Elenco

Pretura di Roma, Sentenza del 15 marzo 1991

Non è tutelabile ai sensi della normativa sul diritto d'autore il logotipo ideato per contraddistinguere una rassegna culturale, allorché non presenti i requisiti di originalità e novità richiesti dalla legge; è esclusa altresì la tutela del logotipo come marchio registrato, non essendo esso destinato a distinguere una merce o un prodotto. L'organizzazione di una rassegna culturale costituisce oggetto di un diritto di paternità spettante al promotore cui deve altresì riconoscersi ogni attribuzione sul logotipo e sulle altre opere pubblicitarie ideate al fine di promuovere la rassegna medesima.

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Corte di Appello di Roma, Sentenza del 28 gennaio 1991

In tema di confondibilità dell'aspetto esterno grafico di opere pubblicate, ai fini della configurazione della concorrenza sleale a norma dell'art. 102 della legge sul diritto di autore 22 aprile 1941 n. 633, la confondibilità deve sostanziarsi nella presentazione alla clientela di prodotti con nomi, segni distintivi o confezioni fra loro a tal punto somiglianti da indurre in equivoco i consumatori; un tale accertamento deve essere compiuto non tanto in via analitica quanto in via unitaria e sintetica, mediante un apprezzamento che tenga conto di tutte le caratteristiche salienti in relazione al normale grado di percezione delle persone alle quali il prodotto è destinato (nella specie, si trattava di una pubblicazione di guida turistica con presentazione identica di altra opera attraverso la raffigurazione di immagini di copertina sovrapposte).

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Tribunale di Roma, Sentenza del 29 gennaio 1991

Al fine di utilizzare commercialmente l'immagine di un individuo è necessario il di lui consenso. Per quanto concerne invece l'uso dello pseudonimo altrui va distinto l'ambito di operatività dell'art. 21 l. marchio rispetto a quello dell'art. 7 c.c., vietando quest'ultimo l'uso del nome altrui posto in essere a titolo di identificazione personale. Sotto l'aspetto, invece, dell'uso del nome a fini meramente commerciali verrebbe in rilievo l'art. 21 l. marchio, che consente in linea generale all'imprenditore di usare come marchio un qualunque nome di persona. In ogni caso, nessun problema di violazione di diritti allo pseudonimo o all'immagine di un individuo va raffrontato qualora il marchio, così come è concretamente configurato, non risulti idoneo ad essergli univocamente riferito.

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Pretura di Verona, Sentenza del 30 ottobre 1990

In assenza del consenso degli aventi diritto non è lecita la pubblicazione di corrispondenze epistolari confidenziali né è applicabile analogicamente l'art. 97, l.d.a. ove consente la pubblicazione dell'immagine altrui, anche non consenziente, per scopi culturali o scientifici poiché la specialità della normativa sulla corrispondenza epistolare non tollera integrazioni con quella, altrettanto speciale, relativa al ritratto. La normativa posta a tutela della confidenzialità delle corrispondenze epistolari è particolarmente rigorosa posponendo il diritto di proprietà materiale sulla corrispondenza e anche l'eventuale diritto d'autore al diritto alla riservatezza che spetta, dopo la morte dell'autore, ai parenti più stretti, sotto forma di tutela del "sentimento di pietà nei confronti del defunto", senza possibilità di eccezioni se non quelle specificamente previste. Difetta di legittimazione attiva il nipote dell'autore di una corrispondenza epistolare qualora siano in vita qualcuno dei soggetti indicati dall'art. 93, l.d.a. (nel caso di specie il figlio dell'autore).

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Pretura di Milano, Sentenza del 22 ottobre 1990

La sospensione della caduta in pubblico dominio, per cinque anni e dieci mesi, prevista dall'art. 3, all. XV, trattato di pace di Parigi, del 10 febbraio 1947 non si cumula con la proroga di sei anni di protezione delle opere pubblicate anteriormente al 16 agosto 1945, disposta dal d. l. 20 luglio 1945, n. 440. Il prolungamento di durata di protezione delle opere cinematografiche da trenta a cinquanta anni, di cui al d. p. r. 1979, n. 19 non si applica alle opere cadute in pubblico dominio alla data di entrata in vigore del decreto.

