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Il diritto d’autore e i diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite ed alla ritrasmissione via cavo (Elisabetta Marchesi)

SOMMARIO: 1. Premesse. 2. Le fonti normative sovranazionali e la Direttiva 93/83/CEE. 3. La Sentenza della Corte di Giustizia nel caso Uradex. 3.1 La causa principale. 3.2. La soluzione della Corte circa la questione pregiudiziale. 4. Il recepimento in Italia della Direttiva 93/83/CEE e successive modifiche.

RIFERIMENTI NORMATIVI: Convenzione di Berna del 9 settembre 1886, sulla protezione delle opere letterarie ed artistiche, Accordi GATT/TRIPs stipulati a Marrakech il 15 aprile 1994, sugli aspetto dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, Trattati OMPI ed in particolare il Trattato sul diritto d’autore (WTC) stipulati a Ginevra nel 2–20 dicembre 1996, Direttiva 91/250/CEE in materia di tutela giuridica dei programmi per elaboratore, Direttiva 92/100/CEE sul diritto di noleggio prestito e taluni diritti conessi al diritto d’autore in materia di proprietà intellettuale, Direttiva 93/83/CEE sul diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo, Direttiva 93/98/CEE sulla armonizzazione della durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi, Direttiva 96/9/CE sulla tutela giuridica delle banche dati e Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi alla Società dell’informazione

1. Premesse
Una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea1 ha richiamato l’attenzione sul problema del diritto d’autore e dei diritti connessi applicati alla radiodiffusione via satellite ed alla ritrasmissione via cavo di prestazioni audiovisive e non. Prendendo spunto da detta sentenza, il presente intervento si propone di realizzare un breve excursus delle normative sovranazionali attualmente in vigore nella predetta materia, nonché, una più dettagliata analisi delle problematiche affrontate dalla Corte di Giustizia Europea ad interpretazione dell’art. 9 della Direttiva 93/83/CEE – “Portata delle attribuzioni di una società di gestione collettiva che sia ritenuta incaricata di amministrare i diritti di un titolare che non le abbia affidato la gestione dei propri diritti – Esercizio del potere di accordare o di negare al cablodistributore l’autorizzazione di ritrasmettere via cavo un’emissione”.

2. Le fonti normative sovranazionali e la Direttiva 93/83/CEE
Lo sviluppo delle moderne tecnologie digitali, la diffusione transfrontaliera via satellite e la ritrasmissione via cavo di programmi radiofonici e televisivi provenienti da altri Stati europei, ha da parecchia apportato radicali cambiamenti alla disciplina del diritto d’autore con particolare riferimento alle problematiche legate all’armonizzazione di natura legislativa ed alla negoziazione dei diritti di utilizzazione economica.
Dette problematiche sono state affrontate, ed in parte risolte, da una molteplicità di provvedimenti legislativi sovranazionli che hanno appunto cercato di rispondere alle questioni via via proposte dalla evoluzione delle tecnologie nei media.
A tal riguardo, vi è anzitutto da segnalare alcune convenzioni internazionali particolarmente significative, quali: la Convenzione di Berna[2], gli accordi GATT/TRIPs[3] stipulati a Marrakech il 15 aprile 1994 ed, infine, i Trattati OMPI[4] ed in particolare il Trattato sul diritto d’autore (WTC).
Ad integrazione delle predette Convenzioni internazionali, e con lo scopo precipuo di riavvicinare le legislazioni nazionali in materia di diritto d’autore, le Istituzioni Comunitarie hanno promulgato nel corso degli anni una serie di provvedimenti normativi di notevole importanza. Prima tra tutte la Direttiva 91/250/CEE in materia di «tutela giuridica dei programmi per elaboratore»[5]. Successivamente, sono seguite: la Direttiva 92/100/CEE[6] che ha introdotto, e riconosciuto, i diritti esclusivi di distribuzione, noleggio e prestito in capo agli autori e ai titolari di diritti connessi; la Direttiva 93/83/CEE relativa al «diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo»[7] e la Direttiva 93/98/CEE, attuata con D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 154, sulla «armonizzazione della durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi». Di particolare importanza sono, inoltre: la Direttiva 96/9/CE sulla tutela giuridica delle banche dati, recepita con D.Lgs. del 6 maggio 1999, n. 169 e la Direttiva 2001/29/CE «sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi alla società dell’informazione»[8].
