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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-53/96 del 16 giugno 1998

Dev'essere considerata come una «misura provvisoria» ai sensi dell'art. 50 dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, che figura all'allegato I C dell'Accordo che istituisce un'Organizzazione mondiale del commercio, approvato a nome della Comunità, per le materie di sua competenza, con decisione del Consiglio 22 dicembre 1994, 94/800/CE, un provvedimento diretto a far cessare le asserite violazioni di un diritto di marchio e che viene adottato nell'ambito di un procedimento caratterizzato dai seguenti elementi: - il provvedimento è qualificato, in diritto nazionale, come «misura provvisoria immediata» e la sua adozione deve rendersi necessaria «in ragione dell'urgenza», - la controparte viene citata e, se compare, viene sentita, - la decisione sull'adozione del provvedimento viene emessa, in forma scritta e motivata, in seguito ad una valutazione, da parte del giudice dell'urgenza, del contenuto della causa, - detta decisione può costituire oggetto di un procedimento d'impugnazione e, - benché le parti possano sempre promuovere un giudizio di merito, la decisione è molto spesso accettata dalle stesse come una soluzione «definitiva» della loro controversia.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. 200 del 28 aprile 1998

Il diritto esclusivo di autorizzare o proibire il noleggio ed il prestito degli originali e delle copie di opere protette dal diritto d'autore, positivamente previsto dall'art. 1.1 della direttiva 92/100/Cee, non si esaurisce con la vendita del supporto o altra forma di distribuzione. L'art. 3.1 della direttiva 92/100/Cee è compatibile con il diritto comunitario, in particolare con i diritti fondamentali della Comunità. L'art. 3.1 della direttiva 92/100/Cee non ha per scopo e neppure come effetto di condurre gli interessati alla proibizione sistematica del noleggio dei loro prodotti al solo scopo di eliminare dei concorrenti dal mercato rilevante.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-337/95 del 4 novembre 1997

Nel caso in cui venga sollevata una questione relativa all'interpretazione della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa, nell'ambito di in procedimento instaurato in uno degli Stati membri del Benelux e vertente sull'interpretazione della legge uniforme del Benelux in materia di marchi d'impresa, un organo giurisdizionale avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno, come nel caso di specie tanto la Corte del Benelux quanto lo Hoge Raad, è tenuto a rivolgersi alla Corte di giustizia, ai sensi dell'art. 177, terzo comma, del Trattato CE. Tale obbligo diventa privo di causa e quindi di contenuto quando la questione sollevata è materialmente identica a una questione già decisa in via pregiudiziale nell'ambito della medesima causa nazionale. Gli artt. 5 e 7 della direttiva 89/104 devono essere interpretati nel senso che, qualora vengano immessi sul mercato comunitario prodotti contrassegnati con un marchio dal titolare stesso del marchio o con il suo consenso, il rivenditore ha, oltre alla facoltà di mettere in vendita tali prodotti, anche quella di usare il marchio per promuovere l'ulteriore commercializzazione dei prodotti stessi. Il titolare di un marchio non può inibire, in forza dell'art. 7, n. 2, della direttiva 89/104, a un rivenditore, che smercia abitualmente articoli della medesima natura ma non necessariamente della medesima qualità dei prodotti contrassegnati con il marchio, l'uso del marchio stesso, conformemente alle modalità correnti nel suo settore di attività al fine di promuovere l'ulteriore commercializzazione di quei prodotti, a meno che non venga dimostrato, alla luce delle circostanze di ciascun caso di specie, che l'uso del marchio a tal fine nuoce gravemente al prestigio del marchio stesso. Gli artt. 30 e 36 del Trattato CE devono essere interpretati nel senso che il titolare di un diritto di marchio o di un diritto d'autore non può inibire a un rivenditore, che smercia abitualmente articoli della medesima natura ma non necessariamente della medesima qualità dei prodotti tutelati, l'uso di tali prodotti, conformemente alle modalità correnti nel suo settore di attività, al fine di promuovere la loro ulteriore commercializzazione, a meno che non venga dimostrato, alla luce delle circostanze di ciascun caso di specie, che l'uso dei detti prodotti a tal fine nuoce gravemente al prestigio del marchio.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza C-241/91 P e C-242/91 P del 6 aprile 1995

