Home » DANTe » Brevi note in tema di tutela del format (Saverio F. Vacca)

Brevi note in tema di tutela del format (Saverio F. Vacca)

1. La ordinanza che qui si annota, emessa dal Tribunale di Roma in data 30 maggio 2007, ineccepibile relativamente alle motivazioni di rigetto dell’istanza cautelare, si è pronunciata in materia di format e si segnala, in particolare, per alcune considerazioni svolte, da una parte, sulla diligenza di cui devono dotarsi gli operatori del settore e, dall’altra, sul format quale opera dell’ingegno.

Prima di procedere con l’esame dei sopra citati punti appare opportuna una breve analisi del settore di riferimento: un mercato nel quale gli autori dei format si relazionano con operatori internazionali e concludono contratti sempre più articolati. Un settore commerciale in cui gli interessi in gioco ormai assumono rilevanti aspetti economici cui però non si accompagnano, almeno in Italia, certezze sul piano legale .

Eppure tutti gli operatori del settore[1] avvertono la necessità di un quadro giuridico definito.
La prima tra le cause dell’incertezza del mercato in cui si muovo operatori ed interpreti è la mancanza di una definizione di format unanimemente riconosciuta.
In Italia il format è definito dalla S.I.A.E. come “opera dell’ingegno avente struttura originale esplicita di uno spettacolo e compiuta nell’articolazione delle sue fasi sequenziali e tematiche, idonea ad essere rappresentata in un’azione radiotelevisiva o teatrale, immediatamente o attraverso interventi di adattamento o di elaborazione o di trasposizione, anche in vista della creazione di multipli, Ai fini della tutela, l’opera deve comunque presentare i seguenti elementi qualificanti: titolo, struttura narrativa di base, apparato scenico e personaggi fissi”[2].
Come si vede, una definizione un po’ datata, che poco aiuta in sede applicativa.
A oggi il solo deposito del format[3] non assicura comunque la necessaria tutela all’autore il quale può garantirsi maggiori chance di essere riconosciuto autore, in modo “certo”, dal momento in cui viene trasmessa la prima puntata (ovvero prodotto l’episodio zero) del programma basato su quel format.
In relazione a questo punto si vuole notare che la nostra legge nazionale sul diritto d’autore[4] è però investita dalla ratio secondo cui l’autore acquisisce il diritto sull’opera per il solo fatto di averla creata, senza che venga richiesta alcuna ulteriore formalità, come per l’appunto la pubblicazione, il deposito o la registrazione.
In tal senso all’art. 106 si legge che omettere il deposito dell’opera (prescritta dall’art. 105) non pregiudica l’autore dall’acquisire e, quindi, esercitare i propri diritti.
Non solo: prescindendo da ogni formalità l’art. 8 della legge sul diritto d’autore ritiene che sia autore dell’opera, naturalmente salvo prova contraria, colui il quale viene indicato tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o radiodiffusione dell’opera.
Non è, però, intenzione in questa sede disquisire sulla tutelabilità o meno del format (nella duplice versione del c.d. paper format o già concretizzato in un programma) sotto l’egida del diritto d’autore[5] ovvero attraverso gli strumenti previsti dal codice civile, come ad esempio la concorrenza sleale[6].
Interessa sottolineare la mancanza di un sistema e di uno strumento di tutela univoci (esigenze sentite dal mercato), che è ancor più accentuata dal fatto che oggi, come nel caso in esame, le negoziazioni coinvolgono soggetti che si muovono sulla scena internazionale – creando, distribuendo e licenziando format – e che arrivano da realtà sempre diverse tra loro e i cui rispettivi strumenti negoziali sono sottoposti a diversi sistemi legislativi[7].
In questo quadro di incertezza brevemente descritto, nel quale ad ogni modo la giurisprudenza ammette in linea di principio l’esistenza dei format, si deve leggere la ordinanza che qui si annota.
Il primo punto sollevato dal Tribunale è la diligenza che deve continuamente caratterizzare soprattutto l’attività di chi si muove in un mercato poco regolamentato come quello dei format.
In mancanza di regole specifiche il compito di chi acquisisce format e dei loro aventi causa è innanzitutto quello di avere certezza su chi sia (o appaia essere) il legittimo titolare dei diritti.
Nel caso in esame ad esempio, l’autore del format era una persona fisica di nazionalità turca che aveva concluso un contratto con una società di diritto inglese per la distribuzione internazionale, la quale, a sua volta, aveva licenziato il format ad un operatore italiano. Un esempio delle dimensioni di un mercato che scavalca quotidianamente i confini nazionali ed europei per approdare ad una dimensione internazionale, in negoziazioni con Stati le cui legislazioni non sono così intelligibili come potrebbe invece essere per sistemi giuridici più affini al nostro.
Resta agli operatori di muoversi in questo mercato con cautela preoccupandosi di ricostruire correttamente quella catena dei diritti che faccia risalire la “loro licenza” sino in capo al titolare del format.
Vale la pena soffermarsi brevemente a considerare le diverse ipotesi in cui può trovarsi chi l’operatore che voglia ottenere la licenza di un format: acquistare dal legittimo titolare dei diritti, oppure da chi non è più titolare dei diritti ovvero da chi non ne è mai stato titolare.
Acquisto a domino, il licenziatario acquisisce la licenza dal legittimo titolare e dalla cooperazione tra avente e dante causa si può ricostruire l‘esatta catena dei diritti.
Acquisto a non domino: il soggetto non è titolare dei diritti o non è più titolare dei diritti (come nel caso scolastico di doppia alienazione). Per i risolvere tale patologia si deve far riferimento ai criteri civilistici e rileva la dimensione internazionale di questo mercato.
Nel nostro sistema giuridico in cui convivono i principi di apparenza ed affidamento la corrispondenza tra lo stato di fatto e la realtà giuridica legittima il licenziatario a credere che quando – in maniera ragionevole, quanto scusabile – lo stato di fatto corrisponda alla realtà questi non possa avere consapevolmente violato il diritto d’autore del terzo.
Non vi sarà in capo all’acquirente un obbligo risarcitorio e saranno fatti salvi i diritti che il reale autore potrà esperire nei confronti del falso autore.
Sul punto si è, anche, sostenuto che il reale autore “potrà avvalersi dell’azione di ingiusta locupletazione nei confronti del terzo acquirente, con obbligo per quest’ultimo al trasferimento delle sole utilità economiche”[8].