Ai fini del presente scritto, è degna di un particolare approfondimento la Direttiva 93/83/CEE. L’importanza di detta Direttiva consiste nell’aver fissato le principali regole per la diffusione di programmi effettuata oltre le frontiere dei singoli Stati membri all’interno però del territorio della Comunità Europea. Essa fu emanata successivamente alla Direttiva 89/552/CEE, intitolata “televisione senza frontiere”, che inizialmente avrebbe dovuto disciplinare tutte le questioni conesse al diritto d’autore prevedendo un apposito capito afferente l’istituzione di sistemi di licenza, legale o di arbitrato, obbligatorio al fine di agevolare le emittenti nell’utilizzo delle opere protette dal diritto d’autore. La forte opposizione di alcuni Stati membri e, soprattutto, degli autori e degli artisti interpreti ed esecutori, determinò l’abbandono di tali questioni determinando lo stralcio dalla Direttiva 89/552/CEE di tutte le norme sul diritto d’autore e diritti connessi. Fu quindi deciso di rinviare la disciplina della spinosa materia ad una specifica direttiva.
Successivamente, nel 1993 la Comunità Europea riaffrontò la questione lasciata in sospeso dalla Direttiva 89/552/CEE con l’intento di predisporre una normativa avente come proprio punto di forza il riconoscimento e la garanzia dei diritti di esclusiva ed avente lo scopo di ricercare un giusto equilibrio tra gli interessi, da un lato, degli organismi di radiodiffusione che effettuano trasmissioni via satellite o ritrasmettono programmi via cavo e, dall’altro, dei diritti degli autori delle opere inserite nei programmi, dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori e quelli dei produttori di fonogrammi e degli organismi di emissione.
Il delicato equilibrio raggiunto tra detti interessi contrapposti si rispecchia totalmente nell’apparato della Direttiva 93/83/CEE la quale consta di ben 36 considerando ed è composta di 4 Capi di cui il I° intitolato “Definizioni” il quale offre una articolata panoramica di tutti i principali concetti connessi alla radiodiffusione via satellite ed alla ritrasmissione via cavo.
Con specifico riferimento alle problematiche legate alla tutela del diritto d’autore si ritiene opportuno segnalare le definizioni offerte dalla Direttiva ai concetti di “satellite”, di “comunicazione al pubblico via satellite” con i vari aspetti che la comunicazione può assumere, di “ritrasmissione via cavo” e stabilisce quali società possono considerarsi “società di gestione collettiva” di diritti d’autore.
Per quanto riguarda il concetto di “satellite”, movendo dalla definizione comune di satellite artificiale, espressione con la quale si indica una apparecchiatura complessa messa in orbita intorno alla terra da un razzo vettore, la Direttiva considera satellite quello operante su bande di frequenza riservate, secondo la Convenzione internazionale delle telecomunicazioni, alla trasmissione di segnali ricevibili dal pubblico o riservati alla comunicazione individuale privata.
Quanto al concetto di “comunicazione al pubblico via satellite” la normativa comunitaria ha, invece, precisato che la stessa consiste nell’atto di inserire, sotto il controllo dell’organismo di radiodiffusione, i segnali portatori di programmi destinati ad essere ricevuti dal pubblico in una sequenza ininterrotta di comunicazione diretta al satellite e poi a terra. A tal proposito, si applica la legislazione dello Stato nel quale ha luogo la comunicazione al pubblico via satellite[9].
Una ulteriore definizione ricavabile dalla direttiva in questione è quella di “ritrasmissione via cavo” che consiste nella ritrasmissione simultanea, invariata ed integrale, tramite un sistema di ridistribuzione via cavo o a frequenze molto elevate, di un’emissione primaria proveniente da un altro Stato membro e riguardante programmi radiofonici e televisivi destinati ad essere captati dal pubblico. In altri termini, un organismo di distribuzione capta i segnali emessi da un organismo originario e li ritrasmette via cavo agli utenti, i quali possono usufruire di questi segnali solo mediante appositi apparecchi e dietro pagamento di un abbonamento, solitamente, periodico.
La ritrasmissione via cavo, come quella via satellite, è da considerarsi un’emissione secondaria, la quale si distingue da quella primaria in quanto quest’ultima prevede solo la possibilità di trasmettere programmi originari destinati appunto ad una primaria utilizzazione attraverso forme di distribuzione diretta (es. la televisione via cavo interattiva). A tal riguardo, la Direttiva disponeche gli Stati membri devono assicurare che questa ritrasmissione via cavo sia effettuata nel rispetto del diritto d’autore e dei diritti connessi[10] sulla base dei contratti individuali o collettivi conclusi tra i soggetti interessati. I diritti di comunicazione al pubblico via satellite, e di ritrasmissione via cavo, sono dei diritti esclusivi per cui non sono valide forme di licenze legali o di diritto a compenso. Gli Stati membri devono affidare l’esercizio del diritto di ritrasmissione via cavo a delle società di gestione collettiva (in Italia: la SIAE) per garantire l’effettivo esercizio di tale diritto e semplificare le procedure di autorizzazione rispetto alle opere e alle prestazioni protette.