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Tribunale di Roma, Sentenza del 20 settembre 1990

La diffusione televisiva di un film in una versione difforme dall'originale (nella specie senza inserire i sottotitoli in italiano in una scena contenente un dialogo in inglese, di particolare rilevanza per comprendere il successivo comportamento di un personaggio di non trascurabile rilievo nel prosieguo del film) integra una diminuzione della compiutezza artistica dell'opera, percepibile dallo spettatore medio, che incide, ex art. 20 l. d.a. sulla reputazione artistica dell'autore dell'opera cinematografica.

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Tribunale di Milano, Sentenza del 13 settembre 1990

La riproduzione in una opera collettiva, di carattere enciclopedico, di brani o parti di opere protette (nella specie, opere musicali) è soggetta al diritto di autore non essendo applicabile, in tali casi, il disposto dell'art. 70 (utilizzazioni libere) della legge sul diritto di autore 22 aprile 1941, n. 633. L'utilizzazione in un'opera enciclopedica di brani o parti di opere altrui è soggetta al preventivo consenso degli autori di queste, non versandosi nell'ipotesi di utilizzazioni libere a norma dell'art. 70 l. dir. autore (nella specie, si trattava di un'opera collettiva storico-enciclopedica che recava inseriti piccoli dischi riproducenti brani storici, letterali e musicali, al fine di una più compiuta illustrazione di periodi storici).

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Tribunale di Roma, Sentenza del 10 agosto 1990

La riproduzione di opere dell'arte figurativa in cataloghi d'arte o di mostre rientra nel diritto esclusivo dell'autore di utilizzazione economica dell'opera; la disposizione dell'art. 70 (libere utilizzazioni) della legge sul diritto di autore 22 aprile 1941, n. 633, può trovare applicazione, nel campo della riproduzione di opere dell'arte figurativa, solo nell'ipotesi di riproduzione parziale (c.d. particolare) dell'opera, nei limiti giustificati da finalità di critica, discussione e anche di insegnamento e purché la riproduzione non costituisca concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera.

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Pretura di Milano, Sentenza del 21 giugno 1990

La tutela accordata ai titoli di periodici dall'art. 100 l.d.a. richiede che le pubblicazioni (siano esse giornali, riviste o altri periodici) appartengano alla stessa specie o abbiano lo stesso carattere; non è quindi sufficiente verificare l'idoneità dei titoli, ma occorre condurre un'indagine sul contenuto delle pubblicazioni, onde tener conto della specie e dei caratteri delle stesse.

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Corte di Appello di Firenze, Sentenza del 1 giugno 1990

L'art. 2.4, l. n. 633/1941, attraverso il criterio della scindibilità ha inteso enucleare le creazioni di forma applicata all'industria protette dalla normativa sul diritto d'autore; per scindibilità deve intendersi la possibilità concettuale di astrarre dal prodotto l'idea dell'opera d'arte e cioè quella forma artistica che, se il suo ideatore non avesse deciso di applicarla all'industria avrebbe potuto realizzarsi allo stato puro secondo la tecnica espressiva propria della categoria di appartenenza (il disegno, il dipinto, la scultura...); è quindi applicabile la disciplina del diritto d'autore ex art. 2.4 legge diritto d'autore ogni volta che l'opera, appartenente idealmente alle arti figurative, riesca a conservare il suo valore pur trasferendosi nel prodotto industriale. Le questioni di illegittimità costituzionale dell'art. 2.4 legge diritto autore in relazione all'art. 3 cost. (principio di uguaglianza) ed all'art. 35 cost. (principio di tutela del lavoro) sono manifestamente infondate. La condizione della scindibilità si applica a tutte le opere appartenenti alle arti figurative, comprese quelle dell'architettura, in quanto siano ricollegabili ad una riproduzione su scala industriale.

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Pretura di Torino, Sentenza del 24 maggio 1990

I programmi per computer sono tutelati in base alla legge sul diritto d'autore attesa l'originalità che gli stessi presentano e la creatività richiesta per la loro elaborazione, e può pertanto essere disposto ex art. 161 l.d.a. il sequestro di copie contraffatte e concessa ex art. 700 c. p. c. l'inibitoria della commercializzazione delle stesse.

