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Corte di Cassazione Civile, sez. I, sentenza n. 503 del 11 gennaio 2017

Il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi. Nel caso di specie la Corte d'appello, una volta ritenuto che il personaggio Big Red non era suscettibile di protezione sotto il profilo del diritto d'autore non raggiungendo quel livello minimo di creatività prevista dalle norme, ha completato la propria motivazione rilevando che, anche se in ipotesi Big Red fosse stato suscettibile di protezione ai sensi del diritto d'autore, in ogni caso Gabibbo non si sarebbe potuto considerare una contraffazione stante gli elementi di diversificazione in esso presenti.

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Corte di Cassazione Civile, sez. I, sentenza n. 11225 del 30 aprile 2015

In tema di valutazione del danno subito dal titolare del diritto di utilizzazione economica di un'opera dell'ingegno non è precluso al giudice il potere-dovere di commisurare quest'ultimo, nell'apprezzamento delle circostanze del caso concreto, al beneficio tratto dall'attività vietata, assumendolo come utile criterio di riferimento del lucro cessante, segnatamente quando esso sia correlato al profitto del danneggiante, nel senso che questi abbia sfruttato a proprio favore occasioni di guadagno di pertinenza del danneggiato, sottraendole al medesimo( Cass 6251/83; Cass 3390/03;Cass 8730/11 v. anche Cass 12433/08 e 11353/10). Per configurare i presupposti per l'applicazione dell'art. 158 della legge 22 aprile 1941 n. 633 ed in particolare il danno da essa previsto, non occorre l'esistenza di un rapporto concorrenziale fra l'attività del soggetto che si assume danneggiante e l'attività del soggetto che si assume danneggiato, ancorché tali soggetti rivestano la qualità di imprenditori, poiché la lesione del diritto tutelato dalla suddetta norma giustifica di per sè l'azione risarcitoria, costituendo l'illecito di cui al suddetto art. 158 una specificazione della norma generale dell'art. 2043 c.c.(Cass. 7971/99). La violazione di un diritto di esclusiva che spetta all'autore , analogamente a quella di un diritto assoluto o di un diritto personale, (Cass. n. 11103 del 1998), costituisce danno in re ipsa senza che incomba al danneggiato altra prova che non quella della sua estensione (Cass 7971/99; Cass 3672/01; Cass 8730/11).

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 25653 del 4 dicembre 2014

Costituisce violazione del diritto d'autore l'abusiva appropriazione dell'opera musicale tramite incorporazione della stessa nello spot pubblicitario, in violazione del diritto di riproduzione (art. 13 l.d.a.) e di quello di modifica e di adattamento (art. 18 l.d.a.), e, dall'altro,della successiva violazione del diritto di comunicazione al pubblico (art. 16 l.d.a.) che comprende anche il diritto di radiodiffusione. La responsabilità per illegittima riproduzione del fonogramma non ha natura oggettiva e non può ricadere, quindi, sul beneficiario, ove non si provi che egli sia stato autore o compartecipe della violazione del diritto di autore.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 29528 del 8 giugno 2011

1. Persona offesa dei reati concernenti l'abusiva duplicazione o riproduzione di opere tutelate dal diritto d'autore è esclusivamente lo stesso autore dell'opera abusivamente duplicata o riprodotta. Ne consegue che la SIAE deve essere estromessa quale parte civile. 2. Costituisce reato qualsiasi attività che comporti l'abusiva diffusione, riproduzione o duplicazione delle opere dell'ingegno. I fatti di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 171 ter, comma 2, integrano ipotesi autonome di reato e non circostanze aggravanti. Tale reato ha natura di reato a consumazione anticipata.

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Corte di Cassazione civile, sezioni unite, Ordinanza n. 1780 del 26 gennaio 2011

La doverosità della prestazione e il collegamento di questa alla pubblica spesa con riferimento a un presupposto economicamente rilevante attribuiscono al contrassegno SIAE natura tributaria. Ciò comporta, restando comunque irrilevante il nomen iuris attribuito dal legislatore alla prestazione patrimoniale imposta, alla luce della nuova formulazione dell'art. 2, D.Lgs. n. 546 del 1992, l'attribuzione delle controversie relative al contrassegno SIAE alla giurisdizione del giudice tributario, alla quale, intatti, appartengono tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati.

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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 42429 del 30 novembre 2010

La detenzione ed utilizzazione, nell'ambito di un'attività libero professionale, di programmi per elaboratore privi di contrassegno SIAE non integra il reato di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 171 bis, comma 1, non rientrando tale attività in quella "commerciale o imprenditoriale" contemplata dalla fattispecie incriminatrice e non potendo essere estesa analogicamente la nozione di attività imprenditoriale fino a comprendere ogni ipotesi di lavoro autonomo, risolvendosi in una applicazione della norma in malam partem vietata in materia penale (cfr. Sez. 3, 22.10.2009 n. 49385, Bazzoli, RV 245716). A seguito della sentenza 8 novembre 2007, Schwibbert, della Corte di Giustizia CE, che ha qualificato l'apposizione del contrassegno Siae sui supporti non cartacei come "regola tecnica", da notificare alla Commissione europea in base alle direttive 83/189/CE e 98/34/CE, sussiste l'obbligo per i giudici nazionali di disapplicare le norme che prevedono quale elemento costitutivo del reato la mancata apposizione del predetto contrassegno ovviamente per i fatti commessi anteriormente alla comunicazione della predetta regola tecnica, che è successivamente intervenuta (D.P.C.M. 23 febbraio 2009, n. 31) (cfr. sez. 3, 6.3.2008 n. 21579, Boujlaib, RV 239958; conf. Sez. 3, 13823/08 ed altre).

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 3817 del 17 febbraio 2010

Al fine di stabilire se il format di programmi televisivi, cioè lo schema delle trasmissioni poi realizzate, possa integrare gli estremi dell’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore, pur potendosi prescindere da un’assoluta novità e originalità di esso e nell’ambito di un concetto giuridico di creatività comunque soggettivo, è necessario — in assenza di una definizione normativa — avere riguardo alla nozione risultante dal bollettino ufficiale della Siae n. 66 del 1994, secondo cui l’opera deve presentare, come elementi qualificanti, articolazioni sequenziali e tematiche, costituite da un titolo, un canovaccio o struttura narrativa di base, un apparato scenico e personaggi fissi, così realizzando una struttura esplicativa ripetibile del programma (nella specie, la Suprema corte ha ritenuto che correttamente i giudici d’appello non avessero concesso tutela a programmi televisivi prevalentemente caratterizzati da dialoghi tra attore-autore e pubblico del tutto improvvisati e privi di qualsiasi struttura predefinita

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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 22924 del 29 ottobre 2009

In ipotesi di conflitto tra più acquirenti del medesimo diritto di sfruttamento dell’opera cinematografica, le risultanze del pubblico registro per la cinematografia non costituiscono elementi decisivi poiché esse hanno natura meramente dichiarativa, e possono essere superate con qualsiasi mezzo che dimostri la priorità di altri atti di trasferimento validamente compiuti.

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