Ed infatti, il ventisettesimo ‘considerando’ della direttiva 93/83 CEE prevede quanto segue:”… la ritrasmissione via cavo di programmi provenienti da altri Stati membri rappresenta un’utilizzazione di opere e di esecuzioni protette dal diritto d’autore o dei diritti connessi, a seconda dei casi; … il cablodistributore è pertanto tenuto ad ottenere l’autorizzazione di tutti i titolari dei diritti afferenti alla parte del programma ritrasmesso; … secondo la presente direttiva, tale autorizzazione deve essere concessa di regola per contratto …”.
A termini del ventottesimo ‘considerando’ della direttiva: “… per assicurare la corretta esecuzione dei contratti escludendo quindi la possibilità di intervento di persone esterne titolari di diritti afferenti ad alcune parti dei programmi, occorre disporre, in relazione all’obbligo di far ricorso alle società di gestione collettiva, una gestione esclusivamente collettiva del diritto di autorizzazione nella misura richiesta dalle caratteristiche specifiche della ritrasmissione via cavo; … le disposizioni della presente direttiva lasciano impregiudicato il diritto di autorizzazione e ne delimitano esclusivamente le modalità d’esercizio e … rimane comunque possibile cedere il diritto di autorizzazione di una ritrasmissione via cavo”.
L’art. 8, n. 1, della direttiva così recita: “Gli Stati membri garantiscono che la ritrasmissione via cavo nel proprio territorio di emissioni di radiodiffusione provenienti da altri Stati membri avvenga nel rispetto dei pertinenti diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla base di contratti individuali o collettivi conclusi tra i titolari dei diritti d’autore, i detentori dei diritti connessi e i cablodistributori”. L’art.9 della direttiva, rubricato “Esercizio del diritto di ritrasmissione via cavo”, dispone quanto segue: “1. Gli Stati membri garantiscono che il diritto dei titolari d’autore e dei detentori dei diritti connessi di concedere o negare ad un cablodistributore l’autorizzazione di ritrasmettere via cavo possa essere esercitato esclusivamente attraverso una società di gestione collettiva. 2. Se il titolare dei diritti non ne ha affidato l’esercizio ad una società di gestione collettiva, si considera incaricata di amministrare quella che si occupa della stessa categoria di diritti. Se questi ultimi sono amministrati da più di una società di gestione collettiva, il titolare dei diritti è libero di scegliere quella che deve considerarsi incaricata di amministrare i propri. Il titolare di cui al presente paragrafo gode degli stessi diritti ed è soggetto agli stessi obblighi previsti, per gli altri titolari di medesimi diritti, dal contratto tra il cablodistributore e la società che si considera incaricata di amministrare i suoi diritti …”.
In questo quadro normativo, di cui nell’economia del presente scritto si è volutamente svolto un breve excursus, si inserisce la sentenza in rassegna della Corte di Giustizia Europea la quale, prendendo spunto da una controversia sorta con riferimento alla disciplina sul diritto d’autore belga, ha offerto la propri interpretazione dell’art. 9, n. 2è[11] della Direttiva 93/83/CEE affermando il principio che: “l’art.9, n.2, della direttiva del Consiglio 27 settembre 1993, 93/83/CEE, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo, deve essere interpretato nel senso che una società di gestione collettiva, qualora sia ritenuta incaricata di amministrare i diritti di un titolare di diritti d’autore o di diritti connessi che non abbia affidato la gestione dei propri diritti a una specifica società di gestione collettiva, può esercitare il diritto del detto titolare di accordare o negare l’autorizzazione a un cablodistributore di ritrasmettere via cavo una trasmissione, e, di conseguenza, la gestione da parte della detta società dei diritti del suddetto titolare non si limita ai loro aspetti pecuniari.

3. La Sentenza della Corte di Giustizia nel caso Uradex
L’esame della sentenza nel procedimento C–169/05, caso Uradex è degna di particolare nota soprattutto con riferimento all’analisi dell’intero iter giudiziario ad essa propedeutico.
La sentenza in questione trae spunto da una controversia sorta in Belgio tra Uradex SCRL (in prosieguo Uradex), da una parte e, dall’altra, l’Union Professionnelle de la Radio et de la Télédistribution (in prosieguo RTD) e la Société Intercommunale pour la Diffusion de la Télévision (in prosieguo Brutele) nei confronti delle quali la Uradex aveva chiesto che venisse ingiunto la cessazione della ritrasmissione via cavo di opere appartenenti al proprio repertorio.

