario: 1. Premessa. 2. La natura pubblica della S.I.A.E. ed il suo ruolo nella gestione e nella tutela dei diritti connessi al diritto d’autore alla luce dell’evoluzione legislativa degli ultimi decenni. 3. La posizione dei titolari di diritti connessi nell’involuzione statutaria della S.I.A.E. 4. La revisione dello Statuto della S.I.A.E.: il D.M. 3-12-2002. 5. La conferma dell’illegittima dello Statuto del 2001 e l’impossibilità di omologare le posizioni dei titolari dei diritti d’autore e i titolari dei diritti connessi. 6. La sentenza del T.A.R. del Lazio, Sez. III-ter, 7-2- 2005 n. 1037. 7. Conclusioni.

1. Premessa
La sentenza in commento[1] trae origine dalla richiesta presentata, con lettera R.a.r. in data 13.12.1999, dalla Ducale S.n.c. al fine di ottenere l’iscrizione alla sezione musica della Società Italiana Autori ed Editori (d’ora in avanti per brevità S.I.A.E.), in qualità di iscritto ordinario, sostenendo la stessa di essere in possesso dei requisiti richiesti dall’art. 7 dello Statuto dell’ente allora vigente[2].
Detta società dichiarava di essere titolare dei diritti di riproduzione fonomeccanica – derivanti dalla sua attività di fabbricazione di dischi, di nastri magnetici ed audiovisivi[3]-, di avere realizzato proventi dall’esecuzione di tale attività, di possedere i requisiti per accedere alla compagine organizzativa della S.I.A.E., con l’attribuzione dei diritti sociali e, in via derivata, di avere diritto a partecipare alla ripartizione dei relativi diritti economici[4].
Stante l’inerzia dell’ente in parola, la Ducale S.n.c. notificava formale atto di diffida e messa in mora e, successivamente, ricorreva al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio allo scopo di far dichiarare l’illegittimità del silenzio rifiuto e, pertanto, l’obbligo della S.I.A.E. di provvedere in senso favorevole alle pretese di essa ricorrente (vale a dire di disporre l’iscrizione nei termini sopra indicati, con concessione dei diritti associativi e di partecipazione alla ripartizione dei compensi).
Senza anticipare nulla in merito al contenuto della decisione finale, tra le cui statuizioni merita una particolare menzione la declaratoria d’improcedibilità del ricorso avverso il silenzio rifiuto[5], le problematiche affrontate dalla sentenza in commento che rilevano in questa sede sono sostanzialmente due:
i compiti istituzionali della S.I.A.E. nella gestione dei diritti connessi al diritto d’autore;
le prerogative e le facoltà dei titolari di detti diritti nell’ambito della compagine dell’ente in parola.
Sennonché, limitare il contenuto del pronunciamento in esame alle questioni sopra indicate sarebbe riduttivo, posto che le stesse sono state esaminate dal Giudice Amministrativo Capitolino nel quadro di una struttura argomentativa di ampio respiro (caratterizzata dall’esaustiva trattazione di problematiche generali appartenenti al diritto amministrativo sostanziale e processuale).
Ciononostante, il presente lavoro sarà dedicato all’esame dei due profili principali sopra indicati, stante la palese impossibilità, per evidenti limiti tematici connessi alla specialità della materia in esame, di entrare nel merito delle problematiche di carattere generale.

2. La natura pubblica della S.I.A.E. ed il suo ruolo nella gestione e nella tutela dei diritti connessi al diritto d’autore alla luce dell’evoluzione legislativa degli ultimi decenni.
Preliminarmente appare opportuno svolgere alcune brevi considerazioni in ordine alla cornice normativa e giurisprudenziale nella quale si colloca la vicenda in esame.
A tale scopo bisogna tenere presente che, a differenza di quanto accade nella maggioranza degli altri Stati membri della Comunità Europea, ove le società/associazioni di gestione collettiva sono delle persone giuridiche di diritto privato, in Italia, per espressa volontà legislativa, la S.I.A.E. svolge in via esclusiva la funzione d’intermediazione ex art. 180 Legge n. 633/1941[6] e di tutela sia dei diritti di autore sia dei diritti connessi[7], a prescindere dalle modalità attraverso le quali la stessa si realizza, dovendo tenere presente la natura di ente pubblico del soggetto in parola.[8] Invero, sulla base della normativa vigente la tutela del diritto d’autore si basa sulla esclusività riconosciuta alla S.I.A.E. e sulla mera attività di raccolta di proventi anche dei compensi di spettanza dei titolari dei diritti connessi.[9] Tale esclusiva ex lege si traduce in effetti in una posizione di monopolio di fatto dell’ente, con tutte le conseguenze giuridiche che da tale posizione ne discendono, come l’obbligo di contrarre in condizioni di parità e il divieto di discriminazioni arbitrarie (art. 2597 c.c.), trovando, altresì, una giusta collocazione, in tale quadro, la distinzione tra atti e provvedimenti amministrativi generali incidenti sull’assetto organizzativo della S.I.A.E. (con conseguente affermazione della giurisdizione del giudice amministrativo in relazione alla tutela di situazioni giuridiche soggettive aventi la consistenza di interessi legittimi) ed atti di gestione (non necessariamente aventi la natura di atti amministrativi, ma anche di atti privatistici) e/o comportamenti connessi a posizioni di diritto soggettivo (ricadenti, pertanto, nella giurisdizione del giudice ordinario)[10].
Particolarmente significativa in tale quadro si pone la riforma di cui all’art. 7, D. Lgs. 29.10.1999, n. 419, la quale, nell’affermare espressamente che la S.I.A.E. è un ente pubblico a base associativa, titolare dell’attività d’intermediazione nel settore dei diritti d’autore e dei diritti connessi[11], e discostandosi dal consolidato orientamento giurisprudenziale, criticato dalla maggior parte della dottrina[12], che riteneva la società in parola un ente pubblico economico, ha avuto il merito di valorizzare le funzioni svolte in relazione ai titolari dei diritti connessi, tramite una loro riconduzione (unitamente a quelle relative ai titolari dei diritti d’autore) all’interno della gamma dei compiti istituzionali dell’ente[13].

3. La posizione dei titolari di diritti connessi nell’involuzione statutaria della S.I.A.E.
Dall’assetto legislativo sopra richiamato emerge che il nostro legislatore del 1999 ha attribuito una notevole importanza alla problematica della gestione e della tutela dei diritti connessi, tutt’altro che secondaria rispetto all’amministrazione ed alla salvaguardia dei diritti d’autore.
