Giorgia Crimi

Avvocato, opera nel settore musica e media, collabora con lo Studio legale d'Ammassa & Partners. Legal coach per artisti, cantante jazz, compositrice e autrice musicale.

Rassegne stampa e diritto d’autore: risposte possibili solo ad un tavolo di confronto

È stata pubblicata il 12 giugno 2019 la sentenza della Corte d’Appello di Roma che nel giudizio tra Federazione italiana editori giornali (FIEG) e le due maggiori società produttrici di rassegne stampa (Eco della Stampa e Data Stampa) ha rigettato l’appello della prima, compensando le spese di lite tra le parti.

La Corte, che ha espressamente valorizzato la risalente “tolleranza” degli editori in ordine ai servizi di rassegna stampa, ha affermato che la loro piena legittimità in funzione del principio della circolazione delle informazioni, enucleato dallo stesso art. 65 della Legge 633/1941.

La rassegna stampa non costituirebbe un succedaneo della lettura dei giornali e come tale non si pone in concorrenza con gli stessi.

La Corte ha evidenziato che il DL 262/2006 aveva in realtà modificato l’art 65 LDA, inserendo l’obbligo di pagamento di un compenso, che fu tuttavia soppresso in sede di conversione del decreto stesso, circostanza da cui la stessa trae argomenti a supporto della volontà del legislatore di lasciare del tutto libera la riproduzione degli articoli di attualità.

Il direttore generale della FIEG Fabrizio Carotti ha espresso comunque soddisfazione per la sentenza che nel richiamare una precedente sentenza di Cassazione, avrebbe introdotto il principio per cui si possano utilizzare gli articoli dei giornali e periodici per rassegne di natura informativa, purché non sia indicata la clausola “riproduzione riservata”.

Il tema delle rassegne stampa è comunque molto attuale e dibattuto.
Di recente sono state trasmesse alle tv e radio le linee guide elaborate nel confronto tra la FIEG ed i responsabili dei principali gruppi radiotelevisivi italiani sull’utilizzo degli articoli dei giornali cartacei nelle rassegne stampa (cfr. il nostro link).

Inoltre la cosiddetta Direttiva Copyright vincola gli stati membri ad introdurre disposizioni di legge affinché gli aggregatori di notizie (ad es. google news) siano tenuti a stipulare accordi di licenza con gli editori, così che parte dei proventi da questi ultimi percepiti per l’utilizzo delle pubblicazioni di carattere giornalistico vada agli autori stessi.

Certamente si raccoglie una generalizzata attenzione verso un comparto, quello giornalistico, che ha subito, soprattutto dopo l’avvento dei social network, una vera e propria cannibalizzazione, ma il confine tra diritto d’autore dei giornalisti e circolazione libera delle informazioni non pare essere ancora chiaro.

In ogni caso le soluzioni, più che in via giudiziale, dovranno essere ricercare nel confronto tra tutti i soggetti coinvolti.

Leggi la sentenza.

#rassegnastampa #fieg #giornalisti #equocompenso #copyright

 

L’interessante caso del copyright sulla bandiera degli aborigeni australiani

È notizia di pochi giorni fa che in Australia la WAM Clothing abbia diffidato una serie di società produttrici di capi d’abbigliamento dall’utilizzare la bandiera aborigena sui propri prodotti.

La stessa invero sarebbe l’unica legittima titolare dei diritti sulla bandiera in parola, per averli acquisiti dal suo autore, Harold Thomas.

In particolare, una di queste, la Clothing the Gap, società aborigena, ha deciso di avviare una petizione su Change.org per far pressione al governo e far sì che tale accordo venga annullato.

La WAM Clothing ha ribattuto che prima dell’accordo di cessione la bandiera veniva riprodotta su moltissimi capi di abbigliamento, senza mai riconoscere all’autore alcun tipo di royalty.

La stessa ha annunciato che pur non essendo una società aborigena, comunque devolverà parte dei ricavati alle organizzazioni di sostegno alle comunità aborigene.