3.1 La causa principale
La Uradex, società belga di gestione collettiva dei diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori, aveva dapprima adito il Tribunal de Première Instance di Bruxelles per ottenere che venisse dichiarato che, ritrasmettendo via cavo, senza licenza da parte sua e, pertanto, in violazione degli artt. 51 e 53 della legge belga, le prestazioni degli artisti interpreti ed esecutori appartenenti al suo repertorio, le società di diffusione via cavo membri della RTD e, in particolare, la Brutele, violavano i diritti connessi gestiti dalla Uradex. Del pari, Uradex chiedeva di intimare a ciascuna delle società in oggetto la cessazione della ritrasmissione via cavo delle dette prestazioni.
A seguito del rigetto della propria domanda, la Uradex proponeva appello alla Cour d’Appel di Bruxelles. Con riguardo a prestazioni sia audiovisive sia non audiovisive, la Corte affermava, anzitutto, che, se è pur vero che le società di gestione collettiva di diritti connessi dispongono del diritto esclusivo di autorizzare o di vietare la loro riproduzione via cavo (in prosieguo: il «diritto di ritrasmissione»), tale diritto, tuttavia, è limitato ai diritti la cui gestione sia stata attribuita alle dette società.
Secondo la Cour d’Appel, l’art. 53, paragrafo 2, della legge belga, che traspone l’art. 9, n. 2, della direttiva, non prevede l’esercizio, da parte di tale società di gestione, del diritto di ritrasmissione degli artisti che non la abbiano incaricata della gestione dei loro diritti, come invece si verifica, alla luce del paragrafo 1 dell’art. 53 della legge belga, con riguardo agli artisti che abbiano incaricato la società della gestione dei diritti medesimi.
Il paragrafo 2 dell’art. 53 della legge si limiterebbe a prevedere che la detta società “si considera incaricata di amministrare i suoi diritti”, il che, in considerazione del carattere essenzialmente fiduciario della gestione medesima, consisterebbe, in realtà, essenzialmente nel percepire la retribuzione relativa alle dette prestazioni e nel versarla al titolare dei relativi diritti.
Inoltre, la Corte aveva affermato che, in materia di prestazioni audiovisive, la Uradex non avrebbe potuto, ai sensi dell’art. 36 della legge belga, esercitare il diritto di ritrasmissione via cavo, anche con riguardo ad artisti che abbiano incaricato la detta società della gestione dei loro diritti.
Secondo la Corte, tale disposizione, infatti, fisserebbe la presunzione legale che l’artista abbia ceduto il proprio diritto di ritrasmissione al produttore.
Orbene, una società di gestione collettiva agisce per conto degli artisti interpreti o esecutori che rappresenta e non può gestire diritti ulteriori rispetto a quelli detenuti da questi ultimi. Un’autorizzazione della Uradex avrebbe potuto essere necessaria solo se, conformemente all’art. 36 della legge belga, essa avesse confutato tale presunzione dimostrando l’esistenza di accordi tra gli artisti interessati ed i produttori che escludano la cessione del diritto di ritrasmissione o, in difetto, se avesse rappresentato produttori di opere audiovisive; e tutto ciò non fu affatto ravvisato dalla Cortesi.
Alla luce delle suesposte considerazioni, la Corte d’Appello belga dichiarò la domanda della Uradex solo parzialmente fondata. Ciò in virtù del fatto che, da un lato, ha rilevato, in particolare, che la Brutale, trasmettendo prestazioni non audiovisive, violava i diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori che avevano incaricato della relativa gestione la Uradex e, di conseguenza, dispose la cessazione di tali ritrasmissioni in mancanza di licenza della Uradex. D’altro lato, respinse l’appello quanto alle restanti domande della Uradex.
La Uradex propose ricorso dinanzi alla Cour de Cassation, sostenendo – con riguardo, anzitutto, ai diritti connessi la gestione dei quali non le sia stata attribuita dai titolari – che dall’art. 53 della legge belga e dall’art. 9 della direttiva si può dedurre che la società di gestione collettiva non si considera solo incaricata di una gestione limitata alla riscossione della retribuzione, ma che tali articoli le avrebbero attribuito anche il diritto di ritrasmissione. Tale società inoltre, secondo la Uradex, eserciterebbe tale diritto anche con riguardo alle prestazioni audiovisive, poiché le dette disposizioni non opererebbero alcuna distinzione a seconda che il diritto di ritrasmissione sia stato o meno ceduto ad un terzo.
Ciò premesso, la Cour de Cassation decideva di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di Giustizia la seguente questione pregiudiziale: “Se l’art. 9, [n.] 2 della [direttiva] debba essere interpretato nel senso che una società di gestione collettiva, qualora sia ritenuta incaricata di amministrare i diritti di un titolare di diritti d’autore o di diritti connessi che non abbia affidato la gestione dei propri diritti a una specifica società di gestione collettiva, non può esercitare il diritto del detto titolare di accordare o negare l’autorizzazione a un cablodistributore di ritrasmettere via cavo una trasmissione, essendo incaricata della sola gestione degli aspetti pecuniari dei diritti del suddetto titolare”.

