Elenco

Tribunale di Napoli, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 18 dicembre 2007

Posto che, con riferimento alle opere scientifiche, la rielaborazione creativa va valutata con riferimento alle soluzioni espressive utilizzate, nonché all’organizzazione e alla scelta degli elementi dell’opera stessa, più che al contenuto intellettuale intrinseco, costituisce plagio di un testo storiografico il pedissequo ricalco e la continua citazione - in un lavoro altrui precedente, attinente almeno in parte allo stesso argomento - delle fonti documentali, quali ricercate e organicamente sistemate nell’ambito dell’opera originale.

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Tribunale di Genova, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 4 dicembre 2007

La mancata rinnovazione del marchio che rappresenta la denominazione di un nome di un noto gruppo musicale italiano, e lo scioglimento del sodalizio stesso, non fanno venir meno la memoria storica e la notorietà del gruppo: onde persiste l'interesse dei singoli componenti a tutelare la denominazione storica del gruppo, estinto, ma ancor vivo nella memoria collettiva, suscettibile - la denominazione - di sfruttamento commerciale, contro tentativi di appropriazione indebita, volti a distogliere il nome dal suo riferimento - proprio - alle persone dei componenti storici del gruppo musicale. Un precedente giudicato sulla medesima questione proietta i propri effetti riflessi ed è quindi opponibile anche nei confronti dell'interessato che non ha partecipato a quel giudizio, se non in senso assoluto, quantomeno ai fini della concessione della misura cautelare, non essendo possibile anticipare l'istruttoria di una causa che richiede lo svolgimento di un giudizio ordinario.

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Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 16 luglio 2007

Nel quadro dettato dagli artt. 14-15-16 del D.Lgs. 70/03 è sostanzialmente non rilevante l’inoltro di diffide stragiudiziali a costituire doveri di intervento dell’intermediario, come si desume anche dal comma 3 dell’art. 14 del decreto, che abilita l’autorità giudiziaria (o amministrativa di vigilanza) a disporre la cessazione delle altrui violazioni da parte del prestatore delle attività di trasmissione e di fornitura di accesso evidentemente su ricorso giurisdizionale dell’avente diritto.

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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 14 luglio 2007

1. Il combinato degli artt. 156 e 156-bis l.d.a., come anche quest’ultima norma singolarmente considerata, non può ritenersi estensibile come campo di applicazione ai dati e alle informazioni che attengono alle comunicazioni elettroniche, né ai dati di traffico da queste prodotte, ostando a tale estensione applicativa il divieto di trattamento e comunicazione di tali dati enucleabile in sintesi dal sistema normativo interno (primario e costituzionale) e comunitario che disciplina la materia della tutela della segretezza e riservatezza delle comunicazioni tra privati.

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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 31 maggio 2007

1. Il format, per essere tutelabile come opera dell’ingegno, deve concretizzarsi nella illustrazione della struttura narrativa, con l’articolazione delle varie scene, dell’apparato scenico e dei personaggi fissi, ma anche di altri elementi di rilevo (le dinamiche di svolgimento, il ruolo di ciascun protagonista, il carattere, il contenuto e la durata di ogni suo intervento), così da ridurre al minimo il grado di improvvisazione, in quanto altrimenti, essendovi solo l’espressione di un’idea o di un motivo ispiratore dell’opera, lo stesso non può ricevere tutela dalla legge d’autore 2. Nella fattispecie non si rinviene una illustrazione così dettagliata dello spettacolo ideato, tale da poterlo qualificare come opera dell’ingegno tutelabile e creativa, in quanto, addirittura, sono possibili diverse scelte di ambientazione (discoteca o set televisivo), che influenzano gli sviluppi dello spettacolo, ed il nucleo essenziale consiste in uno schema di gioco piuttosto comune (imperniato sulla presenza di un conduttore, su un palco, contorniato di figuranti vari, e sull’attività dei giocatori o concorrenti, ce devono indovinare l’identità di un personaggio famoso attraverso alcuni indizi), destinato ad essere riempito da contenuti legati alle improvvisazioni ed alla spontaneità del conducente e dei partecipanti.