La questione ha destato notevoli polemiche e la scrivente ritiene che, anche solo per ragioni di opportunità, sarebbe meglio fosse decisa in sede pubblicistica, piuttosto che essere lasciata allo scontro tra avvocati.

Per saperne di più: link.

#bandiera #aborigeniaustraliani #copyright #royalty #merchandising

Bando 2019 Nuovo Imaie per la promozione di Premi e Concorsi musicali

Sono aperte le iscrizioni al bando 2019 dell’Istituto per la promozione di Premi e Concorsi a favore di giovani artisti.

L’obiettivo di NUOVO IMAIE è di sostenere gli operatori che danno spazio e opportunità ai talenti emergenti in contest musicali di qualità e favorire la circuitazione delle esibizioni dal vivo di questi artisti.

NUOVO IMAIE ha all’uopo costituito un fondo di € 500.000,00, da investire in contributi a favore dei concorsi musicali o dell’attività di spettacolo dal vivo degli AIE selezionati dagli stessi.

La domanda può essere presentata fino alle ore 12.00 del 3 luglio 2019.

Leggi il bando.
#musica #aie #dirittodautore #nuovaimaie #bando #concorso #premio

Genova per voi: aperte le iscrizioni al premio per autori di canzoni

Sono aperte le iscrizioni al talent per autori di canzoniGenova per voi”, promosso da ATID, in collaborazione con SIAE e Universal Music Publishing Ricordi.

In palio la sottoscrizione di un contratto editoriale con Universal Music Publishing Ricordi.

L’iscrizione è gratuita, così come vitto, alloggio e la partecipazione dei finalisti ai seminari di perfezionamento.

Tutti i finalisti beneficeranno inoltre dell’iscrizione gratuita per un anno a SIAE.

Tra le partecipanti alle precedenti edizioni, Federica Abbate autrice di brani di grande successo tra cui la “Roma-Bangkok” (Baby K feat Giusy Ferreri).

La domanda può essere presentata fino all’11 luglio 2019.

Leggi il bando


#musica #dirittodautore #siae #universal #autori #bando #concorso

La vittoria di Peppa Pig

 

Il 21 marzo 2019 ha segnato la vittoria di Peppa Pig.
La Corte Generale Ue, accogliendo il ricorso dei titolari dei diritti (Entertainment One e Astley Baker Davies), ha stabilito che sussiste il rischio di confusione tra i due marchi Peppa Pig e Tobbia, confermando la nullità della domanda di registrazione da parte dell’autore del secondo.

L’autore del personaggio Tobbia ha insistito sulla capacità del pubblico di riconoscere e sapere distinguere un maiale da un tapiro, valorizzando il personaggio del “Tapiro d’oro” di cui al programma televisivo italiano “Striscia la notizia“.

Elemento che tuttavia non ha convinto la Corte.
Opportunamente la stessa ha sottolineato l’irrilevanza di una tale argomentazione in quanto il pubblico da tenere in considerazione non era solo quello italiano, ma quello europeo, stante la registrazione come marchio europeo di Tobbia.

Il Tribunale infatti, pur avendo evidenziato taluni elementi di diversità (la gamma cromatica; il fatto che l’animale del marchio Tobbia fosse in pantaloni, mentre l’animale con marchio PIG PEPPA portava un vestito; etc.), non li ha ritenuti tali da superare nell’impressione generale le somiglianze.

Leggi la sentenza.

#cartoneanimato #marchio #contaffazione #copyright #immagine

Copyright digitale sulle due sponde dell’Atlantico: convegno

 

La nuova direttiva europea sul diritto d’autore e l’impatto sul mercato italiano saranno tra i temi oggetto del convegno, promosso dallo Studio Legale De Berti Jacchia Franchini Forlani che si terrà il 17 giugno 2019 in via San Paolo 7, Milano.