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Tribunale di Milano, Sentenza del 14 maggio 1990

La rielaborazione di un'opera consentita dagli eredi in funzione di una nuova edizione dell'opera stessa con apporti originali creativi dell'autore-elaboratore, determina il formarsi di una comunione; per effetto di questa comunione sia il nuovo coautore che gli eredi dell'autore dell'opera originaria possono partecipare all'esercizio dei diritti di utilizzazione dell'opera elaborata e, nell'ipotesi di rifiuto ingiustificato da parte degli eredi di consentire una nuova edizione dell'opera, l'autorità giudiziaria può autorizzarla a norma dell'art. 10, 3° comma, l. 22 aprile 1941, n. 633.

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Pretura di Torino, Ordinanza del 5 maggio 1990

Il diritto morale di autore è tutelabile ex art. 700 c. p. c., invece che attraverso l'azione più restrittiva prevista dall'art. 161, l. 22 aprile 1941, n. 633, allorché l'autore chieda l'inibizione dell'ulteriore pubblicazione e divulgazione della propria opera, anche contro l'editore che abbia già trasmesso a terzi i diritti di utilizzazione, in quanto, inquandrandosi la tutela del diritto d'autore in quella erga omnes dei diritti assoluti, l'azione può essere esperita indifferentemente contro l'autore morale o materiale della violazione. Sussiste la violazione del diritto morale e patrimoniale d'autore nel caso in cui un editore, dopo aver ricevuto gli articoli di due autori dal curatore di un volume di autori vari, li inserisce nel volume, pubblicandolo senza aver stipulato con i singoli autori il contratto di cessione del diritto di utilizzazione, tanto più quando i due autori asseriscono di avere divergenze ideologiche con l'editore e con gli altri autori del volume.

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Tribunale di Torino, Sentenza del 27 marzo 1990

La protezione giuridica di cui alla l. n. 633 del 1941 sul diritto d'autore deve essere accordata non solo alle opere ma anche alle mere opere dell'ingegno creativo aventi i requisiti della novità, originalità e non banalità appartenenti alle arti figurative, a prescindere dalla ricerca del valore artistico o della genialità (nella specie, è stato ritenuto meritevole di tutela il "pupazzo" denominato "Pantera Rosa" o "Pink Panther", che costituisce una sintesi originale fra raffigurazione dell'animale-pantera e tratti psicologici di inoffensività e dolcezza opposti al modello zoologico-naturale, di conoscenza comune, costituente la fonte di ispirazione; è stata ritenuta illegittima l'imitazione costituita da un pupazzo analogo denominato "Caterina" e "Caterina Shocking"). Il merchandising è una attività di licensing in relazione a marchi, segni distintivi, simboli, con preminente natura promozionale in funzione della vendita e diffusione di prodotti, beni e servizi in molteplici settori commerciali, anche distanti fra loro. Nel nostro ordinamento non sussistono ragioni per escludere la liceità della pratica del merchandising nello sfruttamento economico delle opere dell'ingegno protette dalla l. 22 aprile 1941, n. 633, sul diritto d'autore; il titolare del diritto di merchandising ha legittimazione processuale e può ottenere protezione giuridica dei suoi diritti patrimoniali, anche se non risulti titolare del cosiddetto "diritto morale d'autore".

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Tribunale di Torino, Sentenza del 27 marzo 1990

Costituisce violazione del diritto morale d'autore (ai sensi dell'art. 20 1° comma, l. 22 aprile 1941, n. 633) e nel contempo violazione dei diritti patrimoniali (ai sensi dell'art. 12 legge citata), l'utilizzazione, a fini di lucro e senza il consenso degli aventi diritti, di brani musicali altrui come colonna sonora per un film pornografico diffuso mediante videocassette; il risarcimento del danno spettante agli aventi diritto riguarda un duplice profilo: la dequalificazione commerciale dell'opera dell'ingegno e il pregiudizio economico derivante dalla difficoltà di analogo sfruttamento per pellicole normali.

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