Sarebbe, pertanto, legittimo chiedersi se tale impostazione legislativa sia talmente cogente da imporre l’assimilazione delle posizioni dei titolari diritti d’autore e dei diritti connessi sotto il profilo delle prerogative e delle facoltà attribuite ai predetti all’interno dell’organizzazione della S.I.A.E.
Probabilmente, una certa considerazione della posizione dei titolari dei diritti connessi sussisteva teoricamente nel periodo di vigenza dello statuto approvato con il D.P.R. 19-05-1995 n. 223[14].
Detto provvedimento, infatti, conferiva all’ente il compito di tutelare i diritti d’autore unitamente ai diritti connessi nell’interesse dei soci e degli iscritti ordinari[15] (costituita dai titolari di entrambe le summenzionate figure)[16], con conseguente attribuzione delle facoltà associative anche ai titolari dei diritti connessi[17].
Tale assetto è stato successivamente stravolto dallo Statuto del 2001 (contenuto nel D.M. 4-6-2001), colpevole di aver introdotto la distinzione tra associati ordinari (composta solo ed esclusivamente dai titolari dei diritti autorali)[18] e straordinari (costituita anche dai titolari dei diritti connessi)[19], di aver limitato solo ai primi il rapporto associativo vero e proprio[20] (con tutti i diritti e gli obblighi conseguenti)[21] e di aver regolato le relazioni con i secondi esclusivamente tramite la formula del mandato[22].
Lo Statuto S.I.A.E. (nella sua formulazione del 2001) ha avuto una vita breve, posto che il predetto è stato parzialmente annullato nel 2002 dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio[23].
In particolare, il Giudice Amministrativo adito ha esaminato il diverso peso illegittimamente attribuito agli associati ordinari ed a quelli straordinari (categoria composta anche dai titolari dei diritti connessi), questi ultimi sostanzialmente esclusi dall’esercizio dei diritti sociali[24].
A tal proposito, il Collegio ha rilevato che, nella sua attività d’intermediazione svolta in regime di monopolio di fatto, la S.I.A.E. ha l’obbligo di contrattare con chiunque ne faccia richiesta senza disparità di trattamento.
È questa una regola che si ricava (secondo il ragionamento del Giudice Amministrativo) dall’art. 2597 c.c. e che risulta applicabile anche al caso in discussione, non potendo pertanto l’ente in parola (seppur nell’esercizio della sua ampia discrezionalità organizzatoria) discriminare una categoria di soggetti rispetto ad un’altra, in relazione ai profili della spettanza dei poteri decisionali e della rappresentatività nell’ambito degli organi societari (limitati agli associati ordinari), con la totale esclusione degli associati straordinari dal processo di formazione della volontà dell’ente (soprattutto con riferimento alle determinazioni afferenti le loro posizioni individuali)[25].
Analogamente si può argomentare alla luce dell’art. 7, D.Lgs. 29-10-1999, n. 419 il quale (sempre secondo quanto sottolineato nella citata sentenza) costituisce (unitamente alla disposizione codicistica sopra menzionata) un preciso limite alla potestà discrezionale della S.I.A.E. di adottare norme fondamentali d’organizzazione interna che comportino l’assoluta compressione delle facoltà di alcune categorie di partecipanti alla compagine dell’ente.
Pertanto, se dei privilegi possono essere contemplati (stante l’assenza di norme che dispongano in senso contrario), gli stessi devono però essere opportunamente controbilanciati da appositi meccanismi tesi a prevenire abusi ed arbitri da parte della componente associativa più forte a danno di quella più debole.
Conclude il T.A.R. che le considerazioni che precedono rispondono alla precisa esigenza di evitare violazioni dei principi costituzionali d’uguaglianza, d’imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa posta in essere dalla S.I.A.E. nei settori di sua istituzionale competenza[26].

4. La revisione dello Statuto della S.I.A.E.: il D.M. 3-12-2002.
Sulla spinta della sentenza sopra richiamata, lo Statuto S.I.A.E. viene modificato[27] e, successivamente, approvato con D.M. 3-12-2002.
In particolare, il nuovo testo dell’art. 2, comma 2 non distingue più gli associati in ordinari e straordinari, anche se mantiene l’esclusione dal rapporto associativo dei titolari dei diritti connessi ai quali è concessa solo la possibilità di conferire all’ente un mandato individuale (con la garanzia di non meglio precisate forme di rappresentanza all’interno della compagine organizzativa della società)[28]. Come evidenziato in dottrina, l’elemento della base associativa della S.I.A.E. consente un parallelismo agli enti pubblici caratterizzati dall’investitura politica dell’organo di indirizzo, qualora si riconosca come determinante l’organizzazione democratica dell’ente attraverso la diretta elezione degli uffici apicali ed alla previsione di forme partecipative degli aderenti.[29] Anche il nuovo assetto derivante dalla revisione statuaria è stato censurato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio il quale, in sede di giudizio di ottemperanza alla sentenza del 2002 esaminata al paragrafo precedente, ne ha però confermato la legittimità[30].
In particolare, nella citata decisione della fine del 2002, il Collegio esclude che il nuovo schema di Statuto possa essere considerato elusivo delle statuizioni del precedente pronunciamento di pari anno, osservando a tale scopo che la declaratoria d’illegittima della distinzione tra associati ordinari e straordinari e della collocazione in quest’ultimo agglomerato dei titolari dei diritti connessi (con l’esclusione dai diritti associativi precedentemente riservati ai titolari dei diritti d’autore), non implica un’automatica equiparazione delle due categorie sopra citate sotto il profilo delle prerogative e dei poteri spettanti a ciascuna delle predette all’interno della compagine dell’ente.
Al contrario, una volta espunta dall’articolato dello Statuto la categoria degli associati straordinari, la S.I.A.E. può legittimamente limitare il rapporto associativo e tutti i diritti che ne conseguono (compresa la diretta partecipazione agli organi ed alla gestione dell’ente) agli autori ed agli editori, a condizione che si assicuri ai titolari dei diritti connessi un contenuto minimo di tutela consistente nella garanzia di adeguate forme di rappresentanza (ferma restando l’esclusione dalla vera e propria affiliazione organica).
D’altronde, osserva il Giudice Amministrativo, quanto sopra esposto discende direttamente dal combinato disposto dei commi 4[31] e 6[32] dell’art 7, D. Lgs. 29.10.1999, n. 419 i quali, nel separare la gestione dei diritti d’autore da quella dei diritti connessi, obbligano lo Statuto a garantire la presenza all’interno degli organi societari dei soli autori ed editori.
Pertanto, se delle censure sono possibili, esse dovranno essere dirette alla disposizione in parola (sotto il profilo di una sua eventuale incostituzionalità) e non agli atti applicativi della stessa.