Alla tavola rotonda, parteciperanno, tra gli altri, il Ceo di Fimi, Enzo Mazza ed il responsabile affari legali di Sony, Alfredo Clarizia.

Per ulteriori informazioni: https://www.fimi.it/kdocs/1941242/20190617_Programma_Copyright-digitale.pdf
#direttivacopyright #dirittodautore #diritticonnessi #mercatodigital

Iron Maiden denunciano per violazione del copyright gli autori del gioco Ion Maiden

È di pochi giorni fa la notizia che la nota band haevy metal Iron Maiden abbia avviato un’azione giudiziaria per presunta violazione di copyright nei confronti di 3D Realms, in relazione all’ultimo gioco che la compagnia sta sviluppando, intitolato Ion Maiden.

L’accusa è di avere utilizzato elementi che richiamano palesemente l’immagine e il marchio della nota band.

In particolare, sostiene la band che oltre alla somiglianza nel naming, il personaggio principale del gioco riprodurrebbe integralmente l’immagine e le caratteristiche del musicista Steve Harris.

Scorrendo sul web le notizie che riguardano la band, sembra che gli hard rockers abbiano adottato altissimi standard a tutela della propria immagine, non essendo questa la prima azione avviata per violazione del copyright o del loro brand.

Per approfondimenti: https://steamcommunity.com/games/562860/announcements/detail/1620646560783169848

#marchio #immagine #musica #copyright

Svizzera: no all’equo compenso per i giornalisti

Il Consiglio degli Stati, camera alta svizzera che rappresenta i Cantoni, ha deciso per il momento di non recepire nel diritto interno, nel corso della riforma del diritto d’autore, il principio dell’equo compenso agli editori, di cui all’art. 15 (ex art. 13) della direttiva europea copyright.
L’articolo in parola è quello che stabilisce che gli aggregatori di notizie (ad es. google news) siano tenuti a stipulare accordi di licenza con gli editori, affinché parte dei proventi da questi ultimi percepiti per l’utilizzo delle pubblicazioni di carattere giornalistico vada agli autori stessi.
Il parlamento svizzero ha in particolar modo ritenuto che l’equo compenso possa rivelarsi controproducente, perché i grandi players potrebbero decidere di boicottare i giornali, attraverso l’utilizzo di specifici algoritmi sul web.
Le piattaforme potrebbero infatti, facendo ricorso per esempio a dei robot, rendere più difficile la ricerca di certi contenuti sul web, e ciò a spese degli editori.
Si è quindi deciso di attendere e monitorare gli sviluppi della situazione in seno all’Unione Europea.
La Svizzera ovviamente non è obbligata a recepire la direttiva copyright, perché non fa parte della Unione Europea.
Infatti, avendo ritirato la domanda presentata nel 1992 per la contrarietà espressa dai cittadini elvetici in seguito a referendum, è legata alla Comunità Europea da accordi bilaterali che le consentono di tutelare solo gli interessi più rilevanti per il diritto interno.

Per approfondimenti: https://www.parlament.ch/it/services/news/Pagine/2019/20190604112951311194158159041_bsi076.aspx
#giornalisti #equocompenso #svizzera #comunitaeuropea #copyright

Corte di Giustizia UE: le conclusioni dell’Avvocato Generale in tema di responsabilità dell’hosting provider

Può un hosting provider essere costretto a ricercare e a individuare tutti i commenti identici o simili a un commento diffamatorio di cui sia stata accertata l’illiceità, se provenienti dallo stesso utente senza limitazioni territoriali?

La vicenda

La Sig.ra Eva Glawischnig-Piesczek, deputata del parlamento austriaco, aveva ottenuto dal Tribunale nazionale un’ordinanza cautelare che aveva obbligato Facebook alla rimozione di commenti denigratori e diffamanti ai suoi danni.

Nella specie, un utente Facebook aveva condiviso un articolo di stampa locale, recante una foto della parlamentare, a corredo del quale aveva inserito un commento denigratorio che aveva scatenato il susseguirsi di commenti di simile tenore e successive condivisioni.

