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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 26626 del 6 novembre 2008

Il contratto di edizioni musicali, in quanto privo di una disciplina legale, al di fuori delle indicazioni contenute nell’art. 119 l. 22 aprile 1941 n. 633, costituisce un negozio atipico; ne consegue che l’accertamento dei diritti e degli obblighi delle parti non costituisce una quaestio iuris, ma integra piuttosto una quaestio voluntatis, consistente nella esatta ricostruzione della volontà delle parti, e come tale è riservato al giudice del merito. La disposizione di cui all’art. 1371 c.c., che impone di interpretare il contratto nel senso meno gravoso per l’obbligato, se è a titolo gratuito, e nel senso che esso realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti, se è a titolo oneroso, ha carattere espressamente supplementare, ed è quindi applicabile solo nel caso in cui, malgrado il ricorso a tutti gli altri criteri previsti dagli art. 1362 seg. c.c., la volontà delle parti rimanga dubbia.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 35562 del 3 settembre 2008

Come sottolineato nella sentenza Schwibbert dalla Corte di Giustizia, l'inadempimento dell'obbligo di comunicazione comporta l'impossibilità di dare applicazione sul piano nazionale anche per il passato alla regola tecnica del dovere di apposizione del contrassegno SIAE in quanto imposto successivamente alla istituzione della procedura di informazione stabilita con la direttiva 83/189. Ciò vale anche per il software, ne consegue l'inopponibilità dell'art. 171-bis l.d.a., l'applicabilità della formula "perché il fatto non è previsto dalla legge come reato" e la revocabilità di precedenti condanne.

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Ordinanza n. 16744 del 19 giugno 2008

Una mailing list che si risolva solo in un indice di nomi, come tale inespressivo di un programma che possa considerarsi nuovo, ovvero originale, quale che ne sia stata la definizione indicata dalle stesse attrici, non rappresenta opera dell’ingegno poichè non riveste la caratterizzazione soggettiva tipica del diritto d’autore, nel senso della sua creatività e della novità soggettiva dell’idea da cui la sua elaborazione e’ scaturita, che rappresentano gli elementi costitutivi del diritto d’autore sull’opera dell’ingegno, e realizzano i requisiti per beneficiare della protezione richiesta sia sotto il profilo della compiutezza espressiva, della sua attitUdine, ad essere considerata autonomo apporto creativo (cfr. Cass. n. 24594/05, n. 15496/2004).

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Corte di Cassazione civile, sezione lavoro, Sentenza n. 14782 del 4 giugno 2008

In tema dì tutela previdenziale e correlativo obbligo contributivo dei lavoratori dello spettacolo, sono soggetti a, contribuzione in favore dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza per lavoratori dello spettacolo, anche i compensi corrisposti ai lavoratori appartenenti alle categorie di cui all’art 3, comma 1, numeri da 1 a 14 del d.lg.C.p.S. n. 708 del 1947 e successive modificazioni - per le prestazioni dirette realizzare, senza la presenza del pubblico che ne è il destinatario finale registrazioni (fonografiche, come nella specie, o in altra forma) di manifestazioni musicali o di altre manifestazioni a carattere e contenuto (artistico, ricreativo o culturale) di spettacolo. La disposizione sopravvenuta, introdotta con l’art. 43 della legge n. 289 del 2002 allo scopo dichiarato di ridurre il contenzioso e concernente, direttamente, il compenso imponibile, conferma tale interpretazione, presupponendo l’assoggettamento all’obbligo contributivo dei compensi corrisposti a titolo di cessione dello sfruttamento del diritto d’autore, d’immagine e di replica.

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Corte di Cassazione civile, sez. III, Sentenza n. 12433 del 16 maggio 2008

(1) L'illecita pubblicazione dell'immagine altrui obbliga l'autore al risarcimento dei danni non patrimoniali sia ai sensi dell'art. 10 c.c., sia ai sensi della L. n. 675 del 1996, art. 29, ove la fattispecie configuri anche violazione del diritto alla riservatezza, sia in virtù della protezione costituzionale dei diritti inviolabili della persona, di cui all'art. 2 Cost.: protezione costituzionale che di per sé integra fattispecie prevista dalla legge (al suo massimo livello di espressione) di risarcibilità dei danni non patrimoniali, ai sensi dell'art. 2059 c.c. (2) L'illecita pubblicazione dell'immagine altrui obbliga al risarcimento dei danni patrimoniali, che consistono nel pregiudizio economico che la vittima abbia risentito dalla pubblicazione e di cui abbia fornito la prova. In ogni caso, qualora non possano essere dimostrate specifiche voci di danno patrimoniale, la parte lesa può far valere il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per dare il suo consenso alla pubblicazione: somma da determinarsi in via equitativa, con riferimento al vantaggio economico conseguito dall'autore dell'illecita pubblicazione e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione, tenendo conto, in particolare, dei criteri enunciati dalla L. n. 633 del 1941, art. 158, comma 2, sulla protezione del diritto di autore.