5. La conferma dell’illegittimità dello Statuto S.I.A.E. del 2001 e l’impossibilità di omologare le posizioni dei titolari dei diritti d’autore e i titolari dei diritti connessi.
Anche il Consiglio di Stato ha avuto modo di entrare nel dibattito oggetto della presente trattazione con una sentenza del 2003[33], resa in sede di giudizio d’appello alla decisione del T.A.R. del Lazio n. 4485 del 2002 sopra esaminata.
Senza entrare nei dettagli del citato pronunciamento, preme rilevare che il Supremo Organo della Giurisdizione Amministrativa conferma l’illegittimità di una normativa statutaria la quale, all’interno di un quadro come quello discendente dall’art. 7. D.Lgs. 29-10-1999, n. 419 (in cui la gestione e la tutela dei diritti connessi rientra tra le funzioni primarie della S.I.A.E.), comprima del tutto le prerogative dei titolari dei diritti connessi all’interno della compagine di detto ente. I principi enunciati dalla sentenza in esame sono stati infatti in toto avallati anche da parte dei Giudici di Palazzo Spada, i quali hanno analogamente affermato il fatto che la disciplina dettata dal combinato disposto dell’art. 7, commi 1, lett. a) e c), 3, 4, 6 e 7 del D. Lgs. n. 419 del 1999 prescrive che tra le attività istituzionali della S.I.A.E., non rientra solo la gestione del diritto d’autore, ma anche quella relativa ai diritti connessi che, pertanto, non può essere considerata come aggiuntiva, né tanto meno, secondaria. È stata in questo modo confermata l’illegittimità dell’art. 2 dell’impugnato statuto della S.I.A.E. del 2001, già annullato dal T.A.R., che sostanzialmente escludeva da ogni forma rappresentativa e partecipativa i titolari dei diritti connessi.
Per contro, (sempre secondo il pensiero del Consiglio di Stato) stante l’impossibilità di equiparare i diritti autorali ai diritti connessi, non è possibile omologare in astratto le posizioni dei rispettivi titolari ed è, pertanto, legittimo prevedere forme partecipative e di rappresentanza diversificate[34].

6. La sentenza del T.A.R. del Lazio, Sez III-ter, 7-2- 2005 n. 1037
Come già anticipato in premessa, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con la sentenza in commento, ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso avverso il silenzio rifiuto della S.I.A.E. in merito all’istanza della Ducale S.n.c. finalizzata ad ottenere l’iscrizione alla sezione musica dell’ente patronale in qualità di iscritto ordinario (con conseguente concessione dei diritti associativi e di partecipazione alla ripartizione dei compensi).
Ciò premesso, appare sicuramente interessante, nell’economia della presente trattazione, approfondire il motivo sotteso a detta decisione.
A tale scopo, giova specificare in punto di fatto che, sotto il vigore dello Statuto S.I.A.E del 1995, la società ricorrente otteneva (per effetto dell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 3097/00)[35] l’inserimento con riserva nella categoria degli iscritti ordinari (con tutte le conseguenze sopra evidenziate).
Successivamente, la stessa subiva un deterioramento della propria posizione in conseguenza dell’iscrizione d’ufficio tra gli associati straordinari di cui all’art. 2, comma 2, del sopravvenuto Statuto del 2001[36], con privazione dei diritti sociali.
Come già sottolineato in precedenza, lo statuto in parola è stato annullato nella parte in cui lo stesso escludeva dai diritti associativi tutti gli appartenenti alla suindicata categoria, senza che però la nuova versione dell’atto in parola possa essere considerata illegittima per aver la stessa confermato la negazione del rapporto associativo e dei diritti sociali in capo ai titolari dei diritti connessi, prevedendo però dei contrappesi consistenti nella facoltà di conferire un mandato e nella garanzia di adeguate forme di partecipazione rappresentativa in seno all’ente (così come prescritto dalla giurisprudenza amministrativa sopra esaminata).
Pertanto, considerato che il nuovo Statuto della S.I.A.E. (vale a dire quello del 2001, con la revisione del 2002) disciplina la posizione dei titolari dei diritti connessi (ai quali non sono più garantiti l’acceso al rapporto associativo ed ai relativi diritti) in maniera del tutto diversa rispetto alla precedente regolamentazione contenuta nello Statuto del 1995, il Collegio, con la sentenza in commento, dichiara l’improcedibilità del ricorso contro il silenzio serbato dalla S.I.A.E. in ordine all’istanza della Ducale S.n.c. (risalente al 1999 e tendente ad ottenere l’iscrizione all’ente in parola con le prerogative proprie degli autori e degli editori), non ritenendo utile una pronuncia relativa ad una domanda che si basava su presupposti di fatto e di diritto non più attuali[37].
7. Conclusioni.
Dalla presente trattazione, la prima conclusione che si ricava è che il nostro legislatore con l’emanazione del D. Lgs. 29-10-1999, n. 419 ha inteso valorizzare la tematica della gestione e della tutela dei diritti connessi al diritto d’autore.
Infatti, come è stato sopra evidenziato, l’art. 7 del summenzionato provvedimento ha ricondotto le funzioni svolte dalla S.I.A.E. in relazione ai diritti in parola tra i compiti istituzionali di detto ente. Ciò manifesta una certa considerazione legislativa dei diritti connessi, ritenuti meritevoli di attenzione alla stessa stregua dei diritti d’autore, soprattutto in un’era come quella attuale in cui non può che essere anacronistico considerare la figura dei titolari dei diritti connessi come meri antagonisti della categoria dei titolari dei diritti d’autore.
Sennonché, quanto precede non può autorizzare a ritenere che i diritti d’autore ed i diritti connessi siano equiparabili sotto il profilo sostanziale.
Al contrario, tale livellamento viene espressamente negato dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 4440/2003 nel testo già richiamata.
In effetti, tali diverse categorie di soggetti, pur collaborando ed essendo entrambi necessari e insostituibili nell’economia del mercato delle opere musicali, hanno e mantengono dei diversi compiti e funzioni.
Si ribadisce, pertanto, l’assunto confermato anche nelle due sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio del 2002 (Tar Lazio, Sez. III ter, 14.02.2002, n. 4485 e Tar Lazio, Sez. III ter, 12.11.2002, n. 9851) per cui, se da un lato risulta illegittimo relegare i titolari dei diritti connessi in una categoria associativa priva di poteri e prerogative (come quella degli associati straordinari di cui allo Statuto del 2001), dall’altro appare legittimo che, eliminato detto inconveniente, l’atto fondamentale della S.I.A.E. (nella versione frutto della revisione del 2002) possa riservare ai soli autori ed editori il rapporto associativo ed i relativi diritti (garantendo, comunque, a portatori dei diritti connessi dei meccanismi di controbilanciamento del potere di detta categoria: più precisamente la facoltà per i predetti di conferire alla società un mandato che spalanchi le porte alla partecipazione diretta al riparto dei proventi ed a non meglio precisate forme di rappresentanza non equiparabili al legame associativo vero e proprio).