Benché il semplice fatto di essere titolare di un diritto di proprietà intellettuale non sia atto a costituire una posizione dominante, sono in tale posizione le emittenti televisive che, disponendo necessariamente di un monopolio di fatto sui palinsesti da pubblicare in apposita rivista, hanno il potere di ostacolare la persistenza di una concorrenza effettiva sul mercato dei settimanali televisivi. Benché la determinazione dei casi e delle modalità di tutela di un diritto di proprietà intellettuale dipenda dalle norme nazionali, dall'esercizio del diritto esclusivo da parte del titolare può, in casi eccezionali, derivare un comportamento abusivo (in applicazione di questo principio la Corte ha condiviso la pronuncia del tribunale di prima istanza che ha censurato il comportamento delle emittenti televisive che si sono avvalse del diritto d'autore conferito dalla normativa nazionale per impedire ad un'impresa editrice di pubblicare su base settimanale informazioni sui programmi televisivi ottenute indipendentemente dalle emittenti). Affinché vi sia pregiudizio del commercio fra Stati membri non è necessario che il comportamento censurato abbia effettivamente pregiudicato gli scambi in misura rilevante essendo sufficiente dimostrare che tale comportamento sia atto a produrre questo effetto (in applicazione di questo principio la Corte ha condiviso la pronuncia del tribunale di prima istanza secondo il quale sussiste il pregiudizio del commercio fra Stati membri se viene precluso a qualsiasi concorrente potenziale l'accesso al mercato geografico costituito da uno Stato membro e da una parte di un'altro Stato membro). L'accertamento che l'esercizio del diritto d'autore costituisce un abuso di posizione dominante detenuta nel Regno Unito e nell'Irlanda del nord non è impedito dalla convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie ed artistiche. L'art. 3 del regolamento n. 17/62 consente alla commissione CE sia di ordinare certi comportamenti o di effettuare certe prestazioni illegalmente omesse, sia di inibire certi comportamenti e pratiche sia di vietare che siano tenute ferme certe situazioni contrarie al trattato (in applicazione di questo principio la Corte ha ritenuto legittimo obbligare le emittenti televisive a fornire le informazioni concernenti i palinsesti). Il principio di proporzionalità nell'applicazione delle misure antitrust va inteso nel senso che gli oneri imposti alle imprese per porre fine alle infrazioni non devono eccedere i limiti di quanto è appropriato e necessario per conseguire lo scopo prefisso, vale a dire il ripristino della situazione conforme al diritto. La titolarità di un diritto di proprietà intellettuale non dà luogo di per sè ad una posizione dominante sul mercato. Tuttavia, il comportamento di una impresa in posizione dominante, anche se questa può derivare dall'esercizio di un diritto di autore, può essere preso in considerazione ai fini dell'art. 86 del trattato Cee (abuso di posizione dominante) (nella specie, è stato qualificato come abuso di posizione dominante il comportamento di imprese emittenti di televisione che, disponendo di un monopolio di fatto sulle informazioni relative ai loro programmi televisivi e trovandosi quindi in posizione dominante, si rifiutavano di fornire a terzi, su licenza, le dette informazioni ai fini della loro pubblicazione in periodiche).

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-91/92 del 14 luglio 1994

1) Gli artt. 1, n. 1, 2 e 5 della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, sono incondizionati e sufficientemente precisi per quanto concerne la determinazione dei beneficiari e il termine minimo entro il quale va notificato il recesso. 2) In assenza di provvedimenti di attuazione della direttiva 85/577 entro i termini prescritti, i consumatori non possono fondare sulla direttiva stessa un diritto di recesso nei confronti dei commercianti con i quali essi hanno stipulato un contratto, né possono far valere tale diritto dinanzi a un giudice nazionale. Tuttavia quest’ultimo, quando applica disposizioni di diritto nazionale tanto precedenti quanto successive alla direttiva, ha l’obbligo di interpretarle quanto più è possibile alla luce della lettera e dello scopo della direttiva.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-92/92 e C-326/92 del 20 ottobre 1993

