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Corte di Giustizia Europea, sez. V, Sentenza n. C-418/01 del 29 aprile 2004

1)Ai fini della valutazione del carattere eventualmente abusivo del rifiuto di un’impresa in posizione dominante di concedere una licenza d’uso su una struttura ad aree protetta da un diritto di proprietà intellettuale di cui essa è titolare, il grado di partecipazione degli utenti allo sviluppo della detta struttura e lo sforzo, in particolare in termini di costi, che gli utenti potenziali dovrebbero fornire per poter acquisire studi sulle vendite regionali di prodotti farmaceutici presentati sulla base di una struttura alternativa sono elementi che debbono essere presi in considerazione per accertare se la struttura protetta sia indispensabile per la commercializzazione di studi di siffatta natura. 2)Il rifiuto, opposto da un’impresa che detiene una posizione dominante e che è titolare di un diritto di proprietà intellettuale su una struttura ad aree indispensabile per la presentazione di dati sulle vendite regionali di prodotti farmaceutici in uno Stato membro, di concedere una licenza per l’uso di tale struttura ad un’altra impresa, che intende anch’essa fornire siffatti dati nello stesso Stato membro, costituisce un abuso di posizione dominante ai sensi dell’art. 82 CE qualora siano integrate le seguenti condizioni: – l’impresa che ha chiesto la licenza intende offrire sul mercato della fornitura dei dati di cui trattasi prodotti o servizi nuovi che il titolare del diritto di proprietà intellettuale non offre e per i quali esiste una potenziale domanda da parte dei consumatori; – il rifiuto non è giustificato da considerazioni obiettive; – il rifiuto è tale da riservare al titolare del diritto di proprietà intellettuale il mercato della fornitura dei dati sulle vendite di prodotti farmaceutici nello Stato membro interessato escludendo ogni concorrenza sul detto mercato.

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Corte di Giustizia Europea, sez. VI, Sentenza n. C-283/01 del 27 novembre 2003

1) L'art. 2 della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa, deve essere interpretato nel senso che i segni sonori devono poter essere considerati come marchi quando siano idonei a distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli di altre imprese e siano suscettibili di riproduzione grafica. 2) L'art. 2 della direttiva 89/104 deve essere interpretato nel senso che può costituire un marchio un segno che di per sé non è suscettibile di essere percepito visivamente, a condizione che esso possa essere oggetto di una rappresentazione grafica, in particolare mediante figure, linee o caratteri, che sia chiara, precisa, di per sé completa, facilmente accessibile, intellegibile, durevole ed oggettiva. Con riguardo a un segno sonoro, tali requisiti non sono soddisfatti quando il segno venga rappresentato graficamente mediante una descrizione che si avvalga del linguaggio scritto, come l'indicazione che il segno è costituito dalle note che compongono un'opera musicale conosciuta o l'indicazione che esso consiste nel verso di un animale, o mediante una semplice onomatopea senza ulteriori precisazioni, ovvero mediante una sequenza di note musicali senza ulteriori precisazioni. Per contro, tali requisiti sono soddisfatti quando il segno venga rappresentato mediante un pentagramma diviso in battute in cui figurino, in particolare, una chiave, note musicali e pause la cui forma indichi il valore relativo e, eventualmente, alterazioni.

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Corte di Giustizia Europea, sez. VI, Sentenza n. C-433/02 del 16 ottobre 2003

Non applicando le disposizioni relative al diritto di prestito da parte di istituzioni pubbliche di cui alla direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, il Regno del Belgio è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza degli artt. 1 e 5 di tale direttiva.

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Corte di Giustizia Europea, sez. VI, Sentenza n. C-245/00 del 6 febbraio 2003

1) La nozione di equa remunerazione che figura nell'art. 8, n. 2, della direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, dev'essere interpretata in modo uniforme in tutti gli Stati membri ed attuata da ciascuno Stato membro, il quale determina, nel proprio territorio, i criteri più pertinenti per assicurare, entro i limiti imposti dal diritto comunitario e in particolare dalla suddetta direttiva, il rispetto di tale nozione comunitaria. 2) L'art. 8, n. 2, della direttiva 92/100 non osta ad un modello di calcolo della equa remunerazione degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori di fonogrammi che contenga fattori variabili e fattori fissi, quali il numero di ore di diffusione dei fonogrammi, la rilevanza dell'ascolto degli organismi di radiofonici e televisivi rappresentati dall'organismo di diffusione, le tariffe convenzionalmente fissate in materia di diritti d'esecuzione e di radiodiffusione di opere musicali tutelate dal diritto d'autore, le tariffe praticate dagli organismi pubblici di radiodiffusione negli Stati membri limitrofi dello Stato membro di cui trattasi e gli importi pagati dalle stazioni commerciali, qualora il suddetto modello sia tale da consentire di raggiungere un adeguato equilibrio tra l'interesse degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori a riscuotere una remunerazione per la radiodiffusione di un determinato fonogramma e l'interesse dei terzi a poter radiodiffondere tale fonogramma in condizioni ragionevoli e non risulti in contrasto con alcun principio del diritto comunitario.