3.2. La soluzione della Corte di Giustizia Europea circa la questione pregiudiziale
La decisione della Corte di Giustizia Europea muove anzitutto dall’art.8, n.1, della direttiva e dal suo ventisettesimo ‘considerando’ dai quali risulta che il distributore via cavo può ritrasmettere le emissioni di cui trattasi solo se ottiene, per contratto, l’autorizzazione di tutti i titolari dei detti diritti, vale a dire, sia di coloro che abbiano affidato la gestione dei propri diritti ad una società di gestione collettiva, sia di coloro che non abbiano affidato tale gestione. Quale corrispettivo di tale autorizzazione i titolari ricevono, in linea di principio, una retribuzione.
Tuttavia, nell’interesse della certezza del diritto, perché i distributori via cavo possano essere certi di aver realmente acquisito tutti i diritti connessi ai programmi ritrasmessi e per evitare che terzi detentori di diritti su taluni elementi dei detti programmi possano compromettere, facendo valere i propri diritti, il corretto svolgimento degli accordi contrattuali che autorizzano la ritrasmissione dei programmi stessi, la Corte precisa che direttiva ha previsto, all’art. 9, n. 1, che i detti titolari possono esercitare il diritto di ritrasmissione esclusivamente attraverso una società di gestione collettiva.
Di tal guisa, la direttiva limiterebbe il numero dei soggetti con i quali i distributori via cavo devono negoziare per ottenere una licenza di ritrasmissione, segnatamente, quale corrispettivo di una retribuzione, nel rispetto dei diritti d’autore e dei diritti connessi di tutti i titolari.
In tale contesto, sempre secondo la Corte, l’art. 9, n. 2, della direttiva prevede che, se il titolare dei diritti d’autore o di diritti connessi non ne ha affidato l’esercizio ad una società di gestione collettiva, si considera incaricata di amministrare i diritti del titolare medesimo la società di gestione collettiva che si occupa della stessa categoria di diritti.
In tal modo, i giudici comunitari hanno ritenuto che tale disposizione si limiterebbe a dare concretezza alla regola prevista dall’art. 9, n. 1, con riguardo alla situazione particolare di tale titolare.
Peraltro, secondo l’interpretazione della Corte nel prevedere che la società di gestione collettiva si considera incaricata di amministrare “i suoi diritti”, l’art. 9, n. 2, della direttiva non conterrebbe alcun limite con riguardo alla portata della detta gestione dei diritti del titolare.
Così, dal suo tenore liberale non discenderebbe che una siffatta gestione dovrebbe riguardare esclusivamente gli aspetti pecuniari dei diritti di cui trattasi, con esclusione del diritto di ritrasmissione.
Inoltre, sempre secondo la Corte la rubrica dell’art. 9 della direttiva, “Esercizio del diritto di ritrasmissione via cavo”, significherebbe che tutte le disposizioni del detto articolo vertano precisamente sul diritto medesimo.
Occorre tuttavia aggiungere secondo la Corte, nel contesto della controversia principale, che, come precisato dal ventottesimo ‘considerando’ della direttiva, quest’ultima non osta alla cessione del diritto di ritrasmissione. Orbene, tale cessione può operarsi sia sulla base di un contratto, sia in virtù di una presunzione legale.
Pertanto, la Corte ha ritenuto che la direttiva non osta a che un autore, artista interprete, esecutore o produttore, perda, in forza di una disposizione nazionale, quale l’art. 36, primo comma, della legge belga, la propria qualità di “titolare” di tale diritto ai sensi dell’art. 9 n. 2, della direttiva, con la conseguenza della dissoluzione di ogni nesso giuridico sussistente in forza della detta disposizione tra il medesimo e la società di gestione collettiva.
Alla luce delle suesposte considerazioni, la questione pregiudiziale è stata risolta dalla Corte, nel senso che in virtù dell’art. 9, n. 2, della direttiva che una società di gestione collettiva, qualora sia ritenuta incaricata di amministrare i diritti di un titolare di diritti d’autore o di diritti connessi che non abbia affidato la gestione dei propri diritti a una specifica società di gestione collettiva, può esercitare il diritto del detto titolare di accordare o negare l’autorizzazione a un cablodistributore di ritrasmettere via cavo una trasmissione, e, di conseguenza, la gestione da parte della detta società dei diritti del suddetto titolare non si limita ai loro aspetti pecuniari.

4. Il recepimento in Italia della Direttiva 93/83/CEE e successive modifiche
Per completezza si precisa che con riferimento alla normativa italiana, la Direttiva 93/83/CEE è stata recepita con il D. Lgs. 13 ottobre 1996 n. 581 il quale ha introdotto una serie di modificazioni e integrazioni alla l.d.a. (Legge 22 aprile 1941, n. 633).