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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 31 maggio 2007

1. La società Magnolia S.p.A., dante causa della RAI, ha perfettamente documentato di aver ottenuto la licenza esclusiva del format Will you be my bride dalla società Global Agency Co LTD con atto del 23/3/2007, la quale a sua volta aveva concluso relativo contratto direttamente con l’autore. 2. Il format ed il programma “May I call you Mom?” non può ricevere tutela rispetto a "Will you be my bride" in quanto registrato in data successiva e conseguentemente appare lecita la trasmissione di "La sposa perfetta" che costituisce la versione italiana di "Will you be my bride". 3. Nella fattispecie tuttavia non pare che il format e il relativo programma per cui è causa siano dotati della necessaria originalità in quanto si incentrano su temi ormai noti e sfruttati, come il conflitto suocera-nuora, mentre per le modalità di attuazione riprendono scenari e soluzioni ormai adottate da numerosi reality show simili recentemente trasmessi dalle TV di tutto il mondo (per esempio selezione ed esclusione di un partecipante al gioco ogni puntata, meccanismo del televoto, convivenza temporanea nella stessa casa dei partecipanti al gioco, intervista ai partecipanti al gioco etc).

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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 2 maggio 2007

1. L’art. 4 della direttiva 2004/48/CE prevede il riconoscimento della legittimazione a chiedere l’applicazione delle misure, delle procedure e dei mezzi di ricorso previsti nella direttiva stessa non solo ai titolari dei diritti di proprietà intellettuale ma anche a tutti gli altri soggetti autorizzati a disporre di questi diritti, In particolare ai titolari di licenze conformemente alla legislazione applicabile. Ai sensi dell’art. 99 bis legge 633/1941 deve essere ritenuto titolare di un diritto connesso ai diritti d’autore chi, salvo prova contraria, è annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o al pubblico. 2. I dati sono stati acquisiti in modo del tutto lecito in quanto, come esaurientemente spiegato nella consulenza di parte allegata al ricorso, i singoli utenti che scambiano reciprocamente files musicali sono dotati di un nome di fantasia ma operano pubblicamente ed apertamente e quindi è possibile identificare tali soggetti ed il loro provider, tramite i dati tecnici sopra indicati, collegandosi ai loro computer per effettuare il download di brani musicali. 3. Con il termine "controparte", di cui al successivo art. 156 bis, usato in senso atecnico, non viene necessariamente indicato il soggetto che ha leso il diritto della ricorrente, nei cui confronti era già possibile in base alle norme anteriormente vigenti emettere un ordine di esibizione ex art, 210 cpc, ma deve essere inteso, nell’ottica di un’interpretazione più ampia tesa a reprimere in maniera più incisiva gli illeciti in materia di diritti di proprietà intellettuale, ogni altro soggetto diverso dagli autori responsabili delle violazioni come peraltro previsto anche nell’art. 8 della direttiva 2004148/Cee in cui è presente un esplicito riferimento ad altri soggetti, oltre che al soggetto autore della violazione, quali destinatari dell’ordine dell’autorità giudiziaria competente di fornire informazioni sull’origine e sulle reti di distribuzione di merci o di prestazione di servizi che violino un diritto di proprietà intellettuale. 4. Nelle more del giudizio ordinario la condotta illecita degli utenti che hanno violato i diritti di esclusiva della ricorrente verrebbe reiterata infinite volte con grave pregiudizio e tale considerazione induce a altresì a ritenere del tutto ammissibile il ricorso alla tutela d’urgenza considerato anche che la natura di azioni di accertamento di cui all’art. 156 e 156-bis legge 633/1941, non osta di per sé, contrariamente a quanto ritenuto dalla resistente, alla possibilità di azionare un ricorso ex art. 700 c.p.c. sempre ammissibile, anche in caso di azioni di accertamento strumentali ad una successiva azione di merito nei confronti dei trasgressori, qualora il tempo occorrente per far valere in un successivo giudizio un proprio diritto in via ordinaria possa pregiudicarlo irrimediabilmente.

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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Ordinanza del 27 aprile 2007

1. L’art. 24 del D.Lgs. 196/2003 fa salva la possibilità di utilizzazione di dati, anche senza il consenso del titolare, nel caso di utilizzazione per ragioni di tutela giurisdizionale. 2. L’art. 156 bis L.A. ha previsto il ricorso al giudice per ottenere di volta in volta l’ostensione dei dati personali di terzi laddove questi si profilino necessari alla tutela di un diritto in sede giudiziaria, affidando ciò al controllo del Giudice la stessa fondatezza della pretesa del soggetto all’ostensione ditali dati, in modo da limitare tale facoltà ai casi ritenuti in concreto rispondenti ai requisiti normativi per superare i diritti alla riservatezza dei dati.