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Corte di Cassazione penale, sez. VII, Sentenza n. 21579 del 6 marzo 2008

1. In tema di tutela del diritto di autore, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 171- ter, comma secondo lett. a), della legge 22 aprile 1941 n. 633, occorre che gli esemplari di opere tutelate superino il numero di cinquanta e che vi sia stato un effettivo atto di vendita o di cessione del detto numero di copie o esemplari, atteso che per questa diversa e più grave ipotesi di reato è esclusa la equiparazione alla vendita e cessione delle condotte di semplice detenzione, sia pure a fini di vendita, sussistente per l'ipotesi di cui allo stesso art. 171 ter, comma primo, come esplicitato con le modificazioni introdotte dalla legge 18 agosto 2000 n. 248 (conforme a Sez. III, 18 gennaio 2006, n. 15516, Diop, m. 233922). 2. In materia di diritto d'autore, la detenzione, sia pure a scopo di vendita, di oltre cinquanta copie di opere tutelate dal diritto d'autore, non configura il reato di cui all'art. 171 ter, comma secondo, delle legge n. 633 del 1941, e successive modificazioni, in quanto per la sua integrazione è necessario che vi sia stato un effettivo atto di vendita o di cessione del detto numero di copie (conforme a Sez. III, 23 gennaio 2007, n. 15060, Esposito, m. 236334).

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 5437 del 29 febbraio 2008

Non costituisce concorrenza sleale per violazione dei principî di correttezza professionale la produzione di elementi modulari compatibili nell’aggancio, quindi idonei alla connessione, con quelli prodotti dall’impresa concorrente, allorché la tutela brevettuale di questi ultimi manchi o sia scaduta e non vi sia rischio di confusione sull’origine imprenditoriale dei prodotti (nella specie, la Suprema corte ha cassato la sentenza di merito che - pur avendo escluso l’imitazione confusoria - contraddittoriamente aveva ritenuto concorrenzialmente illecita, sotto il profilo dell’art. 2598, n. 3, c.c., la commercializzazione di mattoncini modulari per giochi di costruzioni compatibili con quelli prodotti dalla società Lego, ormai non più protetti da brevetto di modello industriale).

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Corte di Cassazione civile, sez. III, Sentenza n. 4604 del 22 febbraio 2008

In tema di risoluzione di un contratto di compravendita di opera d'arte a seguito dell'accertamento della ricorrenza di "aliud pro alio" (nella specie, un dipinto d'autore si era dimostrato non autentico), la S.C. ha affermato che il venditore è tenuto a restituire, oltre alle somme ricevute, altresì gli interessi legali a decorrere dal giorno in cui le somme stesse gli furono consegnate dall'acquirente, non potendo in alcuno modo considerarsi tale obbligo neutralizzato dal godimento del bene ricevuto dal compratore.

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Corte di Cassazione civile, sez. III, Sentenza n. 3267 del 12 febbraio 2008

In tema di diffamazione mediante opera cinematografica - la cui trama sia riferibile a soggetto che, ancorché non indicato nominativamente, risulti identificabile con una persona realmente esistente - tutti i soggetti considerati coautori di detta opera, ai sensi dell'art. 44 della legge sul diritto d'autore n. 633/41, sono solidamente tenuti al risarcimento del danno.

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Corte di Cassazione penale, Sentenza del 12 febbraio 2008

L’inammissibilità dell’impugnazione per un vizio originario impedisce di prendere in esame fatti sopravvenuti eventualmente più favorevoli al prevenuto non dedotti neppure genericamente nei motivi di ricorso e non relativi all’accertamento del fatto di reato come, ad esempio, con riferimento alla fattispecie in questione, l’esame della sentenza della Corte di Giustizia CE dell’8 novembre 2007, secondo cui le disposizioni nazionali che hanno stabilito, successivamente all’entrata in vigore della direttiva n. 189 del 2003, l’obbligo di apporre sui supporti contenenti opere sottoposte al diritto d’autore il contrassegno SIAE costituiscono una regola tecnica che, se non notificata alla Commissione, non può essere fatta valere nei confronti dei privati. L’inammissibilità dell’impugnazione preclude anche l’esame della sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte n. 47164/05, secondo la quale la condotta di acquisto di supporti, fonografici, ecc. non conformi alle prescrizioni legali, posta in essere prima del decreto legislativo n. 68 del 2003, non configura il delitto di ricettazione ma l’illecito amministrativo di cui all’art. 16 della legge n. 248 del 2000.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 13816 del 12 febbraio 2008

La mancanza del contrassegno S.I.A.E. può essere valutata come mero indizio della illecita duplicazione o riproduzione, ma non assurge al ruolo di elemento costitutivo della condotta. In quanto indizio, dovrà essere confortato da altri elementi indiziari gravi e concordanti, per assumere valenza probatoria. Da sola, invece, quella mancanza di contrassegno, non può valere come mezzo di prova della illecita duplicazione o riproduzione, giacché altrimenti si continuerebbere a dare al contrassegno quel suo valore essenziale di garanzia della originalità e autenticità dell'opera, che invece non ha acquisito nei confronti dei soggetti privati per effetto della mancata comunicazione alla Commissione europea.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, n. 38721 del 19 ottobre 2007