In ottemperanza all’ordinanza,  Facebook che comunque non si era affatto attivata sulla base della semplice preliminare diffida del soggetto interessato, rimuoveva il contenuto, ma limitatamente alla nazione austriaca, ritenendo quindi il provvedimento avesse un’efficacia territorialmente limitata.

Dopo il provvedimento di primo grado, pertanto, veniva richiesta all’Oberster Gerichtshof (la Corte suprema austriaca) l’estensione del provvedimento inibitorio a livello mondiale, e a alle dichiarazioni di contenuto equivalente di cui Facebook non fosse a conoscenza, circostanza che portava l’Oberster Gerichtshof medesimo a investire della questione la Corte di giustizia, per valutare quindi e correttamente interpretare la normativa nazionale alla luce della direttiva europea sul commercio elettronico.

La direttiva

In base a tale direttiva, un host provider (quale Facebook), in linea di principio, non è responsabile dei contenuti illecitamente condivisi da terzi sui suoi server.

Ciò sul presupposto che il provider non abbia né un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni memorizzate sui propri server, né  l’obbligo generale di ricercare attivamente i fatti o le circostanze che rivelano attività illecite. 

Il provider non è responsabile quanto meno fino a che non sia venuto a conoscenza dell’attività illecita.

Una volta appresa l’illiceità (e più volte la Corte di giustizia e per quanto riguarda l’Italia la stessa Cassazione hanno stabilito sia sufficiente la diffida del soggetto interessato) il provider ha l’obbligo di cancellare o rimuovere il contenuto.

La conclusioni dell’Avvocatura Generale e i principi che si ricavano

L’Avvocatura ha concluso che la tutela dei diritti del soggetto leso rischierebbe di essere depotenziata ed il provvedimento giudiziale relativo deprivato di effettività se non si obbligasse il provider a rimuovere tutti i contenuti illeciti simili al primo, condivisi dal primitivo utente e comunque non solo con riguardo al solo territorio nazionale, cosa che comunque bilancerebbe equamente i diritti fondamentali coinvolti, nel rispetto anche di un principio di proporzionalità.

Da queste conclusioni si ricavano due principi molto interessanti.

Il primo è che, come la stessa sostiene, non richiedendo strumenti tecnici sofisticati, che possano costituire un onere straordinario, al provider possa essere imposta la ricerca ed individuazioni di contenuti simili purché rivolta non in generale a tutti gli utenti, ma unicamente verso colui che ha divulgato l’informazione di cui trattasi.

Il secondo principio è che poiché la direttiva non stabilisce limitazioni territoriali, non osta a che un host provider possa essere costretto a rimuovere le informazioni illecite a livello mondiale.

Restiamo in attesa delle decisioni della Corte.

Per leggere il comunicato stampa: https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2019-06/cp190069it.pdf

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SGAE, la società spagnola di collecting, espulsa per un anno da CISAC

La CISAC, Confédération Internationale des Sociétés d’Auteurs et Compositeurs, società internazionale che rappresenta le colleting di tutto il mondo, ha appena adottato la misura sanzionatoria dell’espulsione per un anno ai danni della SGAE, Sociedad General de Autores y Editores, ente spagnolo di gestione collettiva per i diritti d’autore, omologo della SIAE, per intendersi.
La condotta contestata è di avere favorito alcuni degli autori associati in danno di altri.
The wheel”, lo scandalo così soprannominato dai media in cui la collecting spagnola è stata coinvolta avrebbe riguardato un “giro” viziato di passaggi notturni di taluni brani in trasmissioni televisive spagnoli, che avrebbe fatto maturare parecchi milioni di euro agli autori ed editori aventi diritto.
La frode, di cui negli ambienti pare si vociferasse da tempo, aveva già determinato la migrazione di molti autori verso società di gestioni indipendenti.
Clicca qui per leggere il comunicato stampa di CISAC.

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