2. Nel caso sottoposto all’esame del Giudice il format del ricorrente(“May I Call you mom?”) era stato registrato presso il FRAPA[9] in una data successiva rispetto a quella in cui il titolare del format aveva registrato presso un notaio turco analogo format pur con un titolo diverso(“Will You Be My Bride?”). Benché, come detto, il solo deposito del format non assicuri necessaria tutela tale formalità ha il valore di certificare la data risultando così pacifico che il format “Will You Be My Bride?” fosse stato depositato per primo.
Ma non solo, i resistenti hanno dimostrato che anche il programma basato sul format “Will You Be My Bride?” era stato il primo ad essere stato mai prodotto sull’argomento.
Da una parte il deposito ed il suo valore certificativo della data e dall’altra l’aver prodotto e trasmesso la prima serie basata su quel format hanno garantito all’autore la prova del momento esatto in cui il format ha preso vita agli occhi del mondo.
Applicando il principio del prior in tempore, potior in iure, secondo cui chi per primo ha avuto l’idea ha il diritto a vederla tutelata nei confronti dei terzi, ed essendo pacifico che il format del dante causa delle resistenti fosse precedente rispetto a quello della ricorrente, il Giudice ha riconosciuto la validità dei diritti vantati dalle resistenti.
Vi è da dire che in assenza di ulteriori previsioni – nonostante il deposito non sia un formalità richiesta per l’esistenza del format né lo può essere il produrre e trasmettere il relativo programma – l’autore usa comunque depositare il format così che avendo una data certa questi possa, così come accaduto, provare nei confronti dei terzi di essere stato il primo ad avere avuto l’idea.