Detto decreto ha ripreso quasi letteralmente il disposto della Direttiva soprattutto per quanto concerne le definizioni. Se da un lato sono state ripresi dal legislatore italiano i medesimi concetti di “satellite”, “ritrasmissione via cavo” e di “società di gestione collettiva”, dall’altro lato, diversa rispetto al dettato comunitario è la nozione di “comunicazione al pubblico via satellite”. In particolare, il decreto pur avendo recepito il disposto di cui all’art. 1.2.a)[12] della Direttiva non ha riprodotto il disposto di cui all’art. 1.2.b)[13].
In particolare il predetto D. Lgs introduce nella l.d.a. l’art. 16–bis, che definisce la comunicazione al pubblico via satellite come “l’atto di inserire sotto il controllo e la responsabilità dell’organismo di radiodiffusione operante sul territorio nazionale i segnali portatori di programmi destinati ad essere ricevuti dal pubblico in una sequenza ininterrotta di comunicazione diretta al satellite e poi a terra. Qualora i segnali portatori di programmi siano diffusi in forma codificata, vi è comunicazione al pubblico via satellite a condizione che i mezzi per la decodificazione della trasmissione siano messi a disposizione del pubblico a cura dell’organismo di radiodiffusione stesso o di terzi con il suo consenso. Qualora la comunicazione al pubblico via satellite abbia luogo nel territorio di uno stato non comunitario nel quale non esista il livello di protezione che per il detto sistema di comunicazione al pubblico stabilisce la presente legge:
1 – i segnali ascendenti portatori di programmi sono trasmessi al satellite da una stazione situata nel territorio nazionale, la comunicazione al pubblico via satellite si considera avvenuta in Italia. I diritti riconosciuti dalla presente legge, relativi alla radiodiffusione via satellite, sono esercitati nei confronti del soggetto che gestisce la stazione;
2 – se i segnali ascendenti sono trasmessi da una stazione non situata in uno stato membro dell’unione europea, ma la comunicazione al pubblico via satellite avviene su incarico di un organismo di radiodiffusione situato in Italia, la comunicazione al pubblico si considera avvenuta nel territorio nazionale purché l’organismo di radiodiffusione vi abbia la sua sede principale. I diritti stabiliti dalla presente legge, relativi alla radiodiffusione via satellite, sono esercitati nei confronti del soggetto che gestisce l’organismo di radiodiffusione”.
Infine, per ritrasmissione via cavo si intende”la ritrasmissione simultanea, invariata ed integrale, per il tramite di un sistema di ridistribuzione via cavo o su frequenze molto elevate, destinata al pubblico, di un’emissione primaria radiofonica o televisiva comunque diffusa, proveniente da un altro stato membro dell’unione europea e destinata alla ricezione del pubblico” (art. 16–bis comma 1 lett. b) l.d.a.).
È importante precisare che il D. Lgs 581/1996 affida alla SIAE l’incarico di gestire l’intermediazione della ritrasmissione via cavo: per gli autori si attribuisce all’Ente il diritto esclusivo di autorizzare la ritrasmissione via cavo, mentre per i titolari dei diritti connessi si prevede, invece, la stipulazione di apposite Convenzioni con l’IMAIE (per gli artisti interpreti esecutori) ed eventualmente con altre società di gestione collettiva per i titolari di altri diritti connessi (art. 180–bis l.d.a.)[14].
Successivamente, con la legge 248/2000 il legislatore provvide ad una ulteriore integrazione dell’art. 16 integrando al concetto di “comunicazione al pubblico” “il diritto esclusivo di diffondere comprende la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo, nonché quella codificata con condizioni di accesso particolari”. La principale caratteristica delle trasmissioni ad accesso condizionato consiste nella la possibilità, per gli aventi diritto, di esercitare il controllo sull’accesso al servizio o ai suoi contenuti e controllare le relative condizioni.
Successivamente ancora, il D. Lgs. del 9 aprile 2003, n. 68 che ha recepito in Italia la Direttiva 2001/29/CE innovando ulteriormente la legge sul diritto d’autore.
Le principali novità introdotte dalla predetta radicale riforma rigardano: l’eliminazione della contrapposizione tra diritto d’autore e diritti connessi, prevedendo anche per questi ultimi una tutela penale prima inesistente; adeguamenti dei compensi per la copia privata ai criteri comunitari; maggiore definizione dei compiti della SIAE, ed infine, obbligo anche per le emittenti private di corrispondere i diritti d’autore, non soltanto per quanto concerne le opere musicali dal vivo.
I primi tre articoli del decreto modificano gli artt. 13, 16 e 17 della legge sul diritto d’autore prevedono un ampliamento del concetto di “diffusione”, “distribuzione” e “riproduzione”, comprendendo tutte le varie accezioni dei medesimi originariamente non previste.