In buona sostanza, permane nell’attuale assetto legislativo e statutario una certa disparità di trattamento dei soggetti che, come la Ducale S.n.c, sono titolari di diritti connessi e che, pertanto, non godono in seno alla compagine organizzativa dell’ente degli stessi poteri concessi agli autori ed agli editori (unici titolari dei diritti associativi veri e propri).
Tale situazione, codificata nello Statuto 2001/2002 attualmente in vigore, costituisce, come già si è avuto modo di affermare, probabilmente un’involuzione rispetto alle prescrizioni del precedente Statuto del 1995.
Ricordiamo, infatti, che, sotto la vigenza dell’atto fondamentale in parola, gli iscritti ordinari (categoria a cui appartenevano anche i titolari dei diritti connessi) godevano dei diritti sociali alle stessa stregua dei soci, seppur non in forma automatica[38].
È lecito, altresì, chiedersi quali siano la natura e i confini di tali forme di rappresentanza riconosciute ai titolari dei diritti connessi. La S.I.A.E., difatti, dalla modifica statutaria del 2002 non ha ancora emanato alcun regolamento che disciplini tale forma, seppur limitata, di partecipazione riservata ai titolari dei diritti connessi, che abbiano presentato domanda di associazione all’ente sotto la forma del mandato.
Si pensi che, da un punto di vista economico, l’area della riscossione dei diritti di copia privata è tutt’altro che indifferente per il bilancio dell’ente.
Nel 2004, infatti, primo anno di applicazione della nuova disciplina introdotta dal D. Lgs. 28.4.2003, n. 68, si è segnalata una crescita esponenziale degli incassi per “copia privata”, che hanno superato € 74 mnl[39], e ciò grazie al fatto che la nuova disciplina, adottata in attuazione della Dir. 2001/29/CE sul diritto d’autore e i diritti connessi nella Società dell’Informazione, oltre ad avere introdotto tariffe più elevate, ha assoggettato al compenso anche gli apparecchi di registrazione video[40].
L’attuale situazione di persistente lacuna, a livello regolamentare, di norme che disciplinino le forme di partecipazione riservate ai titolari dei diritti connessi (che, come la Ducale hanno aderito all’ente) e predispongano la creazione di una Sezione agli stessi dedicata, rappresenta sicuramente una fonte di pregiudizio in danno di questi ultimi, i quali non hanno sostanzialmente voce in capitolo in materia di adozione delle decisioni dell’ente nell’ambito della tutela dei loro interessi, nonostante le forme di rappresentanza “virtuale” che il nuovo Statuto concede loro.
È auspicabile che un migliore assetto della posizione dei titolari dei diritti connessi all’interno della compagine dell’ente sia adottato con le prospettive di riforma contenute nell’art. 10 della Legge 6 luglio 2002, n. 137 di delega per la riforma dell’organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché degli enti pubblici.

Note:
1 Pubblicata in DANTe, n. 02–05.
2 Statuto approvato con D.P.R. 19.9.1995 n. 223, ove all’art. 7 prevedeva espressamene che: “…possono essere iscritti alla Società, in qualità di iscritti ordinari, le persone fisiche o giuridiche italiane che siano titolari, in via originaria o derivata, di diritti d’autore o diritti connessi”.
3 La definizione di produttore di fonogrammi, dettata dall’art. 78 LdA, è stata recentemente modificata dal D. Lgs. n. 68/2003, ove la dizione di “attività di fabbricazione del disco originale o prodotto analogo” è stata sostituita da quella di “prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione”. La qualifica di produttore di fonogrammi si acquista, pertanto, con l’assunzione dell’iniziativa e della responsabilità della prima fissazione dei suoni contenuti nel fonogramma.
4 La legislazione italiana riconosce in capo al produttore fonografico una serie di diritti, quali: il diritto esclusivo di riproduzione dei fonogrammi; il diritto esclusivo di distribuirli; il diritto esclusivo di noleggiarli e darli in prestito; il diritto esclusivo di metterli a disposizione del pubblico in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente (art. 72 LdA); il diritto a compenso per l’utilizzazione a scopo di lucro a mezzo della diffusione radiotelevisiva, ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite, della cinematografia, nelle feste danzanti, nei pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra loro utilizzazione pubblica (art. 73 LdA); il diritto ad un equo compenso nel caso in cui le suddette utilizzazioni indicate all’art. 73 LdA siano effettuate a scopo non di lucro (art. 73 bis LdA); il diritto di opporsi alle utilizzazioni dei fonogrammi effettuata in condizioni tali da arrecare pregiudizio agli interessi industriali (art. 74 LdA); il diritto esclusivo di autorizzare la ritrasmissione via cavo dei fonogrammi (art. 85 bis LdA). Inoltre il produttore di fonogrammi è titolare del diritto al compenso derivante dalla riproduzione per uso personale e senza scopo di lucro di fonogrammi, ossia del diritto a ricevere una quota del prezzo di vendita degli apparecchi e dei supporti analogici o digitali di registrazione audio, come disposto dall’art. 71 septies LdA. Ai sensi del seguente art. 71 octies Lda., il suddetto compenso è corrisposto alla S.I.A.E., la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese, per il cinquanta per cento agli autori e ai loro aventi causa e per il cinquanta per cento ai produttori di fonogrammi, anche tramite le loro associazioni di categoria.
5 Vi è da chiarire, invero, che il T.A.R. ha ritenuto illegittimo il silenzio prestato dalla S.I.A.E., atteso che alla nota inviata dall’ente alla ricorrente il 4.5.2000 – in atti – è stata riconosciuta la natura di mero atto soprassessorio e non decisorio, non comportando ciò, pertanto, la sopravvenuta carenza di interesse all’impugnazione del silenzio rifiuto. Alle amministrazioni pubbliche, infatti, a seguito dell’entrate in vigore della L. n. 241/1990, è fatto obbligo di concludere il procedimento con provvedimento espresso. La declaratoria di improcedibilità, come più esaustivamente si dirà nel prosieguo della presente trattazione, è stata, invece, pronunciata dal TAR adito, a causa del mutamento della situazione di fatto e di diritto, avvenuta a seguito della revisione del vecchio statuto della S.I.A.E. del 1995 con la nuova carta statutaria del 2001, ulteriormente modificata nel 2002 ed attualmente vigente.