3. Il Giudice nell’ordinanza che si annota ha riconosciuto il principio generale della tutelabilità del format come opera dell’ingegno definendolo “come lo schema di base di un programma televisivo”[10].
Uno schema, vi è da aggiungere, che per assurgere ad opera dell’ingegno deve essere completo e riportare l’indicazione di tutti gli elementi necessari alla trasposizione televisiva dello stesso sotto forma di programma.
Come noto, la semplice idea non articolata in tutti i necessari elementi non può trovare tutela e quindi è sforzo costante dell’interprete valutare le differenze tra una semplice idea – ed uno schema originale e creativo che sarà, invece, degno di tutela giuridica.
All’interprete è in sintesi richiesto di apprezzare se la rappresentazione sottoposta alla sua attenzione sia dotata di quella creatività, di quella concretezza espressiva dalla quale si possa rilevare il sentire dell’autore, tenendo conto che “il concetto giuridico di creatività non coincide con quelli di creazione, originalità e novità assolute, ma rappresenta la personale ed individualizzata espressione di una oggettività appartenente esemplificativamente alle ontologie razionali della scienza, letteratura, musica, arti figurative, architettura, teatro, cinematografia” [11].
Il procedimento in esame sembra al contrario essersi incentrato sul tema oggetto del format, che riguarda il conflitto tra parenti ( nel caso in esame tra suocera e nuora) definendolo un tema ormai noto e sfruttato, ancorché sulla novità oggettiva dell’opera.
Ma se nella comparazione tra format ci si limitasse a valutare il tema, si giungerebbe al paradosso che un tema utilizzato una volta non potrebbe essere oggetto di successiva interpretazione da parte di altri autori[12] che sarebbero in grado di guardare quella stessa realtà con occhi diversi. Banalizzando sarebbero tutelabili solo le opere che affrontino temi nuovi e mai accennati.
Come si è detto “la tutela riguarda infatti l’espressione formale, esteriore, compiuta dell’opera e non la mera indicazione di un tema”[13].
Fanno parte dell’espressione formale dell’opera anche le modalità di attuazione del format in relazione alle quali nel provvedimento emesso il Giudice ha addotto la mancanza di originalità perché riprendono “scenari e soluzioni ormai adottate da numerosi altri reality show simili recentemente trasmessi dalle TV di tutto il mondo (per esempio selezione ed esclusione di un partecipante al gioco ogni puntata, meccanismo del telefoto, convivenza temporanea nella stessa casa dei partecipanti al gioco, intervista ai partecipanti al gioco, etc)”[14].
Quanto detto per la creatività è da applicarsi anche alle modalità con cui una determinata soluzione ha trovato vita all’interno dell’impianto del format; modalità, quelle sopra esposte, di interazione tra il pubblico ed i partecipanti al programma, caratteristiche della categoria dei reality show, cui appartiene anche il format in esame.
L’interprete nella propria valutazione dovrebbe considerare se quei meccanismi, anche se simili ad altri adottati, siano modalità espressiva dall’autore; cioè se il sentire dell’autore passi anche attraverso tali meccanismi, o meglio attraverso la loro applicazione all’interno del format. Bisognerebbe, cioè, valutare non solo la novità del meccanismo in sé ma la novità nella sua utilizzazione.