1) Il diritto d’autore e i diritti connessi, in particolare a causa dei loro effetti sugli scambi intracomunitari di beni e di servizi, rientrano nel campo di applicazione del Trattato, ai sensi dell’art. 7, primo comma. Senza che sia neppure necessario collegarli alle disposizioni specifiche degli artt. 30, 36, 59 e 66 del Trattato, il principio generale di non discriminazione sancito dall’art. 7, primo comma, è applicabile nei loro confronti. 2) L’art. 7, primo comma, del Trattato dev’essere interpretato nel senso che osta a che una normativa di uno Stato membro escluda gli autori e gli artisti interpreti o esecutori degli altri Stati membri, ed i loro aventi causa, dal diritto, riconosciuto dalla stessa normativa ai cittadini nazionali, di vietare la messa in commercio, nel territorio nazionale, di una fonoregistrazione prodotta senza il loro consenso, qualora l’esecuzione sia avvenuta al di fuori del territorio nazionale. Infatti, vietando "ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità", l’art. 7 impone a ciascuno Stato membro di garantire ai soggetti che si trovino in una situazione disciplinata dal diritto comunitario la piena parità di trattamento rispetto ai suoi cittadini e osta quindi a che uno Stato membro subordini la concessione di un diritto di esclusiva al requisito del possesso della sua cittadinanza. 3) L’art. 7, primo comma, del Trattato dev’essere interpretato nel senso che il principio di non discriminazione da esso sancito può essere direttamente fatto valere dinanzi al giudice nazionale da un autore o da un artista di un altro Stato membro, o da un loro avente causa, per chiedere il beneficio della tutela riservata agli autori e agli artisti nazionali.

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Corte di Giustizia Europea, sez. V, Sentenza n. C-17/92 del 4 maggio 1993

pronunciandosi sulla questione sottopostale dal Tribunal Supremo con ordinanza 12 dicembre 1991, dichiara: Le norme del Trattato relative alla libera prestazione dei servizi devono essere interpretate nel senso che esse ostano ad una normativa nazionale che riservi il rilascio di licenze di doppiaggio, in una delle lingue ufficiali nazionali, di film provenienti da paesi terzi ai distributori che si impegnano a distribuire film nazionali.

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Corte di Giustizia Europea, sez. IV, Sentenza n. 270/86 del 12 dicembre 1990

Gli artt. 30 e 36 del Trattato CEE vanno interpretati nel senso che non ostano all'applicazione di una normativa nazionale che consenta ad una società nazionale di gestione di diritti d’autore di riscuotere, per l’esecuzione pubblica a mezzo di supporti del suono, oltre al diritto di rappresentazione, un compenso detto "diritto complementare di riproduzione meccanica", anche qualora un siffatto diritto complementare non sia contemplato dallo Stato membro in cui detti supporti sono stati regolarmente messi in commercio

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. 110/88, 241/88 e 242/88 del 13 luglio 1989

1 ) L’art. 85 del trattato va interpretato nel senso che esso vieta ogni pratica concordata tra società nazionali di gestione dei diritti d’autore degli Stati membri che abbia per oggetto o per effetto il rifiuto, da parte di ciascuna società, dell’accesso diretto al suo repertorio nei confronti degli utilizzatori stabiliti in un altro Stato membro. Spetta ai giudici nazionali determinare se sia effettivamente intervenuta una concertazione a tal fine tra dette società di gestione. 2 ) L’art. 86 del trattato dev’essere interpretato nel senso che una società nazionale di gestione dei diritti d’autore che occupi una posizione dominante su una parte sostanziale del mercato comune impone condizioni di transazione non eque qualora i compensi da essa imposti alle discoteche siano sensibilmente più elevati di quelli praticati negli altri Stati membri, purché il raffronto dei livelli delle tariffe sia stato effettuato su base omogenea. Diverso sarebbe il caso se la società dei diritti d’autore di cui trattasi fosse in grado di giustificare tale differenza fondandosi su diversità obiettive e pertinenti tra la gestione dei diritti d’autore nello Stato membro interessato e negli altri Stati membri.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. 395/87 del 13 luglio 1989