6 L’art. 180, comma 1, Legge 22–04–1941, n. 633 (modificato dall’art. 10, comma c. 1, D. Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581) stabilisce “L’attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche di cessione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate, è riservata in via esclusiva alla Società italiana degli autori ed editori”.
7 L’art. 180 bis, Legge 22–04–1941, n. 633 (introdotto dall’art. 11 del D. Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581 che ha dato attuazione alla direttiva 93/83/CEE per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione e alla rirasmissione via cavo) ha riconosciuto alla S.I.A.E. una nuova riserva di attività istituzionale dell’ente che si aggiunge all’esclusiva dell’intermediazione di cui all’art. 180 LdA. L’art. 181 bis LdA stabilisce infatti che il diritto di ritrasmissione via cavo è esercitato dai titolari dei diritti d’autore e dei diritti connessi esclusivamente attraverso la Società Italiana Autori e Editori. Per i detentori dei diritti connessi la S.I.A.E. agisce sulla base di convenzioni da stipulare con l’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori per i diritti di spettanza di questi ultimi ed eventualmente con altre società di gestione collettiva appositamente costituite per amministrare gli altri diritti connessi (AFI, FIMI, SCF).
8 D’altronde il dato giurisprudenziale degli ultimi decenni non lasciava spazio a soluzioni diverse, sempre proteso a confermare la summenzionata circostanza. La giurisprudenza di legittimità ha più volte in passato dichiarato la natura di ente pubblico della S.I.A.E., individuando molti riferimenti normativi che la confermano: “In proposito va tenuto presente che la precedente società autori ed editori, con l’entrata in vigore della l. 633/1941, mutò il proprio nome ai sensi dell’ art. 204 in E.i.d.a. (Ente italiano per il diritto di autore), definito espressamente ente di diritto pubblico dall’articolo unico del R.D. 24.8.1942 n. 1799, che approvò il primo statuto del nuovo ente, in sintonia con la rubrica del titolo V della legge 633/1941. …La Siae, pur non operando direttamente nell’ambito proprio del diritto pubblico e pur svolgendo i suoi compiti principali nell’interesse di privati autori ed editori, è stata considerata un ente pubblico, perchè adempie alla funzione di interesse generale di tutela della proprietà intellettuale considerata patrimonio comune del Paese. Inoltre, come già rilevato, al fine di una migliore realizzazione degli interessi generali collegati all’esercizio del diritto d’autore l’ordinamento ha attribuito alla Siae in via esclusiva l’attività di intermediazione, prevedendo, con l’ art. 172 l. 633/1941, una sanzione penale a carico dei soggetti che esercitano l’attività riservata dall’ordinamento alla Siae, a tutela degli interessi generali di un corretto esercizi .del diritto d’autore. A questo compito fondamentale si aggiungono altre funzioni che ribadiscono la natura di ente pubblico della Siae: si pensi, tra gli altri, alla tenuta del pubblico registro speciale per opere cinematografiche, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 103 1. 633/1941), all’apposizione del contrassegno sugli esemplari delle opere stampate (art. 123 1. 633/1941), alla rappresentanza processuale per l’esercizio delle azioni a difesa del diritto morale o patrimoniale d’autore (art. 164 1. 633/l94l), alla ricezione delle denunce delle vendite pubbliche delle opere delle arti figurative (artt. 153 e 154 1. 633/1941). Alla stregua di queste considerazioni deve escludersi che la Siae possa considerarsi un’associazione di diritto privato” (Cass. civ., sez. Unite, 15–07–1993, n. 7841, edita in Corriere giur. 1993, pag. 1317 con nota di A. PAGANO; Corriere giur. 1993, pag. 934 con nota di C. GESSA; Dir. autore 1993, pag. 475; Dir. autore 1994, pag. 430 con nota di S. TERESI; Foro it. 1994, I, pag. 80 con nota di C. M. BARONE.; Giur. it. 1995, I, 1, pag. 510 con nota di A. VERRANDO; Giust. civ. 1994, I, pag. 1336; Giust. civ. Mass. 1993, 1187; Foro it. 1994, I, 80; Giust. civ. 1994, I,1336; Giust. civ. Mass. 1993, 1187).
9 Come evidenziato da A. BALDANZA, I titolari dei diritti connessi accedono alla vita associativa della SIAE, in Giornale Amministrativo, 1/2004, pagg. 38 e ss.: “…la raccolta dei proventi di spettanza dei titolari dei diritti connessi, pur appartenendo, a pieno titolo, nell’ambito delle attività di pertinenza della SIAE, è stata estromessa dall’orbita delle attività dell’ente”, anche se i compensi di spettanza dei titolari dei diritti connessi sono raccolti direttamente dalla S.I.A.E. e poi corrisposti alle varie società di gestione collettiva dei diritti d’autore.
10 Seppur incidentalmente, in occasione di una controversia avente ad oggetto l’assegno di professionalità corrisposto dal Fondo di Solidarietà ai soli soci (con esclusione degli iscritti ordinari), la Suprema Corte di Cassazione conferma quanto esposto nel testo, ritenendo che “se la domanda investe in via diretta provvedimenti generali dell’ente pubblico economico, qual’é la S.I.A.E., ponendo in discussione il potere di autoorganizzazione dell’ente e le manifestazioni di esso in relazione alle proprie finalità istituzionali, la giurisdizione appartiene al giudice amministrativo, perché a fronte di tali provvedimenti le posizioni soggettive hanno natura e consistenza di meri interessi legittimi; se, invece, la domanda investe atti e comportamenti dell’ente e cioé attività di gestione, ancorché svolta in esecuzione di provvedimenti discrezionali e generali, incide su posizioni di diritto soggettivo, originata dal quel concreto rapporto, con conseguente attribuzione della sua cognizione al giudice ordinario, il quale può conoscere incidentalmente della legittimità di tali atti” (Cass. civ., sez. Unite, 01–10–1987, n. 7335).