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Corte di Giustizia Europea, sez. V, Sentenza n. C-360/00 del 6 giugno 2002

Il divieto di discriminazione sancito dall'art. 6, primo comma, del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 12, primo comma, CE) è applicabile anche alla protezione dei diritti d'autore nel caso in cui l'autore fosse deceduto al momento dell'entrata in vigore del Trattato CEE nello Stato membro di cui era cittadino. Esso osta a che il periodo di protezione riconosciuto dall'ordinamento di uno Stato membro alle opere di un autore cittadino di un altro Stato membro sia inferiore rispetto a quello riconosciuto alle opere dei propri cittadini.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-13/00 del 19 marzo 2002

1) Le conclusioni dell'istanza di intervento del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sono respinte. 2) Non avendo aderito anteriormente al 1° gennaio 1995 alla Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche (Atto di Parigi, 24 luglio 1971), l'Irlanda è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza del combinato disposto dell'art. 228, n. 7, del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 300, n. 7, CE) e dell'art. 5 del Protocollo 28 dell'Accordo sullo Spazio economico europeo 2 maggio 1992.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-89/99 del 13 settembre 2001

1) Nell'ipotesi in cui l'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (accordo TRIPs), che figura come allegato 1 C all'accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio, approvato a nome della Comunità, per le materie di sua competenza, con decisione del Consiglio 22 dicembre 1994, 94/800/CE, sia divenuto applicabile nello Stato membro interessato dopo che il giudice di primo grado ha già spedito la causa a sentenza, ma quando non ha ancora statuito, l'art. 50 dell'accordo TRIPs si applica in quanto la violazione dei diritti di proprietà intellettuale continui oltre la data in cui le disposizioni dell'accordo TRIPs sono divenute applicabili nei confronti della Comunità e degli Stati membri. 2) Le prescrizioni procedurali dell'art. 50 dell'accordo TRIPs, e più in particolare del n. 6 di tale norma, non sono idonee a creare in capo ai singoli diritti che questi possano invocare direttamente dinanzi ai giudici comunitari e degli Stati membri. Tuttavia, qualora le autorità giudiziarie siano chiamate ad applicare le loro norme nazionali per disporre provvedimenti provvisori a tutela dei diritti di proprietà intellettuale rientranti in un settore cui si applica l'accordo TRIPs e nel quale la Comunità ha già legiferato, esse sono tenute a farlo nei limiti del possibile alla luce del testo e della finalità dell'art. 50, n. 6, del detto accordo e, più in particolare, tenendo conto di tutte le circostanze della causa dinanzi ad esse intentata, al fine di garantire un equilibrio tra i diritti ed obblighi deltitolare dei diritti di proprietà intellettuale e quelli, contrapposti, del convenuto. 3) L'art. 50, n. 6, dell'accordo TRIPs va interpretato nel senso che è necessaria una domanda del convenuto perché i provvedimenti provvisori disposti in sede di procedimento sommario decadano in quanto non è stato avviato un giudizio di merito entro il termine all'uopo stabilito nei provvedimenti provvisori, oppure, se tale termine non è stato fissato, entro un termine di 20 giorni lavorativi, o di 31 giorni di calendario ove questi rappresentino un periodo più lungo. 4) In mancanza di disposizioni nell'accordo TRIPs in ordine al momento a partire dal quale decorre il termine di 20 giorni lavorativi, o di 31 giorni di calendario, di cui all'art. 50, n. 6, del detto accordo, rientra nella competenza di ciascuna parte contraente stabilire il dies a quo di tale termine, purché quest'ultimo sia «ragionevole» considerate le circostanze di ciascun caso di specie e tenendo conto del necessario equilibrio tra gli interessi contrapposti del titolare dei diritti di proprietà intellettuale e quelli del convenuto. 5) In mancanza di disposizioni comunitarie in materia e conformemente all'art. 1, n. 1, dell'accordo TRIPs, rientra nella competenza di ciascuno Stato membro stabilire i limiti dei poteri delle autorità giudiziarie per quanto riguarda i provvedimenti provvisori disposti da queste ultime. L'art. 50, n. 6, del detto accordo non impone né vieta che l'ordinamento giuridico di uno Stato membro preveda, se necessario, che le autorità giudiziarie dello stesso siano competenti a fissare d'ufficio il termine entro il quale il giudizio di merito dev'essere avviato nel disporre i provvedimenti provvisori, senza che a tal fine sia necessaria una domanda del convenuto. 6) L'art. 50, n. 6, dell'accordo TRIPs non impone né vieta che gli Stati membri conferiscano, se necessario, alle autorità giudiziarie il potere di fissare il termine entro il quale dev'essere avviato un giudizio di merito. Dato che la detta disposizione non contiene alcuna precisazione a questo proposito, l'estensione dei poteri attribuiti ai giudici di appello al riguardo rientra nella competenza di ciascuno Stato membro.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-23/99 del 26 settembre 2000

Avendo attuato, in base al code de la propriété intellectuelle, procedure di blocco da parte delle autorità doganali nei confronti di merci legalmente fabbricate in uno Stato membro della Comunità europea e destinate, dopo essere transitate per il territorio francese, ad essere immesse in commercio in un altro Stato membro in cui esse possono essere legalmente commercializzate, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi chele incombono in forza dell'art. 30 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 28 CE).