1) Gli artt. 30 e 59 del trattato debbono essere interpretati nel senso che non ostano all’applicazione di una normativa nazionale che consideri come una violazione del diritto d’autore l’esecuzione pubblica, senza pagamento di compensi, di opere musicali tutelate, per mezzo di supporti del suono, qualora all’autore siano già stati versati, in un altro Stato membro, compensi per la riproduzione dell’opera. 2) L’art. 85 del trattato va interpretato nel senso che vieta ogni pratica concordata tra società nazionali di gestione di diritti d’autore degli Stati membri che abbia per oggetto o per effetto il rifiuto, da parte di ciascuna società, dell’accesso diretto al suo repertorio nei confronti degli utilizzatori stabiliti in un altro Stato membro. Spetta ai giudici nazionali determinare se sia effettivamente intervenuta una concertazione a tal fine tra dette società di gestione. 3) Il fatto che una società nazionale di gestione di diritti d’autore in materia musicale rifiuti l’accesso degli utilizzatori di musica registrata al solo repertorio straniero da essa rappresentato ha per oggetto o per effetto di restringere la concorrenza sul mercato comune solo se l’accesso ad una parte del repertorio tutelato possa interamente salvaguardare gli interessi degli autori, compositori ed editori di musica, senza tuttavia aumentare le spese della gestione dei contratti e della sorveglianza sull’utilizzazione delle opere musicali tutelate. 4) L’art. 86 del trattato CEE dev’essere interpretato nel senso che una società nazionale di gestione di diritti d’autore che occupa una posizione dominante su una parte sostanziale del mercato comune impone condizioni di transazione non eque qualora i compensi da essa applicati alle discoteche siano sensibilmente più elevati di quelli praticati negli altri Stati membri, purché il raffronto fra i livelli delle tariffe sia stato effettuato su base omogenea. Diverso sarebbe il caso se la società di diritti d’autore di cui trattasi fosse in grado di giustificare una differenza del genere fondandosi su diversità obiettive e pertinenti tra la gestione dei diritti d’autore nello Stato membro interessato e negli altri Stati membri.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. 89/85, 104/85, 114/85, 116/85, 117/85, 125 – 129/85. del 27 settembre 1988

1) Il mezzo relativo alla valutazione erronea del campo d’applicazione territoriale dell’art. 85 del trattato e dell’incompatibilità della decisione della Commissione 19 dicembre 1984, IV/29.725, con il diritto internazionale pubblico è disatteso. 2) La decisione della Commissione 19 dicembre 1984, IV/29.725, è anata nella parte in cui riguarda la Pulp Paper and Paperboard Export Association of the United States. 3) Il mezzo relativo all’applicazione esclusiva delle norme sulla concorrenza contenute nell’accordo di libero scambio tra la Comunità e la Finlandia è disatteso. 4) La causa è rimessa alla quinta sezione per l’esame dei restanti mezzi. 5) Le spese sono riservate.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. 158/86 del 17 maggio 1988

gli artt. 30 e 36 del trattato non ostano all’applicazione di una normativa nazionale che attribuisca all’autore la facoltà di subordinare alla propria autorizzazione l’offerta in noleggio di videocassette, qualora si tratti di videocassette gia messe in circolazione col suo consenso in un altro stato membro, le cui leggi permettono all’autore di controllare la prima vendita senza dargli diritto di vietare il noleggio.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. 402/85 del 9 aprile 1987

1) gli artt. 30 e 36 del trattato CEE vanno interpretati nel senso che non ostano all’applicazione di una normativa nazionale che consenta ad una società nazionale di gestione di diritti d’autore di riscuotere, per l’esecuzione pubblica a mezzo di supporti del suono, oltre al diritto di rappresentazione, un compenso detto diritto complementare di riproduzione meccanica, anche qualora un siffatto diritto complementare non sia contemplato nello stato membro in cui detti supporti sono stati regolarmente messi in commercio. 2) L’art. 86 del trattato CEE va interpretato nel senso che i divieti da esso stabiliti non si applicano al comportamento di una società nazionale di gestione dei diritti d’autore per il semplice fatto che la stessa riscuote, per l’esecuzione pubblica a mezzo di supporti del suono, oltre al diritto di rappresentazione, un compenso detto diritto complementare di riproduzione meccanica, anche qualora un siffatto diritto complementare non sia contemplato nello stato membro in cui detti supporti del suono sono stati regolarmente messi in commercio.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. 262/81 del 6 ottobre 1982

il contratto che concede un diritto esclusivo di rappresentazione di un film per un periodo determinato nel territorio di uno stato membro, da parte del titolare del diritto d’autore su tale opera, non e colpito di per se dai divieti contemplati dall’art. 85 del trattato, ma spetta se del caso, al giudice nazionale verificare di volta in volta se le modalità d’esercizio del diritto esclusivo concesso con tale contratto si inseriscano in un contesto economico o giuridico avente lo scopo o l’effetto d’impedire o di restringere la distribuzione di pellicole cinematografiche o di alterare la concorrenza sul mercato cinematografico, tenuto conto delle peculiarità di questo.

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