La medesima tesi è stata espressa in una successiva decisione relativa alla diversa posizione spettante ai soci ed agli iscritti (ordinari e straordinari) in materia di partecipazione alle operazioni elettorali per il rinnovo degli organi dell’ente. In particolare, l’Alto Consesso considera non “fondato il tentativo dei ricorrenti di degradare il rapporto tra gli autori ed editori e la Siae in un rapporto meramente contrattuale di diritto privato, come se questo rapporto tra gli autori o editori e la Siae fosse equiparabile a quello con società di capitali o con associazioni diritto privato (nel ricorso si cita l’esempio di un’impresa di assicurazioni) che agiscono in situazione di libera concorrenza. Su questi posizioni è attestata la giurisprudenza di queste sezioni unite…, adottata in occasione di precedenti regolamenti preventivi di giurisdizione, proposti dalla stessa Siae nel corso di un processo di primo grado innanzi al Tribunale di Roma, con il quale due iscritti chiedevano l’attribuzione della qualità di socio… E questa Corte, nell’accogliere il ricorso della Siae, dichiarando la giurisdizione del giudice amministrativo, ha escluso trattarsi di un mero rapporto di diritto privato per la presenza di un “interesse pubblico” perseguito dall’organizzazione della Siae che “sebbene economico è pur sempre ente pubblico”, sicché la domanda dell’iscritto volta a conseguire la qualifica di socio non introduce una questione di status demandata al giudice ordinario…, ma attiene ad atti di organizzazione dell’ente pubblico, permettendo di concorrere alla nomina dei suoi organi con una partecipazione all’organizzazione pubblicistica dell’ente medesimo… La Siae non può essere paragonata ad una qualsiasi società di diritto privato che agisca in un libero mercato secondo le regole della concorrenza… In definitiva, la posizione degli iscritti alla Siae che chiedono l’annullamento della disciplina statutaria e regolamentare la quale, determinando illegittime aree di privilegio, impedisce loro di conseguire la qualifica di soci, non è quella di un mero rapporto contrattuale, non tutelabile oltre l’ambito del contratto” (Cass. civ., sez. Unite, 15–07–1993, n. 7841, cit.).
Sempre in merito al problema del riparto di giurisdizione in relazione alla tipologia di atto o comportamento preso in esame, si osserva che “il giudice amministrativo è carente di giurisdizione nei riguardi dell’atto oggetto del ricorso (diniego di tutela) sia perché si è in presenza di un diritto soggettivo (non degradato), la cui tutela appartiene al giudice ordinario, sia perché il predetto diniego non è qualificabile come atto amministrativo, del quale non ha l’attributo della autoritarietà, avendo natura privatistica quale atto (negativo) di gestione posto in essere dall’ente pubblico economico (tale è, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, la S.I.A.E.: v. sent. 2167/72, 4910/84, 7841/93) nell’ambito di un rapporto di mandato” (Cass. civ., sez. Unite, 28–10–1994, n. 8880, edita in Corriere giur. 1995, pag. 501 con nota di S. CAMMARELLA; Dir. autore 1995, pag. 557; Giust. civ. 1995, 1, pag. 408; Giust. civ. Mass. 1994, pag. 1298; Dir. industriale 1995, 8, pag. 801 con nota di P. CAVALLARO).
11 L’art 7, comma 1, lett. a), D. Lgs. 29–10–1999, n. 419 stabilisce: “La Società italiana autori ed editori, di seguito denominata SIAE, ente pubblico a base associativa, svolge le seguenti funzioni:
a) esercita l’attività di intermediazione, comunque attuata sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche cessione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione, ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate”
12 M. L. SCHIAVANO, Pubblico e privato negli enti pubblici associativi, Il caso della SIAE. Problemi di diritto interno e profili comparatistici, Padova, 1997, pagg. 51 e ss.
13 In tal senso la sentenza del Cons. Stato, sez. VI, 31–07–2003, n. 4440, la quale, con specifico riferimento all’art 7, D.Lgs. 29–10–1999, n. 419, ritiene che la disposizione citata “contrapponendo la gestione relativa alla tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi alla gestione relativa agli ulteriori servizi evidenzia con chiarezza che la prima è la gestione delle attività istituzionali della SIAE e che essa è comprensiva della gestione della tutela dei diritti connessi. La stessa norma, richiamando unitariamente la tutela dei diritti di autore e dei diritti connessi e prevedendo per essi una gestione unitaria, di cui va assicurata la separazione contabile rispetto alla gestione degli ulteriori servizi, (art. 7, comma 6°), evidenzia con chiarezza che le funzioni relative ai diritti connessi non rientrano tra quelle che vengono dall’ente aggiuntivamente svolte, anche in regime di convenzione, ai sensi dell’art. 7, comma 3°, del d. lgs. n. 419 del 1999”.
14 A ben vedere già nei più risalenti Statuti dell’Ente la figura del produttore fonografico trovava una propria collocazione. Si veda, ad esempio, l’art. 7 dello Statuto approvato con R.D. 30 marzo 1936, n. 636, ove si stabiliva che le riproduzioni fonomeccaniche fossero affidate alla competenza di un’apposita Sezione, parimenti denominata. Inoltre, sotto la vigenza dello Statuto approvato con R. D. 24 agosto 1942, n. 1799 (successivamente modificato dal D.P.R. 16 aprile 1948, n. 643) i titolari dei diritti connessi avevano la possibilità di accedere alla compagine associativa con la qualità di iscritti ordinari, in posizione di pari ordinazione agli autori e agli editori (art. 7 del summenzionato provvedimento; conf. art. 7 dello Statuto approvato con D.P.R. 20 ottobre 1962, n. 1842).
15 L’art. 4, comma 1, D.P.R. 19–05–1995, n. 223 stabiliva: “La Società svolge la propria attività di tutela delle opere dell’ingegno e dei diritti connessi nell’interesse dei suoi soci e iscritti (ordinari e straordinari)”
16 L’art. 7, comma 1, D.P.R. 19–05–1995, n. 223 recitava: “Possono essere iscritti alla Società, in qualità di iscritti ordinari, le persone fisiche o giuridiche italiane che siano titolari, in via originaria o derivata, di diritti di autore o di diritti connessi…………….”.
17 Una conferma a quanto affermato nel testo è contenuta nell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 3097/00 che, nel corso della complessa vicenda a cui appartiene la sentenza in commento, ha accolto il gravame contro il rigetto dell’istanza di sospensiva avanzata dalla Ducale S.r.l. in primo grado, disponendo “l’inserimento con riserva della società nelle condizioni richieste, con attribuzione, sempre con riserva, dei diritti sociali agli iscritti ordinari (con iscrizione, temporaneamente, anche come produttore di supporti, alla sezione musica, quota editori) e con diritto alla partecipazione alla ripartizione diretta dei compensi per la vendita dei supporti vergini a partire dalla prossima delibera di ripartizione, riferendo i compensi per diritti connessi al periodo successivo alla data di notifica del ricorso di primo grado”.
