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Corte di Cassazione penale, Sentenza n. 4353 del 7 aprile 2000

L'articolo 68 l.a. valuta l'idoneità dei mezzi di riproduzione dei mezzi di riproduzione allo spaccio e alla diffusione dell'opera al pubblico. Tale valutazione deve essere effettuata in astratto in quanto il principio di legalità non comporta la necessità di determinare con precisione di grado naturalistico tutti gli elementi dell'illecito penale, potendosi la fattispecie esprimere in modo sintetico ed icAsti,co anche secondo il linguaggio comune. L'art 68 l.a. si riferisce al metodo di riproduzione, non all'entità della riproduzione e al suo fine. Quanto previsto dalla legge n. 159 del 1993 non abroga l'articolo 171 della legge 22 aprile 1941 n. 633. I funzionari di case editrici che operano in qualità di agenti provocatori allo scopo di accertare quali copisterie riproducano abusivamente testi universitari lo fanno con il consenso dell?autore dell'editore e della SIAE. Per tale motivo essi sono pienamente capaci di fornire testimonianza sull'attività illecita delle copisterie.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 4256 del 25 febbraio 2000

La trasposizione su nastro di brani musicali tratti da precedenti registrazioni, ai quali vengano uniti, per la successiva diffusione, messaggi pubblicitari, senza che siano stati versati, con riguardo ai detti brani, i prescritti diritti d'autore, può dar luogo alla configurabilità del reato di cui all'art. 171 comma 1 lett. b) l. dir. autore 22 aprile 1941 n. 633, ma non anche al diverso reato di cui all'art. 171 ter comma 1 lett. a) stessa legge, costituito dall'abusiva duplicazione o riproduzione, a fine di lucro, (tra l'altro) di dischi, nastri o altri analoghi supporti contenenti fonogrammi.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 4353 del 24 febbraio 2000

La fotocopiatura integrale di opere librarie soggette alla normativa sul diritto d'autore, ancorchè effettuata non per lo spaccio al pubblico ma nell'interesse personale di singoli lettori, costituisce reato ai sensi del combinato disposto degli art. 68 comma 3, e 171 comma 1 lett. a) l. 22 aprile 1941 n. 633, dovendosi escludere che detta condotta sia sanzionabile soltanto in via amministrativa, ai sensi dell'art. 1 l. 22 maggio 1993 n. 159, atteso che tale ultima disposizione, concernente la sola riproduzione della "composizione grafica" delle opere protette, non ha carattere di specialità rispetto alla norma penale..

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 1911 del 19 febbraio 2000

Non integra gli estremi dell'atto di concorrenza sleale per appropriazione di pregi e violazione dei doveri di correttezza professionale l'attività di pubblicizzazione della propria attività compiuta da un'impresa con riferimento alla realizzazione di un'opera pubblica di particolare difficoltà tecnica, anche se l'opera stessa sia stata in concreto ultimata con l'ausilio di altra impresa subappaltatrice dei lavori.

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Corte di Cassazione penale, sezioni unite, Sentenza del 8 febbraio 2000

La vendita o il noleggio di videocassette riproducenti opere cinematografiche tutelate in base alla legge sul diritto di autore configura il reato di cui all'art. 171-ter legge cit., se prive del contrassegno SIAE. La fattispecie penale ex art. 171-ter è sufficientemente delineata sicché non si pone il problema di una norma in bianco. Il riferimento contenuto in detto articolo alla necessità del contrassegno SIAE "ai sensi della presente legge e del regolamento" va inteso in relazione alla legge 1941/633 ed al relativo regolamento, in considerazione dell'opera di riformulazione e sistemazione organica delle disposizioni vigenti in precedenza. Il regolamento di esecuzione richiamato dall'art. 171 ter l. 22 aprile 1941 n. 633, introdotto dall'art. 17 d.lg. 16 novembre 1994 n. 685 è quello approvato con r.d. 18 maggio 1942 n. 1369. L'art. 171 ter trova pertanto il suo completamento del citato regolamento, restando così penalmente sanzionata l'illecita immissione nel mercato di supporti non contrassegnati dalla S.I.A.E. Ai fini della sussistenza del reato di vendita o noleggio di videocassette riproducenti "opere cinematografiche" prive del contrassegno SIAE non è rilevante la loro destinazione al circuito commerciale o televisivo, in quanto anche le opere prodotte artigianalmente (compresi i film "a luci rosse") sono sottoposte al controllo SIAE.