1. Nel caso in cui i diritti di utilizzazione economica di una opera cinematografica spettino ad un produttore di cittadinanza di uno Stato vincitore della seconda guerra mondiale, al termine ordinario di durata della protezione del diritto (fissato in trenta anni dalla prima proiezione dalla L. n. 633 del 1941, art. 32) andava aggiunto (fino all'entrata in vigore del D.P.R. n. 19 del 1979) esclusivamente il periodo di proroga di sei anni concesso dal D.Lgs.Lgt. 20 luglio 1945, n. 440, art. 1, e non anche un ulteriore periodo di proroga o di sospensione di 5 anni, 10 mesi ed 8 giorni previsto dal paragrafo 15 del trattato di pace di Parigi, con le potenze alleate, atteso che, anche alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata, deve ritenersi che, con l'ordine di esecuzione del trattato contenuto nel D.L.S.C.P.S. 28 novembre 1947, n. 1430, art. 1, sia stata introdotta nell'ordinamento interno una norma che parifica, quanto alla durata del diritto di utilizzazione delle opere cinematografiche, ai cittadini italiani i cittadini delle potenze alleate e vincitrici; 2. La proroga di sei anni dell'originario termine di 30 anni della durata di protezione del diritto di utilizzazione economica di una opera cinematografica, concessa dal D.Lgs.Lgt. 20 luglio 1945, n. 440, art. 1, così come ogni altra eventuale proroga o estensione della durata del detto termine in considerazione del tempo di guerra, sono state assorbite ed abrogate in seguito all'aumento (da 30 a 50 anni) del termine di durata della protezione ad opera del D.Lgs. 8 gennaio 1979, n. 19, art. 3, modificativo della L. n. 633 del 1941, art. 32, sul diritto d'autore; 3. L'aumento (da 30 a 50 anni) del termine di durata di protezione del diritto di utilizzazione economica di una opera cinematografica fissato dal D.Lgs. 8 gennaio 1979, n. 19, art. 3, modificativo della L. n. 633 del 1941, art. 32, sul diritto d'autore, non trova applicazione per le opere cinematografiche che erano già cadute in pubblico dominio alla data di entrata in vigore del decreto stesso; 4. Nel caso di opera cinematografica costituita da cartoni animati, al diritto di utilizzazione economica spettante al produttore si applica la tutela prevista per le opere cinematografiche con i relativi termini di durata, alla quale non si aggiunge l'ulteriore tutela prevista per l'autore dei disegni impiegati per la realizzazione del cartone animato con i relativi termini di durata, la quale trova applicazione solo per le ulteriori, diverse ad autonome utilizzazioni dei disegni stessi.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 39415 del 3 ottobre 2007

I fatti di cui all'art. 171-ter, comma 2, della legge 22 aprile 1941, n. 633, sanzionati con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da Euro 2.582,00, a Euro 15.493,00, integrano circostanze aggravanti dei delitti previsti dal primo comma dello stesso articolo e non già ipotesi autonome di reato (nella specie la commercializzazione in numero superiore a cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi è stata ritenuta una circostanza aggravante del delitto di cui all'art. 171 ter, comma 1, lett. c), della legge sul diritto d'autore).

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 35133 del 20 settembre 2007

In tema di tutela del diritto d'autore, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 171 ter, comma primo, lett. d), L. 22 aprile 1941 n. 633, è necessario che le condotte ivi descritte abbiano ad oggetto supporti per i quali sia stata chiesta ed ottenuta, ai sensi dell'art. 181 bis di detta legge, l'apposizione del contrassegno SIAE; il che presuppone, di regola, il deposito dell'opera presso la stessa SIAE ed il suo inserimento nel pubblico registro da essa tenuto.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 33768 del 3 settembre 2007

1. I "videogiochi" rappresentano qualcosa di diverso e di più articolato rispetto ai programmi per elaboratore comunemente in commercio, così come non sono riconducibili per intero al concetto di supporto contenente "sequenze d'immagini in movimento". I videogiochi impiegano un software e non possono essere confusi con esso. Appare, dunque, corretta la definizione che una parte della dottrina ha dato dei "videogiochi" come opere complesse e "multimediali": vere e proprie opere d'ingegno meritevoli di specifica tutela anche sotto la formulazione dell'art. 171-ter, lett. d) nella formulazione in vigore all'epoca dei fatti. 2. La lett. f-bis) dell'art. 171-ter legge n. 633 del 1941 ha intesto introdurre un elemento di chiarezza rispetto ad una formulazione che poteva prestarsi ad una lettura non più al passo con l'evoluzione tecnologica e dei diritti "digitali", ma non ha affatto introdotto una fattispecie incriminatrice del tutto nuova. 3. La formulazione dell'art. 171-ter, lett. d) legge n. 633 del 1941 ricomprende anche l'elusione e la rimozione dei sistemi di protezione integrati fra supporto informatico e apparato destinato per la sua utilizzazione.

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