18 L’art. 2, comma 1, D.M. 04–06–2001 stabiliva: “Sono associati ordinari le persone fisiche e giuridiche italiane, titolari di diritti tutelabili in quanto autori, editori, concessionari di diritti di rappresentazione, produttori o concessionari di opere cinematografiche e tutte le altre persone fisiche e giuridiche dei Paesi membri dell’U.E. che siano titolari di diritti d’autore e che facciano domanda di iscrizione, a condizioni di reciprocità per quanto concerne le iscrizioni presso le società consorelle”.
19 Il testo dell’art. 2, comma 2, D.M. 04–06–2001 era il seguente: “Sono associati straordinari i cittadini dei Paesi non membri dell’U.E., titolari di diritti d’autore, i titolari di diritti connessi, gli eredi o aventi causa dei titolari di diritti d’autore e tutti gli altri che conferiscono alla SIAE un mandato”.
20 Art. 2, comma 4, D.M. 04–06–2001: “Il rapporto associativo ha durata di quattro anni a decorrere dal riconoscimento della qualità di associato ordinario………….”.
21 Art. 2, comma 5, D.M. 04–06–2001: “L’associato ordinario gode dei diritti ed è tenuto al rispetto degli obblighi previsti dalle norme del presente statuto e dei regolamenti, ovvero adottate dai competenti organi sociali”.
22 Cfr. nota 18.
23 Tar Lazio, sez III–ter, 20–05–2002, n. 4485, edita in AIDA (Annali italiani del diritto d’autore, della cultura e dello spettacolo), a cura di L. C. UBERTAZZI, Milano, 2003, Vol. I, pagg. 850 e ss.
24 In merito alla diversa posizione degli associati ordinari e straordinari, il Collegio osserva: “Invero, l’art. 2 dell’impugnato statuto prevede due categorie di aderenti alla SIAE: A) – gli associati ordinari che, ai sensi del successivo c. 5, “…godono dei diritti e sono tenuti al rispetto degli obblighi previsti dalle norme del presente statuto e dai regolamenti adottati dai competenti organi sociali…”; B) – gli associati straordinari, i quali, pur se tenuti a corrispondere una quota associativa, essendo privi dei requisiti, in via transitoria o definitiva, per l’ammissione tra gli associati ordinari, non godono dei diritti sociali spettanti agli altri e, anzi, soggiacciono alle statuizioni assunte da questi ultimi sui criteri di ripartizione dei compensi per le loro opere”.
25 Quanto affermato nel testo trova un riscontro nel seguente passo della sentenza richiamata: “Al riguardo, il Collegio non può che condividere l’assunto attoreo, che prende le mosse dalla giurisprudenza costituzionale sulla funzione della SIAE (cfr. C. Cost., 15 maggio 1990, n. 241), all’uopo rammentando che la SIAE, appunto per la sostanziale insostituibilità dell’attività d’intermediazione – di cui essa è titolare in esclusiva e per la quale esercita in condizione di sostanziale monopolio la gestione dei diritti d’utilizzazione delle opere tutelate –, è tenuta ad offrire la migliore tutela dei diritti d’autori, editori e titolari di diritti connessi. Invero, poiché chiunque intenda ottenere la giusta ed efficace remunerazione, in ogni possibile contesto, dall’altrui sfruttamento dei diritti derivanti dalla sua opera dell’ingegno non può che affidarsi alla SIAE, quest’ultima diviene monopolista di fatto in soggetta materia. In tal caso, la SIAE ha l’obbligo di contrattare a favore di chi ne richieda i servigi e soggiace al divieto, sancito dall’art. 2957 c. c., d’effettuare discriminazioni arbitrarie o trattamenti deteriori tra coloro che coeteris paribus all’ente si rivolgono per la tutela effettiva del diritto d’autore. In particolare, la SIAE, non può legittimamente porre, pur nell’ampia discrezionalità organizzativa, regole che, mediante la restrizione dell’accesso di alcuni titolari di diritti alla gestione sociale, non solo limitino solo ad alcuni beneficiari la pienezza dei poteri gestori, ma soprattutto, così facendo, attribuiscano a costoro il potere di: A) – disporre dell’intera massa dei proventi dei diritti d’autore; B) – mantenere ad libitum ai margini dell’ente una quota di altri beneficiari; C) – impedire di fatto a questi ultimi ogni rappresentatività anche sulle decisioni che direttamente ineriscano alla loro personale posizione”
26 Si riporta il passo della sentenza Tar Lazio, sez III–ter, 14–02–2002, n. 4485 che riguarda tale ultimo aspetto: “I vincoli ex art. 2597 c.c. e quelli derivanti dello stesso art. 7 del d. lgs. 419/99 sono facilmente scavalcati ed elusi in un ordinamento, quale quello delineato dall’impugnato statuto, che consente l’acquisizione di posizioni di supremazia a favore di determinati soggetti, senza nel contempo prevedere strumenti atti ad evitare un loro esercizio abusivo. In parole più semplici, si può certo accordare un favor per gli iscritti SIAE economicamente più rilevanti o più dinamici, ma solo e nella misura in cui ciò non si trasformi in un privilegium fattualmente sempiterno e nella definitiva pretermissione dei soggetti deboli. In caso contrario, la scelta organizzativa è manifestamente illegittima, anzi incostituzionale, posto che detto favor sarebbe in aperto contrasto con i fini dell’utilità sociale dell’iniziativa economica ed ostacolerebbe il programma d’eliminazione delle disuguaglianze di fatto ex art. 3, II c., Cost. Quest’ultimo, in particolare, che va attuato già nei confronti dei poteri privati, a più forte ragione vale per la conformazione delle funzioni organizzative degli enti pubblici, che devono garantire ai sensi del successivo art. 97, legalità, imparzialità ed efficacia dell’azione amministrativa pure per ciò che attiene alla composizione ed al funzionamento dei relativi corpi rappresentativi”.
27 Le modifiche sono adottate con la Delibera del 3–6–2002, n. 25 del Commissario Straordinario.
28 La seconda parte della disposizione citata prevede: “La S.I.A.E. assicura ai titolari di diritti connessi che abbiano conferito mandato individuale alla società forme di rappresentanza, con esclusione del diritto di associazione”.
29 P. RESCIGNO, Parere circa l’applicabilità alla SIAE, ed in particolare al Direttore Generale della stessa, del D. Lgs. 165/2001, con riguardo alla distinzione – nel citato provvedimento legislativo ripresa da precedenti fonti – tra le attività di indirizzo e di gestione, ed agli oneri e poteri che a ciascuna si connettono, pag. 51, in questa rivista 1/2005.
30 Tar Lazio, 12–11–2002, n. 9851, edita in AIDA (Annali italiani del diritto d’autore, della cultura e dello spettacolo), a cura di UBERTAZZI, op. cit., pagg. 920 e ss.