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Corte di Giustizia Europea, sez. I, Sentenza n. C-383/98 del 6 aprile 2000

1) L'art. 1 del regolamento del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3295 che fissa misure intese a vietare l'immissione in libera pratica, l'esportazione, la riesportazione e il vincolo ad un regime sospensivo di merci contraffatte e di merci usurpative, deve essere interpretato nel senso che si applica allorché determinate merci, del tipo di quelle descritte nel regolamento n. 3295/94, importate da un paese terzo, sono, nel corso del loro transito verso un altro paese terzo, provvisoriamente bloccate in uno Stato membro dalle autorità doganali di tale Stato in forza di tale regolamento e su richiesta della società titolare dei diritti che fa valere la violazione dei propri diritti e la cui sede si trova in un paese terzo. 2) Dall'esame delle questioni poste non è risultato alcun elemento tale da pregiudicare la validità del regolamento n. 3295/94.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-293/98 del 3 febbraio 2000

La questione se la ricezione, da parte di un'azienda alberghiera, di segnali televisivi via satellite o per via terrestre e la loro distribuzione via cavo nelle varie camere dell'albergo costituisca un «atto di comunicazione al pubblico» o di «ricezione da parte del pubblico» non è disciplinata dalla direttiva del Consiglio 27 settembre 1993, 93/83/CEE, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d'autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo, e quindi dev'essere valutata in base al diritto nazionale.

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Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. T-198/98 del 16 dicembre 1999

1) La decisione della Commissione 15 ottobre 1998 (procedimento IV/36.219 - Micro Leader/Microsoft), recante rigetto definitivo della denuncia della ricorrente che censurava come contraria agli artt. 85 e 86 del Trattato CE (divenuti artt. 81 CE e 82 CE) la condotta delle società Microsoft France e Microsoft Corporation volta ad impedire l'importazione in Francia di programmi elettronici della marca Microsoft, editi in lingua francese, posti in commercio in Canada, è anata. 2) La Commissione è condannata alle spese.

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Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C-213/98 del 25 novembre 1999

Non avendo emanato entro il termine prescritto le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, l'Irlanda è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della stessa direttiva.

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Corte di Giustizia Europea, sez. V, Sentenza n. C-212/98 del 25 novembre 1999

Non avendo emanato, entro il termine prescritto, le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 27 settembre 1993, 93/83/CEE, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d'autore e di diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione cavo, l'Irlanda è venuta meno agli obblighi impostile ai sensi della detta direttiva.

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Corte di Giustizia Europea, sez. V, Sentenza n. C-223/98 del 14 ottobre 1999

Il regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3295, che fissa misure intese a vietare l'immissione in libera pratica, l'esportazione, la riesportazione e il vincolo ad un regime sospensivo di merci contraffatte e di merci usurpative, deve essere interpretato nel senso che si oppone ad una disposizione nazionale in forza della quale l'identità del dichiarante o del destinatario di merci importate, merci che il titolare del diritto di marchio ha accertato essere contraffatte, non puo essere comunicata a quest'ultimo.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-60/98 del 29 giugno 1999

L'art. 10, n. 3, della direttiva del Consiglio 29 ottobre 1993, 93/98/CEE, concernente l'armonizzazione della durata di protezione del diritto d'autore e di alcuni diritti connessi, non osta ad una disposizione nazionale come quella che, nella legge italiana 6 febbraio 1996, n. 52, come modificata con legge italiana 23 dicembre 1996, n. 650, prevede un periodo limitato per consentire la distribuzione di supporti sonori da parte di coloro che, in ragione dell'estinzione dei diritti riguardanti tali supporti sotto la vigenza della normativa precedente, avevano potuto riprodurli e commercializzarli prima dell'entrata in vigore della detta legge.

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Corte di Giustizia Europea, Sentenza n. C-61/97 del 22 settembre 1998

Gli artt. 30 e 36 del Trattato e la direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, non ostano a che il titolare di un diritto esclusivo di noleggio vieti, in uno Stato membro, il noleggio di copie di un'opera cinematografica anche qualora sia stato autorizzato il noleggio delle dette copie nel territorio di un altro Stato membro.

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