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Tribunale di Bologna, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 13 marzo 2007

1. Il criterio fondante la giurisdizione va rinvenuto negli artt. 3 e. 10 della legge 218/95 che recepiscono la normativa internazionale pattizia (Convenzione di Bruxelles firmata il 27.9.1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale) e in particolare nella previsione di cui all’art. 5 n. 3 della suddetta Convenzione, secondo il quale il criterio di collegamento è il luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto, individuato, nella interprelazione fornita dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale, sia nel luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto che in quello in cui il danno si è verificato, con la precisazione che, per quest’ultimo deve aversi riguardo al solo danno iniziale e non anche ai danni conseguenti assumendo rilevanza esclusivamente il luogo in cui il fatto causale ha prodotto direttamente i suoi effetti nei confronti di colui che ne è la vittima immediata. 2. Ne consegue che, per un verso, il locus commissi delicti va individuato nel luogo di produzione, riproduzione dei supporti fonografici contenenti le esecuzioni dell’artista, e per l’altro, che lo stesso deve dirsi con riferimento al luogo in cui i primi effetti dannosi si sono verificati in danno dei ricorrenti, ciò al fine di evitare che l’attore possa operare una scelta arbitraria del foro competente, trasformando il criterio del forum actionis da eccezionale in generale (nel caso di specie il giudice ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in base ai criteri suddetti, in quanto la prima produzione dei fonogrammi era avvenuta all’estero da parte di soggetti, dotati di personalità giuridica autonoma, stranieri).

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Tribunale di Bari, Sentenza del 13 marzo 2007

1. Il legittimo possesso e la disponibilità (di fatto e giuridica) dei sorgenti consente di riutilizzarli nella maniera ritenuta più opportuna, senza che in tale riutilizzo possa ravvisarsi alcuna indebita duplicazione. 2. Il diritto d'autore, in ordine ai programmi per computer non preclude a colui che carpisce l'idea posta alla base di un software, di scrivere programmi simili, variando le procedure di sviluppo dello stesso.

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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 2 febbraio 2007

1. Il senso e le finalità dell'art. 156 bis L.A., quale norma di derivazione comunitaria, sono di strumento necessario al soggetto leso nei diritti di proprietà intellettuale per poter ricostruire l'illecito commesso nei suoi confronti sia sul piano soggettivo degli autori della violazione, che su quello oggetto della più completa e reale portata della condotta illecita. Infatti, solo attraverso la completezza dell'accertamento e della tutela verso tale tipo di illecito è possibile interrompere gli effetti lesivi dell'illecito attraverso il perseguimento di tutti i soggetti eventualmente implicati in questo. Diversamente si ricadrebbe nella logica dell'ordinario meccanismo processuale dell'esibizione documentale prevista dall'art. 210 c.p.c., ovvero dell'ispezione ex ad. 118 c.p.c., esperibile nei confronti della controparte processuale, ossia quella ritenuta antagonista diretta rispetto al diritto azionato. 2. La locuzione "controparte" indicata dalla norma può trovare una ratio coerente col sistema di origine comunitaria solo estendendo anche a soggetti diversi dagli autori della violazione l'obbligo di comunicare i dati in loro possesso al soggetto leso nel diritto intellettuale. Sicché la "controparte" non può essere intesa come parte responsabile dell'illecito, ma come soggetti che in relazione alla particolare relazione con la cosa e i servizi oggetto di violazione siano in possesso di elementi utili all'individuazione oggettiva e soggettiva dell'intera condotta illecita lamentata dal ricorrente. In altro modo la norma verrebbe sostanzialmente svuotata di significato e sopra tutto di concreta utilità preprocessuale verso l'instaurazione del giudizio di responsabilità verso gli autori della lesione. 3. L’art. 24 del D.Lgs. 196/2003 fa salva la possibilità di utilizzazione di dati, anche senza il consenso del titolare, nel caso di utilizzazione per ragioni di tutela giurisdizionale. 4 È proprio nell'ottica di un equilibrio concreto degli opposti interessi che l'art. 156 bis L.A. ha previsto il ricorso al giudice per ottenere di volta in volta l'ostensione dei dati personali di terzi laddove questi si profilino necessari alla tutela di un diritto in sede giudiziaria, affidando ciò al controllo del Giudice la stessa fondatezza della pretesa del soggetto all'ostensione ditali dati, in modo da limitare tale facoltà ai casi ritenuti in concreto rispondenti ai requisiti normativi per superare i diritti alla riservatezza dei dati.

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Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza del 5 gennaio 2007

L’interoperabilità fra programmi per elaboratore diversi, asseritamente effettuata al solo fine di attingere i dati contenuti di proprietà di un terzo per trasfonderli in un nuovo sistema operativo, che comporti l’utilizzazione del programma in difetto di autorizzazione del titolare, viola le disposizioni dell’art. 64-quater l. 22/4/1941, n. 633.

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