Saverio F. Vacca
Studio Legale Morelli

1 Si veda in proposito la relazione introduttiva all’incontro svoltosi in data 17 novembre 2006 dalla Associazione Letteraria e Artistica Internazionale (ALAI) (in Dir. Aut. 1/2007).
2 Bollettino SIAE, 1994, 546. La stessa definizione è riportata nella delibera della Autorità Garante per le Comunicazioni (A.G.Com.) n. 699/01/CPS.
3 Sul punto basti dire che l’autore per tutelare il proprio format tende a depositarlo in modo da avere data certa del deposito: così da conoscerne il momento creativo. Il deposito del format, infatti, ha la sola valenza di fornire una data “certa” in cui il deposito sia stato effettuato. A livello nazionale tale deposito può essere effettuato dal 1994 presso la SIAE, la cui decisione di accettare i depositi dei format (trova unanimi dottrina e la giurisprudenza) non ha valore normativo (Grandinetti, Dir. Aut., 2000,30) né rilevi “ai fini dell’accertamento dei requisiti di tutelabilità come opera dell’ingegno” (Trib. Roma 27 gennaio 2000, Dir. Aut. 2000, 545); medesime considerazioni possono essere svolte per i depositi effettuati presso un notaio ovvero la FRAPA.
4 Legge 22 aprile 1941, n. 633.
5 Si veda a tal fine M. Morelli “Un programma in cerca di autore, brevi note in tema di tutela dello schema di programma televisivo” (Dir. Aut., 1/1999) nel quale sono spiegate e messe a confronto le teorie a sostegno della tutelabilità o meno del format.
6 Perché si possa applicare tale strumento di tutela è però necessario che ricorrano più condizioni tra cui la qualità di imprenditore in capo ad entrambi i soggetti e la lo svolgimento della attività nel medesimo mercato.
7 Si consideri per quanto riguarda il mercato internazionale che dal 1995 è in vigore il “Trade-Related aspects of Intellectual Property right”. In questo trattato, comunemente denominato “TRIPS”, sono predisposti standard minimi cui si devono adeguare gli Stati firmatari nel normativizzare le modalità di tutela della proprietà intellettuale. Per quel che serve al presente scritto si vedano le previsioni, tra le molte, secondo le quali (i) il diritto d’autore deve essere garantito automaticamente, senza la necessità di adempiere ad alcuna “formalità”; (ii) le eccezioni previste dalla normativa nazionale di ogni Stato alla disciplina del diritto d’autore (e dei brevetti) devono essere assoggettate a forti vincoli; (iii) in ogni Stato, le normative sulla proprietà intellettuale non possono prevedere benefici a favore dei soli cittadini di quello Stato a meno che tali benefici non possano essere estesi anche ai cittadini degli altri Stati firmatari del Trattato. Oltre a ciò nei Trips è previsto che i software devono essere considerati come opere dell’ingegno e di conseguenza ricevere la stessa forma di tutela.
8 Silvia Ricchiuto, op. cit.
9 FRAPA è l’acronimo di “Format Recognition And Protection Association” un’associazione privata, che senza avere potere certificativo sul contenuto di quanto viene depositato e che può ricevere domande anche via Internet (www.frapa.org). È sufficiente l’invio di un qualsiasi documento o materiale che venga definito quale “format”,e su cui la FRAPA non esercita infatti alcun tipo di controllo, per ottenerne il deposito o registrazione.
10 Ordinanza pag. 3.
11 Cass. 27 ottobre 1977, 4635, Dir. Aut. 1978 I, 501.
12 Sul punto una vicenda curiosa volta alla tutela di un tema assolutamente nuovo si svolse nell’anno 1524 a Venezia. In data 6 settembre 1522 il Pigafetta, scrivano sulle caravelle di Sua Maestà Carlo V sotto il comando di Ferdinando Magellano rientrava con la Victoria, unica nave superstite, dalla prima circumnavigazione intorno al mondo ed a seguito di quella avventura, avendo redatto la “Relazione del primo viaggio intorno al mondo”, formulava al “Principe serenissimo e vostre eccellenze (consiglio cittadino) / Istanza per me stesso, Antonio Pigafetta, cavaliere veneziano di Gerusalemme, il quale desiderando vedere il mondo, ha navigato, negli anni passati, con le caravelle di Sua Maestà Cesarea mandate a scoprire le isole delle nuove indie dove crescono le spezie/ Nel corso di quel viaggio io circumnavigai il mondo intero, ed essendo questa impresa che nessun altro ha mai compiuto, mi sono risolto di comporre una breve relazione del viaggio intero che ora desidero dare alle stampe. A tale scopo faccio istanza affinché nessun altro la possa stampare oltre a me per un periodo di vent’anni, con la penalità per chiunque altro osasse stamparla o anche riportarla a Venezia dopo averla stampata altrove di pagare un’ammenda di tre lire per copia, oltre alla perdita di detti libri(faccio istanza) anche se l’esecuzione (di detta pena) possa essere imposta da qualsiasi magistrato di questa città che ne venga a conoscenza,e che la multa venga suddivisa come segue: un terzo all’arsenale di Vostra altezza, un terzo alla parte lesa, e un terzo a coloro che l’avranno imposta / Unitamente mi rimetto alla vostra gentilezza”, Laurence Bergeen “Oltre i confini del mondo, la storia di Ferdinando Magellano e della prima straordinaria circumnavigazione della terra”, Milano, Garzanti 2004, 435. Il ricorso del Pigafetta fu accolto e rappresenta forse la prima estensione dei privilegi riconosciuti dalle normative sulla proprietà intellettuale ad un autore.
13 M. Morelli, op. cit., 39.
14 Ordinanza in esame pagg. 3 e 4.