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 13931 del 13 dicembre 1999

La sponsorizzazione di uno spettacolo musicale è caratterizzata dallo stretto legame con la manifestazione (a differenza della normale pubblicità), da cui lo sponsor, praticamente utilizzatore dello spettacolo analogamente e parallelamente agli spettatori, trae vantaggi di autopromozione. Pertanto, gli introiti della sponsorizzazione vanno ricompresi nella base di calcolo del diritto di autore (art. 12 della legge sul diritto di autore che ricollega il diritto di autore alla "utilizzazione-fruizione" dell'opera). In base all'art. 12 della l. n. 633 del 1941 ed all'art. 8, comma 12, della l. n. 223 del 1990, vanno ricompresi nella base di calcolo delle somme spettanti alla S.I.A.E. per diritti di autore, anche gli importi corrisposti dagli sponsorizzatori all'organizzatore di uno spettacolo, in cui si utilizzino economicamente opere musicali, tutelate dalla legge sul diritto d'autore. A differenza della pubblicità, infatti, la sponsorizzazione viene a trovarsi con la manifestazione in un rapporto di stretta connessione (cosiddetto abbinamento pubblicitario), dal quale lo sponsor trae vantaggi di autopromozione, che ne fanno un "fruitore" dello spettacolo al pari degli spettatori e che consente l'equiparazione dei relativi introiti agli incassi provenienti dal pubblico ai fini della pari confluenza nella base imponibile dei diritti di autore.

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 13937 del 13 dicembre 1999

La prescrizione della forma scritta, contenuta nell'art. 110 l. 22 aprile 1941 n. 633, ai fini della prova della cessione dei diritti di utilizzazione economica sull'opera dell'ingegno (nella specie: un software) rileva unicamente nell'ipotesi in cui quel trasferimento venga invocato dal cessionario nei confronti di chi si vanti titolare del medesimo diritto a lui ceduto, e non anche nel diverso caso in cui la cessione sia invocata dal cessionario nei confronti del terzo che abbia violato detto diritto, atteso che, in tale ultima evenienza, il contratto con cui è stato attuato il trasferimento non viene richiamato come fonte di diritti e doveri tra le parti ma come mero fatto storico e, in quanto tale, può essere provato con ogni mezzo.

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 13398 del 1 dicembre 1999

Le disposizioni degli articoli 45 e 46 della legge sul diritto di autore attribuiscono al produttore cinematografico ogni possibile utilizzazione dell'opera filmica in quanto tale, ovvero del film adoperato come prodotto di spettacolo che adotta la tecnica della immagine in movimento. Solo utilizzazioni economiche che prescindono da tale ontologica essenza dell'opera filmica possono risultare eventualmente estranee alla generale previsione di sfruttamento dell'opera senza alcuna modifica. La normativa in tema di diritti di autore non opera alcuna distinzione tra diritto di utilizzazione cinematografica di un'opera e diritto di utilizzazione televisiva della medesima diverso ed ulteriore rispetto al primo (che spetta ordinariamente al produttore), avendo il legislatore del 1941 considerato, all'art. 46 della l. n. 633, espressamente considerato ogni possibile utilizzazione dell'opera filmica in quanto tale, cioè a dire del film quale prodotto di spettacolo che adotta la tecnica dell'immagine in movimento capace di realizzare una realtà virtuale (utilizzazione, pertanto, sia cinematografica che televisiva), con esclusione della sola utilizzazione economica che prescinda del tutto da tale ontologica essenza dell'opera filmica. Nel paradigma degli art. 44, 45 46 l. autonomo lo sfruttamento dell'opera cinematografica mediante diffusione televisiva rientra tra i diritti spettanti al produttore, comprensivi di ogni possibile utilizzazione economica dell'opera filmica in quanto tale, quale prodotto cioè di spettacolo che adotta la tecnica delle immagini in movimento.

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 12993 del 23 novembre 1999

L'utilizzazione di un "fonogramma" prodotto da terzi, per la "sincronizzazione" di un filmato televisivo va qualificato come illecito fonte di obbligazione risarcitoria (non come mera fonte d'una obbligazione di corrispettivo per la diffusione del fonogramma stesso), risolvendosi tale comportamento in una violazione del diritto esclusivo, che l'art. 72 l. n. 633 del 1941 riconosce al produttore fonografico "di riprodurre con qualsiasi processo di duplicazione detto disco o apparecchio di sua produzione e di distribuirlo". (Nella specie, la società titolare in via esclusiva per l'Italia dei diritti d'utilizzazione economica sulla registrazione dell'opera musicale "Yesterday" aveva convenuto in giudizio per il risarcimento del danno alcune reti televisive che, senza il suo consenso, avevano utilizzato tale brano quale colonna sonora di un telecomunicato reclamizzante le reti televisive stesse, trasmesso ripetutamente ed anche per più volte al giorno. La S.C., nell'enunciare il principio di diritto di cui alla massima, ha escluso che la società proprietaria dell'opera musicale fosse titolare di un mero diritto di credito ex art. 73 della citata legge e che, come tale, potesse vantare solo il diritto ad un compenso). L'utilizzazione non autorizzata di un fonogramma con abbinamento ad immagini televisive nella sincronizzazione di un filmato più volte mandato in onda, dà luogo a responsabilità risarcitoria per violazione del diritto esclusivo di riproduzione spettante al produttore del disco fonografico ex art. 72 l.d.a. Una tale attività illecita, in quanto viola un diritto esclusivo del produttore fonografico, non costituisce mero inadempimento di una obbligazione di corrispettivo per l'uso in radiodiffusione del supporto fonografico.