Importante è segnalare che il D.Lgs 68/2003 amplia la portata dell’art. 16. Nella nuova formulazione si stabilisce che “il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione ed altri mezzi analoghi e comprende la comunicazione al pubblico via satellite, la ritrasmissione via cavo, nonché le comunicazioni al pubblico codificate con condizioni particolari di accesso; comprende altresì la messa a disposizione del pubblico dell’opera in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente”. Infine, l’art. 16 al secondo comma stabilisce che “il diritto di cui al comma 1 non si esaurisce con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico”.
Il diritto di comunicazione al pubblico non si esaurisce con i relativi atti di esercizio, ma per ogni diffusione è necessaria la relativa autorizzazione degli autori e deve essere corrisposto il compenso stabilito ai titolari dei diritti connessi (art. 73 e 73–bis l.d.a.).

Note:
1 Corte di Giustizia Europea sentenza 1 giugno 2006 – procedimento C-169/05 caso Uradex SCRL, pubblicata in questa rivista, n. 02/2006 pag. 233.
2 Berne Convention for the protection of Literary and Artistic Works recepita in Italia con legge 20 giugno 1978 n. 399. La Convenzione, risalente addirittura al 1886 e revisionata a Parigi nel 24 luglio 1971, prevede che i Paesi contraenti siano costituiti in «Unione per la protezione dei diritti degli autori sulle loro opere letterarie ed artistiche» (art. 1). La Convenzione presenta una serie di norme idonee a dettare una tutela legale minima alle opere dell’ingegno prodotte e diffuse nei Paesi contraenti, prevedendo nel contempo che le legislazioni nazionali, nonché ulteriori accordi internazionali, possano assicurare una tutela più incisiva (artt. 5 e 20). La Convenzione, nel dettare una definizione di opere tutelate decisamente ampia ed esaustiva (art. 2), riconosce «il diritto esclusivo degli autori di autorizzare la riproduzione delle loro opere in qualsiasi maniera e forma». La generale previsione della Convenzione di Berna può quindi implicitamente essere interpretata in modo da ricomprendervi la diffusione via cavo e la comunicazione al pubblico delle opere mediante nuovi network.
3 Recanti «Accordi sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio» ratificati in Italia legge 29 dicembre 1994, n. 747. Gli accordi in rassegna diedero un impulso importante all’evoluzione del quadro normativo internazionale. Essi, muovendo dalla finalità di ridurre le distorsioni e gli impedimenti nel commercio internazionale, arrivarono a promuovere una protezione «sufficiente ed efficace» dei diritti di proprietà intellettuale, tenendo conto delle differenze tra i sistemi giuridici nazionali anche in relazione al livello tecnologico fino ad allora raggiunto. È importante, inoltre, rilevare che gli Accordi propongono una serie di norme atte ad uniformare le azioni contro le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale nei vari Paesi contraenti. Altro ed importante obiettivo degli Accordi è quello di assicurare, in caso di controversie tra Governi, rapide procedure di risoluzione, oltre a predisporre mezzi idonei a prevenirle. Con riferimento al diritto d’autore, le norme dei TRIPs si limitano ad effettuare un espresso richiamo alla Convenzione di Berna (art. 9) introducendo però nuovi generi di opere, quali il software (art. 10, comma 1) e le banche dati (art. 10, comma 2), e nuove forme di sfruttamento quali i diritti di noleggio (art. 11).
4 Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO secondo l’acronimo anglosassone). Gli accordi furono stipulati a Ginevra nel periodo 2-20 dicembre 1996 e ratificati dalla Comunità Europea con decisione del Consiglio del 16 marzo 2000.
5 La Direttiva è stata recepita in Italia con il D. Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518 successivamente modificato con D. Lgs. del 15 marzo 1996, n. 205.
6 La Direttiva è stata recepita in Italia con il D. Lgs. del 16 novembre 1994, n. 685 successivamente modificato dal D. Lgs. del 15 marzo 1996, n. 204.
7 La Direttiva è stata recepita in Italia con D.Lgs. 23 ottobre 1996, n. 581.
8 La Direttiva è stata recepita in Italia con D. Lgs. del 9 aprile 2003, n. 68 ed è stata emanata al fine di promuovere gli investimenti nelle infrastrutture informatiche e di incentivare la produzione e circolazione delle opere. La Direttiva si pone sulla scia delle risultanze dei Trattati OMPI del dicembre 1996, che hanno «aggiornato notevolmente la protezione internazionale del diritto d’autore e dei diritti connessi anche per quanto riguarda il piano d’azione nel settore del digitale»; anzi essa «serve anche ad attuare una serie di questi nuovi obblighi internazionali», in attesa di una loro ratifica. Gli strumenti di tutela nonché la stessa formulazione delle norme riprende, in alcuni casi, quanto previsto dai Trattati OMPI: ciò è particolarmente evidente per quanto riguarda il diritto di comunicazione al pubblico, inteso come la comunicazione diretta ad un pubblico potenziale, «su filo o senza filo, compresa la messa a disposizione del pubblico in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente» (art. 3). Particolarmente innovativo è l’art. 2, riguardante il diritto di riproduzione. La Direttiva amplia sostanzialmente il concetto, estendendolo a quella «diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte» essa sia effettuata.