31 La norma citata stabilisce: “Lo statuto assicura una adeguata presenza di autori ed editori negli organi dell’Ente, una ripartizione dei proventi dell’esazione dei diritti d’autore tra gli aventi diritto, che tenga anche conto dell’effettivo contributo di ciascuno alla formazione dei proventi stessi, e l’applicazione di provvigioni sui diritti d’autore in coerenza con l’ordinamento vigente in sede europea”
32 La disposizione in parola prevede: “La SIAE assicura la distinzione tra la gestione relativa alla tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi e la gestione relativa agli ulteriori servizi, nonché, a partire dall’esercizio successivo a quello della data di entrata in vigore del presente decreto, la separazione contabile tra le due distinte gestioni per ciascuna delle quali deve essere perseguito l’equilibrio finanziario”.
33 Cfr. Cons. Stato, sez. VI, 31–07–2003, n. 4440 cit. pubblicata in Giornale di diritto amministrativo, 1/2004, pagg. 38 e ss, con nota di A. BALDANZA, I titolari dei diritti coneesi accedono alla vita associativa della Siae.
34 Illuminante il seguente passo della sentenza in esame: “In una situazione del genere, nella quale quelle relative ai “diritti connessi” sono anch’esse funzioni istituzionali dell’ente, non può essere considerato legittimo un assetto organizzativo, come quello contenuto nello statuto impugnato ed annullato dal Tribunale, che sostanzialmente esclude da ogni forma rappresentativa e partecipativa i titolari di diritti connessi. Una affermazione del genere non si risolve, peraltro, nella negazione delle diversità esistenti fra diritto d’autore e diritti connessi, e nella astratta omologazione di titolari di diritti d’autore, editori e titolari di diritti connessi”.
Appare, infatti, possibile, predisporre forme partecipative e di rappresentanza che tengano presente, sia qualitativamente che quantitativamente, le diversità esistenti.
35 Cfr. nota 15. Un’analisi dettagliata della vicenda giudiziaria è commentata da D. DE ANGELIS, La tutela giuridica delle opere musicali digitali, Milano, 2005, pagg. 228 e ss.
36 Tale misura è stata adottata con provvedimento del Commissario Straordinario del 27–8–2001, n. 89.
37 In tal senso il seguente passo della sentenza in commento: “È ben vero che prima il T.A.R. e poi il Consiglio di Stato hanno ritenuto illegittimo un assetto organizzativo come quello previsto dallo statuto del 2001 che escludeva ogni forma rappresentativa e partecipativa per i titolari dei diritti connessi, statuendo in particolare che “senza adeguate forme partecipative e di rappresentanza l’applicazione dei principi di massima trasparenza anche nel riparto dei proventi derivanti dai diritti connessi voluto dall’art. 7, comma 7 del D.Lgs. n. 419 del 1999, è destinato a rimanere meramente nominale” (Cons. Stato Sez VI n. 4440/03).
Nondimeno però sia il giudice di primo grado che quello di appello hanno rilevato che sussistendo diversità tra diritto di autore e diritti connessi, rettamente lo statuto avrebbe potuto prevedere forme di partecipazione e di rappresentanza che tenessero presenti sia qualitativamente che quantitativamente le diversità esistenti.
Ed infatti, il T.A.R. Lazio, pronunciandosi ex art. 33 L. n. 1034/71 ha precisato che “rettamente il nuovo Statuto riconosce ai titolari dei diritti connessi forme di rappresentanza ad hoc, con esclusione , cioè, del diritto di associazione sic et simpliciter, il quale, implicando la diretta partecipazione agli organi sociali e di governo dell’ente, s’appalesa ictu oculi ben diverso dalla rappresentanza di cui detti titolari devono godere quando i loro interessi siano regolati dalla SIAE stessa. Il Tribunale ha poi precisato che dal combinato disposto dei commi 4 e 6 dell’art. 7 del D.lgs. n. 419/99 si desume che vi è obbligo nello statuto di “assicurare un’adeguata presenza di autori ed editori negli organi dell’ente, ma non anche dei titolari dei diritti connessi, per i quali, invece, è stabilita la distinzione tra la gestione relativa alla tutela del diritto di autore e quella dei diritti connessi. La summa divisio tra associati e titolari dei diritti connessi discende, come si vede, non da una volizione dell’ente, bensì direttamente dalla legge, onde ogni sua eventuale irragionevolezza o violazione del principio di uguaglianza, se sussistente, riguarda la legittimità costituzionale dell’art. 7 del D.Lgs. n. 419/1999 stesso e non dei suoi atti applicativi in se considerati” (T.A.R. Lazio Sez. III Ter n. 9851/02).
È stato quindi respinto il ricorso e risulta quindi allo stato vigente lo statuto che prevede per i titolari dei diritti connessi la sola facoltà di conferire mandato individuale alla SIAE la quale, a sua volta, assicura loro forme di rappresentanza, con esclusione del diritto di associazione.
Si tratta con ogni evidenza di una posizione ben diversa da quella rivendicata dalla ricorrente con il presente ricorso, ma che è comunque l’unica possibile alla stregua della attuale disciplina normativa.
Non può infatti accogliersi la prospettazione avanzata dalla ricorrente nelle note di udienza del 14/12/04 con riferimento alla disciplina innovativa recata dalla legge delega 6/7/02 n. 137 ed in particolare della disposizione dell’art. 10 comma 1 lett. e) e comma 2 lett. g), poiché si tratta di norme contenute in una legge delega da attuarsi mediante l’adozione di decreti legislativi: l’obbligo per la SIAE di rivedere il proprio statuto al fine di renderlo conforme alle nuove disposizioni di legge sussiste soltanto al completamento dell’iter normativo, e non può quindi incidere sulla presente controversia.
Ne consegue che essendo questa situazione di fatto e di diritto del tutto incompatibile con quella rivendicata dalla ricorrente e diretta ad ottenere – come già ricordato – propriamente il diritto di associazione e il correlativo esercizio dei diritti sociali, non avrebbe alcuna utilità per la ricorrente la pronuncia del Collegio che ordinasse alla SIAE di pronunciarsi sull’istanza della ricorrente.
Ne consegue che deve essere accolta l’eccezione di improcedibilità dell’impugnazione”.

38 L’attribuzione di tali diritti associativi era subordinata all’adozione di specifiche norme regolamentari (art. 6, D.P.R. 19–05–1995), che mai sono state adottate dall’ente, rimanendo così il dettato della suddetta norma statutaria senza efficacia.
39 Dati pubblicati nel Bilancio 2004 della S.I.A.E.
40 Per approfondimenti si rinvia a D. DE ANGELIS, op. cit., pag. 146 e ss.

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.