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Corte di Cassazione penale, sez. IV, Sentenza n. 11673 del 28 settembre 1999

La normativa in materia di emissioni radiotelevisive non attribuisce alle stazioni emittenti, oltre, al, diritto di fissazione, riproduzione, ritrasmissione e di distribuzione al pubblico, anche un diritto sull'opera (o sull'esecuzione dell'opera) trasmessa, atteso che l'utilizzazione di quest'ultima è esclusivamente attribuita all'autore. (Nella fattispecie relativa a riproduzione abusiva di opere audiovisive, la Corte, affermando il principio, ha precisato che sull'argomento il diritto nazionale è conforme alla normativa comunitaria, sicchè non si pone la necessità di rimettere la questione alla Corte di Giustizia europea).

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 10612 del 25 settembre 1999

Ai sensi degli articoli 38, 7 e 42 della legge 22 aprile 1941, n. 633, per le opere collettive a cui appartengono riviste e giornali, il diritto morale di autore spetta al direttore, creatore dell'opera complessiva; il diritto di utilizzazione economica all'editore e il diritto di utilizzare su altre riviste o giornali il proprio contributo al collaboratore. Tali norme peraltro si applicano in mancanza di diversa pattuizione tra le parti, sì che è valido l'accordo tra fotografo ed editore di riprodurre una volta soltanto le fotografie ed entro un tempo determinato dalla prima pubblicazione, con conseguente obbligo di compensare nuovamente ogni successiva utilizzazione della stessa fotografia, anche se la pubblicazione avvenga assemblando quelle già compensate perché precedentemente stampate su numeri rimAsti, invenduti e pur se i negativi sono stati ceduti.

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza del 23 luglio 1999

Con riferimento all'azione promossa per ottenere il risarcimento del danno ai sensi dell'art. 158 l. 22 aprile 1941 n. 633 sulla protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio, per configurare i presupposti per l'applicazione di tale norma ed in particolare il danno da essa previsto, non occorre l'esistenza di un rapporto concorrenziale fra l'attività del soggetto che si assume danneggiante e l'attività del soggetto che si assume danneggiato, ancorchè tali soggetti rivestano la qualità di imprenditori, poichè la lesione del diritto tutelato dalla suddetta norma giustifica di per sè l'azione risarcitoria, prescindendo dall'eventuale integrazione di una fattispecie di concorrenza sleale, costituendo l'illecito di cui al suddetto art. 158 una specificazione della norma generale dell'art. 2043 c.c. La concreta sussistenza di un danno risarcibile va accertata secondo i criteri che governano la responsabilità aquiliana e, quindi, con l'impiego anche di presunzioni ed il ricorso, in ordine alla quantificazione del danno, alla valutazione equitativa, qualora di essa si ravvisino i presupposti.

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 7971 del 23 luglio 1999

Con riferimento all'azione per ottenere il risarcimento del danno ai sensi dell'art. 158 della legge 22 aprile 1941, n. 633 sulla protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio, per configurare i presupposti per l'applicazione di tale norma ed in particolare il danno da essa previsto, non occorre l'esistenza di un rapporto concorrenziale fra l'attività del soggetto che si assume danneggiante e l'attività del soggetto che si assume danneggiato, ancorché tali soggetti rivestano la qualità di imprenditori, poiché la lesione del diritto tutelato dalla suddetta norma giustifica di per sé l'azione risarcitoria, prescindendo dall'eventuale integrazione di una fattispecie di concorrenza sleale, costituendo l'illecito di cui al suddetto art. 158 una specificazione della norma generale dell'art. 2043 c.c. La concreta sussistenza di un danno risarcibile va accertata secondo i criteri che governano la responsabilità aquiliana e, quindi, con l'impiego anche di presunzioni ed il ricorso, in ordine alla quantificazione del danno, alla valutazione equitativa, qualora di essa si ravvisino i presupposti.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 10780 del 22 giugno 1999

L'art. 171 ter l. sul diritto d'autore, introdotto dall'art. 17 d.lg. 16 novembre 1994 n. 685, nel far riferimento, alla lett. c), concernente la vendita o il noleggio di videocassette e simili non contrassegnati dalla S.I.A.E., alle disposizioni dettate in materia, oltre che dalla legge suddetta, anche dal regolamento di esecuzione, non intende riferirsi ad un regolamento da emanarsi "ex novo", ma al già vigente regolamento di esecuzione emanato con r.d. 18 maggio 1942 n. 1369. È pertanto da escludere che, fino all'eventuale emanazione di un nuovo regolamento, la suindicata norma penale sia da considerare non operante, con conseguente irrilevanza penale della condotta da essa prevista.

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