9 Per quanto riguarda l’Italia, l’introduzione di questo nuovo diritto di comunicazione al pubblico ha comportato, da parte del legislatore italiano, un aggiornamento del nostro sistema normativo che si affianca al diritto di diffusione già disciplinato dalla legge sul diritto d’autore (art. 16).
10 Accanto alla categoria dei diritti d’autore, che riconoscono all’autore facoltà esclusive di utilizzazione economica dell’opera, esistono una serie di diritti attigui attribuiti a chi, con la propria attività di impresa o con la propria creatività, interviene sull’opera stessa. Questi diritti vengono definiti appunto “connessi” perché legati al diritto d’autore. I diritti connessi sono così suddivisi: Diritti relativi alla produzione di dischi fonografici e di apparecchi analoghi, Diritti dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, Diritti relativi alla emissione radiofonica e televisiva; Diritti degli artisti interpreti ed esecutori; Diritti relativi a bozzetti di scene teatrali; Diritti relativi alle fotografie; Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto; Diritti relativi ai progetti di lavori dell’ingegneria; titolo dell’opera, delle rubriche, dell’aspetto esterno dell’opera, degli articoli e di notizie. Divieto di taluni atti di concorrenza sleale. I diritti connessi sono anch’essi, come il diritto d’autore, diritti esclusivi che possono essere fatti valere erga omnes. Inoltre, come il diritto d’autore, riflettono opere o attività intellettuali. A differenza del diritto d’autore, questi diritti non hanno per titolo e giustificazione un atto di creazione intellettuale, bensì un atto di attività industriale (per esempio il produttore fonografico) o di attività professionale (per esempio gli artisti interpreti ed esecutori) che viene come tale protetto, compatibilmente con il diritto che spetta all’autore.In un primo tempo a questi diritti era stata riservata un’attenzione piuttosto blanda rispetto ai diritti d’autore. Una protezione piena è stata, invece, garantita dalla Direttiva CEE 92/100. In Italia, sono regolati dalla legge normativa sul diritto d’autore al Titolo II, intitolato “Disposizioni sui diritti connessi all’esercizio del diritto d’autore”, agli artt. da 72 a 101.
11 Articolo 9, n. 2 – “Portata delle attribuzioni di una società di gestione collettiva che sia ritenuta incaricata di amministrare i diritti di un titolare che non le abbia affidato la gestione dei propri diritti – Esercizio del potere di accordare o di negare al cablodistributore l’autorizzazione di ritrasmettere via cavo un’emissione”.
12 Disposto secondo il quale il controllo e la responsabilità dell’atto di immissione del segnale spetta all’organismo di radiodiffusione operante nel territorio nazionale.
13 Il legislatore italiano non ha riprodotto il disposto di cui all’art. 1.2.b) della Direttiva 93/83/CEE secondo il quale la comunicazione al pubblico via satellite si configura unicamente nello Stato membro in cui, sotto il controllo e la responsabilità dell’organismo di radiodiffusione, i segnali di programmi sono inseriti.
14 Art. 180-bis: 1. Il diritto esclusivo di autorizzare la ritrasmissione via cavo è esercitato dai titolari dei diritti d’autore e dai detentori dei diritti connessi esclusivamente attraverso la società italiana degli autori ed editori. Per i detentori dei diritti connessi la società italiana degli autori ed editori agisce sulla base di apposite convenzioni da stipulare con l’istituto mutualistico artisti interpreti esecutori per i diritti degli artisti interpreti esecutori ed eventualmente con altre società di gestione collettiva appositamente costituite per amministrare, quale loro unica o principale attività, gli altri diritti connessi.
2. Dette società operano anche nei confronti dei titolari non associati della stessa categoria di diritti con gli stessi criteri impiegati nei confronti dei propri associati.
3. I titolari non associati possono far valere i propri diritti entro il termine di tre anni dalla data della ritrasmissione via cavo che comprende la loro opera o altro elemento protetto.
4. Gli organismi di radiodiffusione sono esentati dall’obbligo di cui al comma 1 per la gestione dei diritti delle proprie emissioni sia che si tratti di diritti propri sia che si tratti di titolarità acquisita.

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.